{"id":2204,"date":"2018-03-16T11:10:03","date_gmt":"2018-03-16T10:10:03","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ritamascialino.com\/cms\/?p=2204"},"modified":"2020-03-26T16:03:43","modified_gmt":"2020-03-26T15:03:43","slug":"lunigiana-dantesca-anno-xv-n-138-mar-2018-centro-lunigianese-di-studi-danteschi-bollettino-on-line-direttore-mirco-manuguerrav-otium-limportanza-del-significato-dellar","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ritamascialino.com\/cms\/2018\/03\/lunigiana-dantesca-anno-xv-n-138-mar-2018-centro-lunigianese-di-studi-danteschi-bollettino-on-line-direttore-mirco-manuguerrav-otium-limportanza-del-significato-dellar\/","title":{"rendered":"LUNIGIANA DANTESCA ANNO XV n. 138 \u2013 MAR 2018  CENTRO LUNIGIANESE DI STUDI DANTESCHI <br\/><span style=\"font-size:10px;\">Bollettino on-line, Direttore Mirco Manuguerra<\/span><br\/><br\/><span style=\"font-style:italic;font-size:11px\">V OTIUM &#8211; L\u2019IMPORTANZA DEL SIGNIFICATO DELL\u2019ARTE LETTERARIA NELLA CRITICA<br\/>Articolo di Rita Mascialino pubblicato sul Bollettino di Lunigiana Dantesca<\/span>"},"content":{"rendered":"<p>Da <strong>LUNIGIANA DANTESCA, ANNO XV n. 138 \u2013 MAR 2018<\/strong><br \/>\n<strong>CENTRO LUNIGIANESE DI STUDI DANTESCHI<\/strong> - Bollettino on-line.<br \/>\n<strong>Comitato di Redazione:<\/strong><br \/>\n<strong>Direttore:<\/strong> MIRCO MANUGUERRA;<br \/>\n<strong>Vice-Direttore:<\/strong> SERENA PAGANI;<br \/>\n<strong>Comitato Scientifico<\/strong> (membri ulteriori):<br \/>\nGIUSEPPE BENELLI;<br \/>\nEDDA GHILARDI VINCENTI. *<br \/>\nSILVIA MAGNAVACCA.<br \/>\n<strong>Referenti:<\/strong><br \/>\nFRANCESCO CORSI;<br \/>\nGIOVANNI GENTILI;<br \/>\nHAFEZ HAIDAR. *<br \/>\n\u00a9 2003-2018 CLSD<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.lunigianadantesca.it\/\">www.lunigianadantesca.it<\/a><br \/>\n<a href=\"mailto:lunigianadantesca@libero.it\">lunigianadantesca@libero.it<\/a><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.ritamascialino.com\/cms\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/dante.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-2148\" src=\"http:\/\/www.ritamascialino.com\/cms\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/dante.jpg\" alt=\"\" width=\"999\" height=\"666\" \/><\/a><\/p>\n<h3>V OTIUM - L\u2019IMPORTANZA DEL SIGNIFICATO DELL\u2019ARTE LETTERARIA NELLA CRITICA di Rita Mascialino<\/h3>\n<p>Il significato dell\u2019Arte, qui in particolare dell\u2019arte letteraria, viene riservato dichiaratamente, e secondo le varie estetiche, all\u2019ambito della soggettivit\u00e0 dell\u2019interprete, del fruitore, dell\u2019intuizione non falsificata e non verificata, come vuole la prospettiva relativa alla libera interpretazione dei testi delle opere.  Gli influssi di un Autore sull\u2019altro, l\u2019eventuale relazione delle opere con gli eventi biografici, il soggetto di superficie delle opere stesse o una derivazione dal contesto storico-culturale, sono tutte ottiche che vengono di norma ritenute funzionali a comprendere il significato dell\u2019Arte quasi fossero veri e propri strumenti di comprensione.<br \/>\nCome seguito alla breve premessa citiamo il riferimento al grande teorizzatore della soggettivit\u00e0 nell\u2019attribuzione di significato ai segni, in particolare ai segni linguistici, al linguaggio: il matematico e filosofo statunitense Charles Sanders Peirce (1836-1914), fon-datore della semiotica americana e del pragmatismo (o pragmaticismo, come lo nomin\u00f2 due volte lo stesso Peirce per specificarne meglio la qualit\u00e0). Nella presentazione della sua Teoria del Significato, come egli defin\u00ec la sua ricerca finalizzata esplicitamente a rendere chiare le idee \u2013 meta molto ambiziosa \u2013, egli prese in considerazione, per cos\u00ec dire, il cuore della semiosi nell\u2019espressione linguistica, ossia l\u2019argomento logico a vari gradi di certezza nella forma delle due premesse e della conclusione da esse derivata. Tra le varie cose Peirce scrive in proposito: <\/br><br \/>\n\u00ab[\u2026] Pragmatism is the principle that every theoretical judgment expressible in a sentence on the indicative mood is a confused form of thought whose only meaning, if it has any, lies in its tendency to enforce a corresponding practical maxim expressible as a conditional sentence having its apodosis in the imperative mood [\u2026]\u00bb<br \/>\n(Peirce in Hartshorne & Wei\u00df 1934\/1998: 5,19 V).  <\/br><br \/>\n\u00ab[\u2026] Il pragmatismo \u00e8 il prin-cipio secondo il quale ogni giudizio teoretico esprimibile in una frase nel modo indicativo \u00e8 una confusa forma di pensiero il cui unico significato, se ne ha uno, sta nella sua tendenza a far valere una corrispondente frase condizionale avente la sua apodosi nel modo imperativo [\u2026]\u201d<br \/>\n(Trad. ed evidenziazione dell\u2019Autrice).  <\/br><br \/>\nTralasciamo le ulteriori cosiddette precisazioni relative al pragmatismo, tutt\u2019altro che precise in verit\u00e0 e  la cui inconsistenza ho illustrato in altri studi, e soffermiamoci qui solo sul fatto che un teorico del Significato, ossia uno studioso che abbia composto una Teoria del Significato onde dare un mezzo per avere idee chiare in una scia di cartesiana memoria, metta in dubbio che gli argomenti logici abbiano un qualsiasi significato e, implicitamente, o magari alquanto esplicitamente, asserisca che quasi siano privi di significato e solo invitino, o inducano, all\u2019azione pratica. Occupandoci solo di quanto test\u00e9 citato, pu\u00f2 un qualcosa che non abbia significato, o quasi non ne abbia, condurre ad un\u2019azione pratica coerente con la frase stessa? A qua-le azione pratica potrebbe mai condurre qualcosa che significa in una confusa forma, o solo soggettivamente? Certo pu\u00f2 condurre solo a confusione ulteriore, dovuta all\u2019impostazione soggettiva e confusa di chi proferisce la comunicazione e all\u2019interpretazione soggettiva, e altrettanto confusa, di chi riceve tale comunicazione.<br \/>\nQuesto punto di vista, inconsistente, risulta centrale alla teorizzazione di Peirce sul Significato. A tale stato delle idee, che non si pu\u00f2 che connotare come confusionale e non logico, il filosofo aggiunge il concetto di \u201cinterpretante\u201d, che rafforza la soggettivit\u00e0 nella comprensione dei segni: l\u2019interpretante \u00e8 l\u2019effetto o la somma degli effetti che il segno produce nel soggetto,  effetto, che inevitabilmente varia secondo i soggetti che ricevono il segno, a meno che non vi siano strumenti di verifica e falsificazione essenzialmente logici, i quali, come si \u00e8 accennato pi\u00f9 sopra, sono in Peirce del tutto confusi anch\u2019essi, se non privi addirittura di particolare significato o insensati, essendo importante solo l\u2019azione cui essi inducono, la quale, a sua volta, pu\u00f2 essere pi\u00f9 o meno in-sensata derivando essa da asserzioni confuse.<br \/>\nVenendo pi\u00f9 direttamente all\u2019applicazione di tali principi alla Critica Letteraria, questa adotta da sempre, anche senza la teorizzazione di Peirce, la libera e soggettiva interpretazione del significato da dare ai testi, con l\u2019unica eccezione della grande rivoluzione di pensiero attuata dagli Umanisti italiani, i quali ricercarono la presenza di un significato oggettivo nei testi letterari, religiosi e filosofici, dottrina che si diffuse successivamente in Europa fino al suo spegnimento nel corso del-la Controriforma. Ora la libera interpretazione soggettiva del significato, attuata a livello di critica letteraria, priva i testi di senso, come dovrebbe essere autoevidente, ossia rende la loro presenza insensata: se ogni individuo pu\u00f2 interpretare il significato dei testi a proprio piacimento, secondo i propri interpretanti e le proprie idee, non obbligate a stare su di un piano oggettivo in quanto non considerato esistente, il testo letterario e artistico in generale \u00e8 necessariamente produzione insignificante. I testi letterari, al contrario, parlano s\u00ec di soggettivit\u00e0, e per eccellenza anche, ma della soggettivit\u00e0 di chi li ha composti, non di quella di chi li legge e tenta di capirli proiettando le proprie idee nel testo, ci\u00f2 che equivale a inventare le interpretazioni. In altri termini: la ricerca della soggettivit\u00e0 degli Autori di testi artistici viene ad essere l\u2019oggettivit\u00e0 del significato di detti testi. Proseguendo, se la soggettivit\u00e0 dell\u2019interprete \u00e8 collegata comunque e inevitabilmente al primo approccio con il testo letterario, non pu\u00f2 essere cos\u00ec negli studi critici che devono dare ragione, in primo luogo, proprio del significato oggettivo \u2013 vedi sopra \u2013 di cui \u00e8 portatore il testo letterario. Cos\u00ec la Critica Letteraria si riduce forse troppo spesso a proiezione soggettiva del Critico, che lascia intonso il significato oggettivo del testo, che \u00e8 \u2013 si ribadisce ancora \u2013 la soggettivit\u00e0 del testo relativa alla soggettivit\u00e0 dell\u2019autore letterario, la quale non ha niente a che fare con la soggettivit\u00e0 del critico, che \u00e8 altra persona dotata di altra soggettivit\u00e0, diversa da quella dell\u2019autore letterario proiettata nel suo testo. Con questo tipo di critica la maggioranza dei significati preziosi e straordinari intrinseci ai testi letterari e convogliati dalla fantasia artistica resta inattinta e inattingibile, come pure le teorie estetiche restano teorie nel senso popolare del termine, non scienti-fico: si pu\u00f2 forse teorizzare in ambito artistico senza capire convenientemente il significato dei testi artistici? Credo che ci\u00f2 sia impossibile, un po\u2019 come costruire un edificio senza fondamenta o con fondamenta deboli, non potr\u00e0 che crollare al primo soffio di vento, relativamente alla critica: alla prima falsificazione. <\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">Rita Mascialino<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da LUNIGIANA DANTESCA, ANNO XV n. 138 \u2013 MAR 2018 CENTRO LUNIGIANESE DI STUDI DANTESCHI &#8211; Bollettino on-line. 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