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	<title>Rita Mascialino</title>
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	<description>Sito web di Rita Mascialino</description>
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		<title>Il caso Ed(mund Emil) Kemper III</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Mar 2012 14:46:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Criminologia]]></category>

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		<description><![CDATA[Il caso di Edmund Emil Kemper III (Burbank, California 1948), detto The Co-ed Killer, ossia l’assassino delle studentesse, con gioco di parole tra il nome abbreviato Ed- da Edmund, e coed, studentesse, appunto in  Co-ed, è uno dei tanti casi di assassini seriali che mostrano emblematicamente e all’ingrandimento i disastri sociali cui possono condurre genitori [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il caso di Edmund Emil Kemper III (Burbank, California 1948), detto <em>The Co-ed Killer</em>, ossia l’assassino delle studentesse, con gioco di parole tra il nome abbreviato <em>Ed</em>- da <em>Edmund</em>, e <em>coed</em>, studentesse, appunto in  <em>Co-ed</em>, è uno dei tanti casi di assassini seriali che mostrano emblematicamente e all’ingrandimento i disastri sociali cui possono condurre genitori che non ottemperano all’obbligo educativo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong><a href="http://www.ritamascialino.com/cms/wp-content/uploads/2012/03/KEMPER.doc" target="_blank">Scarica l&#8217;analisi</a> </strong></h2>
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		<title>Master in Criminologia</title>
		<link>http://www.ritamascialino.com/cms/2012/01/tesina-di-master-in-criminologia/</link>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 18:33:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Master in Criminologia]]></category>
		<category><![CDATA[master in crimonologia]]></category>

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		<description><![CDATA[Art. 30 della Costituzione della Repubblica Italiana e devianza criminale o fallimento dei figli minori e futuri adulti La Costituzione Italiana detta i principi fondamentali su cui si regge l’organizzazione generale dello Stato e della pacifica convivenza dei cittadini, mentre il Codice Civile ed il Codice Penale contengono le leggi che rendono operativi tali principi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2>Art. 30 della Costituzione della Repubblica Italiana e devianza criminale o fallimento dei figli minori e futuri adulti</h2>
<p>La Costituzione Italiana detta i principi fondamentali su cui si regge l’organizzazione generale dello Stato e della pacifica convivenza dei cittadini, mentre il Codice Civile ed il Codice Penale contengono le leggi che rendono operativi tali principi sul piano pratico.</p>
<p>La motivazione a monte di uno studio criminologico incentrato sull’Art. 30 della Costituzione della Repubblica Italiana riguarda le conseguenze in ambito della devianza criminale e del fallimento dei giovani relative alla grave mancanza di adeguati provvedimenti attuativi per il principio costituzionale relativo al dovere di educare i figli o obbligo educativo da parte dei genitori formulato nel citato Articolo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><a href="http://www.ritamascialino.com/cms/wp-content/uploads/2012/01/3EDUKA11.doc" target="_blank">Scarica tesina di Master in Criminologia</a></h2>
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		<title>I tratti chiave della grafia e della personalità di Jeffrey Dahmer</title>
		<link>http://www.ritamascialino.com/cms/2011/07/i-tratti-chiave-della-grafia-e-della-personalita-di-jeffrey-dahmer/</link>
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		<pubDate>Sat, 30 Jul 2011 12:37:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rita Mascialino</dc:creator>
				<category><![CDATA[I tratti chiave della grafia e della personalità di Jeffrey Dahmer]]></category>

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		<description><![CDATA[I tratti chiave della grafia e della personalità di Jeffrey Dahmer Analizzo qui di seguito alcuni tratti della grafia di Jeffrey Lionel Dahmer, quelli che compongono una sindrome capace di connotare oggettivamente la pericolosità del soggetto. Tali tratti possono essere analizzati separatamente dagli altri di cui consta la scrittura nel suo insieme, in quanto possono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>I tratti chiave della grafia e della personalità di Jeffrey Dahmer</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong></strong>Analizzo qui di seguito alcuni tratti della grafia di <strong>Jeffrey Lionel Dahmer</strong>, quelli che compongono una sindrome capace di connotare oggettivamente la pericolosità del soggetto. Tali tratti possono essere analizzati separatamente dagli altri di cui consta la scrittura nel suo insieme, in quanto possono costituire, associati e collegati, una caratteristica strutturata e precisamente identificabile come tale della personalità, inoltre perché tale sindrome in termini neuro-grafologici è così solida nel contesto degli altri segni da essere dominante nel connotare e determinare il comportamento.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo stralcio di grafia di Jeffrey Dahmer, ingrandita da circa mezzo millimetro a un millimetro rispetto all’originale, è estrapolato da:</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.annakoren.com/handwriting-analysis-of-serial-killers.html">http://www.annakoren.com/handwriting-analysis-of-serial-killers.html</a></p>
<p style="text-align: justify;">Un breve accenno di associazione tra alcuni segni della grafia di Jeffrey Dahmer si trova anche in <a href="http://www.graphicinsight.co.za/">http://www.graphicinsight.co.za</a></p>
<p style="text-align: justify;">N.B. I segni grafici sia in fotocopia sia riportati <em>on line</em> o comunque al computer possono mostrare discrepanze con la grafia originale quanto a spessore del tratto.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.ritamascialino.com/cms/wp-content/uploads/2011/07/jeffrey-dahmer-handwriting.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-718" title="jeffrey-dahmer-handwriting" src="http://www.ritamascialino.com/cms/wp-content/uploads/2011/07/jeffrey-dahmer-handwriting.jpg" alt="" width="427" height="323" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Elenco dei sei tratti principali che insieme sono sufficienti a formare la sindrome pericolosa in questione</strong>:</p>
<ol style="text-align: justify;" start="1">
<li>gli occhielli delle <strong><em>a</em></strong>, talora anche della <strong><em>d </em></strong>ad esempio, sono spesso aperti  dalla loro parte inferiore sul rigo, ossia comunicano direttamente verso lo spazio sotto il rigo in basso, mentre dovrebbero essere chiusi sul rigo; vi sono occhielli anche aperti sul lato  destro;</li>
<li>il tratto grafico relativo a diverse lettere, ad esempio la<strong> <em>m</em></strong> e la <strong><em>s</em></strong> nel campione, ma anche in qualche altro caso, è spesso spezzato in modo anomalo, ossia mostra il breve tratto discendente o ascendente sul rigo che si interrompe e spezzetta contrariamente a quanto accade scrivendo comunemente, ossia si interrompe straordinariamente nel tratto breve fornito dai lati della lettera che nella norma devono essere tracciati per intero e senza interruzioni del movimento, senza sollevare la penna e riabbassarla per portare a termine il tracciamento;</li>
<li>negli allunghi, ossia nelle parti delle lettere che procedono in alto dal rigo o scendono in basso sotto il rigo, si evidenzia che:</li>
</ol>
<p style="text-align: justify;">-         l’allungo inferiore della <strong><em>y </em></strong>è sempre tracciato senza esitazione né interruzioni di nessun tipo, con forte energia e velocità, con determinazione, ed ha un suo <em>pendant</em> nell’allungo superiore della <strong><em>l</em></strong> e della <strong><em>k</em></strong>, pure sempre tracciato senza esitazione e con energia, entrambi i segni come due stanghe connotate dal moto continuato e deciso del tracciamento;</p>
<p style="text-align: justify;">-         l’allungo inferiore della <strong><em>g </em></strong>è sempre mancante del filetto ascendente relativo all’asola che lo fa terminare sul rigo e staziona del tutto nella parte inferiore dello spazio grafico, sotto il rigo; mostra una dualità di tracciamento: talora come stanga similmente agli allunghi della <strong><em>y</em></strong>, della <strong><em>l</em></strong> e della <strong><em>k</em></strong>, spesso come tratto discendente lievemente incurvato e con un tratto finale orizzontale girato in misura considerevole verso sinistra, come riccio del nascondimento corto secondo il termine tecnico della grafologia;</p>
<ol style="text-align: justify;" start="4">
<li>la grafia mostra tutte le parole formate da lettere scritte separate le une dalle altre, anche quelle che a prima vista possono sembrare tracciate con continuità del movimento evidenziano, se osservate con la lente di ingrandimento, che il soggetto ha sollevato la penna e ha ripreso a scrivere collegando a posteriori, dopo lo stacco, il tracciamento alla lettera precedente; spesso le lettere hanno distanze reciproche piuttosto marcate, mentre la distanza tra le parole è in genere scarsa;</li>
<li>la scrittura ha un calibro molto piccolo;</li>
<li>la scrittura è statica, priva di fluidità, di movimento dinamico.</li>
</ol>
<p style="text-align: justify;"><strong>Analisi dei singoli tratti elencati secondo quanto ad essi corrisponde in termini di personalità secondo le regole grafologiche</strong>:</p>
<ol style="text-align: justify;" start="1">
