{"id":13,"date":"2009-01-13T12:51:32","date_gmt":"2009-01-13T11:51:32","guid":{"rendered":"http:\/\/cms.ritamascialino.com\/?page_id=13"},"modified":"2018-10-02T02:02:26","modified_gmt":"2018-10-02T01:02:26","slug":"narrativa","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.ritamascialino.com\/cms\/narrativa\/","title":{"rendered":"Narrativa"},"content":{"rendered":"<div>\n<p style=\"text-align: justify;\">I libri di Rita Mascialino sono<strong> disponibili e ordinabili presso la Cleup di Padova (049 650261, Direttore Sandro Carpanese: tipografia@cleup.it) e presso<\/strong>:<\/p>\n<h1><span class=\"menutit\">Profondo Pinocchio. <\/span><\/h1>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft\" style=\"margin: 10px;\" title=\"Profondo Pinocchio di Rita Mascialino\" src=\"http:\/\/www.ritamascialino.com\/img_blog\/profondopinocchio_cover.jpg\" alt=\"\" width=\"120\" height=\"180\" \/>Padova: CleuP Editrice Universit\u00e0 di Padova. L'opera \u00e8 stata qualificata al Premio Letterario di <strong>Valenzano <\/strong>2011.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Arrangiamento in Tre Atti di RITA MASCIALINO della fiaba di Collodi <em>Le avventure di Pinocchio - Storia di un burattino<\/em> (Piaggi 1883, Firenze - Ed. Giunti 1999, Firenze) secondo l'analisi esposta nel saggio di Rita Mascialino <em>Pinocchio: Analisi e Interpretazione (<\/em>Cleup Editrice Universit\u00e0 di Padova, 2004), <strong>Primo Premio<\/strong> al Premio Letterario Internazionale '<strong>Tulliola<\/strong>', Formia 2007.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Su Pinocchio Rita Mascialino ha pubblicato il saggio critico (2004) <a class=\"menubordeaux\" href=\"http:\/\/www.ritamascialino.com\/sito\/pinocchio.html\"><em>Pinocchio: Analisi e interpretazione<\/em><\/a> (CleuP Editrice Universit\u00e0 di Padova) e va costituendo ormai da anni un corpus di studi che appaiono in ogni <em>Numero della Rivista di Analisi del Testo Filosofico, Letterario e Figurativo<\/em> (Padova, CleuP). Questo suo <em>Profondo Pinocchio<\/em> rappresentato in chiave drammatica d\u00e0 un ulteriore apporto all'esplorazione del significato della fiaba di Collodi per il mondo adulto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"left\"><strong>Citazioni da <em>Profondo Pinocchio<\/em>:<br \/>\n<\/strong><br \/>\n<strong>Atto I, Scena I <\/strong>(pp. 10-12)<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"left\"><strong> -Pezzo di Pino <\/strong>(<em>il Pezzo di Pino sta fermo e inizia a parlare con voce sottile, da bambino, carina e lieta, come di chi chieda di essere risparmiato<\/em>): Non mi far male, son piccino e solo! Non fo male a nessuno!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>- Mastr'Antonio<\/strong> (<em>con voce sgangherata, di chi \u00e8 attonito e teme la pi\u00f9 tremenda stregoneria o ci\u00f2 da cui non si pu\u00f2 difendere in nessun modo noto<\/em>): I legni han voce! I legni han voce! O che accade mai? O dove sto? O chi son io? (<em>e cade a terra svenuto, a braccia aperte e bocca spalancata; pochi secondi dopo si riprende, solleva il busto appoggiandosi alle braccia puntate a mani allargate sul suolo, apre gli occhi pi\u00f9 del solito e si guarda attorno, sempre in basso<\/em>): Che m'\u00e8 successo mai? ... Son tutto tramortito ... Oh, il Pezzo di Pino parlante! ...... Oh (<em>grattandosi pensoso la parrucca<\/em>) ...