{"id":463,"date":"2011-02-17T11:20:54","date_gmt":"2011-02-17T10:20:54","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ritamascialino.com\/cms\/"},"modified":"2011-02-18T11:54:39","modified_gmt":"2011-02-18T10:54:39","slug":"capitolo-2-informazione-e-formazione-nell%e2%80%99istruzione","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.ritamascialino.com\/cms\/pedagogia\/riforma\/capitolo-2-informazione-e-formazione-nell%e2%80%99istruzione\/","title":{"rendered":"CAPITOLO 2 &#8211; Informazione e formazione nell\u2019Istruzione"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 almeno dal 1923, anno in cui entr\u00f2 in vigore la Riforma Gentile, che la Scuola italiana non cambia, se si prescinde da qualche rimaneggiamento di una medesima struttura, di medesimi metodi. Si \u00e8 dovuto attendere addirittura fino al 1997 per sostituire la vecchia denominazione dell\u2019esame di quinta superiore, <em>Esame di Maturit\u00e0<\/em>, introdotta da Gentile stesso, con la nuova pi\u00f9 consona dicitura di <em>Esame di Stato<\/em>, sostituzione operata dal ministro Luigi Berlinguer. La vecchia denominazione era da lungo tempo obsoleta, almeno da quando si \u00e8 scoperto che l\u2019intelligenza si costruisce e non matura da sola a somiglianza di un albero che a scadenza dia frutti o del sesso che diventa procreativo ad una certa et\u00e0. Una denominazione, quella relativa alla maturit\u00e0, non priva di effetti negativi, la quale ha contribuito a rafforzare l\u2019equivoco che si dovesse aspettare l\u2019epoca della maturazione per ottenere lo sviluppo e la manifestazione dell\u2019intelligenza come fattori indipendenti dagli interventi familiari e scolastici \u2013 la classificazione delle fasi dello sviluppo dalla nascita alla soglia dell\u2019et\u00e0 adulta attuata da Piaget, assurda in molte sue affermazioni, ha contribuito non poco al consolidarsi dell\u2019equivoco ed anzi si basa essa stessa su quell\u2019equivoco. Pertanto ci\u00f2 che di negativo poteva accadere prima di tale epoca della maturazione sancita dall\u2019esame di quinta superiore veniva tollerato come un male inevitabile in attesa della maturazione che si sarebbe presentata in tempi migliori che sarebbero arrivati al momento giusto o magari tardivo, ma sempre a seguito di una forza maggiore, quella di uno sviluppo mentale inteso come maturazione del nespolo. La denominazione di Esame di Stato ha finalmente eliminato il concetto della maturazione dell\u2019intelligenza e della personalit\u00e0, l\u2019illusione che queste potessero maturare per propria natura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Certo non poteva bastare la cancellazione della vecchia denominazione per cambiare lo <em>status quo<\/em> basato sull\u2019inutile attesa della maturazione e di fatto la Riforma Berlinguer ha prodotto anche altro. Ha aumentato le prove scritte a tre in luogo delle precedenti due decise dalla Riforma Sullo del 1969 rimasta in vigore per ben un trentennio, ed ha ripristinato l\u2019interrogazione orale su tutte le discipline dell\u2019ultimo anno, avvicinando per difetto l\u2019Esame di Stato delle classi quinte all\u2019esame di maturit\u00e0 liceale introdotto dal ministro Giovanni Gentile che prevedeva quattro prove scritte ed il colloquio orale non solo sull\u2019ultimo anno, ma sull\u2019intero triennio delle Superiori. Occorre tuttavia tenere presente che la Riforma  Gentile della Scuola Superiore era stata pensata per una scuola di <em>\u00e9lite<\/em>, per giovani provenienti da famiglie di livello culturale in genere gi\u00e0 soddisfacente, quindi per giovani che a casa avevano genitori con cui esercitavano un linguaggio pi\u00f9 o meno elevato, genitori che non di rado si occupavano di loro e che in ogni caso trasmettevano spontaneamente ai figli il proprio livello culturale. Tale Riforma, sicuramente ottima per gli scopi che voleva raggiungere, non era affatto predisposta per la formazione delle masse per la quale essa non era stata pensata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I provvedimenti successivi, comprese le modifiche della Riforma Gelmini del vicino 2008, a prescindere dai loro pregi e difetti che non sono in trattazione in questo studio, mostrano all\u2019ingrandimento un tratto basilare intrinseco