<li>in base a quanto si impara a scuola, gli occhielli, ossia le lettere o le parti di lettere che constano di una forma circolare o ovale appoggiata sul rigo, in primo luogo le <strong><em>o</em></strong>, le <strong><em>a</em></strong>, ma anche gli occhielli delle <strong><em>g</em></strong><em> </em>e delle <strong><em>d</em></strong>,  devono tracciati senza interruzioni, ossia hanno forma chiusa; succede che a seconda della personalità degli scriventi gli occhielli possano essere perfettamente chiusi in sintonia con quanto appreso a scuola e con un tipo di personalità corrispondente su cui qui non ci soffermiamo, oppure aperti in alto, a destra o a sinistra, ciò sempre con particolari significati in termini di personalità o comportamenti. Più rara, molto più rara è l’apertura degli occhielli verso il basso sul rigo, dove dovrebbe poggiare l’arco inferiore della circonferenza dell’occhiello. In ogni caso l’apertura degli occhielli verso il basso, oltre a significare una interruzione indebita nella lettera, più indebita di altre aperture e raramente riscontrabile, indica la presenza di una breccia indebita verso l’istintualità che grafologicamente si pone, tra l’altro e per eccellenza, nelle parti delle lettere tracciate sotto il rigo, gli allunghi inferiori; l’apertura spalanca l’occhiello verso il basso dove dovrebbe essere chiuso a controllo dell’istintualità che in tal modo ha invece una comunicazione particolarmente diretta con la sfera dell’azione del soggetto, senza che intervenga la mediazione della razionalità, dell’osservanza delle regole sociali, con le conseguenze del caso secondo quanto rivelano gli altri tratti grafici. Se tuttavia tale apertura resta un segno che, pur in qualche misura pericoloso in sé, tuttavia è isolato, ossia non si associa ad altri segni che ne rafforzino eventualmente il valore psicologico di pericolosità, può anche essere poco significativa nel complesso generale dei tratti grafici del soggetto. Quanto alla parte restante dell’occhiello, essa viene dal soggetto tracciata similmente ad una copertura, ad un nascondimento dalla spazialità simile a quella di una caverna che si apre su una gola, su un abisso; in qualche caso essa è tracciata con la dinamica oltremodo violenta della stretta di un cappio attorno al collo. Gli occhielli aperti verso il lato destro della lettera denotano una propensione erotica senza molti freni verso l’altro, ma nella rigidità che contrassegna la scrittura acquistano talora la forma di un’aggressione a forte componente erotica: le aperture sono a tenaglia, quasi una fauce spalancata;</li>
<li>le lettere che vengono tracciate con frammentazioni indebite del tratto ad esse relativo implicano di per sé una carente fluidità dei circuiti cerebrali, un carente senso di sintesi e di logica, un’emotività ed un’incertezza molto intense relative all’azione, alle decisioni da prendere, nonché una spiccata propensione all’analisi attuata tuttavia, vista l’insensatezza a monte della frammentazione, senza un metodo razionale: il soggetto spezzetta, analizza senza una benché minima visione d’insieme, ossia frammenta insensatamente, come se i meccanismi cerebrali più che analizzare si inceppassero frequentemente e non riuscissero ad analizzare propriamente che pezzetti isolati di realtà, non collegati altro che a se stessi, avulsi da un contesto logico;</li>
<li>gli allunghi inferiori riguardano sempre, per gran parte, la vita istintuale, la vitalità, la potenza o meno dell’istintualità, il senso di radicazione nel reale; l’allungo della <strong><em>y</em> </strong>spicca per il suo taglio sicuro e ininterrotto, più grosso di altri tracciamenti, e per la velocità con cui è tracciato in una grafia che al contrario è lenta e mostra spesso addirittura frammentazione all’interno delle singole lettere, gli inceppi di cui al n. 2 che incrementano la lentezza del tracciamento, dei percorsi cerebrale deputati alla scrittura; tale lettera <strong><em>y</em></strong> è composta di due movimenti attuati separatamente anche quando apparentemente sembrano tracciati da un unico movimento: il tratto del lato sinistro della lettera che si risolve sul rigo, breve, e il tratto a stanga che si allunga con decisione sotto il rigo; la decisione dell’allungo della <strong><em>y</em> </strong>è, nel contesto della grafia lenta e spesso inceppata, segno non di destrezza mentale, bensì segno di capacità di uso di violenza fisica, l’unico momento in cui il soggetto non ha indecisioni; il segno discendente della <strong><em>g</em> </strong>relativo pure all’istintualità, come tutti gli allunghi sotto il rigo, manca del filetto ascendente dell’asola terminante sul rigo, ciò che indica come il soggetto permanga nell’istintualità, specialmente relativa alla sessualità e, come rivela la presenza del moto arretrato verso sinistra del riccio corto del nascondimento, nasconda qualcosa della e nella sua istintualità, qualcosa che appartiene alla zona più nascosta e intima della propria personalità cui nessuno altro abbia accesso, come un mondo personale, intimo, sottratto al prossimo;</li>
<li>le lettere separate le une dalle altre indicano coesione logica e capacità di sintesi a raggio limitato, tendenza all’analisi di singoli aspetti del reale, caratteristica in sé positiva, ma che viene inserita nel negativo attraverso la presenza della frammentazione insensata di cui al n. 2; inoltre  propensione alla solitudine, a scarsa socialità; le lettere separate le une dalle altre denotano anche scarsa propensione ai legami affettivi, scarsa forza dei sentimenti; anche la distanza fra le parole lascia a desiderare, denunciando anch’essa e specialmente nel contesto degli altri segni la scarsa visione panoramica in cui si situano i problemi da risolvere, la scarsa comprensione di quanto oltrepassa per così dire lo strettissimo raggio a portata della propria mano, la scarsa capacità di ideare soluzioni, la scarsa capacità dicambiamento;</li>
<li>il calibro molto piccolo denota ottima capacità di osservazione dei particolari tanto più che il tratto è presente in una scrittura nel complesso chiara; diviene fonte di negatività in quanto, collegato alla separazione delle singole lettere fra di loro, alla frammentazione di singole parti di lettera, alla scarsa distanza fra le parole denota propensione ad un approfondimento di quanto fa parte dell’errore, quindi un rinforzo dell’area facente parte del corollario della devianza;</li>
<li>la staticità della grafia è un tratto sempre negativo; essa denota in primo luogo e al di là di ogni possibile apparenza nella personalità del soggetto scarsa fiducia nei propri mezzi mentali e la scarsa fiducia nei propri mezzi mentali si ha quando questi mezzi mentali hanno fallito tante volte la comprensione del reale, le richieste del reale, della realtà sociale; la staticità denuncia la presenza di scarsa capacità di affrontare e risolvere i problemi che si presentano e pertanto, in sindrome con altri segni come sopra, evidenzia che il soggetto in caso di problemi più o meno complessi da risolvere sceglierà la via meno elaborata a livello di valutazione razionale, la via più diretta e meno ragionata secondo le caratteristiche generali della personalità, positive o negative che esse siano.</li>
</ol>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tratti fondamentali della personalità secondo i segni sopra elencati e descritti</strong>:</p>
<p style="text-align: justify;">Abbiamo visto che si tratta di una grafia statica in alto grado, denotante intelligenza altrettanto scarsa, questo perché l’intelligenza ha bisogno di una sufficiente dinamicità cerebrale riflessa tra l’altro nella fluidità del tratto grafico per poter venire ad essere.</p>
<p style="text-align: justify;">Abbiamo visto che prevale sulla capacità di sintesi, pressoché inesistente, la capacità di analisi minuta del reale fino alla frantumazione tale che non si ha più neppure la visione dell’oggetto così frantumato, con grave perdita di discernimento relativamente al giudizio di valore sulle proprie azioni. Abbiamo visto che il soggetto ha forte capacità di osservazione dei particolari la quale capacità, unita alla staticità mentale, alla scarsa visione panoramica, all’orizzonte strettissimo in cui gli oggetti vengono osservati e alla frantumazione degli oggetti stessi in parti che ne compromettono la forma globale, non fa altro che aiutare il soggetto a realizzare lo sfascio del reale in cui si trova, la rovina della sua visione del mondo la quale è paragonabile ad un cumulo di macerie.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo quadro di spezzettamenti e frantumazioni del reale e delle idee in componenti che si possono equiparare a cocci che rendono impossibile una ricostruzione positiva della rappresentazione del mondo, si inseriscono gli allunghi sotto il rigo soprattutto delle <strong><em>y</em> </strong>e delle <strong><em>g</em></strong>, tracciate con notevole pressione, totale sicurezza e senza frantumazioni, anche i tratti discendenti della <strong><em>l</em></strong> e della <strong><em>k</em></strong> condividono la medesima qualità. In una grafia così statica la quale corrisponde anche ad un cervello dal funzionamento pure statico al massimo, ossia con poche risorse a disposizione, tali stanghe disinvolte e pesanti indicano che la soluzione più ovvia alle frustrazioni del soggetto, ai suoi problemi, è la violenza fisica e cieca contro cose e persone. Abbiamo visto che non vi è nel soggetto una visione panoramica del reale tale da poter scegliere tra una strategia o l’altra secondo la maggiore convenienza sociale e personale. In unione agli occhielli aperti verso il basso, verso l’istintualità non controllata dalla valutazione razionale, e agli allunghi della <strong><em>y</em></strong>, della <strong><em>k</em></strong> e della <strong><em>l</em></strong>, ma anche della <strong><em>g</em></strong>, la staticità evidenzia come la via di uso più immediato e vincente per l’ottenimento di quanto si desideri e per la soluzione delle problematiche relative all’imposizione di sé, al superamento delle frustrazioni sia quella della violenza fisica senza indecisioni. Una volta giunto il soggetto a sentire bisogni che richiedono capacità di elaborazione razionale, astratta, inoltre attitudini e sentimenti positivi secondo quanto si vuole