<br \/>\nBah, dev'esser senz'altro qualche bicchiere di troppo durante questa notte eterna ... per non sentire attorno a me sempre quel maledetto buio che mi guardava cos\u00ec brutto e tempestoso come non mai... Ora per\u00f2 l'\u00e8 tutto passato, mi metto al lavoro ... vo a far la gamba! (<em>si alza a fatica e riprende a piallare leggero e comunque un po' guardingo<\/em>)<br \/>\n<strong><br \/>\n- Pezzo di Pino<\/strong> (<em>riprende a parlare con voce ancora pi\u00f9 carina di prima, come se sorridesse per un certo solletico provocato dalla piallata leggera sul suo corpo<\/em>): O tu mi fai il pizzicorino! Allora tu se' bono! Vuoi giocare con me allora? Allora ti fo un giuoco io! (<em>e muove appena appena le gambine nel desiderio di giocare<\/em>)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>- Mastr'Antonio<\/strong> (<em>di nuovo spaventato, si fa indietro dalla panca e dal Pezzo di Pino<\/em>) Ma che succede? Chi mi parla in codesta nova maniera che non ci sono avvezzo io che non parlo mai che con me da solo a solo o con Geppetto in qualche sbornia? (<em>cambia presto espressione e postura generale del corpo, aggrotta le sopracciglia in espressione arcigna, predispone le braccia nella posizione di chi sta per fargliela vedere a qualcuno e si fa cattivo e brutale, con voce prima sospettosa, poi in crescendo di minacciosit\u00e0<\/em>): O chi viene mai in hasa mia a hanzonarmi! ... Che ci sia nascosto un bambino in questo Pezzo di Pino? Se tu se' un bambino, ora t'aggiusto io! Ti fo vedere io chi \u00e8 il pi\u00f9 forte! Ti fo vedere io chi \u00e8 il vecchio Mastr'Antonio! Ora t'ammazzo a modo mio! Ti spacco contro il muro e vediamo se dopo ci hai ancora voce per prendermi in giro! Se resti ancora vivo per parlare! Io di figlioli non so che farmene, mi bastava una gamba di tavolino per appoggiarmici, ma tu non ti sei accontentato, hai voluto troppo e adesso me la paghi! (<em>prende il Pezzo di Pino e lo scaraventa a tutta forza contro la parete nella finalit\u00e0 di spaccarlo e uccidere in tal modo l'eventuale vita che sta in esso, ma il Pezzo di Pino non muore n\u00e9 si rompe, anche se rimbalza duro sul suolo pi\u00f9 volte indietro e lateralmente; ai rimbalzi corrispondono forti rumori secchi, come quelli di un legno scaraventato violentemente su un muro e al suolo<\/em>)<br \/>\n<strong><br \/>\n- Pezzo di Pino<\/strong> (<em>con voce sottile e dolorante per i duri colpi ricevuti sul suo corpo, quasi fra s\u00e9 e s\u00e9<\/em>): O che tu mi vuoi ammazzare? ... O che mi vuoi ammazzare? Che t'ho fatto? ... Io volevo solo giocare con te! ... O che sono insegnamenti codesti? M'hai voluto insegnare qualcosa? ... M'hai tirato avanti forte per farmi tornare indietro di brutto. Allora non devo andare avanti dritto. Devo prendere le strade laterali e devo scendere come sono sceso dal muro a terra. \u00c8 questo quello che devo fare? Non mi pare un gran bell'insegnamento questo! Ma mi pare di averlo gi\u00e0 imparato, hai tirato cos\u00ec forte che non me lo posso dimenticare! E chi se lo potrebbe dimenticare! Me lo ricordo in tutte le ossa ... in tutta la testa ... Perbacco se sai insegnare ... Ma non m'hai spaccato, io non sono come gli altri bambini, che son tutto zucchero e moine, che i genitori li trattano bene e che si rompono al primo botto, io son gi\u00e0 stato maltrattato, tu non lo sapevi, ma io son gi\u00e0 pratico di botte da tutte le parti e senza nessuno a difendermi! E son di legno duro io, non m'hai spaccato neanche tu, hattivo come sei! (<em>voce pi\u00f9 allegra<\/em>) Son'ancor vivo per fortuna ... anche se bastonato di brutto. Son vivo perch\u00e9 mi piace vivere (<em>la voce si fa voce rattristata e un po' perplessa<\/em>) anche se a quanto vedo son sempre tutto solo in mano a grandi che son cattivi con me che non ho colpa di nulla!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>- Mastr'Antonio <\/strong>(<em>sbalordito<\/em>); Allora tu se' un bambino per davvero! (<em>sempre pi\u00f9 attonito<\/em>) Un bambino! Un bambino! Non ti voglio! Non ti volevo! A me bastava una gamba ... [...]