{"id":3770,"date":"2021-05-31T10:45:47","date_gmt":"2021-05-31T09:45:47","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ritamascialino.com\/cms\/?page_id=3770"},"modified":"2021-05-31T10:45:47","modified_gmt":"2021-05-31T09:45:47","slug":"per-una-teoria-esegetica-non-arbitraria-dellarte-il-metodo-spaziale","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.ritamascialino.com\/cms\/per-una-teoria-esegetica-non-arbitraria-dellarte-il-metodo-spaziale\/","title":{"rendered":"Per una Teoria esegetica non arbitraria dell\u2019arte: il Metodo Spaziale"},"content":{"rendered":"<p>Vengo qui a delineare la mia proposta per una base oggettiva funzionale a identificare il significato dell\u2019arte e a fungere altres\u00ec da base affidabile o pi\u00f9 affidabile per le pi\u00f9 varie teorie estetiche e di ricerca.<\/p>\n<p>La partenza per la teorizzazione di quello che \u00e8 stato da me definito il <em>Metodo Spaziale<\/em> risale a diversi decenni or sono, quando ho deciso di descrivere il mio personale modo di vedere il mondo, ossia ho osservato e analizzato il modo in cui osservavo il mondo \u2013 processo per nulla agevole da seguire \u2013, che cosa e come osservavo quando vedevo, ascoltavo, leggevo, pensavo, focalizzando l\u2019ambito della mia ricerca precipuamente sul mondo dell\u2019arte, a me caro in particolare, di tutte le arti: dalla poesia alla narrativa, alle arti visive, alla musica. Risultato dell\u2019analisi fu la constatazione che al centro della comprensione del significato del mondo secondo il filtro della mente specie-specifico o universale e individuale o soggettivo sta la <em>Spazializzazione<\/em> dell\u2019esperienza in tutte le sue diverse direzioni, manifestazioni, ossia l\u2019identificazione degli <em>Schemi Spaziali<\/em> relativi al lessico, alla morfologia, alla sintassi, a tutto il mondo delle figure retoriche e precipuamente logiche, alle associazioni tra elementi della percezione, insomma a tutto il mondo linguistico. Lo stesso sistema \u00e8 applicabile alle arti visive e alla musica, a qualsiasi atto del percepire e del comprendere.<em> Schemi Spaziali<\/em> non isolati e statici, ma che si rinvengono nella <em>Spazialit\u00e0 Dinamica<\/em> caratteristica del reale e del pensiero, dell\u2019intera esperienza della vita. In altri termini, questo implica tra l\u2019altro che determinante sia il contesto non esterno alla mente, ma interno ad essa con le sue caratteristiche di universalit\u00e0 secondo le varie specie e di individualit\u00e0 secondo i vari soggetti. Tale <em>Spazializzazione<\/em> si pone come mezzo di indagine della<em> Rete Spaziale<\/em> convogliata dal linguaggio e dalle immagini, dai suoni e ho potuto constatare come la comprensione, il significato di quanto prodotto all\u2019interno della mente umana all\u2019origine si costruisca secondo Schemi Spaziali che assieme formano l\u2019impronta pi\u00f9 originaria e veritiera del significato. Tale impronta pi\u00f9 originaria \u00e8 stata da me distinta due percorsi diversi, quelli dell\u2019<em>Esotrama<\/em> e dell\u2019<em>Endotrama<\/em> entrambe riferite all\u2019<em>Esplicito<\/em> e all\u2019<em>Implicito<\/em>, termini con cui ho specificato schematicamente il concetto di trama secondo l\u2019ottica spaziale intrinseca al Metodo, ci\u00f2 per cui il Metodo Spaziale, se ci si riferisce alle sue principali <em>Fasi<\/em> test\u00e9 citate \u00e8 anche identificabile come Metodo Quadrifasico. L\u2019<em>Esotrama<\/em>, come esplicita il concetto espresso nel termine, \u00e8 la trama relativa alla facciata degli <em>Schemi Spaziali<\/em>, la trama di superficie, quella che si coglie agevolmente in base alle caratteristiche esteriori e ai dettagli di uno o l\u2019altro tipo, precisi nei contorni delle loro forme e nei colori. Tuttavia