ottenere, esso si trova con uno strumento psichico, il suo cervello, non funzionale agli scopi, del tutto statico, che non gli dà altra via di uscita che l’uso della violenza che ha appreso ad esercitare e di cui è capace come rivelano le stanghe decise in unione alle aperture degli occhielli verso il basso, verso un’istintualità non regolata dalle regole sociali, umane, un po’ come se il soggetto avesse la scorciatoia o una via preferenziale per gli strumenti più terrificanti che si trovano nello scantinato della sua personalità, per usare una metafora appropriata a rendere l’idea, privi di controllo superiore. Una volta scaricata la violenza con decisione e con eventuale strangolamento attuato con un laccio – vedi occhiello dalla <strong><em>a</em></strong> – e aver creduto di risolvere così l’urgenza relativa ai propri bisogni quali che siano, si inseriscono gli altri tratti della personalità del soggetto ed allora la distruzione operata dalla violenza si continua in frantumazione, non come analisi intellettuale e astratta di cui il cervello del soggetto non è all’altezza in quanto è mancata l’educazione perché essa e ne potesse instaurare l’abilità, bensì come frantumazione fisica, frantumazione o di oggetti concreti o di persone in pezzi a seconda di ciò che il soggetto è intento a compiere – gli occhielli delle <strong><em>o</em></strong> talora aperti a fauce lasciano propendere per un erotismo verso l’altro che sfocia nell’aggressione fisica, nella forma di fauci aperte nella <em>performance</em> del morso, forma in cui il soggetto ha proiettato una sua tendenza abnorme sentita molto acutamente nella sua personalità, tanto da scaricarsi nel tracciamento delle lettere. Nel campione mostrato più sopra la scrittura ha qualche tartto dello stampatello, la grafia che in genere, quando è abituale o frequente e quando comunque non deriva da necessità di particolare chiarezza relativa a titoli o ad altro, indica anche una tendenza al nascondimento della propria personalità.</p>
<p style="text-align: justify;">In ogni caso, le esperienze intense rimangono più facilmente nella memoria e favoriscono l’apprendimento. Una volta usata la violenza in modo fuori dalla norma come può essere la distruzione di persone, il cervello del soggetto ha appreso l’insegnamento in modo poco propenso alla dimenticanza, ad essere rimosso, per cui tale comportamento diventa un tratto stabile che solo un trattamento fitto individuale e perdurante per qualche anno potrebbe, certo non cancellare in quanto nulla si può mai cancellare dal cervello, ma forse neutralizzare sufficientemente con la creazione di nuovi riflessi condizionati capaci di contrapporsi agli altri precedenti e per così dire di tenerli a bada, di subentrare nelle reazioni in luogo degli stessi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Conclusione</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il meccanismo testé illustrato per quanto in sintesi, non è sorto in Jeffrey Dahmer alla nascita con le caratteristiche enunciate, ossia Jeffrey Dahmer non è stato, per usare l’assurdo e puerile concetto di Lombroso, un criminale nato, ossia criminale senza via di scampo per questioni genetiche ed ereditarie. Alla nascita, a parte lesioni e malfunzionamenti cerebrali identificabili, tutti gli umani hanno un enorme e simile potenziale di capacità positive e negative la cui espressione va appunto sollecitata ed inquadrata attraverso l’educazione familiare in primo luogo e della società in secondo luogo, rappresentata questa, oggi per almeno un ventennio, come Scuola, a seconda di ciò che richieda la civile convivenza e le abilità richieste in seno alle varie comunità umane. Jeffrey Dahmer è un esempio emblematico di come un soggetto potenzialmente più intelligente di quanto offra la norma – era vivacissimo, forte e pieno di vita, desideroso di impiegare la sua energia nell’esplorazione dell’ambiente, della vita attorno a lui –, ossia interessato a tutto quanto lo attorniava, debba essere seguito con attenzione e consapevolezza molto maggiori di quanto ne serva per un soggetto che, pur vivace, si mantiene con più facilità nei limiti del vivere normale. La scarsa risposta del padre e della madre alla curiosità di un tale soggetto maschio per come si presentavano nella più tenera infanzia e nella fanciullezza nonché preadolescenza e loscarso addestramento alla vita positiva e agli impegni costruttivi offerto dai genitori al figlio non poteva  che portare alla degenerazione nel negativo. Jeffrey Dahmer fu in parte contento di essere stato finalmente arrestato in quanto voleva sapere dall’indagine giudiziaria che cosa mai lo portasse a comportarsi così tremendamente, indagine che mai i genitori intrapresero con il loro figlio. Il fatto che non sapesse che cosa lo spingesse a tanto, significa, tra l’altro, che egli era come spinto inevitabilmente a quel comportamento, una prova di come i meccanismi cerebrali, una volta formati tanto incisivamente a livello inconscio come può essere incisivo il comportamento omicida, diventino cogenti, producano comportamenti cui il soggetto poi può sottrarsi consapevolmente in modo molto dpiù dfficile con le sue sole forze.</p>
<p style="text-align: justify;">Jeffrey Dahmer, come si apprende dal contenuto della lettera la cui grafia è stata analizzata in qualche sua componente, ha scritto al Giudice Gardner per chiedere una sentenza diversa che gli permettesse di riabilitarsi e divenire un membro positivo della società umana. Allo scopo promette di non compiere mai più l’orrore che ha compiuto. Purtroppo, mentre promette e assicura di essere diverso in quanto ha compreso il male che ha fatto, adopera una scrittura che mostra come egli in realtà sia sempre lo stesso, malgrado appunto tutte le promesse. Se fosse uscito, avrebbe reiterato gli omicidi in quanto il suo cervello era rimasto il medesimo malgrado le promesse, i buoni propositi anche molto sinceri che Dahmer aveva fatto. Le promesse, i buoni propositi, la comprensione del male operato verso il prossimo, tutto ciò può avere effetto  quando si tratta di trasgressioni che avvengono entro il quadro di una personalità più o meno nella norma, tipo “non rubare la marmellata”. Quando si tratta di omicidi, specialmente seriali, il cervello non manda in obsolescenza i comportamenti così importanti e così profondamente appresi e inseriti  nel suo funzionamento, per cui o vi è un trattamento individuale, psichiatrico e culturale, molto intenso e protratto nel tempo perché si possa almeno sperare in qualche risultato da mantenersi con richiami periodici di controllo per tutta la vita, o i propositi lasciano il tempo che trovano, ossia non possono essere attuati in quanto il cervello non ne ha i mezzi, ed i propositi non sono di per sé mezzi a nessun livello in tali circostanze.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Come si diventa mostri: i genitori di Jeffrey Dahmer</title>
		<link>http://www.ritamascialino.com/cms/2011/07/come-si-diventa-mostri-i-genitori-di-jeffrey-dahmer/</link>
		<comments>http://www.ritamascialino.com/cms/2011/07/come-si-diventa-mostri-i-genitori-di-jeffrey-dahmer/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 30 Jul 2011 12:19:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rita Mascialino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Come si diventa mostri: i genitori di Jeffrey Dahmer]]></category>

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		<description><![CDATA[Come si diventa mostri: i genitori di Jeffrey Dahmer (West Allis, Wisconsin, 1960-Portage, Wisconsin, 1994)  Non deve essere stata cosa semplice avere un figlio come Jeffrey Lionel Dahmer. Da quanto si è potuto osservare nelle fotografie e nei filmati che riguardano la fanciullezza di Jeffrey, nonché leggendo le informazioni date dal padre nel suo libro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Come si diventa mostri: i genitori di Jeffrey Dahmer (West Allis, Wisconsin, 1960-Portage, Wisconsin, 1994)</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong>Non deve essere stata cosa semplice avere un figlio come <strong>Jeffrey Lionel Dahmer</strong>. Da quanto si è potuto osservare nelle fotografie e nei filmati che riguardano la fanciullezza di Jeffrey, nonché leggendo le informazioni date dal padre nel suo libro <em>A Father’s Story</em>, risulta con immediata evidenza che fu un bambino vivacissimo fino all’indiavolato, molto energico, un bambino che non stava mai fermo e che metteva tanta energia nei suoi giochi, un bambino difficile da tenere a bada, da inquadrare in qualche modo in più miti consigli. La vivacità nei bambini è buon segno, certo va incanalata nel positivo, va nutrita con i giusti insegnamenti per una buona salute mentale. Anche, ad esempio, quando si acquista un cane cucciolo, l’animale più vivace della cucciolata implica in genere salute fisica e agilità mentale, come pure corrispondente fatica ad addestrarlo. La lentezza non è compagna prediletta dell’intelligenza che ha bisogno di una sufficiente fluidità e plasticità sinaptica per potersi sviluppare al meglio. La capacità di astrazione, tra le altre connotazioni dell’intelligenza, si sviluppa di preferenza quando il soggetto possiede lo sguardo psichico per così dire a volo d’aquila, rapido, capace di vedere analiticamente e velocemente i particolari che contano e di vederne anche la possibile sintesi in una visione panoramica o concetto di ordine generale. Tutte qualità visibilmente possedute da Jeffrey Dahmer nella sua prima infanzia. Prometteva bene, prometteva di diventare un buon maschio capace di dare soddisfazioni a sé e agli altri. Ma forse non tutti sanno che non si possono trattare i bambini vivacissimi come se fossero uguali a quelli vivaci, ma non troppo, o addirittura a quelli non vivaci – s<em>uum cuique tribuere</em>, come recita il diritto romano secondo Ulpiano, <em>tributare a ciascuno il suo</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Do adesso uno scorcio della personalità di Jeffrey Dahmer per come essa emerge dall&#8217;interazione dell&#8217;educazione impartita dai genitori e le caratteristiche negative che contrassegnarono l&#8217;evolversi dei suoi comportamenti in quelli del cannibale di Milwaukee, per come ciò emerge dall&#8217;informazione data dai media e dal libro autobiografico di Lionel Dahmer, suo padre, e dalle mie riflessioni in ambito psico-pedagogico.</p>