alla classe politica italiana sia di destra che di sinistra e di centro, una classe politica tra le pi\u00f9 conservative nel mondo occidentale democratico. Si tratta della tendenza da parte di coloro che conducono il Paese, appunto di coloro che detengono il potere politico, al mantenimento e ripristino del vecchio, al ritorno al passato che sembra apparire sempre migliore del presente stesso e, di conseguenza, di qualsiasi possibile futuro. Anzi, l\u2019Italia ha tra le altre una sua vera e propria molto peculiare specialit\u00e0, da sempre e quindi molto difficile a sradicarsi, quella di rendere vecchio il nuovo, ossia di adeguare il nuovo al vecchio cos\u00ec che in superficie vi sia l\u2019innovazione ed in profondit\u00e0 domini e regni il vecchio che resta quello che regge le fila del discorso e le imposta. Come mai la stasi possa apparire migliore di qualsiasi cambiamento diretto ad avanzare, a lasciarsi alle spalle il vecchio, \u00e8 presto detto: pi\u00f9 comodo rappezzare quello che si trova gi\u00e0 fatto in quanto fatto da altri piuttosto che affrontare la fatica, il lavoro richiesto dal cambiamento innovativo, meno fatica, meno lavoro, pi\u00f9 tranquillit\u00e0, meno traumi da cambiamento di casa, ossia di idee.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le modifiche attuate con le Riforme dal 1923 ad oggi sono in genere un riverbero parziale di sistemi scolastici di altri Paesi su base tradizionale italiana, modifiche di non troppo largo respiro come l\u2019andare avanti e indietro con il numero delle materie scritte e orali nell\u2019Esame di Stato di cui il cenno sopra, ma niente di sostanziale in ogni caso. Innanzitutto esse mostrano, come accennato, la tendenza al ripristino della Riforma Gentile ovviamente con qualche rimaneggiamento inteso come ammodernamento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ora, appunto, non si pu\u00f2 avanzare andando indietro, gli ossimori non sono praticabili tranne che come metafore dell\u2019impossibilit\u00e0, per cui, sul piano concreto, andando indietro si va indietro e non si va avanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vediamo ora e prima di ulteriori specificazioni, quali possono essere i principi basilari affinch\u00e9 il sistema scolastico italiano possa avanzare senza cadere nell\u2019ossimoro citato, nell\u2019impossibilit\u00e0 di realizzazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 che manca dunque in grande stile nel sistema scolastico italiano \u00e8 la formazione logica attuata attraverso l\u2019analisi del significato del linguaggio, delle figure dell\u2019argomentazione logica, quella che, comprensiva della semantica, sta alla base della comprensione umana di qualsiasi evento a qualsiasi ambito esso appartenga, in primo luogo quello scientifico, e che porta con s\u00e9 tra l\u2019altro l\u2019addestramento parallelo alla concentrazione, alla disciplina, al rigore, alla ricerca del riscontro con il reale \u2013 quando parlo di addestramento al ragionamento non parlo di analisi logica dal punto di vista grammaticale, ossia non solo di questo che \u00e8 il livello elementare dell\u2019addestramento logico sul piano linguistico, pi\u00f9 esattamente un prelivello. Cito a proposito della logica e della semantica cui mi riferisco le parole di Enzo Melandri del 1964 che ritengo in linea di massima ancora e pi\u00f9 che mai valide oggi nella cultura italiana in generale:<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cIn Italia i libri di logica sono tuttora una rarit\u00e0. Anche quando, come pare assodato, vigeva una certa tradizione di tali studi, certamente ancora pi\u00f9 tradizionale ancora era il disprezzo ricorrente nei loro confronti. Il <em>System of Logic<\/em> (1843) di John Stuart Mill \u00e8 stato una specie di \u2018deuteronomio\u2019 della metodologia post-comtiana. Bene: ne esiste una traduzione tedesca (1849) e una francese (1866), non per\u00f2 una italiana (\u2026) Ora, nella misura in cui le difficolt\u00e0 di comunicazione dipendono dall\u2019interpretare male i discorsi altrui e dall\u2019esprimersi peggio in rimando, lo studio della logica si presenta come un indispensabile strumento di manutenzione per mantenere in efficienza i nostri canali di ricezione e trasmissione (\u2026) La mancanza storica di una effettiva tradizione di studi logici si rispecchia nelle istituzioni scolastiche e nei metodi pedagogici. In Italia non \u00e8 previsto un insegnamento della logica nelle scuole medie superiori. Specializzati in merito (\u2026) La logica deve essere appresa cos\u00ec come si imparano, quando si imparano, le lingue straniere, la matematica o il gioco degli scacchi.