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	<title>Rita Mascialino &#187; Alessandro Manzoni</title>
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	<description>Sito web di Rita Mascialino</description>
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		<title>Alessandro Manzoni</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Jan 2009 11:53:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alessandro Manzoni]]></category>
		<category><![CDATA[Autori trattati]]></category>

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		<description><![CDATA[Alessandro Manzoni MASCIALINO, R., La donna e la madre nella Milano affamata di Alessandro Manzoni (da I promessi sposi, Cap. XII): analisi e interpretazione. A. III, N. 5, 9-18 [Rivista di Analisi del Testo Letterario e Figurativo (MeQRiMa)] p. 15 “Il paragonare tale donna ad una ‘pentolaccia’ esprime nello speciale contesto del ‘pancione’ e della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1>Alessandro Manzoni</h1>
<h2>MASCIALINO, R., La donna e la madre nella Milano affamata di Alessandro Manzoni (da <em>I promessi sposi</em>, Cap. XII): analisi   e interpretazione. A. III, N. 5, 9-18 [<em>Rivista di Analisi del Testo Letterario e Figurativo </em>(<span class="timesit">M</span><span class="times">e<em>Q</em>RiMa</span>)]</h2>
<p>p. 15</p>
<blockquote><p>“Il paragonare tale donna ad una ‘pentolaccia’ esprime nello  		  speciale contesto del ‘pancione’ e della ‘doglia’ di nuovo  		  un disprezzo profondo per il genere femminile: non solo per la donna in questione,  		  ma, attraverso la sovrapposizione dell’immagine della donna che sta per  		  partorire, anche per la donna in generale.<br />
In aggiunta, non solo il paragone  		  con la una pentola è già di per sé irridente, ma si tratta  		  anche di una ‘pentolaccia’, un peggiorativo in senso schernente all’interno  		  di una comparazione già di per sé poco onorevole per chi l’ha  		  coniata, essendo la pentola qualcosa da riempire, così che la donna diviene  		  una brutta pentola riempita, verbo ‘riempire’ implicito alla spazialità  		  dinamica convogliata nel termine ‘pentolaccia’ e di nuovo collegato  		  al più spregevole senso da dare alla gravidanza e alle deformazioni fisiche  		  cui essa sottopone la donna appunto gravida (&#8230;)”</p></blockquote>
<h2>Mascialino, R., (2000) Da “I Promessi Sposi” di Alessandro Manzoni: analisi e intrerpretazione. N. 4,  		  pp. 35-42. <em>(Interpretare IRIATFEL)</em>.</h2>
<p>p. 35</p>
<blockquote><p>“(…) Il pezzo qui in analisi immanente al testo è il seguente:<br />
&#8220;I passeggeri, silenziosi, con la testa voltata indietro, guardavano i  		  monti, e il paese rischiarato dalla luna, e variato qua e là di grand’ombre.&#8221;  		  (Provenzal 1982: VIII, 169, 658-661) (&#8230;).”</p></blockquote>
<p>pp. 40-41</p>
<blockquote><p>“(…) Un ultimo chiarimento ancora a convalida ulteriore del fatto  		  che [per ‘variato qua e là di grand’ombre’] si tratti  		  di ritmo anapestico e non dattilico e trocaico (&#8230;): il dattilo non potrebbe  		  mai armonizzarsi con l’apparente discesa dall’alto dei raggi lunari  		  che, nel ritmo dattilico, dovrebbero, impossibilmente, scendere, vedi battuta  		  bassa e grave, e poi alzarsi, vedi battute alte e leggere, un po’ come  		  fare un passo in discesa e due in salita o scendere a segmenti dalla successione  		  irregolare e confusa, in basso il primo e più in alto gli altri due,  		  ciò che renderebbe l’immagine dei raggi lunari in un tale contesto  		  quanto meno insolita (&#8230;) Il ritmo anapestico [due brevi ed una lunga, due  		  più alte ed una più bassa] è in perfetta sintonia con l’immagine  		  dei raggi lunari che paiono giungere sul paese con ritmo di caduta lenta e come a folate  		  disuguali, a chiaroscuri, per riprendere ora l’immagine della  		  coltre: come un tessuto che, dall’alto e tenuto per due capi, venga lasciato  		  ricadere su chi si appresta a dormire perché si stenda delicatamente  		  e al meglio, azione che dà a chi giaccia al di sotto una sensazione di  		  particolare piacevolezza dal momento che il corpo viene toccato lievemente in  		  più parti, quasi si tratti di un accarezzamento erotico attuato con fuggevole  		  sfioramento in più punti sia contemporaneamente che successivamente,  		  accarezzamento il quale, poiché in questa interpretazione il paese risulta  		  avere una sua speciale personificazione, si profonda non solo sugli uomini,  		  ma anche e soprattutto sul corpo del paese, sui suoi tetti, sulle sue finestre,  		  sulle sue porte, nonché sulle sue stradine di sassi e di terra (…)”.</p></blockquote>
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