Il serial killer tedesco Peter Kürten e la sessualità maschile

di

Rita Mascialino

Vediamo come la sessualità di Peter Kürten poté divenire fonte di disgrazia per lui stesso e per gli altri. Kürten era stato abituato da piccolo, da piccolissimo e lo fu per lunghi anni, quelli maggiormente formativi, a vedere il coito esibito dai suoi genitori senza veli davanti ai figli, davanti a lui stesso che era il più vecchio o comunque tra i più vecchi dei figli dei coniugi Kürten che raggiunsero il numero di tredici, rapporti sessuali preceduti e accompagnati da percosse, da violenze gravi alla madre di Peter. Nella quotidianità dei molti anni si poterono del tutto agevolmente formare nel cervello di Kürten dei riflessi condizionati potentissimi destinati perciò a durare per sempre: l’associazione della crudeltà e della violenza, del sangue e delle percosse al partner di sventura nel piacere sessuale, per l’erezione ed eiaculazione da parte maschile. Sappiamo di fatto che le esperienze avute nell’infanzia strutturano più o meno inconsciamente comportamenti, abitudini, appunto riflessi condizionati, mentre parallelamente non sono stati ancora strutturati sufficientemente i percorsi relativi alla capacità logica e morale di giudizio sugli eventi. Si tratta di fasi dello sviluppo dove prevale l’apprendimento inconscio senza che venga consapevolizzato in maniera consona, proprio come quando si semina una pianta la quale resta sotto terra senza germogliare in superficie per più o meno tempo e solo dopo un determinato tempo esce allo scoperto mostrando la sua natura, le sue foglie, i suoi fiori. Per il fatto che non si vede la pianta quando la si semina, ci si può sbagliare qualche volta, seminando in realtà una pianta e credendo di averne seminata un’altra, sbaglio di cui ci si rende conto solo dopo che la pianta è fiorita e si manifesta nella sua realtà. Certo, si è commesso un errore nella semina, ma altrettanto certamente la realtà è e resta quella relativa alla pianta seminata, non alla pianta che si è creduto di aver seminato. Così con i bambini, il cui cervello assorbe ogni comportamento, ogni esperienza soprattutto in ambito inconscio, spontaneamente, senza consona consapevolizzazione o con scarsa consapevolizzazione, in modo per così dire sotterraneo per rifarci ancora all’analogia citata della semina e della pianta, in incubazione per cambiare ambito ed entrare nell’analogia con la patologia. Per questi motivi soprattutto occorre che i genitori sappiano quello che fanno, ossia siano in grado di educare e formare la personalità dei loro figli nel modo migliore per la qualità della loro esistenza, compito particolarmente arduo nelle società a regime democratico, dove le libertà concesse ai cittadini sono appunto tante. Spesso, se non sempre, si sentono genitori di figli deragliati nella delinquenza fino all’omicidio o nella droga o nell’alcolismo e simili dire di non essersi mai accorti di quanto stava succedendo nei loro figli ciò per cui danno la colpa di tutto alla società, alla televisione, ai media e a quant’altro. Sono scappatoie di livello molto basso che non onorano il senso di responsabilità dei genitori. Tali genitori vengono considerati da molti altri genitori come brave persone che giustamente non si potevano mai aspettare il deragliamento dei loro figli che li avrebbe sorpresi come una bomba a ciel sereno. Certo, non ne sapevano niente dello sviluppo della personalità nei loro figli, ma questa è una delle loro colpe gravi, gravissime anzi ed in ogni caso la pianta che essi, irresponsabilmente, hanno seminato è quella che è fiorita nella preadolescenza e adolescenza ed essi ne sono stati gli incoscienti ed insani seminatori, non possono nascondersi dietro il più assurdo dei perbenismi. Certo, si sono sbagliati, ma questo conferma che non hanno saputo espletare il loro ruolo di genitori, che sono falliti come genitori – ricordiamo che la Costituzione italiana obbliga con l’Art. 30 i genitori non solo al mantenimento e all’istruzione dei figli, ma all’educazione intesa come insegnamento di principi formativi, morali, di comprensione di ciò che si deve fare e ciò che non si deve fare, consoni per il bene dei giovani e della società, obbligo questo che non gode dei dovuti sostegni, dei dovuti controlli. Tornando ai maschi e alle loro aree deputate al sesso poco meno che triple di quelle femminili e visto che il sesso maschile è un sesso di violento impatto, occorre porre rimedio fornendo ai maschi i giusti mezzi per il controllo dei loro sensi, mezzi assolutamente non chimici come qualcuno ha insensatamente proposto e propone, ma soltanto ed eminentemente formativi, educativi, culturali, mezzi che devono coinvolgere i giovani di entrambi i sessi in vista di una loro futura molto probabile genitorialità.