\u201d (Melandri 1964: VII, VIII, XII-XIII, IX)<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Certo, \u00e8 passato quasi mezzo secolo da quando Enzo Melandri ha denunciato la mancanza della preparazione dei docenti all\u2019insegnamento della logica nella Scuola e quindi della preparazione dei discenti a livello logico, qualcosa si \u00e8 trasformato in varie direzioni, ad esempio i computer hanno fatto ingresso nella Scuola ed il trattato di John Stuart Mill \u00e8 stato tradotto anche in Italia nel 1968 (Ubaldini) e, si dice, pi\u00f9 fedelmente nella versione del 1988 (UTET), ma la logica non ha fatto il suo ingresso nella Scuola quale disciplina a s\u00e9 stante come sarebbe stato necessario secondo Melandri. E Melandri si riferiva non alla logica matematica, ma alla logica espressa a livello linguistico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec, le materie scolastiche in Italia sono presentate e studiate eminentemente per dare informazioni senz\u2019altro indispensabili per prendere atto dell\u2019esistenza di vari settori del sapere con cui i giovani devono venire in contatto prima di entrare nel mondo adulto del lavoro, della specializzazione professionale o per la continuazione degli studi, per poter scegliere ci\u00f2 che pi\u00f9 piace loro e pu\u00f2 rendere gradita la vita. In linea di massima tuttavia e con eccezioni che confermano la regola esse non sono presentate per privilegiare i processi della comprensione incentrati sui percorsi logici e sul riscontro, diretto o indiretto, di quanto ipotizzato per la comprensione di una o l\u2019altra realt\u00e0. Con questo non sto affatto dicendo che nella Scuola non ci si occupi dei processi cognitivi dei giovani, sto dicendo che non si privilegiano i processi della comprensione nel senso che essi cedono il passo all\u2019accumulo delle informazioni, magari, talvolta ed anche non proprio di rado, non capite sufficientemente. Soprattutto a scuola non si cura con la dovuta scientificit\u00e0 l\u2019analisi del significato del linguaggio che continua pi\u00f9 che mai ad essere preda del pi\u00f9 assurdo pragmatismo e di qualsiasi fallacia senza che nessuno faccia niente, ossia che continua ad essere luogo di pasticciamento per eccellenza, mentre non si pu\u00f2 dimenticare che le idee, per diventare propriamente tali, passano attraverso la formulazione in linguaggio. Occorre pertanto che l\u2019informazione non sia al primo posto, ma al secondo rispetto all\u2019apprendimento del corretto ragionare e che il ragionamento corretto, a livello linguistico come accennato, sia studiato come disciplina a s\u00e9 stante oltre che curato nelle altre discipline ovviamente. Certo, le direttive ministeriali parlano di sviluppo del pensiero logico, di studio del linguaggio e del suo significato e via dicendo, ma i metodi sono quelli adatti a realizzare, al massimo, una piccola analisi grammaticale, ossia morfologica e sintattica, eventualmente etimologica a stretto raggio che poco ha a che vedere con l\u2019esercizio logico finalizzato ad apprendere i canoni dell\u2019argomentazione corretta, a distinguere gli errori di ragionamento, ossia manca la consona descrizione e spiegazione dei percorsi logici e l\u2019addestramento a comprendere al di l\u00e0 di quanto la propria soggettivit\u00e0 propone, mancano la capacit\u00e0 e l\u2019abitudine a falsificare le proprie ipotesi di comprensione e quelle degli altri per vedere se reggano o non reggano, manca la propensione a ricercare il riscontro con il reale. Quando questa propensione manchi e manchino pure le necessarie competenze per poterla realizzare, allora ha pi\u00f9 spazio a disposizione la prepotenza del pi\u00f9 violento, del pi\u00f9 disonesto, del meno interessato al giusto e alla realt\u00e0 delle cose, del pi\u00f9 interessato a sopraffare e ingannare piuttosto che a capire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per