<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Atto I, Scena VI<\/strong> (pp. 42-43)<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"left\"><strong>- Grillo-parlante<\/strong> (<em>voce come se venisse da molto lontano e non avesse pi\u00f9 la forza che aveva prima della martellata; c'\u00e8 una sua immagine sfocata, solo un'ombra sullo sfondo che si confonde con le ombre detta notte<\/em>): O Pinocchio, non ti lasciar ingannare dal Gatto e dalla Volpe, son due manigoldi che t'hanno imbrogliato d'uno zecchino ... Non perdere anche gli altri... Torna a casa. Non essere un allocco ... Nessun denaro cresce sugli alberi come le nespole ... hai mai visto una cosa simile? Come fai a crederci? Credi al giusto, all'onesto, non all'incredibile! Il denaro bisogna guadagnarselo con il sudore della fronte! Non te lo regala nessuno, citrullo!<br \/>\n<strong><br \/>\n- Pinocchio<\/strong> (<em>stizzito, di cattivo umore<\/em>): Ancora tu, non t'ho gi\u00e0 ammazzato una volta, maledetto? Vuoi che t'ammazzi di novo? Vattene, sparisci, menagramo! Lasciami godere la vita come piace a me, ricco, riverito e obbedito da tutti! Hai idee vecchie, piccole, da poveraccio qual sei sempre stato e per altro vivevi nella casa di mio padre Geppetto, una miseria da far paura, senza neanche la luce del sole che ce l'han tutti senza pagar nulla! Vattene una buona volta per sempre! Io sar\u00f2 presto ricco!<br \/>\n<strong><br \/>\n- Grillo-parlante<\/strong> (<em>con voce sentenziante, come profetica, molto lentamente<\/em>): Allora, che il cielo ti salvi dalla guazza e dagli assassini!<br \/>\n<strong><br \/>\n- Pinocchio <\/strong>(<em>spavaldo<\/em>): Vecchio barbogio, io non ho paura di niente io ... T'ho gi\u00e0 ammazzato ... che vuoi che io tema dagli assassini... Sono uno di loro io oramai, so menare colpi che ammazzano anch'io ... me l'ha insegnato quel vecchiacc\u00eco di Maestro Ciliegia a menar colpi duri da spaccare in mille pezzi, quando m'ha scaraventato contro il muro ...<\/p>\n<\/blockquote>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<h1><span class=\"menutit\">Le carezze negate. <\/span><\/h1>\n<p><img class=\"alignleft\" style=\"border: 10px solid white; margin: 10px;\" title=\"Le carezze negate, romanzo di RIta Mascialino\" src=\"http:\/\/www.ritamascialino.com\/img_blog\/carezze_negate.jpg\" alt=\"\" \/>Padova: CleuP Editrice Universit\u00e0 di Padova. <strong>Primo Premio<\/strong> al Premio Letterario '<strong>Osservatorio<\/strong>', Bari 2008. Il romanzo ha ottenuto numerosi ulteriori riconoscimenti e qualificazioni.<\/p>\n<p><em>In copertina<\/em>: Scorcio di Via dei Savonarola, Padova,\u00a0Fotografia di Rita Mascialino<\/p>\n<p><em>Grafica di copertina<\/em>: Massimo Maltauro<br \/>\nIntroduzione:<\/p>\n<blockquote><p>\u201cNel romanzo <strong><em>Le carezze negate <\/em><\/strong>di <strong>Rita Mascialino<\/strong> si intrecciano le storie di tre personaggi la cui visione del mondo appare disegnata sul tessuto delle esperienze dell\u2019infanzia, raccontate in una prospettiva per molti aspetti inconsueta.<br \/>\nOgni personaggio, in ciascuna delle tre parti di cui diviene protagonista, viene presentato \u2018direttamente\u2019 dal punto di vista della propria interiorit\u00e0, e \u2018indirettamente\u2019, secondo angolature diverse, nelle parti restanti, cos\u00ec che si aprono scorci diversi da cui osservare medesimi caratteri e identiche situazioni.<br \/>\nIl piano dei sentimenti informa l\u2019identit\u00e0 dei personaggi e il loro Leitmotiv emozionale.<br \/>\nAmpio spazio detiene la raffigurazione delle dinamiche intrinseche ai gruppi familiari.<br \/>\nTutto il romanzo si intesse di fine quanto incisivo approfondimento psicologico.<br \/>\nGli ambienti sono descritti in modo realistico, sempre filtrato dalla personalit\u00e0 di coloro che consumano in essi la loro avventura esistenziale.<br \/>\nIl testo \u00e8 ricco di persone e di vicende. Gli eventi narrati si dipanano in prevalenza nella prima met\u00e0 del Novecento e particolare rilievo assumono alcuni episodi che si svolgono durante il crollo del regime fascista.