l\u2019<em>Esotrama<\/em>, limitandosi alla facciata degli <em>Schemi Spaziali<\/em>, a quanto appare della <em>Spazialit\u00e0 Dinamica<\/em>, pu\u00f2 non cogliere il significato, ossia pu\u00f2 sbagliare nell\u2019analizzare e centrare il significato di quanto si vuole comprendere, permanendo essa pi\u00f9 facilmente a livello di sintesi di elementi di superficie. L\u2019<em>Endotrama<\/em>, come esplicita il concetto espresso nel termine, \u00e8 la trama relativa allo scheletro degli <em>Schemi Spaziali<\/em> spogliati della loro facciata linguistica, visiva, musicale, meno agevole a individuarsi. Essa risulta come un insieme di traiettorie dei moti sottesi alle azioni esplicite e implicite \u2013, privati della loro visibilit\u00e0 di facciata esotramatica. L\u2019<em>Endotrama<\/em> \u00e8 lo strumento pi\u00f9 profondo di verifica e falsificazione sottostante a quanto colto <em>prima facie<\/em> dall\u2019<em>Esotrama<\/em>. Ne risulta una trama astratta delle traiettorie degli <em>Schemi Spaziali<\/em> inseriti nella <em>Spazialit\u00e0 Dinamica<\/em> dove sono collegati in un reticolo che dispone gli <em>Schemi Spaziali<\/em> secondo quanto prodotto dalla mente umana quanto a comprensione della realt\u00e0, ad assegnazione di significati sia sulla base specie-specifica o universale che su quella portata dalla soggettivit\u00e0 individuale del vissuto di ciascuna mente. Il lavoro di <em>Spazializzazione<\/em>, relativo all\u2019ambito dell\u2019arte di qualsiasi tipo, va attuato ad ogni parola, frase, capoverso, ad ogni immagine, suono e ritmo, nonch\u00e9 va costantemente comparato con le identificazioni precedenti e associabili relativamente all\u2019intera opera. Il Metodo distingue il pi\u00f9 precisamente possibile l\u2019<em>Esotrama<\/em> dall\u2019<em>Endotrama<\/em>, sia a livello esplicito che implicito, conscio e inconscio, cos\u00ec avendo i due percorsi separati a disposizione per l\u2019identificazione pi\u00f9 corretta degli <em>Schemi Spaziali<\/em>, perch\u00e9 proprio gli <em>Schemi Spaziali<\/em> rilevati dall\u2019<em>Endotrama<\/em> in riferimento all\u2019<em>Esotrama<\/em> dicono l\u2019ultima parola \u2013 o la prima \u2013 sul significato secondo il piano oggettivo dello stesso. In altri termini: nel Metodo Spaziale si viene a ricostruire la rete infinita di associazioni di un\u2019immagine a immagini simili o quasi simili o diverse o parzialmente diverse immagazzinate secondo la realt\u00e0 oggettivamente esperita e soggettivamente formata nella mente dell\u2019individuo. Le associazioni possono avvenire per immagini globali o per singoli tasselli \u2013 di cui comunque si compongono le immagini globali \u2013, finch\u00e9 la neocorteccia, su quanto i cervelli arcaici le inviano, produce le immagini che vengono recepite come tali dalla mente umana, nonch\u00e9 le parole, che sono il grande magazzino delle memorie esperienziali della specie e dell\u2019individuo provenendo esse nella loro radice oscura dal pi\u00f9 arcaico modo di adattamento alla vita, inoltre e tra l\u2019altro i pi\u00f9 arditi calcoli matematici, la verifica e la falsificazione attuata dalla Spazialit\u00e0 Dinamica della logica. Dunque quando tutti gli <em>Schemi Spaziali<\/em> reggono gli uni con gli altri come costrutto e ricostruzione, ossia dopo un lavoro paziente e attento a base di falsificazioni e verifiche, allora si hanno un significato e una serie di significati che hanno fondamento e che non sono frutto di facile quanto inutile libera interpretazione. Su tale base semantica oggettivamente fondata si instaurano poi tutte le indagini relative all\u2019infinito contesto storico, anche tra l\u2019altro il ramo dell\u2019etimologia diacronica del linguaggio, delle parole, ossia la storia dei significati delle parole nell\u2019evolversi delle epoche.