{"id":2601,"date":"2018-12-17T18:23:25","date_gmt":"2018-12-17T17:23:25","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ritamascialino.com\/cms\/?page_id=2601"},"modified":"2022-10-18T16:17:05","modified_gmt":"2022-10-18T15:17:05","slug":"linvidia-e-la-sua-collocazione-nel-crimine-estremo","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.ritamascialino.com\/cms\/criminologia\/linvidia-e-la-sua-collocazione-nel-crimine-estremo\/","title":{"rendered":"L\u2019invidia e la sua collocazione nel crimine estremo"},"content":{"rendered":"<h2>Rita Mascialino, \"<strong>L'invidia e la sua collocazione nel crimine estremo\"<\/strong><\/h2>\n<h2><\/h2>\n<p>Invidia, invidio-invidiare, dal latino <em>invidia<\/em>, <em>invideo<\/em>-<em>invidere<\/em>. Prima di trattare della presenza dell\u2019invidia nella generazione del crimine, diamo spazio ad una introduzione chiarificatrice sul significato del termine, dei termini.<\/p>\n<p>Molteplici sono le interpretazioni del significato di questo concetto fino a confonderlo con il significato della gelosia. Come mai questa frequente e quasi costante confluenza di due termini e concetti cos\u00ec diversi in uno solo, quello della gelosia? Perch\u00e9 l\u2019invidia si riferisce ad un referente che farebbe immediatamente emergere allo scoperto l\u2019inferiorit\u00e0 dell\u2019invidioso, inoltre e soprattutto perch\u00e9 essa suscita spavento dato il suo collegamento profondo con l\u2019odio per coloro che per vari motivi sono considerati come migliori cos\u00ec che si tende a mascherarla eufemisticamente: l\u2019invidioso la maschera sotto altre fogge per poter agire per cos\u00ec dire non riconosciuto, l\u2019invidiato cerca per il possibile di allontanare l\u2019invidia degli altri nei suoi confronti sfumandone la vera, pericolosa e temuta natura, come spesso si fa con le malattie mortali che si chiamano con un nome diverso appunto per esorcizzarle.<\/p>\n<p>La gelosia ha a che fare con il latino zelum, per restare nella derivazione di casa nostra, e riguarda la sfera della passione nell\u2019agire, dell\u2019emulazione e della volont\u00e0 di superare gli altri in bravura, per estensione riguarda la sfera dell\u2019amore, della rivalit\u00e0 in amore, in generale della brama nel possesso di cose \u2013 o persone \u2013 che si ritengono proprie e che non si vorrebbero perdere. Si tratta di un concetto verso il quale si ha molta tolleranza, al punto che \u00e8 in generale accettato che essa sia la fonte di azioni estreme \u2013 torneremo fra poco sulle motivazioni di tali azioni estreme. In ogni caso il geloso pu\u00f2 essere nel contempo anche buono, ossia la gelosia non esclude in linea di massima e di per s\u00e9 la compresenza della bont\u00e0 nella personalit\u00e0 del soggetto geloso, ci\u00f2 che non accade per l\u2019invidioso cui la condivisione della bont\u00e0 toglierebbe proprio la presenza dell\u2019odio.<\/p>\n<p>Ma l\u2019invidia non va confusa nemmeno con la competizione, dal latino <em>cumpetere<\/em> composto della preposizione <em>cum<\/em>, assieme a, e del verbo <em>petere<\/em>, dirigersi verso qualche meta, quindi andare assieme verso la meta, situazione psicologica in cui ciascuno vuole gareggiare con l\u2019altro per dimostrargli che egli stesso \u00e8 bravo o pi\u00f9 bravo o che pu\u00f2 raggiungere la meta prima o meglio di lui e simili. Nella competizione non si agisce propriamente con l\u2019intenzione di danneggiare l\u2019altro, ma per superarlo in una gara fatta in primo luogo di abilit\u00e0 che colui che compete sa o crede di possedere anch\u2019esso, ossia nella competizione vale popolarmente il detto vinca il migliore, l\u2019esatto opposto di quanto vale per l\u2019invidia, dove il migliore non deve vincere, ma deve essere posto con ogni mezzo illecito nella situazione di perdere a vantaggio di chi non \u00e8 migliore.