altro oggi pi\u00f9 di ieri il piano delle informazioni offerto dalla Scuola \u00e8 presto superato dai risultati della ricerca scientifica e tecnica in ogni ambito che si susseguono particolarmente rapidi, per cui \u00e8 ovvio come la Scuola oggi meno che mai non possa essere adeguata alla realt\u00e0 quanto all\u2019elargizione di informazioni. Si \u00e8 sempre accusato e sempre si accusa la Scuola di essere arretrata rispetto alle richieste della realt\u00e0, ma tale colpevolizzazione si inserisce nell\u2019equivoco attorno a ci\u00f2 che deve consegnare la Scuola come obiettivo finale. Non \u00e8 solo l\u2019informazione che la Scuola deve consegnare ai discenti come obiettivo finale della formazione, perch\u00e9 a Scuola si va innanzitutto per essere formati, e la formazione riguarda altro rispetto all\u2019informazione, anche se senz\u2019altro per essere formati non si pu\u00f2 per cos\u00ec dire materialmente prescindere dall\u2019informazione e l\u2019informazione \u00e8 in aggiunta indispensabile componente della formazione. La formazione, va ribadito, riguarda lo sviluppo e la costruzione dell\u2019intelligenza da un lato e della capacit\u00e0 di valutazione morale dei comportamenti dall\u2019altro, valutazione attuata a sua volta attraverso il vaglio dell\u2019intelligenza, della logica, la cui costruzione risulta centrale a qualsiasi processo di istruzione. A scuola dunque si deve andare in primo luogo per imparare a ragionare correttamente non solo attraverso l\u2019apprendimento di base delle varie discipline, ma anche attraverso l\u2019introduzione di una nuova disciplina a s\u00e9 stante, come vedremo subito. Non si va dunque per imparare nozioni di per s\u00e9 che, come \u00e8 noto dalle conoscenze in fatto di funzionamento cerebrale, vengono dal cervello, per nostra fortuna, messe in obsolescenza non appena non siano pi\u00f9 adoperate con quotidiana frequenza. In altri termini: le nozioni che si imparano a scuola sono indispensabili perch\u00e9 il discente metta il naso fuori casa, esplori un po\u2019 l\u2019ambiente, inteso in senso lato, in cui vive. Sono indispensabili perch\u00e9 formano il canovaccio attraverso il quale si impara a ragionare, sono come i mattoni con cui si costruisce la casa, ma non sono la casa, la struttura della casa, il progetto della casa, non sono il metodo per costruire la casa, non sono neanche la materia con cui sono fatti i mattoni e via dicendo, sono solo pezzi delle realt\u00e0 utili alle diverse costruzioni. Per questi motivi l\u2019informazione dunque, pur indispensabile, non pu\u00f2 essere la finalit\u00e0 ultima della scuola. La conoscenza delle informazioni non pu\u00f2 essere contrabbandata come preparazione dei giovani a comprendere il mondo e per altro le informazioni sono il prodotto di comprensioni della realt\u00e0 attuate da altri, sono il prodotto relativamente finale di processi di comprensione i quali vanno incentivati attraverso la conoscenza e l\u2019uso delle regole logiche esplicitate al massimo perch\u00e9 possano essere apprese con vantaggio \u2013 magari, se si dovesse proprio scegliere, per assurdo, fra una eccellenza o l\u2019altra, meglio cento informazioni in meno e una capacit\u00e0 logica in pi\u00f9.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Certo, ogni insegnante italiano ha la sua preparazione in ambito logico e fa quanto pu\u00f2 e anche di pi\u00f9 per trasmettere la sua competenza ai giovani, ma in genere e comunque troppo spesso il suo duro lavoro in ambito logico viene disperso in un sistema scolastico che invece di potenziarlo lo diluisce nelle nozioni, un po\u2019 come il vino in troppa acqua, quasi che la logica facesse male presa com\u2019\u00e8, senza mescolanze con altre componenti. Cos\u00ec si lascia allo sforzo personale di singoli insegnanti ed allievi e al caso felice la possibilit\u00e0 di successo. In questo modo viene a mancare ai discenti una adeguata preparazione a comprendere, a distinguere un concetto valido da uno non valido con la conseguenza non lieve di credere di aver capito quando non si \u00e8 capito, insomma di una diffusa possibilit\u00e0 di confondere i piani e di inficiare i processi della comprensione senza neanche accorgersene. \u00c8 per altro diffusa la convinzione che, poich\u00e9 