Qualcuno potrebbe obiettare che ci furono conoscenze negative per Kürten anche fuori dalla famiglia, ossia nella società per così dire, come la conoscenza dell’accalappiacani che masturbava i cani e poi li torturava, così che Peter ebbe una sessualità anche con gli animali tra l’altro e continuò ad associare violenza all’atto sessuale, ma, è il caso di evidenziare, quando ciò accadde, Peter Kürten aveva già ben nove anni ed i giochi relativi alla sua personalità erano ormai fatti, giochi che erano stati fatti in casa sua, dai suoi genitori e per altro nessuno a casa sua si preoccupò mai di notare che qualcosa non andava per il verso giusto in Peter, ossia che il loro figlio non stava sviluppando la personalità di una brava persona.

Per concludere, il cervello di Peter Kürten ebbe tempo e modo di produrre dei riflessi condizionati del tipo violenza-erezione e sangue-eiaculazione, tali che, data la estrema violenza dell’esperienza fatta in casa Kürten, si impressero così fortemente da perdurare tutta la vita fino alla condanna di Kürten a morte. Kürten stesso riconobbe che doveva imputare la propria rovina, e quella degli altri che gli capitarono sotto mano, soprattutto all’educazione o diseducazione ricevuta nella casa dei genitori, un vero inferno che rovinò la vita a lui e a tutti coloro che uccise per avere un orgasmo. Kürten dichiarò che nella sua adolescenza spesso guardava con silenzioso rimpianto le famiglie degli altri, i cui figli godevano della vita nel modo più giusto e si dispiaceva di essere stato sfortunato con genitori come i suoi, questo detto da lui non per alleggerire le sue responsabilità che sempre si assunse dopo la confessione dei suoi delitti, ma solo per esprimere un suo rammarico ed una sua consapevolezza. Un uomo, Kürten, la cui non scarsa intelligenza potenziale per i motivi citati fu messa al soldo per così dire delle sue eiaculazioni vissute in piena patologia per come l’atto sessuale fu da lui appreso dai comportamenti dei genitori. Per altro, per paura delle tremende ire del padre che, oltre a picchiare le persone forsennatamente, sfasciava porte, finestre e oggetti in quantità ogni volta che si adirava, ossia costantemente, per sfuggire a tutto ciò dunque Kürten scappò spesso di casa già in tenera età vivendo nelle strade e rubando per mantenersi, mentre nessuno a casa sua, non solo il padre, ma neanche la madre lo andasse a cercare, lo proteggesse come la sua età ed il suo stato di figlio avrebbero preteso.

Per concludere la riflessione: si sono visti all’ingrandimento attraverso la patologia di Peter Kürten i rischi che possono correre i maschi non controllando, ossia non avendo i mezzi culturali e morali, intellettivi per poter vivere la sessualità stessa positivamente. Tale situazione aberrante non è qualcosa cui non si può porre rimedio considerandola, come si è fatto finora, come connaturata alla sessualità maschile. Si può ovviare e occorre ovviare al più presto inserendo negli insegnamenti scolastici discipline adatte all’emersione della sessualità nei giovani e ai futuri genitori, ciò appunto onde evitare i danni di ogni genere e in particolare danni dovuti ad una sessualità male intesa in special modo dai maschi per i motivi sopra accennati, danni in ogni caso troppo gravi perché si possa continuare a fare finta di niente, perché si possa continuare a pensare che sia sufficiente procreare per essere genitori, per continuare a pensare che la sessualità maschile debba per forza svilupparsi incontrollatamente.

RM