<\/p>\n<p>L\u2019invidia riguarda in prima istanza la consapevolezza di essere inferiori ad altri pi\u00f9 intelligenti, pi\u00f9 ricchi, pi\u00f9 belli, pi\u00f9 fortunati, si tratta di un sentimento che si incentra sull\u2019inferiorit\u00e0 dell\u2019individuo invidioso. Nella vita quotidiana si viene costantemente in contatto con persone che invidiano chi \u00e8 migliore e, anche se non migliore, invidiano chi potrebbe essere migliore o ritengono migliore \u2013 l\u2019invidioso vorrebbe essere egli soltanto a detenere un livello di prestigio e teme chi possa non solo raggiungerlo e magari anche superarlo, ma anche chi abbia qualche merito, qualche riconoscimento anch\u2019esso. Come anticipato, l\u2019invidioso non pu\u00f2 essere nel contempo anche buono, ossia l\u2019invidia esclude in linea di massima e di per s\u00e9 la compresenza della bont\u00e0 nella personalit\u00e0 del soggetto invidioso, questo per il suo inevitabile e immancabile collegamento con l\u2019odio ed \u00e8 per questo che, consciamente o inconsciamente, si ha paura dell\u2019invidioso e lo si evita per il possibile, si temono cio\u00e8 i suoi colpi bassi di varia portata, sempre comunque pericolosi e nocivi. Secondo la legge che regola la formazione dei gruppi l\u2019invidioso si allea con quelli come lui, con gli invidiosi, con coloro che sono inferiori agli altri, all\u2019altro e condividono la meta di danneggiare i migliori, il migliore. Quando ad esempio, per citare l\u2019invidia dell\u2019intelligenza altrui, un individuo pi\u00f9 dotato di altri dal punto di vista intellettivo perviene in un ambito lavorativo \u2013 ufficio, scuola, universit\u00e0 per fare qualche esempio a campione per tutti gli altri ambiti, anche i pi\u00f9 modesti di per s\u00e9 \u2013, gli invidiosi si coalizzano e attuano nascostamente azioni per danneggiarlo e cos\u00ec eliminarlo. In altri termini, l\u2019invidioso sa che non pu\u00f2 superare le eccellenze dell\u2019altro e si d\u00e0 da fare per danneggiarlo usando i mezzi in suo potere, soprattutto, se resta fuori dall\u2019ambito del crimine estremo, la calunnia con la conseguente diffamazione e detrazione, ci\u00f2 nella speranza di trovare chi presti fede alle sue calunnie e cos\u00ec elimini il migliore chiudendogli tutte le porte. In una societ\u00e0 che si basa su caste formate in questo modo, una societ\u00e0 non meritocratica, l\u2019invidia di chi \u00e8 inferiore e di chi teme la competizione fa la parte del leone nella prassi sociale.<\/p>\n<p>Quanto all\u2019etimologia, il sopra citato termine latino di derivazione, <em>invidere<\/em>, \u00e8 composto della preposizione <em>in<\/em> + <em>videre<\/em>, guardare contro, quindi guardare da nemico chi \u00e8 migliore per il solo fatto che \u00e8 migliore e fa ombra al mediocre, preparandosi per cos\u00ec dire ad andargli contro \u2013 l\u2019invidioso agisce contro chi considera il migliore anche se questo non fosse tale. Ricordiamo al proposito che i compagni di scuola di Pinocchio, al momento il primo della classe, lo inducono a marinare la scuola per andare a vedere il pescecane e quando Pinocchio