<\/p><\/blockquote>\n<p>Le tre parti del romanzo <strong><em>Le carezze negate<\/em><\/strong>, suddivise in capitoli, si intitolano rispettivamente: <em>Il firmamento notturno<\/em>; <em>La principessa nella primavera<\/em>; <em>Il sacco nero.<\/em>\u201d<\/p>\n<p>Da<em> Le carezze negate<\/em> (pp. 28-29, <em>Il firmamento notturno<\/em>):<\/p>\n<blockquote><p>\u201c(\u2026) Suo padre se n\u2019era andato da circa cinque anni quando Vito giunse da Bari nel Salento, vestito di bianco, con calzoncini al ginocchio, camicia gi\u00e0 da ometto con un sottile fiocco di raso nero al collo, scarpe e calzettoni bianchi di filo traforati, gli occhi scuri e fulgenti scrutanti il mondo, i capelli neri e lucidi come la seta, la pelle fiorente ed abbronzata, privo di qualsiasi bagaglio, senza abiti di ricambio, senza nulla tranne l\u2019ultimo resto dell\u2019eleganza di cui lo aveva equipaggiato il grande casato altolocato. Nessun parente venne mai a trovarlo e non vide pi\u00f9 per un tempo infinito la bella casa di Via Melo, dove aveva vissuto qualche tempo con pap\u00e0 e mamma, poi solo con mamma, n\u00e9 la grande casa della zia sul Lungo Mare.<br \/>\nQui era stato abbandonato da sua madre in una notte cupa e ventosa, come una foglia tenera strappata violentemente al ramo dalla grandine pi\u00f9 grossa della tempesta pi\u00f9 violenta e finita poi a terra assieme a quelle secche, destinata come queste alla ramazza e alla spazzatura, alla dispersione. Le uniche parole della madre erano state l\u2019ordine perentorio e dato per intimorire, con voce compatta, di non muoversi di l\u00ec per nessun motivo, un ordine che gi\u00e0 tante volte in tante occasioni quotidiane gli era stato impartito e cui sapeva obbedire:<br \/>\n\u201cL\u00ec stattene e non ti muovere finch\u00e9 non vengo io. Io adesso da fare tengo, ma poi torno. Fa come hai fatto sempre, ai giardini, sta l\u00ec e non ti muovere per nessun motivo, obbedisci a mamm\u00e0. E aspetta!\"<br \/>\nSe ne and\u00f2 senza un abbraccio, senza uno sguardo buono per lui che la guardava ad occhi esterrefatti. S\u00ec, aveva sempre dovuto aspettare che sua madre si occupasse di lui e lei non se ne era mai occupata. Anche adesso doveva aspettare, non sapeva bene che cosa, non sapeva del tutto perch\u00e9 fosse stato portato l\u00ec a quell\u2019ora. Dopo una lunga attesa in piedi, attaccato immobile alla porta che nessuno aveva pi\u00f9 aperto data l\u2019ora gi\u00e0 tarda in cui vi era stato collocato, il freddo ed il silenzio della notte ormai cieca reso pi\u00f9 solitario e spaventoso dall\u2019antica voce del vento lo avevano impaurito, mamma non sarebbe pi\u00f9 arrivata a prenderlo, come aveva sentito nel fondo del suo cuore, e anche l\u2019abitudine, appresa quando ancora non sapeva camminare, di attendere e attendere e attendere mamma non fu pi\u00f9 sufficiente a dargli coraggio e fermezza.<br \/>\nIn quel nero abbandono, lasciato solo sulla strada ad avere paura e a sussultare ad ogni folata pi\u00f9 forte dell\u2019incessante vento pugliese, si era allora messo a piangere sommessamente e si era aggrappato alla porta, forse raspando senza avvedersene e questa si era alla fine aperta davanti a zia Betta in camicia e vestaglia di raso avorio. Sbalordita per aver visto dalla feritoia un bambino e ancora pi\u00f9 sbalordita al riconoscere il nipote, ma afferrando subito l\u2019orrido messaggio della madre, una donna da essa mai stimata e mai ritenuta adatta al fratello n\u00e9 alla famiglia, lo accolse dentro asciugandogli le lacrime che scendevano a grossi fiumi in silenzio da occhi bassi e vergognosi. Gli prepar\u00f2 una tazza di cioccolata, senza chiedergli niente dell\u2019evento strabiliante. Lui si era trattenuto dal continuare a piangere e si vedevano i segni salati delle lacrime brucianti vicino a occhi che parevano pezzi di diamante infranti. Stava in mezzo alla cucina ampia e