<p style="text-align: justify;">Ai genitori di Jeffrey il figliolo parve del tutto normale e quindi parve giusto che fosse oggetto di cure normali, anzi, detto non con una iperbole che rende al meglio la realtà delle cose: di poche cure oltre al cibo, ai vestiti puliti, alle scarpe da ginnastica, ai quaderni, ai libri scolastici, ai giochi nel giardino e nel vicino bosco, alle passeggiate con il cane. Che Dahmer non abbia avuto nella sua fanciullezza da parte dei genitori  cure che andassero sufficientemente al di là della cura materiale della vita, risulta inequivocabilmente dal fatto che i genitori non seppero evitare che il preadolescente iniziasse a bere smisuratamente, non si accorsero neanche che fosse ben presto diventato alcolizzato, né che avesse gravi problemi psicologici che lo avevano condotto a deviare così pesantemente dalla norma rappresentata nei ragazzini della sua età.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli insegnanti invece si accorsero subito che il giovanissimo Jeffrey Dahmer beveva a dismisura, specialmente per la sua età preadolescenziale, quasi ancora poco più di un fanciullo. I compagni tutti se ne accorsero. E cominciarono a prendere in giro il disgraziatissimo Jeffrey in ogni modo per vari motivi di sua inadeguatezza, di sua diversità. Gli insegnanti avvertirono i familiari che nulla riuscirono a fare per impedire che il figlio, a parte qualche promessa di astinenza e breve periodo di astinenza, continuasse a bere. Quel che è certo è che nulla mai fecero per capire in profondità come mai il loro figlio bevesse tanto alla sua età. Neanche l’omosessualità del figlio cresciuta e vissuta in solitudine, senza una parola di aiuto, neanche quell’omosessualità dunque che contribuì a renderlo ridicolo tra i compagni, fu mai percepita o affrontata dal padre e dalla madre, le persone preposte dalla natura e dalla società all’educazione primaria e fondamentale dei figli, alla formazione della personalità, quella personalità con cui i figli entrano a far parte della società.</p>
<p style="text-align: justify;">I genitori ben poco conoscevano del loro figlio, della sua personalità, non avevano visto niente di grave o di foriero di cose gravi per cui intervenire informandosi, approfondendo, prevenendo, curando. Il figlio aveva dato loro con la sua presenza la patente di persone socialmente realizzate, padri di famiglia, membri a pieno titolo della società come lo sono appunto le persone nel ruolo di coniugi e genitori, ma essi non ricambiarono questo onorando la loro funzione genitoriale al meglio e comunque come avevano il dovere di onorare. La personalità di Jeffrey evolse in perfetta solitudine, senza nessuna guida che potesse dirsi tale, senza nessun occhio attento su di lui, sui suoi comportamenti. Certo, a cose fatte, ormai tardi, quando la rovina si era ormai preannunciata e annunciata, non mancarono le poche prediche, inutili prediche inefficaci  quanto a poter cambiare qualcosa concretamente riguardo alla personalità fuori dalla norma di Jeffrey che divenne, sempre in tutta solitudine, l&#8217;assassino seriale e il cannibale di Milwakee, indisturbatamente, senza che nessuno dei genitori si accorgesse mai di niente, intervenisse per capire, risanare, evitare, per educare, addestrare alla vita nel modo positivo, affinché il figlio fosse di giovamento a sé e agli altri, per la sua vita e per quella degli altri, individualmente e socialmente. Nessuno dunque si occupò di lui al di là di cure materiali e di qualche predica, di qualche rimprovero per i risultati scadenti a scuola o altro di simile. Il fanciullo ed il ragazzo furono lasciati soli ad imitare spiacevoli comportamenti genitoriali fraintesi, non approfonditi, non spiegati, a sviluppare comportamenti anomali che vennero dai genitori ritenuti del tutto normali. Pur andando male a scuola, già da tempo alcolizzato, già da tempo in preda ad abitudini inquietanti, già da tempo omosessuale, diverso dagli altri, venne lasciato solo nella casa di Milwaukee all’età di diciassette-diciotto anni. I genitori avevano divorziato e l’avevano scaricato anche materialmente, senza nessuna preoccupazione per il figlio così sbandato già da anni e strano dalla fanciullezza. Anche le difficoltà avute con lo sviluppo del sesso – Dahmer fu operato agli organi genitali in giovanissima età e dovette temere molto per il suo disturbo come pure ebbe molte sofferenze e per la malattia e per l’operazione e per le temute conseguenze di una possibile impotenza –, anche in questo frangente dunque fu lasciato psicologicamente solo a superare il fatto che evidentemente non superò troppo bene.</p>
<p style="text-align: justify;">In altri termini: Lionel Dahmer, suo padre, per non parlare della madre Joyce del tutto inconsistente nell’educazione del figlio tranne che in senso negativo, come assenza e come esempio di labilità nervosa, non si interessò di dare risposte alle richieste educative del bambino tanto vivace e dinamico, richieste che egli non seppe estrarre dall&#8217;implicito nel comportamento del figlio, così che non lo seguì per nulla tranne che in età un po’ più avanzata, quando gli diede qualche breve informazione relativa alla chimica nel suo laboratorio chimico in cui egli andava giornalmente. Tali insegnamenti che non durarono a lungo diedero comunque qualche frutto – nulla di ciò che viene insegnato rimane inefficace a qualche livello secondo il tipo di insegnamento elargito &#8211; e di fatto Jeffrey uccise le sue vittime facendo anche esperimenti chimici su di esse e da vive e da morte. In ogni caso: il fatto che il padre avesse portato il figlio nel suo laboratorio di chimica per invogliarlo ad interessarsi costruttivamente alla chimica e che il figlio non si interessasse più di tanto alla disciplina, testimonia di come ormai fosse tardi per far cambiare personalità al figlio e come il padre non fosse in grado di interessare il figlio in maniera costruttiva. Non sappiamo che cosa abbia mai detto o mostrato il padre per interessare il figlio, certo non fu nulla che lasciò tracce costruttive nella personalità di quest’ultimo, nel suo cervello. Ciò, senza voler colpevolizzare nessuno a buon mercato, dimostra tuttavia di per sé come l&#8217;insegnamento in ambito chimico da parte del padre sia stato un insegnamento meramente pratico, tecnico, privo dell&#8217;orizzonte necessario a formare una personalità in qualche modo positiva, magari sviluppando una passione per la scienza o altro di simile e di buono. Il padre, che gli aveva fatto mancare la propria figura come modello positivo e sostegno per crescere bene, per sviluppare una personalità capace di reggere alle intemperie della vita, lasciò sempre che il figlio degenerasse in solitudine, fino a che questo diventò, da vivacissimo quale era in origine, ben presto addirittura statico, timido, pieno di problemi di cui nessuno a casa sua si accorse mai, che nessuno comunque approfondì nelle cause a monte del cambiamento così radicale. Come fecero mai a non accorgersi di chi avevano in casa, sotto i loro occhi? La risposta è semplice e non può essere diversa: non si erano mai interessati di chi avevano in casa, sotto i loro occhi.</p>
<p style="text-align: justify;">Jeffrey Dahmer si trovò in una condizione di disperata e devastante solitudine già dalla prima fanciullezza ad affrontare problemi che potevano, se non essere risolti,  venire incanalati verso il positivo a vantaggio suo e della società. Mentre lui stava lentamente rovinandosi e diventando una sventura per sé e per gli altri, il padre si interessava a farsi una posizione grazie alla quale avrebbe aumentato la propria autostima &#8211; le cui basi erano state fondate da suo padre, dall&#8217;educazione assidua fornitagli da suo padre che si accorse dell&#8217;inferiorità di suo figlio rispetto agli altri ragazzi e delle sue tendenze fuori dalle regole. Certo, la carriera avrebbe favorito il tenore di vita della sua famiglia, ma alla fine non fu così, per cui il motivo principale, non unico certo, rimane quello di aver voluto accrescere la propria autostima. Allo scopo continuava a studiare chimica per ottenere il PhD come di fatto ottenne, impegnandosi tutto il giorno, non interessandosi ad altro, almeno prevalentemente. Al contrario, Jeffrey Dahmer poteva avere tutti gli insuccessi che voleva a scuola, davanti a tutti gli altri compagni, poteva crescere nella completa disistima di se stesso, poteva essere molto diverso dal padre, brava persona, intelligente, ineccepibile socialmente, che aveva avuto la sfortuna di avere un figlio ubriacone, incapace di successo scolastico, di qualsiasi cosa, appunto un padre sfortunato con il figlio, come ce n’erano e ce ne sono tanti, esattamente come lui, non era dunque solo Lionel Dahmer, con i figli si aveva e si ha fortuna o sfortuna, i genitori non c’entravano e non c&#8217;entrano niente o c&#8217;entravano e c&#8217;entrano poco, ciò nell’alibi che i genitori come Lionel Dahmer si danno relativamente al fallimento dei propri figli, un alibi che non regge all&#8217;analisi e che li smaschera come colpevoli.</p>
