“La Lista di Schindler di Steven Spielberg”

Category: Argomentazioni in Primo Piano,

"Il film Schindler’s List (1993), per la regia di Steven Spielberg, sceneggiatura di Steven Zaillian, uscito in Italia come La Lista di Schindler nel 1994, fa riferimento ad alcuni degli eventi principali presentati dallo scrittore australiano Thomas Michael Keneally, pluripremiato per le sue numerose opere documentarie, nel romanzo Schindler’s Ark (1982), L’Arca di Schindler, titolo che allude all’arca di Noè, tuttavia ad un’arca speciale, non organizzata da un ebreo su incarico del dio giudaico, ma da un tedesco iscritto al Partito Nazista, da un nazista dal cuore umano. Il titolo del film inserisce il termine lista in luogo di arca, ciò che toglie la metafora esplicita dell’ebraismo, ma che comunque vi si riferisce sul piano implicito essendo l’arca presente nel titolo del romanzo a monte del film, titoli paralleli entrambi anche nella medesima struttura grammaticale. In tedesco – e in Jiddisch – esiste il medesimo termine List-list tuttavia con altro significato: astuzia, trucco. Tale concetto inerisce alla semantica del film: astuzia del protagonista per guadagnare denaro e successivamente astuzia per salvare dalla strage nazista gli operai ebrei. A proposito della cultura di lingua Jiddisch, nel doppiaggio tedesco la pronuncia degli ebrei, Itzhak Stern incluso, ha qui e là qualche tonalità Jiddisch in memoria della realtà ebraica nell’Europa centro-orientale all’epoca, realtà condivisa dalla famiglia di Spielberg.

L’argomento generale del film si individua sia nella rappresentazione dello sterminio relativo agli ebrei polacchi radunati nel campo di lavori forzati di Plaszów, un sobborgo di Cracovia, dal 1943 al 1944 sotto il comando dell’ufficiale austriaco Capitano delle SS, SS-Hauptsturmführer Amon Göth – che nel libro e nel film è qualificato con il grado inferiore di Untersturmführer o Sottufficiale – ed inviati ad Auschwitz, sia nella rappresentazione dell’avventura esistenziale del fabbricante tedesco Oskar Schindler che impiegò nella sua D.E.F. Deutsche Emailwarenfabrik, Fabbrica tedesca di prodotti smaltati, circa milleduecento ebrei.

In questo studio non ci occuperemo tuttavia specificamente o esclusivamente della rappresentazione della strage degli ebrei nota e confermata ovunque a livello di documentazione degli eventi e sulla cui verità storica come globalità e dettaglio nessuna nuova possibile informazione in aggiunta a quelle già acquisite potrebbe ormai mutare sostanzialmente nulla, né in meno, né in più. Né ci occuperemo di informazioni di dettaglio storico e tecnico tranne che per le necessità intrinseche alla critica filmica, né ci occuperemo, ad esempio, delle possibili sviste di dettaglio, ciò di cui esistono appositi studi e che comunque non sono relative al significato del film che qui è ciò che ci interessa.

Verrà invece data in questo studio specificamente ragione a livello profondo della particolare presentazione del nazismo giudicata da una parte della critica come troppo edulcorata e comunque negativamente per come si essa si esprime nella superficie semantica del film. Soprattutto verrà data centralità ad un tema non colto dalla critica e che all’analisi appare rilevante sia per la semantica profonda del film, sia per la Weltanschauung generale espressa da Spielberg nell’ambito delle due culture di cui si tratta, quella germanico-tedesca e quella ebraica a confronto per dettagli più o meno evidenti.

Un preliminare brevissimo cenno di presentazione storico-semantica relativa ad Auschwitz, nome del protagonista emblematico del film di Spielberg, al quale si riferiscono i titoli di testa e di seguito il primissimo inizio del film oltre che inquadrature sparse nel prosieguo: quando si esauriscono le due candele della liturgia ebraica dello shabbath o בתש rappresentate a colori in quanto memoria della vita e cultura degli ebrei, una candela per il ricordo della fuga dall’Egitto e l’altra per il ricordo della creazione divina e del suo compimento, ossia quando di esse resta diretto verso l’alto solo un sottile filo di fumo che, già ormai in bianco e nero, si collega al possente fumo del convoglio ferroviario che trasporta i detenuti ad Auschwitz, si evidenzia metaforicamente ma anche molto direttamente il collegamento del fumo della fine delle candele al fumo del forno crematorio in funzione che attende i deportati ebrei, il tutto in inquadrature che fluiscono una nell’altra correlate appunto dalla presenza del fumo quale effetto dell’incenerimento, il fumo esile della vita degli ebrei, della loro memoria storica, in quello violentemente vigoroso del trasporto ferroviario che evoca sul piano metaforico Auschwitz e il suo forno. La stessa seconda parte del film inizia con un cielo oscurato dal fumo di cenere dovuta al forno, sempre in funzione incessante – Schindler prende in mano la neve nera di cenere e riflette su tale polvere che sa essere mista della cenere dei corpi degli ebrei bruciati nei forni. In altri termini: il silenzioso protagonista fa sentire e vedere la sua presenza con violente nuvole di fumo fino a rivelarsi successivamente nella riproduzione filmica per così dire di persona, mentre il suo camino si staglia sinistro e spaventoso più che mai, incendiato dai roghi al suo interno (...)"

-vedi  pubblicazione Cleup Il mondo semantico del cinema per il testo intero dello studio.

                                                                                                                                       Rita Mascialino