spaziosa seguendo le mosse della zia con il piccolo petto silenzioso ancora scosso irregolarmente come una pianta sommossa dalla coda di un terremoto. Non gli riusciva di mangiare, seduto a tavola, dove su una tovaglia bianca a fiori bianchi arrivarono la grande tazza di porcellana pure bianca, il cucchiaio d\u2019argento e la bella coppa dei tarallini e dei dolci di mandorla. Credeva di non farcela ad inghiottire perch\u00e9 ogni qual volta cercava di deglutire si innescava un moto contrario che impediva la discesa del cibo e quasi lo catapultava fuori, e alla fine la sua mano tremante a scatti fece spandere la tazza cos\u00ec che sporc\u00f2 la tovaglia immacolata. Balz\u00f2 in piedi sconvolto per le conseguenze che il disastro che aveva combinato avrebbero potuto provocare secondo lui, abituato ad essere maltrattato per qualsiasi cosa. La zia lo avrebbe mandato via nella notte e lui non sapeva dove andare. A casa non poteva tornare, mamma lo avrebbe cacciato via rimandandolo l\u00e0 dove l\u2019aveva portato. Dagli altri parenti la porta era pure chiusa per lui. Era disperato. Si sarebbe messo tra l\u2019immondizia per non avere troppo freddo, per nascondersi e per non disturbare nessuno e alla mattina l\u2019avrebbero buttato via e lui non si sarebbe potuto difendere, era piccolo e gli uomini erano grandi e non c\u2019era nessuno a fare le sue parti, a dire che non era un coccio rotto e che non aveva fatto niente, a dire che era innocente. Travolto da questa ridda di pensieri dissestanti stava per stramazzare a terra, gli sembrava che sarebbe dovuto cadere al suolo, come una bestia sgozzata. Di fronte alla tovaglia macchiata gli occhi erano sbarrati dalla paura, si sentiva come se avesse commesso un delitto, qualcosa di grave e di irreparabile che gli sarebbe costato il massimo dei castighi (\u2026)\u201d<\/p><\/blockquote>\n<h1><span class=\"menutit\">Il paese disabitato.<\/span><\/h1>\n<\/div>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><img class=\"alignleft\" style=\"border: 10px solid white; margin: 10px;\" title=\"Il paese disabitato, Rita Mascialino\" src=\"http:\/\/www.ritamascialino.com\/img_blog\/il%20paese.jpg\" alt=\"\" \/>Pasian di Prato(Udine): Campanotto Editore.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">E\u2019 un volume di undici racconti del profondo, pieni di fantasia e di personaggi come il teatrante smarrito nel tempo dell\u2019omonima <em>Fiaba per Grandi<\/em> (139), che, fermo nella posa di chi accoglie eccitato gli ospiti nelle serate di gran gala del suo sontuoso e tetro Palazzo del Settecento veneziano, vive negli occhi della visitatrice misteriosa avvolta in un mantello nero, con il suo proprio passato vecchio ormai di secoli e la sua solitaria capacit\u00e0 di amare appassionatamente. Oppure come il proprietario della speciale <em>Casa sull\u2019acqua<\/em> (117) fatta di raggi iridati e di cristalli e provvista di botola che si apre sul sotterraneo pi\u00f9 spaventoso.<br \/>\nOppure ancora come <em>Orfeo <\/em>(<strong>Primo Premio<\/strong> 'Peter Pan, Gianicolo, Roma 2013), capace di ammaliare gli universi e perduto egli stesso d\u2019amore per una donna bellissima abbracciata dalla pietra e insensibile alla sua serenata.<br \/>\nO come il protagonista Tavi di <em>Coriandoli<\/em> (19), senza padre n\u00e9 madre e ospite della vecchissima nonna Arreth che lo abbandona anch\u2019essa lasciandolo solo nella sua giovane vita, in mezzo ai fragori del Carnevale in un freddo febbraio fatto di vento, neve gelata e maschere sinistre.<br \/>\nO come...tanti altri personaggi nei pi\u00f9 strani paesaggi del mondo della fantasia e dell'inconscio!<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p>Da <em>Orfeo<\/em> (151)<\/p>\n<blockquote><p>\u201c(...) e regn\u00f2 solo il vento e fiori caddero leggeri sul suo tramonto e il suo cuore smise di vibrare e le sue mani non si mossero pi\u00f9 e fu come pietra bianca nelle galassie.