i ragazzi della Scuola Secondaria di Secondo Grado sanno ormai parlare correntemente e anche con buona scelta di termini, il linguaggio sia qualcosa di acquisito nelle basi utili a sapersela cavare in ogni ambito, utili a comprendere un testo, un discorso dell\u2019insegnante in qualsiasi area compresa la presenza di vocaboli tecnici di volta in volta facilmente apprendibili. Si dimentica che il linguaggio \u00e8 un magazzino di parole finalizzato a rappresentare significati e che i significati sono effetto di processi di comprensione dell\u2019esperienza, del mondo, dei mondi possibili, comprensione riuscita o meno, comprensione in progresso, comprensione su immancabili schemi logici. Si pu\u00f2 quindi capire come la messa in primo piano dell\u2019abilit\u00e0 della comprensione non possa prescindere da una adeguata conoscenza dei meccanismi sottostanti alla produzione linguistica, logica e semantica, conoscenza che non pu\u00f2 essere sottovalutata n\u00e9 tanto meno improvvisata da parte dei discenti e neanche dei docenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si rende necessario pertanto inserire un nuovo insegnamento, quello dell\u2019analisi del significato del linguaggio basata sulla conoscenza delle regole della logica distinte da quelle della retorica a livello sufficientemente profondo sia per i corsi di formazione e di aggiornamento dei docenti, sia per gli allievi. Cos\u00ec potr\u00e0 essere preparato un terreno atto a far comprendere pi\u00f9 facilmente ed esattamente quanto si presenta come problema da comprendere, da risolvere. Come accennato, non esiste ambito per gli umani che non passi attraverso il filtro linguistico, da qui l\u2019importanza essenziale dello studio del linguaggio come materia a s\u00e9 stante oltre che in varia misura in tutte le discipline.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 vero che a scuola non si pu\u00f2 spiegare tutto con la dovuta precisione e con il dovuto dettaglio \u2013 <em>vita brevis, ars longa<\/em> \u2013, ma \u00e8 anche certo che troppe informazioni vengono apprese senza essere capite, per cui c\u2019\u00e8 senz\u2019altro qualcosa e pi\u00f9 di qualcosa che non va ed \u00e8 a questo che occorre porre rimedio in una Riforma dell\u2019Istruzione del sistema scolastico italiano. Non \u00e8 togliendo la compresenza, senz\u2019altro negativa, di pi\u00f9 maestri alle elementari o rimettendo tutte le materie della quinta all\u2019Esame di Stato che si risolve qualcosa rispetto alla capacit\u00e0 di comprensione dei discenti. Occorre mettere una buona volta mano ai metodi di insegnamento, a nuovi testi scolastici consoni ai nuovi metodi, a nuovi corsi di formazione e aggiornamento dei docenti. Nessuna Riforma dell\u2019Istruzione pu\u00f2 essere attuata senza che vengano cambiati i metodi di insegnamento e senza che vengano preparati i nuovi testi finalizzati a dare capacit\u00e0 di comprensione e di associazione fra ambiti diversi e all\u2019interno di uno stesso ambito, inoltre individuazione dei problemi e possibili ipotesi di soluzione. La crisi in cui giace la Scuola italiana \u00e8 dovuta all\u2019insufficienza metodologica, alla credenza che i giovani debbano sapere tante nozioni nel senso di sapere raccontare di che cosa si tratti, anche senza averne una sufficiente comprensione, senza sapere attuare le necessarie associazioni tra ambiti diversi e collegati o collegabili, ossia alla credenza che il sapere sia un sapere di nozioni e non in primo luogo la capacit\u00e0 di comprendere che va costruita e sviluppata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ribadendo ancora: la Scuola, si dice, non preparerebbe al lavoro, le conoscenze da essa fornite sarebbero arretrate rispetto a quanto la realt\u00e0 richiede e certo tutto ci\u00f2 \u00e8 vero. Il fatto \u00e8 che la Scuola non deve dare le ultime novit\u00e0 in fatto di competenze varie, perch\u00e9 non sar\u00e0 mai possibile che essa le possa fornire quasi dovesse correre dietro alle conoscenze di ultimo grido, conoscenze che non solo sono infinite, ma che sarebbero e sono sempre superate da altre in tempi rapidissimi. Le nozioni sono gli strumenti nel cui ambito si fanno gli esercizi di comprensione, la Scuola deve quindi offrire le giuste palestre mentali con i giusti e