si accorge che non c\u2019\u00e8 nessun pescecane e che \u00e8 quindi stato ingannato, essi gli dicono esplicitamente che gli hanno fatto mancare la lezione per farlo diventare come loro, l\u2019ultimo, questo perch\u00e9 la sua bravura li faceva sfigurare rendendo evidente la loro inferiorit\u00e0, ossia: perch\u00e9 sono invidiosi, non competono perch\u00e9 non ne sono in grado e solo danneggiano il migliore per quanto possono. Lo vediamo per altro nella vita di tutti i giorni: se c\u2019\u00e8 un individuo che pare pi\u00f9 intelligente degli altri, viene solo per questo eliminato dai meno dotati che fanno lega fra di loro e con capi invidiosi e meno dotati come loro \u2013 un capo intelligente, non invidioso, non si attornia di incapaci e di invidiosi, ma di individui intelligenti, mentre un capo non intelligente si serve dei mediocri, degli invidiosi che lo aiutino con le loro mene a tenere a freno, a ostacolare il passo del pi\u00f9 intelligente.<\/p>\n<p>Lasciando ora l\u2019ambito della norma quotidiana e venendo all\u2019annunciato ruolo che l\u2019invidia gioca nella generazione del crimine estremo, l\u2019omicidio, essa vi ha una grossa parte, da protagonista - molte statistiche l'invidia \u00e8 messa al primo posto negli omicidi - o da coprotagonista, ossia \u00e8 comunque\u00a0 motore principale del crimine. A monte di molti omicidi sta proprio l\u2019invidia covata contro chi \u00e8 migliore o pu\u00f2 essere tale o \u00e8 considerato tale. Molti omicidi ascritti, superficialmente e non sempre in buona fede, a cause diverse, sono in realt\u00e0 ascrivibili di fatto all\u2019esplosione dell\u2019invidia. Prendiamo come esempio i femminicidi: nessuno di essi \u00e8 mai stato ascrivibile alla gelosia, bens\u00ec \u00e8 motivato dall\u2019invidia. Di che cosa? Della libert\u00e0 della donna di autodeterminarsi, di scegliere il proprio destino senza esserne impedita dall\u2019uomo, un destino magari prestigioso come carriera, successo e simili, un destino che l\u2019uomo mediocre non vuole lasciare a disposizione della donna perch\u00e9 non sopporta di sentirsi ad essa inferiore o alla pari, cos\u00ec che giunge per la sua inferiorit\u00e0 rispetto alla donna ad ucciderla adducendo come motivazione la gelosia, addirittura l\u2019amore \u2013 che per definizione non coincide mai con l\u2019odio e neanche con l\u2019invidia per altro \u2013 , senza che venga citata la vera e reale quanto nascosta motivazione: l\u2019invidia paranoide, arma di grande potenza. L\u2019uomo che uccide la donna perch\u00e9 essa lo vuole abbandonare, magari essendosi accorta di non essere amata e della cattiveria del compagno \u2013 perch\u00e9 l\u2019invidioso \u00e8 una delle epifanie del cattivo, della cattiveria \u2013, la uccide appunto perch\u00e9 non accetta il proprio spodestamento da padrone assoluto della vita della donna, come in un recente passato, a persona inferiore che deve subire un rifiuto, ossia il potere acquisito dall\u2019altro, dall\u2019altra nello specifico. Ma allora la gelosia non \u00e8 causa di omicidio? Certamente no. L\u2019uccisione per infedelt\u00e0 o per abbandono non ha a che fare con lo zelo - da cui zeloso o geloso, gelosia -, con il desiderio di trattenere la persona per s\u00e9: l\u2019omicidio espropria il tradito nel modo pi\u00f9 irrimediabile, esso solo dimostra che sono in opera la vendetta per la condizione di inferiorit\u00e0 in cui il tradimento ha posto il tradito e l\u2019emersione dell\u2019invidia della