<p style="text-align: justify;">Il padre di Jeffrey Dahmer si mostrò oltremodo sorpreso della vita terrificante che conduceva suo figlio quando gliene fu data comunicazione dalla Polizia. E questa è la prova più esplicita della sua colpa grave: il sorprendersi, il non avere mai sospettato nulla con tutta la mole di sintomi e di evidenze offerte dal comportamento del figlio, dai tratti della sua personalità in formazione, dall&#8217;aspetto addirittura inquietante del figlio che rifletteva la vita psichica infernale che Jeffrey Dahmer albergava dentro di sé, nella sua mente. Soprattutto la postura rigida e simile ad una macchina che aspetta di avere l&#8217;input per scattare aggressivamente, soprattutto la postura problematica era evidente ad occhio nudo, non a quello dei genitori comunque. La sorpresa del padre, frutto del disinteresse per il figlio, prova l’inadeguatezza della sua figura paterna. Il fatto che non avesse mai visto niente, che non avesse mai saputo niente, che si sorprendesse e che non avessa mia neppure sospettato niente, invece di dimostrare la sua innocenza, spezza una lancia a favore della sua colpevolezza, la <em>culpa </em><em>in educando</em> prevista nel Codice Civile italiano, art. 2048.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel suo libro <em>A Father Story</em>, scritto prima che il figlio fosse ucciso a sprangate da un detenuto del Columbia Correction Institute, Portage, Wisconsin, dove scontava il carcere a vita, Lionel Dahmer cerca di fare un’analisi dandosi la colpa di non avere capito come stessero le cose con suo figlio, ma in questa autoaccusa egli si presenta come Alice nel paese delle meraviglie, come lo sono tanti genitori di figli mal riusciti. E Lionel Dahmer non era né è Alice, ma è una persona che ha avuto un padre diverso da come lui è stato per suo figlio Jeffrey. Anche Lionel, il padre di Jeffrey Dahmer, aveva avuto una serie di grossi problemi, tra cui non ultimo la difficoltà nel comprendere le materie scolastiche, la lentezza nel comprendere, l’inferiorità in generale rispetto agli altri bambini, agli altri ragazzi. Aveva presto cominciato a diventare piromane appiccando il fuoco al garage ed aveva anche cominciato a costruire bombe, ma suo padre non lo abbandonò a se stesso, al contrario gli fece lunghe lezioni, non inutili prediche, sui pericoli del fuoco e riuscì a convincerlo a desistere. Gli fece anche prendere infinite lezioni private perché potesse mettersi alla pari con gli altri compagni e riuscì nell’intento in quanto perseverò a lungo nel seguire il figlio non proprio naturalmente intelligente. Non lo lasciò da solo di fronte al proprio fallimento rispetto ai compagni più intelligenti, più svegli. Lionel Dahmer nel suo libro dice che anche suo padre nulla seppe mai delle sue terribili fantasie, ma che lui non degenerò, diversamente da quanto accadde a suo figlio Jeffrey. Certo, nessuno può conoscere i pensieri che gli altri hanno nel segreto della loro mente, non occorre che ce lo dica il padre di Jeffrey Dahmer nel suo libro, ma a ciò che era manifesto della personalità di Lionel, la sua scarsa intelligenza e la sua speciale relazione con il fuoco e le bombe, a ciò fu data tanta attenzione da parte del padre e furono prese le misure necessarie e vincenti, misure che si protrassero in tempi lunghi, non si esaurirono nei brevi minuti di qualche discorsetto. Il libro di Lionel Dahmer, in cui l’autore presenta come una sua colpa il non aver capito forse la pericolosità di alcuni tratti della persoanlità del figlio, non riesce a convincere. Il fatto che affermi che anche suo padre dunque non era a conoscenza delle sue fantasie, ma che lui, Lionel, non degenerò perché, pare voglia affermare, non era degenerato all’origine, non depone a vantaggio della verità dei suoi rimorsi verso Jeffrey. Può darsi che sia così come dice Lionel, ma resta il dato di fatto incacellabile che il padre gli aveva speso tempo e denari attorno affinché lui non degenerasse e questi denari e soprattutto questo tempo non venne speso da Lionel per suo figlio Jeffrey in nessuna misura che potesse essere di qualche utilità. Nel suo libro Lionel Dahmer vuol far ritenere qui e là e soprattutto nel finale che nel caso di suo figlio si sia trattato di genetica ed ereditarietà. Anche ammessa una speciale genetica ed ereditarietà, la mancata educazione da parte del padre e della madre è stata  il fattore determinante e scatenante della rovina del figlio.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra l’altro, per fare solo uno tra i tanti esempi possibili presenti nel testo, Lionel Dahmer si chiede nel suo libro come fosse stato possibile che potesse rimanergli nascosto il fatto che il figlio avesse un altare satanico e simili a casa sua. La risposta è sempre semplice: bastava che fosse andato a vedere come viveva il figlio perché nulla di ciò gli restasse nascosto. Ma Lionel non andò mai a vedere niente, per cui è chiaro che gli dovesse restasse ignoto il <em>modus vivendi</em> di suo figlio. O magari è colpa del figlio il non avergli detto che aveva gli altari satanici e simili, il non averlo portato a vederli? L&#8217;averglielo nascosto?</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo che il padre aveva ormai divorziato dalla madre Joyce, questa, che  era rimasta nella casa assieme a Jeffrey e all’altro figlio più piccolo Dave, decide di lasciare anch’essa quella casa portando con sé solo il figlio piccolo. Jeffrey,  già alcolizzato da anni, resta a vivere da solo, in balìa della propria incapacità, della propria personalità mal strutturata, poco strutturata. Intensifica addirittura il bere, compie atti che lo condurranno in carcere per ubriachezza e atti molesti, compie atti osceni in luogo pubblico, ormai la via per lui è segnata. Quando poco dopo lo trasferiranno dalla nonna, a West Allis, ruberà un manichino maschio da un supermercato e lo terrà nascosto presso di sé, ciò che prelude esplicitamente al suo desiderio di avere presso di sé persone, specificamente maschi, senza vita, inerti, in suo totale potere come il manichino, simile ad un corpo senza vita, il solo con cui potesse entrare in comunicazione unilaterale, la sola possibile a Jeffrey Dahmer, incapace di comunicare, privo di quella risonanza dei sentimenti che non gli era stata insegnata. In ogni caso il manichino non restò sconosciuto alla nonna che, diversa da suo figlio Lionel, controllò e vide lo strano oggetto spaventandosi immediatamente così che ne informò subito il padre Lionel e la sua nuova compagna, Shari, ossia diede subito l&#8217;allarme. Sia la nonna che Shari si preoccuparono per la cosa strana, inquietante. Ma al padre la cosa sembrò non troppo preoccupante e non inquietante, solo una piccola stranezza del figliolo, una delle tante che secondo lui i giovani possono avere, qualcosa senza significato. Ma nulla del comportamento umano è senza significato e la nonna aveva avuto ragione a preoccuparsi immediatamente alla scoperta del manichino. Il padre chiese ragione al figlio del perché avesse rubato quel manichino e disse che il furto era un reato, ciò che era noto anche al figlio visto che aveva rubato il manichino lui stesso in prima persona, poi si accontentò dell’assurda spiegazione data dal figlio: aveva voluto vedere se riusciva a compiere il furto. Ma avrebbe potuto rubare qualcos’altro, come mai rubò il manichino? Ricordiamo qui che quando Jeffrey Dahmer fu arrestato nel suo appartamento, un intero scheletro umano fu trovato nel suo bagno, il macabro parallelo al manichino conservato nel suo bagno da ragazzo. Proprio a casa della nonna Jeffrey Dahmer inizierà la sua carriera di <em>serial killer</em> orribilmente necrofilo e cannibale, capace di sopportare il tremendo odore di putredine e la vista dei pezzi di corpi lasciati marcire nel sotterraneo, capace di mangiare quei corpi. Fino a che dovette andarsene anche dalla casa della nonna che non sopportava più manichini, puzze orrende e comportamenti oltremodo strani ed inquietanti, così che essa e per l’età e per il fatto che Jeffrey era ormai formato in un certo modo che non poteva essere mutato facilmente e per il fatto che non aveva sul nipote l’autorità che avrebbe potuto avere un padre, lo fece andare via da casa sua. Così Jeffrey Dahmer fu scaricato anche dalla nonna che pure gli voleva bene verosimilmente anche in quanto aveva da sempre capito la sua tragedia di ragazzo abbandonato a se stesso.  Andò a vivere da solo e ciò sembrò addirittura positivo, responsabile a Lionel, al padre, come se la vita da solo potesse cambiargli la personalità, per miracolo, per magia, potesse dargli quell&#8217;educazione che né  lui né la moglie gli avevano dato.</p>
<p style="text-align: justify;">Nelle prime pagine del suo libro, che funge assieme alle notizie diffuse attraverso i media da base informativa per le notizie qui riportate, Lionel Dahmer afferma che ci fu qualcosa che mancò dall&#8217;inizio a suo figlio, da sempre, qualcosa da ascriversi dunque alla genetica: la mancaza di quella parte che avrebbe dovuto gridare &#8220;fermati&#8221; (28)  di fronte alle azioni terribili che invece il figlio fece senza fermarsi. Ebbene, quell&#8217;ordine di fermarsi non deriva dalla genetica, è, per usare un termine freudiano, il Super-Ego, è frutto di quei circuiti cerebrali che soprattutto, anche se non solo, proprio i padri producono nei figli e che riguardano la disciplina, il senso del dovere, la paura della trasgressione,  la differenza tra il bene e il male in senso sociale e individuale, in una parola: l&#8217;area della moralità di una persona. Questi circuiti vanno formati e addestrati, non si formano da soli, come si aspettava suo padre e come si aspettano tanti padri che in questa ttesa di maturazione dei loro figli disattendono il loro dovere di educatori. E certo non si potevano formare per imitazione dei comportamenti di un padre che si disinteressava di suo figlio in maniera massiccia. Questo addestramento è una parte dell&#8217;educazione che va impartita ai figli, molto puntualmente e attentamente, nei modi giusti, affinché divenga stabile comportamento positivo, capace di reggere a qualsiasi spinta verso il deragliamento.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo, senza voler qui andare oltre, dice di per sé, appunto senza aggiungere altro – e di molto altro ce ne sarebbe da aggiungere – come una mancata educazione familiare adeguata del bambino Jeffrey Dahmer, dal forte potenziale intellettivo come evidenziano la sua vivacità e curiosità per il mondo nella sua prima infanzia, ossia come il mancato incanalamento del suo potenziale cerebrale in alvei costruttivi ed intellettivi da parte dei genitori abbia spento la sua vivacità, la sua voglia di conoscere il mondo rimaste senza risposte da parte dei genitori e ne abbia fatto il cannibale di Milwaukee, amante dei corpi senza vita psichica né fisica, come era diventato il suo, un corpo nel quale non vi era la vita dei sentimenti, non vi erano reazioni di tipo morale, intellettuale, un corpo vuoto come un tamburo ed in cui vi era solo la volontà di stare con i morti con i quali aveva una affinità: il silenzio di tutto ciò che fa della vita una battaglia da combattere per il bello che può dare. Sono i genitori che devono insegnare ai figli a combattere tale battaglia, sono loro che devono insegnare ai figli in primo luogo la gioia di vivere nel modo migliore.  E il libro di Lionel Dahmer, tentativo di alleggerire la colpa da parte del padre attraverso una colpevolizzazione di sé atta in ogni caso a trovargli tanti amici nel mondo dei genitori di altri figli più o meno tragicamente falliti, serve solo ad evidenziare in quale che tipo di vuoto educativo Jeffrey Dahmer sia sia formato, abbia vissuto.</p>