aggiornati esercizi al cervello affinch\u00e9 sviluppi la capacit\u00e0 di ragionare. Una volta che il discente abbia imparato sufficientemente a ragionare nei vari ambiti disciplinari offerti dalla tavolozza scolastica, allora sar\u00e0 facile o pi\u00f9 facile per lui affrontare il nuovo che la realt\u00e0 tutta sempre offre rispetto all\u2019esercizio scolastico, sempre artificiale per quanto vicino sia al reale, rappresentato questo dal mondo del lavoro o dello studio avanzato, della ricerca. In caso contrario il giovane, che pure avr\u00e0 superato l\u2019Esame di Stato, sar\u00e0 spesso o talvolta pieno di belle nozioni che presto svaniranno come le nevi al primo sole e, non avendo molto in ambito di abilit\u00e0 di comprensione, dovr\u00e0 vivere la frustrazione derivata dal fatto di trovarsi troppo svantaggiato e discriminato rispetto ad altri che siano stati formati diversamente da lui e meglio di lui, dovr\u00e0 vivere la frustrazione di vedere che quanto ha imparato a scuola non gli serve nella misura da lui attesa, dovr\u00e0 vedere che lo Stato non ha provveduto a fornirgli le migliori basi per la migliore possibilit\u00e0 di sviluppo e lo ha lasciato invece a se stesso e, fattore della massima gravit\u00e0, dovr\u00e0 subire le gi\u00e0 accennate conseguenze nefaste del fatto che quanto crede sia giusto nei suoi ragionamenti \u00e8 errato alla falsificazione e verifica, fattore che non sar\u00e0 ascrivibile ad una sua minore intelligenza, ma alla totale insufficienza del sistema scolastico rispetto alla formazione della capacit\u00e0 di comprensione e di ragionamento, insufficienza ascrivibile solo all\u2019incuranza e alla leggerezza dei vari Governi o ad una loro implicita finalit\u00e0 di tenere il popolo in condizione di scarsa intelligenza, di scarso sviluppo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Onde ovviare a tale insufficienza, occorre, per cominciare e detto a grandissime linee, quanto segue:<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\">\n<li>ristrutturare l\u2019ordinamento scolastico adeguandolo al maggiore livello informativo posseduto dai giovani rispetto ad un tempo;<\/li>\n<li>rinnovare la metodologia didattica, inserire nuove discipline e ristrutturare discipline gi\u00e0 in uso;<\/li>\n<li>preparare i docenti con opportuni corsi di formazione per le nuove materie e di aggiornamento;<\/li>\n<li>produrre nuovi testi scolastici e anche dispense di Didattica Breve come fase propedeutica all\u2019uso di testi pi\u00f9 ampi e approfonditi e ad essi collegate.<\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vediamo qualche dettaglio relativo alle linee generali test\u00e9 citate per una Riforma dell\u2019Istruzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Vedi anche:<\/strong><\/p>\n<h3 style=\"padding-left: 30px;\"><a href=\"http:\/\/www.ritamascialino.com\/cms\/riforma\/\" target=\"_self\">Indice<\/a><\/h3>\n<h3 style=\"padding-left: 30px;\"><strong><a title=\"Prefazione Riforma dell'Istruzione di Rita Mascialino\" href=\"http:\/\/www.ritamascialino.com\/cms\/riforma\/prefazione\/\" target=\"_self\">Prefazione<\/a><\/strong><\/h3>\n<h3 style=\"padding-left: 30px;\"><a title=\"Il rimaneggiamento e la riforma nell\u2019Istruzione\" href=\"http:\/\/www.ritamascialino.com\/cms\/riforma\/capitolo-1-il-rimaneggiamento-e-la-riforma-nell%E2%80%99istruzione\/\" target=\"_self\">Il rimaneggiamento e la riforma nell\u2019Istruzione<\/a><\/h3>\n<h3 style=\"padding-left: 30px;\"><a title=\"Prospettive generali per una Riforma dell\u2019Istruzione\" href=\"http:\/\/www.ritamascialino.com\/cms\/riforma\/capitolo-3\" target=\"_self\">Prospettive generali per una Riforma dell\u2019Istruzione<\/a><\/h3>\n<h3 style=\"padding-left: 30px;\"><a title=\"Opere citate\" href=\"http:\/\/www.ritamascialino.com\/cms\/riforma\/opere-citate\/\" target=\"_self\">Opere citate<\/a><\/h3>\n<p style=\"text-align: justify; padding-left: 30px;\">\n<p style=\"padding-left: 30px;\"><strong><br \/>\n<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 almeno dal 1923, anno in cui entr\u00f2 in vigore la Riforma Gentile, che la Scuola italiana non cambia, se si prescinde da qualche rimaneggiamento di una medesima struttura, di medesimi metodi. 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