\u201d<\/p><\/blockquote>\n<p>Da <em>Donna donna <\/em>(83)<\/p>\n<blockquote><p>Macchie sfocate si lasciavano scorgere alle pareti, una nube pi\u00f9 scura stava ammassata in un lontano angolo della stanza, un odore sgradito di cera fusa scendeva dagli alti soffitti a rendere l\u2019aria non del tutto diversa da quella del suo carcere.\"<\/p>\n<p>\u201cVedi l\u2019orchestra? E\u2019 per il tuo ballo, con me.\u201d<\/p>\n<p>\u201cLe avevano messo il vestito di broccato nero e argento, le scarpe di seta, tolte le ragnatele e pettinati i lunghi riccioli di ebano attorno al volto esangue e al collo bianco, l\u2019avevano condotta tenendola per il braccio attraverso le scale ripide gi\u00f9 nel salone illuminato a festa.<br \/>\nNe intravvedeva le luci dal fondo dei suoi occhi spenti dal buio della torre.<\/p><\/blockquote>\n<p>Da<em> La casa sull\u2019acqua<\/em> (117)<\/p>\n<blockquote><p>\u201cNelle notti serene, quando gli oceani sospiravano agli spazi assonnati la loro malinconica canzone e la trasparenza delle pareti scopriva il languido desiderio di quelle acque mugghianti, allora saliva nella torretta per non precipitarsi negli abissi a sognare anch\u2019egli e cantare cos\u00ec per sempre la sua serenata al vuoto cosmico.<br \/>\nUn cannocchiale gli portava vicini i palpiti azzurrati di diafane stelle sparse in lontane contrade d i cieli solitari e nulla faceva brillare le sue pupille come lo strascico astrale trapunto dell\u2019orrido incanto di regni inesplorati.<br \/>\nTanti erano i raggi che custodiva riposti negli angoli pi\u00f9 segreti dei suoi occhi che, quando guardava perduto un\u2019onda prossima a scomparire per non tornare mai pi\u00f9, cascate di faville stellate traboccavano luccicanti da palpebre socchiuse a confondersi con quella spuma e divenire per un attimo fluttuazione irripetibile della scentrata iride marina.\u201d<\/p><\/blockquote>\n<p>Da <em>L\u2019ombra <\/em>(131)<\/p>\n<blockquote><p>\u201cLa notte era entrata dai vetri chiusi, fatta di ombre sagomate dal respiro ardente delle braci.<br \/>\nEra arrivata, cos\u00ec gli sembrava, con l\u2019inganno, l\u2019abito nero mimetizzato dal velo dorato del crepuscolo, lo sguardo di tenebra nascosto da squarci di nubi rosse.<br \/>\nOra lo circondava, ammassata pesante addosso a lui, immobile di fronte ai tizzoni semispenti.<br \/>\nD\u2019improvviso si era tolta la maschera ed era apparsa nel buio, cupa e cieca, con occhi senza fuochi. Disteso, il volto nella mano sorretta dal gomito, cominciava a non conoscere pi\u00f9 quello spazio invaso da un ospite non chiamato, che a quanto sentiva lo aveva messo in sudditanza togliendogli quelli che considerava precisi punti di riferimento.\u201d<\/p><\/blockquote>\n<\/div>\n<h1 style=\"text-align: justify;\"><span class=\"menutit\">Risate a mezz'aria.<\/span><\/h1>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img class=\"alignleft\" style=\"border: 10px solid white; margin: 10px;\" src=\"http:\/\/www.ritamascialino.com\/img_blog\/risate.jpg\" alt=\"\" \/>Milano: Greco &amp; Greco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono quattro racconti satirici che danno un panorama d\u2019insieme e scorci prospettici in profondit\u00e0 del carattere dell\u2019italiano di tutti i tempi, anche di quelli futuri: <em>Cultura e sputacchiere<\/em> (9), <em>Repubblica di Kazalia<\/em> (49), <em>Quarto millennio<\/em> (81), <em>Risate a mezz\u2019aria<\/em> (103).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da <em>Cultura e sputacchiere<\/em>, un racconto che narra la vicenda di un gruppo di ricercatori dell\u2019Istituto del Tempo Perduto impegnato nel Grande Progetto Osterie ed in produzioni molto speciali etc., etc..<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cC\u2019\u00e8 una fattura che non torna! C\u2019\u00e8 una fattura che non torna!