conquistata o riconquistata libert\u00e0 dell\u2019altro. Il cosiddetto delitto d\u2019onore tutto aveva fuorch\u00e9 la gelosia come movente e se pu\u00f2 essere considerato un delitto passionale, si tratta della passione dell\u2019odio intrinseca all\u2019invidia non all\u2019amore che, come accennato, non ha in s\u00e9 nulla da spartire con l\u2019odio e l\u2019invidia. L\u2019umiliazione che deriva da un abbandono o dall\u2019infedelt\u00e0 del coniuge rientra oggettivamente nel 'guardare contro', nell\u2019odio che si scatena nell\u2019essere sottoposti all\u2019umiliazione sociale e nell\u2019invidia per dover accettare che la donna si costruisca il suo destino liberamente, dall\u2019invidia delle possibilit\u00e0 che si aprono alla donna abbandonando essa l\u2019uomo che le impedisce di vivere come preferirebbe. La motivazione dichiarata che la donna infedele o che comunque abbandona l\u2019uomo non possa essere di nessun altro, non \u00e8 dettata dalla gelosia, ma solo ed esclusivamente dall\u2019invidia della sua libert\u00e0 di autodeterminare la propria vita. Questo in generale nei femminicidi e nelle cosiddette tragedie della gelosia. La contessa Pia Bellentani uccise Carlo Sacchi davanti a tutti, non per gelosia, ma perch\u00e9 non pi\u00f9 in grado di sopportare l\u2019umiliazione cui l\u2019uomo l\u2019aveva esposta irridendola di fronte alla societ\u00e0 per essersi essa affezionata mentre lui non era stato coinvolto altro che nel sesso, ossia l\u2019aveva strumentalizzata per il suo piacere senza coinvolgimento affettivo e dimostrando in questo modo la propria superiorit\u00e0 nei suoi confronti, appunto deprezzandola e facendo emergere la sua debolezza. Essa lo uccise premeditatamente per invidia della superiorit\u00e0 dell\u2019uomo in ambito sessuale, nei suoi confronti, invidia che le fece compiere il grande passo, grazie al quale non aveva pi\u00f9 ragione di essere invidiosa: l\u2019uccisione l\u2019avrebbe posta e la pose in un livello di superiorit\u00e0 per cos\u00ec dire insuperabile, definitivo, immutabile.<\/p>\n<p>E cos\u00ec via con le innumerevoli e variegate sfaccettature dell\u2019invidia cui tanti delitti estremi fanno capo nascostamente, in profondit\u00e0, ammantandosi spesso o quasi sempre di motivazioni di copertura, di superficie che escludano l\u2019aggravante della premeditazione che sempre, senza eccezioni, affligge i delitti attuati per invidia.<\/p>\n<p><strong>\u00a0Rita Mascialino<\/strong><\/p>\n<h5>(Dalla serie di dodici opere dedicate a Rita Mascialino dall'artista friulano\u00a0<strong>MARINO SALVADOR\u00a0<\/strong><\/h5>\n<h5>333 9732672<\/h5>\n<h5>2019\u00a0<strong><em>Ritratti\u00a0 in frammentazione: Rita Mascialino<\/em><\/strong><\/h5>\n<h5><strong><em>Postproduzione di stampe grafiche di Marino Salvador relative alla fotografia di Raffaela Manzini, Fotografa in Firenze, Via Lungo L'Affr<\/em><\/strong><strong><em>ico 22r. 349 6521450, Fotografa dei Premi dell'Accademia)<\/em><\/strong><\/h5>\n<p><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft wp-image-2806\" src=\"http:\/\/www.ritamascialino.com\/cms\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/5Mascialino.jpg\" alt=\"\" width=\"249\" height=\"261\" \/><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Rita Mascialino, &#8220;L&#8217;invidia e la sua collocazione nel crimine estremo&#8221; Invidia, invidio-invidiare, dal latino invidia, invideo-invidere. 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