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		<title>Sul significato del termine delitto</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Jul 2011 09:15:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rita Mascialino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sul significato del termine delitto]]></category>

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		<description><![CDATA[Sul significato del termine delitto Anche qui aggiungiamo qualche considerazione all’etimologia. Il termine delitto deriva da verbo documentato nella cultura di lingua latina e italiana, non però nelle lingue romanze in cui non è passato, ossia non ha lasciato traccia diretta: linquo-is, liqui, lictum, linquere, della terza coniugazione in -ere. Il significato di base di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: justify;">Sul significato del termine delitto</h2>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft" style="border: 5px solid white;" title="Delitto" src="http://www.ritamascialino.com/cms/wp-content/uploads/2011/03/uomo_minaccioso-300x225.jpg" alt="Delitto" width="180" height="135" />Anche qui aggiungiamo qualche considerazione all’etimologia. Il termine <em>delitto </em>deriva da verbo documentato nella cultura di lingua latina e italiana, non però nelle lingue romanze in cui non è passato, ossia non ha lasciato traccia diretta: <em>linquo-is</em>, <em>liqui</em>, <em>lictum</em>, <em>linquere</em>, della terza coniugazione in -<em>ere</em>. Il significato di base di questo verbo del latino antico e classico è quello di <em>lasciare</em>, <em>abbandonare</em>. Lo si trova soprattutto, anche se non solo, composto con particelle che ne specificano il senso. Ad esempio <em>linquo </em>è alla base di <em>relinquo </em>con significato di <em>lasciare indietro</em>, vedi ad esempio il termine <em>relictus</em>, aggettivo derivato da <em>relinquo </em>nel significato di <em>lasciato indietro</em> e <em>relictus-us</em>, sostantivo della medesima derivazione come ciò che resta perché abbandonato, lasciato indietro, in italiano appunto <em>relitto</em>. Anche le <em>reliquiae</em>, come resti, <em>reliquie</em>, ciò che <em>resta indietro</em>, che viene abbandonato, è sostantivo che deriva da <em>reliquus</em>, a sua volta da <em>relinquus</em>, a sua volta ancora da <em>relinquo</em>. <em>Derelinquo </em>è un rafforzamento di <em>relinquo</em>, significa sempre <em>abbandonare</em>, <em>lasciare indietro</em>, verbo che mette in evidenza l’azione dell’<em>andarsene via da</em> attraverso la presenza della preposizione de tipica del moto da luogo in latino <em>de</em>, così che si visualizza per così dire più direttamente che tutti abbandonano l’individuo che diviene in tal modo <em>derelitto</em>. Anche <em>delinquo</em> è un composto di <em>linquo</em>. Significa allontanarsi lasciando le cose da cui ci si allontana, allontanamento indicato dalla preposizione <em>de </em>come sopra. Significa <em>lasciare vuoto il posto</em>, per eccellenza <em>mancare al dovere di stare sul posto</em> riempiendo il luogo a sé destinato secondo gli obblighi imposti dal vivere sociale. Da ciò appunto <em>delictum</em>, <em>delitto</em>, <em>delinquens</em>, <em>delinquente</em>, <em>delinquentia</em>, <em>delinquenza</em>, termini italiani derivati dal classico (<em>de</em>)<em>linquo</em>. Il termine <em>delitto</em> dunque e i termini ad esso collegati come delinquente e delinquenza ad esempio non sorgono come termini costruiti attorno ad omicidi o a crudeltà contro le persone, ma sorgono come termini indicanti l’<em>abbandono del proprio posto</em>, del posto che doveva essere conservato e non abbandonato, del proprio dovere quindi. Il delitto dunque è l’effetto dell’abbandono del posto che si doveva mantenere nella società come obbligo per avere il diritto di godere dei diritti derivati dall’esistenza della società e delle sue leggi: il posto è stato lasciato vuoto, abbandonato e ci si è allontanati da esso. Tale sostantivo è diventato attraverso la sua tropizzazione in metonimia il termine per indicare l’azione delittuosa stessa nelle varie fattispecie: omicidi, furti, rapine e simili dovute all’aver abbandonato il luogo, ad essersi allontanati dal luogo, ad essere venuti meno al dovere di starci. Lo stare nella società e seguire le sue leggi è dunque da sempre considerato un dovere, non qualcosa di facoltativo. Tali leggi si possono cambiare democraticamente quando non sono funzionali o non sono più funzionali al benessere di tutti i cittadini, ma fino a che tali leggi non si sono cambiate, si devono osservare per come sono, che piacciano o no, pena il <em>delinquere </em>in varia misura, ossia l&#8217;abbandonare il proprio dovere che resta dovere, non decade per via della semplice non condivisione delle leggi in vigore.</p>
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		<title>Il cavallo nero o l&#8217;altra metamorfosi di Franz Kafka</title>
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		<pubDate>Thu, 12 May 2011 08:17:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rita Mascialino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Argomentazioni in Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[Nuovi reperti esegetici]]></category>

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		<description><![CDATA[Al centro del volume di Rita Mascialino Il cavallo nero o l’altra metamorfosi di Franz Kafka (La passeggiata improvvisa) sta la scoperta di una metamorfosi kafkiana finora sconosciuta al mondo della ricerca specialistica e dei lettori. Si tratta di una metamorfosi di straordinaria bellezza e risonanza semantico-emozionale, anteriore a quella del celebre scarafaggio nel racconto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://franzkafkaitalia.it/" target="_blank"><img class="size-full wp-image-1107 aligncenter" style="border: 0pt none;" title="Il cavallo nero o l'altra metamorfosi di Franz Kafka" src="http://franzkafkaitalia.it/wp-content/uploads/2011/05/kafka_libro.jpg" alt="Il cavallo nero o l'altra metamorfosi di Franz Kafka" width="800" height="549" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Al centro del volume di Rita Mascialino <a href="http://franzkafkaitalia.it/" target="_blank"><strong>Il cavallo nero o l’altra metamorfosi di Franz Kafka</strong></a> (La passeggiata improvvisa) sta la scoperta di una metamorfosi kafkiana finora sconosciuta al mondo della ricerca specialistica e dei lettori. Si tratta di una metamorfosi di straordinaria bellezza e risonanza semantico-emozionale, anteriore a quella del celebre scarafaggio nel racconto lungo <em>Die Verwandlung</em>, La metamorfosi, e molto diversa da questa. La metamorfosi nel polisemico quanto misterioso cavallo nero ci presenta nell’analisi della Mascialino un Kafka eccezionalmente diverso, consapevole del proprio valore di artista che si muove sovrano nell’oscuro mondo dell’inconscio, custode e creatore di simboli e significati preziosi per l’umanità.</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Sul significato del termine crimine</title>
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		<pubDate>Wed, 11 May 2011 16:22:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rita Mascialino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sul significato del termine crimine]]></category>

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		<description><![CDATA[Sul significato del termine crimine La derivazione del termine è di facile acquisizione, basta cercare in qualsiasi dizionario, etimologico o generale. La citiamo qui (Ernout &#38; Meillet 1985: 115-116, 151, et al.) di seguito aggiungendo qualche considerazione. Il termine crimine deriva da un verbo documentato nel latino arcaico e classico e da qui passato direttamente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: justify;">Sul significato del termine crimine</h2>
