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	<title>Rita Mascialino &#187; Emily Dickinson</title>
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	<description>Sito web di Rita Mascialino</description>
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		<title>Emily Dickinson</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Jan 2009 14:42:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Emily Dickinson]]></category>

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		<description><![CDATA[Emily Dickinson
Mascialino, R., (2001) “She sweeps with many-colored Brooms” di Emily Dickinson: l&#8217;analisi, traduzione   e interpretazione. N. 2, pp.45-76. (Rivista di Analisi del Testo Letterario e Figurativo MeQRiMa).
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			<content:encoded><![CDATA[<h1>Emily Dickinson</h1>
<h2>Mascialino, R., (2001) “She sweeps with many-colored Brooms” di Emily Dickinson: l&#8217;analisi, traduzione   e interpretazione. N. 2, pp.45-76. <em>(Rivista di Analisi del Testo Letterario e Figurativo</em> <span class="timesit">M</span><span class="times">e<em>Q</em>RiMa</span>).</h2>
<p>pp. 55-56</p>
<blockquote><p>“(…) Per quanto riguarda “Ravelling” nel primo verso della  		  seconda strofa, si tratta anche qui di un doppio significato che emerge alla  		  pronuncia del termine e non nella sua forma scritta, contesto a parte.<br />
La pronuncia di tale termine equivale quasi del tutto, tranne che per il suono <em>-ng</em> che si trasforma in <em>-n</em>, a quella di un altro termine, <em>ravelin</em>,  		  dalla grafia diversa. “Ravelling” significa, tra l’altro e pressappoco,  		  “filaccio” o “garbuglio”. <em>Ravelin</em> ha come referente  		  la “parte a due facce angolari della fortificazione” staccata dalla  		  fortificazione stessa e posta a difesa della porta di questa, in italiano “rivellino”  		  o “revellino”, che però non significa anche “filaccio”.<br />
Ora il termine <em>ravelin</em> non è d’uso comune e quindi non è  		  conosciuto da chiunque, per cui è un significato presente in “Ravelling”  		  per così dire quasi in sordina, come in un’eco che indebolisce il  		  suono di “Ravelling” e che non tutti sono in grado di sentire, ma  		  che comunque c’è come sembrerebbe anche confermare la ripetizione  		  della sillaba finale, tipica appunto dell’eco, nella preposizione “in”,  		  che, grammaticalmente parlando, completa l’azione di penetrazione introdotta  		  dal verbo <em>to drop</em>, ma che sarebbe potuta anche mancare senza che cambiasse  		  nulla di rilevante nella semantica del pezzo, come per altro manca nel verso  		  successivo dello stesso tipo (…).”</p></blockquote>
<p>p.69</p>
<blockquote><p>“(…) In tale atto proiettivo in ambito cosmico, frutto di un’ipersensibilità  		  che non sa stare nei ranghi del piccolo mondo umano, come evidenzia il piano  		  iperbolico, la donna al suolo si riflette nella sua duplice natura femminile-maschile,  		  nella quale si può vedere sia come splendida donna capace di portare  		  il suo contributo di armonia al cosmo e all’esistere, sia come energia  		  d&#8217;assalto di stampo maschile tanto nell’ambito della concreta generazione  		  – vedi visualizzazione del raggio in sé e fenditura delle nubi da  		  parte del vento – che in quello metaforico delle idee, in ogni caso come  		  persona creativa capace di sentire la potenza squassante delle passioni, di  		  resistere sotto la loro stimolazione e capace di trattenerle per un poco presso  		  di sé, prima di spegnerle, pur con duro lavoro e sofferenza, nel buio  		  più fondo di una notte che sta per l’inconscio più nero,  		  nel quale le passioni fanno sì ancora sentire la loro presenza, ma ormai  		  a tinte sbiadite, come pallide luci e lumini cimiteriali che stanno per la memoria  		  di ciò che ha avuto i colori della vita (…).”</p></blockquote>
<p>pp. 66-67</p>
<blockquote><p>“(…) Essa guarda i colori simboli delle stimolazioni della vita reale  		  e la spazialità dinamica (Mascialino 1997-2002) di impronta maschile  		  intrinseca allo scenario e ne gode il lato di desiderabilità, di preziosità  		  e di bellezza estetica – vedi porpora e ambra, nonché smeraldo,  		  inoltre l’eleganza dei raggi solari e la potenza del vento – , senza  		  poter vivere tuttavia le situazioni concrete corrispondenti, dal momento che  		  ammira i colori quando stanno tramontando, quando la diffusione dei raggi luminosi  		  esalta la loro bellezza, ma accompagna anche il loro svanire e manca quindi  		  il tempo perché tali stimolazioni della vita possano realizzarsi –  		  per altro la notte non è in genere il momento più adatto per le  		  attività, bensì lo è per eccellenza per l’inattività,  		  per le riflessioni interiori e per il sogno, privi appunto della spinta alla  		  realizzazione, all’azione. Lo stagno e la natura dai quali essa vorrebbe  		  veder sparire tutti i colori che pure ammira e che sono tanto preziosi associano  		  una paura di vivere tali stimolazioni e tale paura può sussistere eminentemente  		  quando queste risultino troppo forti da sopportare (&#8230;).”</p></blockquote>
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