\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cImpossibile! Impieghiamo un sacco di tempo a farle quadrare, attuiamo tutta una serie di operazioni di addizione e sottrazione a livello superiore; quante volte, dopo aver addizionato e sottratto mille volte, dobbiamo ricominciare perch\u00e9 \u00e8 stata dimenticata una merenda di lavoro consumata in un\u2019osteria non contattata preventivamente, cose che possono capitare quando si \u00e8 in viaggio.<br \/>\nE la confusione poi con tutti gli scontrini, le ricevute fiscali, i conti eseguiti a mano dagli osti secondo regole che dettiamo noi in qualit\u00e0 di esperti... in fatto di esigenze di contabilit\u00e0... dell\u2019Istituto, si intende... niente di personale.<br \/>\nA che cosa si riferisce questa fattura che non quadra comunque?\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cAd una fornitura di quarantotto bottiglie di champagne Dom P\u00e8rignon in conto spese per Bede, Bebe, Bete e Beve.<br \/>\nDodici bottiglie a testa in una sola serata (...), perch\u00e9, come forse Bebe, Bete e Beve rammentano, abbiamo invitato il gruppo con cui ci eravamo scontrati nella nebbia, alcuni individui regolarmente autorizzati alla loro ricerca che indagavano su tematiche analoghe al nostro progetto di lavoro. Erano eccitatissimi perch\u00e9 credevano di aver trovato finalmente qualcosa e ci hanno invitato ad un brindisi, naturalmente di lavoro, al quale non abbiamo potuto sottrarci data la motivazione grandiosa: tutti eravamo concordi sul fatto che fosse inevitabile un festeggiamento adatto all\u2019importanza dell\u2019evento.<br \/>\nOvviamente, sempre per via della rappresentanza del nostro Istituto, li abbiamo dovuti invitare a loro volta ad un secondo brindisi nell\u2019osteria, il quale ha condotto alle quarantotto bottiglie.<br \/>\nPoi purtroppo si \u00e8 rivelato tutto un abbaglio, non avevano trovato niente come sempre, ma ormai i festeggiamenti avevano avuto luogo, lo champagne era stato regolarmente consumato e i conti dovevano pertanto essere pagati\u201d \u2013 dichiar\u00f2 Bede leggendo nella sua memoria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cMa erano proprio quarantotto?\u201d<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p><\/blockquote>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I libri di Rita Mascialino sono disponibili e ordinabili presso la Cleup di Padova (049 650261, Direttore Sandro Carpanese: tipografia@cleup.it) e presso: Profondo Pinocchio. Padova: CleuP Editrice Universit\u00e0 di Padova. L&#8217;opera \u00e8 stata qualificata al Premio Letterario di Valenzano 2011. Arrangiamento in Tre Atti di RITA MASCIALINO della fiaba di Collodi Le avventure di Pinocchio [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":0,"menu_order":2,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"aioseo_notices":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.ritamascialino.com\/cms\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/13"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.ritamascialino.com\/cms\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.ritamascialino.com\/cms\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ritamascialino.com\/cms\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ritamascialino.com\/cms\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=13"}],"version-history":[{"count":27,"href":"https:\/\/www.ritamascialino.com\/cms\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/13\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2440,"href":"https:\/\/www.ritamascialino.com\/cms\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/13\/revisions\/2440"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.ritamascialino.com\/cms\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=13"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}