<p style="text-align: justify;">La derivazione del termine è di facile acquisizione, basta cercare in qualsiasi dizionario, etimologico o generale. La citiamo qui (Ernout &amp; Meillet 1985: 115-116, 151, et al.) di seguito aggiungendo qualche considerazione. Il termine <em>crimine </em>deriva da un verbo documentato nel latino arcaico e classico e da qui passato direttamente all’italiano, lingua che è la continuazione diretta del latino arcaico e classico con prestiti di varia natura dai vari linguaggi popolari. Si tratta di <em>cerno-is</em>, <em>creui</em>, <em>cretum</em>, <em>cernere</em>, della terza coniugazione in -<em>ere</em> con il significato di base di <em>passare al setaccio</em>, in latino <em>cribrum</em>, quindi <em>scegliere </em>molto accuratamente, anche composto con preposizioni che ne accentuano determinate caratteristiche – sappiamo che i termini sorgono sempre in un contesto concreto e successivamente vengono tropizzati, traslati, comunque collegati in qualche misura alla semantica concreta che ha connotato la loro origine. In italiano si ha <em>cernere</em>, <em>cernita</em>, anche <em>discernere</em>, <em>discernimento </em>e simili, i quali hanno conservato il collegamento al primitivo significato latino di <em>setacciare</em>, <em>scegliere</em>, <em>discernere</em>, <em>distinguere </em>fra oggetti diversi, come senso originario più concreto del verbo. Sempre dal latino <em>secernere</em>-<em>secreto</em>, <em>concernere </em>e altri. Ora la scelta è conseguenza di una decisione, si è scelto quando si è deciso di per un oggetto o l’altro, per una questione  o l’altra. Con questo senso di <em>decidere </em>di derivazione metonimica il verbo ed i sostantivi ad esso connessi sono passati direttamente nel linguaggio giuridico latino, questo già in epoca arcaica, assumendo appunto il significato di <em>decisione giudiziaria</em>, di tribunale, così anche <em>decretum</em>, <em>decreto</em>, come decisione giuridica, come cosa decisa giuridicamente, con valore di legge. <em>Crimine</em>, latino <em>crimen</em>, per quanto possa sembrare diversamente di primo acchito, deriva esso stesso dal verbo cerno, forma greca affine krino, attraverso un processo di metonimizzazione, ossia passando dal significato di  decisione giudiziaria, quindi anche condanna, all’oggetto su cui si esplica detta decisione, detta condanna, sentenza, ossia sul crimine appunto, sul fatto compiuto su cui il giudice deve decidere. Il significato originario dunque non si riferisce all’efferatezza dell’azione criminosa, quanto all’azione di esaminare attentamente, con la massima cura, quindi di decidere soprattutto in ambito giudiziario, della Giustizia, dove l’attenzione deve essere massima, quindi si riferisce all’oggetto delle decisioni dei giudici, ai crimini – vedi anche tutti gli altri termini collegati come incriminare, recriminare, dal latino medioevale <em>recriminor</em>, accusare a propria volta, quindi lamentarsi contro qualcuno accusandolo, discriminare con ancora in primo piano il significato di passare al setaccio, distinguere. Il termine <em>crimine </em>dunque ha il significato molto ampio di fatto che cade sotto la decisione del giudice, il quale decide quando vi sono azioni che contravvegnono alla legge con la sopraffazione di una delle parti da parte appunto del criminale.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Sulla capacità di intendere e di volere e sul reato di violenza sessuale nel codice penale italiano</title>
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		<pubDate>Wed, 11 May 2011 10:24:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rita Mascialino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sulla capacità di intendere e di volere e sul reato di violenza sessuale nel codice penale italiano]]></category>

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		<description><![CDATA[Corso &#8220;Interdisciplinare di Scienze della Prevenzione, Criminologiche e Forensi&#8221; Tesina di specializzazione di Rita Mascialino Introduzione La presente tesina riguarda il concetto di capacità di intendere e di volere nei suoi tratti generali come appaiono nel codice penale italiano e specificamente applicate nell’ambito criminologico del reato di violenza sessuale e dello stalking avendo come base [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: justify;">Corso &#8220;Interdisciplinare di Scienze della Prevenzione, Criminologiche e Forensi&#8221;</h3>
<h2 style="text-align: justify;">Tesina di specializzazione di Rita Mascialino</h2>
<p style="text-align: justify;"><strong>Introduzione</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">La presente tesina riguarda il concetto di capacità di intendere e di volere nei suoi tratti generali come appaiono nel codice penale italiano e specificamente applicate nell’ambito criminologico del reato di violenza sessuale e dello <em>stalking</em> avendo come base la formulazione linguistico-concettuale propria degli articoli di legge 85, 88, 89, 90, 609bis e  612bis del codice penale italiano.</p>
<p style="text-align: justify;">Poiché la legiferazione in uno Stato democratico si inserisce o si dovrebbe inserire entro la finalità prioritaria di rendere possibile la sopravvivenza, la convivenza civile e l’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge, nonché quella di rendere possibile un adattamento di qualità sempre migliore dei suoi cittadini all’esistere,  in questa tesina verrà messo in evidenza in che misura i succitati articoli del codice penale riferiti alla capacità di intendere e di volere e ai delitti di violenza sessuale e persecuzione o <em>stalking</em> adempiano gli obblighi testé menzionati ed in che misura eventualmente non vi adempiano.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel primo capitolo si accenna allo sfondo linguistico, scientifico, sociopolitico e culturale in cui si colloca la distinzione fondamentale tra salute mentale e malattia o disturbo mentale in ambito forense, questo in quanto le idee vengono prodotte in un contesto storico dotato di un livello linguistico, scientifico, sociopolitico e culturale, elementare o progredito, che le rende possibili e che le influenza, contribuendo a dare loro un contenuto o l’altro.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel secondo capitolo si accenna ad un’analisi del testo degli articoli 85, 88, 89 del codice penale relativamente alla capacità di intendere mettendo in evidenza gli effetti positivi ed eventualmente negativi che ricadono sul piano sociale.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel terzo capitolo si accenna ad un’analisi del testo dell’art. 90 del codice penale relativamente alla capacità di volere mettendo in evidenza gli effetti che lo connotano sul piano sociale come sopra.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel quarto capitolo si accenna ad un’analisi del testo degli articoli 609bis e 612bis del codice penale relativamente ai delitti di violenza sessuale e di persecuzione o <em>stalking</em> mettendo in evidenza soprattutto gli effetti di discriminazione fra i sessi che li connotano come ricaduta sul piano sociale.</p>
<p style="text-align: justify;">Seguono infine la conclusione e la bibliografia.</p>
<p><strong>É possibile visualizzare la versione integrale in formato .PDF:</strong></p>
<h3><a title="Sulla capacità di intendere e di volere e sul reato di violenza sessuale nel codice penale italiano" href="http://www.ritamascialino.com/cms/wp-content/uploads/2011/05/Sulla-capacità-di-intendere-e-di-volere-e-sul-reaot-di-violenza-sessuale-nel-codice-penale-italiano.pdf">Sulla capacità di intendere e di volere e sul reato di violenza sessuale nel codice penale italiano</a></h3>
<p>&nbsp;</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Il gaslighter e la sua vittima</title>
		<link>http://www.ritamascialino.com/cms/2011/05/il-gaslighter-e-la-sua-vittima/</link>
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		<pubDate>Wed, 11 May 2011 10:19:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rita Mascialino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il gaslighter e la sua vittima]]></category>

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		<description><![CDATA[Corso di Psicologia Criminale e Scienza delle Tracce&#160; Tesina di specializzazione di Rita Mascialino Introduzione Il presente studio ha come obiettivo fondamentale la descrizione del fenomeno del gaslighting secondo quanto emerge dagli studi prodotti finora e visto nella doppia ottica che unisce vittima e carnefice, nonché una classificazione dello stesso che dia ragione delle sue [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: justify;">Corso di Psicologia Criminale e Scienza delle Tracce&nbsp;</p>
<p>Tesina di specializzazione di Rita Mascialino</h2>
<h3 style="text-align: justify;">Introduzione</h3>
<p style="text-align: justify;">Il presente studio ha come obiettivo fondamentale la descrizione del fenomeno del <em>gaslighting</em> secondo quanto emerge dagli studi prodotti finora e visto nella doppia ottica che unisce vittima e carnefice, nonché una classificazione dello stesso che dia ragione delle sue caratteristiche essenziali.</p>
<p style="text-align: justify;">Si tratta di un argomento per il quale solo da relativamente poco tempo si è manifestato l’interesse degli studiosi, psicologi, psichiatri, medici, della popolazione, ma che merita molta attenzione data la caratteristica del comportamento di mimetizzarsi e mascherarsi sotto mentite spoglie, di farsi passare per l’opposto di sé, ossia per un comportamento attuato a fin di bene e a favore della vittima.</p>
<p style="text-align: justify;">Veniamo ad illustrare brevemente l’organizzazione di questo breve lavoro.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel primo capitolo vengono presentati a grandi linee e cenni alcuni tratti ritenuti fondamentali per la caratterizzazione del fenomeno riguardanti il contesto socio-culturale che ha funto e funge tuttora da sfondo al prosperare del <em>gaslighting</em>, con particolare riguardo alla situazione della donna, cui elettivamente il comportamento è mirato essendo essa tra le parti più deboli della società e inevitabilmente a stretto contatto con maschi in qualità di compagni.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel secondo capitolo viene descritto tale comportamento e vengono citate al proposito alcune tra le ricerche più importanti sull’argomento corredate da un breve commento critico atto a chiarire le affermazioni presentate, il tutto finalizzato a dare un quadro sufficientemente circostanziato del fenomeno in discussione.</p>
<p style="text-align: justify;">A tale presentazione critica seguono i capitoli  tre e quattro relativi rispettivamente alla descrizione pure critica dei tratti della personalità generale e specifica per il <em>gaslighting</em> posseduta dall’attore del comportamento e alla descrizione della personalità generale e specifica posseduta dalla vittima per l’aggancio con la personalità del manipolatore, questo in quanto le due personalità, ancorché in negativo, vengono a manifestarsi come complementari in una relazione cosiddetta in termine tecnico psico-biologica (Sparks in Rutolini 2008).</p>
