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	<title>Rita Mascialino &#187; Leonardo Da Vinci</title>
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	<description>Sito web di Rita Mascialino</description>
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		<title>Leonardo Da Vinci</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Jan 2009 19:56:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Autori trattati]]></category>
		<category><![CDATA[Leonardo Da Vinci]]></category>

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		<description><![CDATA[Leonardo Da Vinci
MASCIALINO, R., La donna e la madre nella Madonna del Fiore o  		  Benua (1478-82) di Leonardo da 		  Vinci: analisi e interpretazione. A. III, N. 5, 29-47 [Rivista di  		  Analisi del Testo Letterario e Figurativo (MeQRiMa)]
p. 33
&#8220;Venendo ora specificamente alle donne di Leonardo, esse si riconoscono, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1>Leonardo Da Vinci</h1>
<h2>MASCIALINO, R., La donna e la madre nella Madonna del Fiore o  		  Benua (1478-82) di Leonardo da 		  Vinci: analisi e interpretazione. A. III, N. 5, 29-47 [<em>Rivista di  		  Analisi del Testo Letterario e Figurativo </em>(<span class="timesit">M</span><span class="times">e<em>Q</em>RiMa</span>)]</h2>
<p>p. 33</p>
<blockquote><p>&#8220;Venendo ora specificamente alle donne di Leonardo, esse si riconoscono,  		 tra l&#8217;altro, per un insieme molto evidente di tratti che le accomuna in  		 generale: l&#8217;aspetto sensibile, intelligente, la consapevolezza della responsabilità  		 intrinseca al loro ruolo, una responsabilita&#8217; che va ben al di là  		 dallessere esse natura passiva come voluto dal penoso <em>cliché</em> prodotto in tutti i tempi per la donna, nonché al di là del semplice  		 atto procreativo subito e dall&#8217;essere compagne di piacere dell&#8217;uomo  		 e a questo sottomesse. Le donne di Leonardo non appaiono sulla tela come passivi  		 strumenti di procreazione, né tanto meno come muta o inerte natura, né  		 ancora meno come persone a metà, ma sono rappresentate come persone dotate  		 non solo di soma leggiadro, ma di intelligenza e di personalità (&#8230;)  		 &#8211; vedi tra l&#8217;altro la <em>Madonna Benua</em> in atteggiamento didattico assunto  		 per far conoscere il nuovo, ma anche per fare imparare il piacere collegato  		 all&#8217;esperienza del conoscere e alla vita intesa come opportunità  		 di conoscenza (&#8230;)&#8221;</p></blockquote>
<h2>Mascialino, R. (1999) Leonardo da Vinci ed il concetto del piacere: pensieri  		 di filosofia morale. N. 3, pp. 21-30. <em>(Interpretare IRIATFEL).</em></h2>
<p>pp. 21-22</p>
<blockquote><p>&#8220;(&#8230;) Il pensiero in questione si trova a conclusione di un&#8217;argomentazione  		 incentrata sulla vicenda relativa al monumento equestre di Francesco Sforza  		 commissionato a Leonardo e rimasto per vari motivi incompiuto, nonché  		 andato distrutto, la quale si riferisce all&#8217;impossibilità, per quanto  		 varie potessero anche essere le soluzioni prospettate, di eseguire il monumento  		 in modo tale che fosse impossibile asportarlo o demolirlo.<br />
Le difficoltà  		 insorte al proposito inducono Leonardo a produrre il pensiero in questione riferito  		 all&#8217;inutilità di tutti gli sforzi ed all&#8217;amarezza a ciò  		 conseguente, tali da associare la sua visione del mondo o dando a questa la  		 propria contingente colorazione o assumendo la colorazione di fondo di questa,  		 come si chiarirà ad analisi avvenuta ed a compimento dell&#8217;interpretazione.<br />
Eccone il testo:<br />
&#8220;Fa come ti piace, che ogni cosa ha la sua morte.&#8221; (De Micheli 1984: 12)<br />
(&#8230;).&#8221;</p></blockquote>
<p>p. 26-27</p>
<blockquote><p>(&#8230;) All&#8217;uopo si sono scelti due altri pensieri che paiono associarsi  		  a questo come più esplicita specificazione dei valori  		  e delle consuetudini morali  		  in cui l&#8217;altro si pone. Il primo e&#8217; il seguente:<br />
&#8220;Ogni impedimento e&#8217; distrutto dal rigore&#8221; (De Micheli 1964: 118)<br />