<\/p>\n<p>Ho voluto quindi, una volta analizzato e descritto, nonch\u00e9 pubblicato, ossia a cose fatte e ufficiali, cercare sul piano interdisciplinare della biologia, se la <em>Spazializzazione<\/em> del linguaggio, delle immagini, dei suoni avesse un riscontro oggettivo nell\u2019ambito degli studi scientifici generali di fisiologia e neurofisiologia degli organi di senso, in particolare del sistema visivo e uditivo su cui si incentra soprattutto lo scheletro della Teoria Spaziale e del Metodo Spaziale, questo nella prospettiva evoluzionistica da cui nessuna scienza pu\u00f2 oggi prescindere. Cos\u00ec ho potuto riscontrare la presenza di una corrispondenza oggettiva delle coordinate del Metodo sul piano degli studi scientifici generali test\u00e9 citati, ossia ho potuto constatare che Teoria e Metodo Spaziale sono costruzioni dotate di fondamento oggettivo, il fondamento biologico in correlazione con i fenomeni logici e psicologici, senza con ci\u00f2 rientrare minimamente in uno o l\u2019altro riduzionismo, ma solo avendo un riscontro con la natura della mente umana. Qualche parola sulle citate basi oggettive del metodo.<\/p>\n<p>Alla base del fenomeno dell\u2019adattamento degli umani all\u2019ambiente sta l\u2019attivit\u00e0 neurale delle varie zone dei due emisferi cerebrali, per quanto interessa il Metodo detto a grandi linee: destro, spaziale, e sinistro, linguistico, i quali elaborano e immagazzinano l\u2019esperienza, grazie a una continua interazione reciproca, in circuiti elettrici relativi ai sistemi sensoriali che procedono secondo stimoli elementari, questo procedendo secondo canali di frequenza spaziale che trovano il completamento e il perfezionamento a livello di corteccia cerebrale, che elabora in un complesso lavoro di integrazione e di connessione i dati percettivi raccolti primariamente dai cervelli arcaici, rettiliano e limbico, ossia dai cervelli non linguistici che precedono nella loro formazione quelli linguistici, della corteccia. Il sistema visivo recepisce a livello di retina, diversamente attraverso coni e bastoncelli, gli stimoli ambientali scomponendoli in parti elementari secondo canali di frequenza spaziale trasdotti in segnali elettrici che inviati alla corteccia vengono da questa processati per dare la possibilit\u00e0 pi\u00f9 completa di adattamento all\u2019ambiente, secondo il sistema visivo ad esempio: l\u2019immagine visiva.<\/p>\n<p>In questa estremamente complessa cooperazione delle diverse aree neurali vengono a coincidere con la Teoria e il Metodo Spaziale le frequenze spaziali, principalmente le basse frequenze e le alte frequenze spaziali. Le basse frequenze formano lo schema globale dell\u2019immagine, non perfettamente definito, a macchia fosca per cos\u00ec dire come nella visione scotopica o notturna fornita dai bastoncelli, che si ha con scarsa e anche scarsissima presenza di stimoli luminosi, mentre le alte frequenze dettagliano l\u2019immagine come nella visione fotopica o diurna fornita dai coni, che si ha con sufficiente e anche notevole presenza di stimoli luminosi. Le basse e le alte frequenze riguardano analogicamente anche il sistema uditivo, ci\u00f2 che ha fatto ipotizzare come il cervello utilizzi medesime o affini modalit\u00e0 di analisi per sistemi sensoriali diversi, modalit\u00e0 che hanno la loro base nella <em>Spazializzazione<\/em> dell\u2019esperienza.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>Rita Mascialino<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Vengo qui a delineare la mia proposta per una base oggettiva funzionale a identificare il significato dell\u2019arte e a fungere altres\u00ec da base affidabile o pi\u00f9 affidabile per le pi\u00f9 varie teorie estetiche e di ricerca. 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