<p style="text-align: justify;">Nel quinto capitolo sta la sintetica descrizione di un <em>case study</em> concernente il <em>gaslighting</em> tra maschio e femmina quale esempio emblematico per tutte le possibili varianti e denominato <em>Caso</em> <em>X-Y</em>, agìto da un maschio, che per ragioni di <em>privacy</em> viene denominato Y, e subìto da una femmina, che per lo stesso motivo viene denominata X.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella conclusione viene data una sintesi di quanto trattato in precedenza. Segue la bibliografia delle opere citate nello studio.</p>
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<p><!--[endif] --><strong><span style="font-size: 12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">É possibile visualizzare </span>la versione integrale in formato .PDF:</strong></p>
<h3 style="text-align: justify;"><a class="img { border-color:#FFFFFF;}" href="http://www.ritamascialino.com/cms/wp-content/uploads/2011/05/Il-gaslighter-e-la-sua-vittima.pdf" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-602" style="border: 0pt none;" title="Il gaslighter e la sua vittima" src="http://www.ritamascialino.com/cms/wp-content/uploads/2011/05/pdffff.png" alt="Il gaslighter e la sua vittima" width="32" height="32" /></a><a title="Il gaslighter e la sua vittima" href="http://www.ritamascialino.com/cms/wp-content/uploads/2011/05/Il-gaslighter-e-la-sua-vittima.pdf" target="_blank">Il gaslighter e la sua vittima</a></h3>
<p>&nbsp;</p>
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<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%;">Il presente studio ha come obiettivo fondamentale la descrizione del fenomeno del <em>gaslighting</em> secondo quanto emerge dagli studi prodotti finora e visto nella doppia ottica che unisce vittima e carnefice, nonché una classificazione dello stesso che dia ragione delle sue caratteristiche essenziali.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%;">Si tratta di un argomento per il quale solo da relativamente poco tempo si è manifestato l’interesse degli studiosi, psicologi, psichiatri, medici, della popolazione, ma che merita molta attenzione data la caratteristica del comportamento di mimetizzarsi e mascherarsi sotto mentite spoglie, di farsi passare per l’opposto di sé, ossia per un comportamento attuato a fin di bene e a favore della vittima.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%;">Veniamo ad illustrare brevemente l’organizzazione di questo breve lavoro.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%;">Nel primo capitolo vengono presentati a grandi linee e cenni alcuni tratti ritenuti fondamentali per la caratterizzazione del fenomeno riguardanti il contesto socio-culturale che ha funto e funge tuttora da sfondo al prosperare del <em>gaslighting</em>, con particolare riguardo alla situazione della donna, cui elettivamente il comportamento è mirato essendo essa tra le parti più deboli della società e inevitabilmente a stretto contatto con maschi in qualità di compagni.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%;">Nel secondo capitolo viene descritto tale comportamento e vengono citate al proposito alcune tra le ricerche più importanti sull’argomento corredate da un breve commento critico atto a chiarire le affermazioni presentate, il tutto finalizzato a dare un quadro sufficientemente circostanziato del fenomeno in discussione.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%;">A tale presentazione critica seguono i capitoli <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>tre e quattro relativi rispettivamente alla descrizione pure critica dei tratti della personalità generale e specifica per il <em>gaslighting</em> posseduta dall’attore del comportamento e alla descrizione della personalità generale e specifica posseduta dalla vittima per l’aggancio con la personalità del manipolatore, questo in quanto le due personalità, ancorché in negativo, vengono a manifestarsi come complementari in una relazione cosiddetta in termine tecnico psico-biologica (Sparks in Rutolini 2008).</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%;">Nel quinto capitolo sta la sintetica descrizione di un <em>case study</em></p>
<p>Il presente studio ha come obiettivo fondamentale la descrizione del fenomeno del <em>gaslighting</em> secondo quanto emerge dagli studi prodotti finora e visto nella doppia ottica che unisce vittima e carnefice, nonché una classificazione dello stesso che dia ragione delle sue caratteristiche essenziali.</p>
<p>Si tratta di un argomento per il quale solo da relativamente poco tempo si è manifestato l’interesse degli studiosi, psicologi, psichiatri, medici, della popolazione, ma che merita molta attenzione data la caratteristica del comportamento di mimetizzarsi e mascherarsi sotto mentite spoglie, di farsi passare per l’opposto di sé, ossia per un comportamento attuato a fin di bene e a favore della vittima.</p>
<p>Veniamo ad illustrare brevemente l’organizzazione di questo breve lavoro.</p>
<p>Nel primo capitolo vengono presentati a grandi linee e cenni alcuni tratti ritenuti fondamentali per la caratterizzazione del fenomeno riguardanti il contesto socio-culturale che ha funto e funge tuttora da sfondo al prosperare del <em>gaslighting</em>, con particolare riguardo alla situazione della donna, cui elettivamente il comportamento è mirato essendo essa tra le parti più deboli della società e inevitabilmente a stretto contatto con maschi in qualità di compagni.</p>
<p>Nel secondo capitolo viene descritto tale comportamento e vengono citate al proposito alcune tra le ricerche più importanti sull’argomento corredate da un breve commento critico atto a chiarire le affermazioni presentate, il tutto finalizzato a dare un quadro sufficientemente circostanziato del fenomeno in discussione.</p>
<p>A tale presentazione critica seguono i capitoli  tre e quattro relativi rispettivamente alla descrizione pure critica dei tratti della personalità generale e specifica per il <em>gaslighting</em> posseduta dall’attore del comportamento e alla descrizione della personalità generale e specifica posseduta dalla vittima per l’aggancio con la personalità del manipolatore, questo in quanto le due personalità, ancorché in negativo, vengono a manifestarsi come complementari in una relazione cosiddetta in termine tecnico psico-biologica (Sparks in Rutolini 2008).</p>
<p>Nel quinto capitolo sta la sintetica descrizione di un <em>case study</em> concernente il <em>gaslighting</em> tra maschio e femmina quale esempio emblematico per tutte le possibili varianti e denominato <em>Caso</em> <em>X-Y</em>, agìto da un maschio, che per ragioni di <em>privacy</em> viene denominato Y, e subìto da una femmina, che per lo stesso motivo viene denominata X.</p>
<p>Nella conclusione viene data una sintesi di quanto trattato in precedenza. Segue la bibliografia delle opere citate nello studio.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%;">concernente il <em>gaslighting</em> tra maschio e femmina quale esempio emblematico per tutte le possibili varianti e denominato <em>Caso</em><em>X-Y</em>, agìto da un maschio, che per ragioni di <em>privacy</em> viene denominato Y, e subìto da una femmina, che per lo stesso motivo viene denominata X.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%;">Nella conclusione viene data una sintesi di quanto trattato in precedenza. Segue la bibliografia delle opere citate nello studio.</p>
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		<title>Riforma dell&#8217;Istruzione</title>
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		<pubDate>Thu, 31 Mar 2011 15:55:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rita Mascialino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Argomentazioni in Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[Pedagogia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.ritamascialino.com/cms/?p=516</guid>
		<description><![CDATA[PROSPETTIVE GENERALI PER UNA RIFORMA DELL’ISTRUZIONE INDICE Prefazione Il rimaneggiamento e la riforma nell’Istruzione Informazione e formazione nell’Istruzione Prospettive generali per una Riforma dell’Istruzione Opere citate ___________ Scarica intero documento in formato PDF [1.76Mb](Per visualizzare correttamente gli allegati scarica gratuitamente Adobe Acrobat Reader)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1><strong>PROSPETTIVE GENERALI<br />
</strong><strong>PER UNA RIFORMA DELL’ISTRUZIONE</strong></h1>
<p><strong> </strong></p>
<h2><strong>INDICE</strong></h2>
<p><strong> </strong></p>
<h3><a title="Prefazione Riforma dell'Istruzione di Rita Mascialino" href="http://www.ritamascialino.com/cms/riforma/prefazione/" target="_self">Prefazione</a></h3>
<h3><a title="Il rimaneggiamento e la riforma nell’Istruzione" href="http://www.ritamascialino.com/cms/riforma/capitolo-1-il-rimaneggiamento-e-la-riforma-nell%E2%80%99istruzione/" target="_self">Il rimaneggiamento e la riforma nell’Istruzione</a></h3>
<h3><a title="Informazione e formazione nell’Istruzione" href="http://www.ritamascialino.com/cms/capitolo-2/" target="_self">Informazione e formazione nell’Istruzione</a></h3>
<h3><a title="Prospettive generali per una Riforma dell’Istruzione" href="http://www.ritamascialino.com/cms/riforma/capitolo-3" target="_self">Prospettive generali per una Riforma dell’Istruzione</a></h3>
<h3><a title="Opere citate" href="http://www.ritamascialino.com/cms/riforma/opere-citate/" target="_self">Opere citate</a></h3>
<h4>___________</h4>
<h2><a href="http://www.ritamascialino.com/cms/wp-content/uploads/2011/02/PROSPETTIVE_RIFORMA_RITAMASCIALINO.COM_.pdf" target="_blank">Scarica intero documento in formato PDF</a> [1.76Mb](Per visualizzare correttamente gli allegati scarica gratuitamente <a href="http://get.adobe.com/it/reader/" target="_blank"><em><strong>Adobe Acrobat Reader</strong></em></a>)</h2>
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