(&#8230;) L&#8217;altro pensiero scelto, che pare specificare ulteriormente il  		  tipo di gioia che fa parte della <em>Weltanschauung</em> di Leonardo,  		  e&#8217; il seguente:<br />
&#8220;Siccome una giornata bene spesa dà lieto dormire, così una  		  vita bene usata dà lieto morire (De Micheli 1964: 21)<br />
(&#8230;).&#8221;</p></blockquote>
<p>p. 29</p>
<blockquote><p>&#8220;(&#8230;) Dal concetto al centro di questa analisi e dal contesto formato  		   dagli altri due concetti analizzati risulta un quadro dei principi  		   morali in  		   possesso di Leonardo adatto a connotare l&#8217;uomo di una  		   perfetta democrazia:  		   libero, ossia non sottomesso al giudizio di alcuna autorità,  		   come si  		   evince dal fatto che non citi mai un nome famoso o l&#8217;altro, ma solo la  		   sua propria ragione collaudata dal riscontro nei fatti, cui allude la 		    distruzione  		   degli ostacoli; privo di credenze non fondate sulla ragione e  		   sull&#8217;esperienza,  		   come si evince dal fatto che non vi sia attesa di giudizi dopo  		   la morte; a favore  		   del diritto dell&#8217;uomo alla gioia su questa Terra intesa  		   come legittimo  		   ed indispensabile sostegno al vivere, cui allude l&#8217;invito ad agire  		   secondo  		   quanto piace; privo di ogni illusione di grandezza, ossia poggiante  		   solo ed  		   esclusivamente sulle proprie forze, prime di tutte quelle  		   prestate dalla propria  		   ragione, come si evince dal fatto che non vanta rappresentanze  		   o alleanze divine  		   o di potenti; dotato di freni morali superiori alla norma, come  		   si evince dal  		   possesso del rigore e dell&#8217;autodisciplina, dal fatto che giudica le  		   proprie  		   azioni quotidianamente onde dormire il sonno dei giusti e a livello  		   dell&#8217;intera  		   esistenza onde essere in grado di morire in qualsiasi momento  		   con la coscienza  		   a posto e con la conseguente certezza di avere vissuto una vita  		   nella dignità  		   e nel buon uso della stessa, infine dal fatto che la gioia  		   proveniente dal verbo  		   &#8220;piacere&#8221; è vissuta in linea di principio nella moderazione,  		   nella pacatezza, come letizia e come conseguenza dell&#8217;applicazione di  		   rigore  		   e di autodisciplina (&#8230;).&#8221;</p></blockquote>
<h2>Mascialino, R., (2003)  Sulla rivalutazione dei segni grafici  della grafologia tradizionale: la spazialità del segno  &#8220;onfusa-arruffata&#8221; (Leonardo da Vinci).</h2>
<h2>(<em>Rivista di Analisi del Testo Filosofico, Letterario e  Figurativo</em>. Padova: Cleup Editrice: A. IV, N. 6)</h2>
<p>p. 126</p>
<blockquote><p>&#8220;(&#8230;) Questo studio dà una diversa valutazione del segno grafico  &#8220;confusa-arruffata&#8221;, così detto rispettivamente secondo le due  più importanti scuole grafologiche italiane, quella di Urbino facente  capo a Moretti quella di Milano facente capo a Marchesan.  Il segno si riferisce all’agganciamento tra le aste inferiori  delle lettere scritte su un rigo e le aste superiori o anche  il corpo di quanto è scritto sul rigo sottostante o dell’agganciamento  tra le aste superiori delle lettere scritte su un rigo alle aste inferiori  o con il corpo di lettere scritte sul rigo soprastante.  Il campione grafico adoperato per l’esemplificazione è preso  dalla scrittura di Leonardo da Vinci, dove si può agevolmente  osservare come le due “effe” che si individuano all’inizio del  secondo rigo aggancino il corpo delle lettere nel rigo successivo,  inoltre come gli allunghi inferiori in genere tocchino lettere che  si trovano in altri righi o comunque invadano campi propri di altri righi (&#8230;).&#8221;</p></blockquote>
<h2>Mascialino, R., (2003) Il concetto di sovrainterpretazione di Umberto Eco  e la sua contestazione da parte di Jonathan Culler</h2>
<h2>(<em>Rivista di Analisi del Testo Filosofico, Letterario e Figurativo</em>.  Padova: CleuP Editrice: A. IV, N. 6)</h2>
<p>p. 77</p>
<blockquote><p>&#8220;(&#8230;) Questo studio presenta il concetto di &#8220;sovrainterpretazione&#8221; riferito  alla comprensione dei testi  nell’interpretazione di due contrapposte  correnti di pensiero di cui Eco e Culler sono due esponenti:  Eco di quella negativa e limitante l’esplorazione del testo,  Culler di quella positiva e promovente l’esplorazione del testo (&#8230;)&#8221;.</p></blockquote>
<p>p. 85</p>
<blockquote><p>&#8220;(&#8230;) Quanto al tono della replica di Eco alla contestazione  di Culler, esso risulta, almeno per buona parte, piuttosto stizzoso  ed in essa lo studioso se la prende addirittura con Leonardo da Vinci,  secondo lui un &#8220;visionario&#8221; (Collini 1995: 173) che pensava  irrealisticamente (Collini 1995: 173) per la sua epoca,  dal momento che ha ipotizzato una macchina per il volo  senza pensare ad un propellente che non fosse l’energia  sviluppata dalle gambe umane, ossia, se l’esempio di  Eco deve essere pertinente al suo discorso sulla &#8220;sovrainterpretazione&#8221;,  Leonardo avrebbe, come già detto più sopra, sovrainterpretato  indebitamente, sarebbe andato oltre il lecito con le sue  anticipazioni secondo Eco inutili, motivo per il quale  Eco paragona Leonardo, poco originalmente sulla scia dei  pensatori vittoriani, ad Icaro, mentre Huygens – venuto un po’ dopo,  è il caso di ricordare – avrebbe prodotto le ipotesi vincenti.  Eco (&#8230;) disconosce addirittura (&#8230;) il concetto di storia del pensiero  tecnico-scientifico in quanto non coglie l’importanza dei precursori,  degli anticipatori in ambito scientifico, di coloro che aprono strade  alla scienza (&#8230;).&#8221;</p></blockquote>
<p>p. 85</p>
<blockquote><p>&#8220;(&#8230;) A proposito della collocazione da sempre detenuta  e oggi sempre più consolidata di Leonardo nella storia del  pensiero scientifico, è il caso qui di citare almeno un paio  di esempi tra i numerosissimi a disposizione relativi al valore  dell’opera di Leonardo nella storia della scienza ed in particolare  dei conseguimenti sul volo, questo per mostrare come l’opinione di  Eco su Leonardo scienziato non mostri particolare lungimiranza e profondità (..).&#8221;</p></blockquote>
<p>p. 86</p>
<blockquote><p>&#8220;(&#8230;) Di particolarissima importanza è la concezione [di Leonardo]  del sapere scientifico e del metodo che occorre seguire per conquistarlo.  Dal punto dei vista metodologico, egli può venir considerato un precursore  di Galileo, per l’importanza essenziale attribuita sia all’esperienza che  alla matematica; anzi, non si può escludere che Galileo, nell’elaborazione  del suo metodo matematico-sperimentale, abbia proprio subito, sia pure  indirettamente, l’influenza di Leonardo. Ma per comprendere meglio la  concezione leonardesca della scienza , sarà bene riassumere brevemente  alcuni dei maggiori contributi scientifici da lui lasciati (&#8230;) La cosa  veramente meravigliosa è che le [sue] intuizioni non restano, in lui,  su di un piano esclusivamente teorico, ma si traducono in tentativi di  realizzazione o per lo meno di progettazione tecnica. Sono progetti che  egli illustra con accuratissimi disegni, sui quali tenta di variare  ora un particolare ora un altro, traendone motivo per nuove riflessioni  scientifiche. È la prima volta nella storia dell’umanità che la  dialettica tecnica-scienza  viene attuata con tanta consapevolezza  (Geymonat-Tisano 1970/79: 47-48). Ecco il secondo esempio, che  esprime una concezione del lavoro di Leonardo sia come scienziato  sia come precursore dell’aereo di nuovo opposta all’opinione di  Eco: &#8220;(&#8230;) questa è una bella dimostrazione di come Leonardo  non fosse affatto un Icaro che si limitava ad attaccarsi  un paio d’ali sul dorso e a tuffarsi dall’edificio più alto.  Egli si accostò al regno dell’aria – un concetto che per  il suo tempo doveva essere estremamente avventuroso, e  richiedere una grande lungimiranza – con lo stesso rigore  empirico e la stessa attenzione al dettaglio che metteva  in tutto le sue imprese di inventore, scienziato, ingegnere  o artista (&#8230;) (White 2000: 308)&#8221;.</p></blockquote>
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