{"id":2298,"date":"2018-05-31T21:56:51","date_gmt":"2018-05-31T20:56:51","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ritamascialino.com\/cms\/?p=2298"},"modified":"2020-03-26T16:03:33","modified_gmt":"2020-03-26T15:03:33","slug":"lunigiana-dantesca-anno-xv-n-139-apr-2018-centro-lunigianese-di-studi-danteschi-bollettino-on-line-direttore-mirco-manuguerrav-otium-limportanza-del-significato-dellar","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ritamascialino.com\/cms\/2018\/05\/lunigiana-dantesca-anno-xv-n-139-apr-2018-centro-lunigianese-di-studi-danteschi-bollettino-on-line-direttore-mirco-manuguerrav-otium-limportanza-del-significato-dellar\/","title":{"rendered":"LUNIGIANA DANTESCA ANNO XV n. 139 \u2013 APR 2018  CENTRO LUNIGIANESE DI STUDI DANTESCHI <br\/><span style=\"font-size:10px;\">Bollettino on-line, Direttore Mirco Manuguerra<\/span><br\/><br\/><span style=\"font-style:italic;font-size:11px\">LA VIRT\u00d9 DEL DOVERE<br\/>Articolo di Rita Mascialino pubblicato sul Bollettino di Lunigiana Dantesca<\/span>"},"content":{"rendered":"<p>Da <strong>LUNIGIANA DANTESCA, ANNO XV n. 139 \u2013 APR 2018<\/strong><br \/>\n<strong>CENTRO LUNIGIANESE DI STUDI DANTESCHI<\/strong> - Bollettino on-line.<br \/>\n<strong>Comitato di Redazione:<\/strong><br \/>\n<strong>Direttore:<\/strong> MIRCO MANUGUERRA;<br \/>\n<strong>Vice-Direttore:<\/strong> SERENA PAGANI;<br \/>\n<strong>Comitato Scientifico<\/strong> (membri ulteriori):<br \/>\nGIUSEPPE BENELLI;<br \/>\nEDDA GHILARDI VINCENTI. *<br \/>\nSILVIA MAGNAVACCA.<br \/>\n<strong>Referenti:<\/strong><br \/>\nFRANCESCO CORSI;<br \/>\nGIOVANNI GENTILI;<br \/>\nHAFEZ HAIDAR. *<br \/>\n\u00a9 2003-2018 CLSD<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.lunigianadantesca.it\/\">www.lunigianadantesca.it<\/a><br \/>\n<a href=\"mailto:lunigianadantesca@libero.it\">lunigianadantesca@libero.it<\/a><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.ritamascialino.com\/cms\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/dante.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"aligncenter wp-image-2148 size-full\" src=\"http:\/\/www.ritamascialino.com\/cms\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/dante.jpg\" alt=\"\" width=\"999\" height=\"666\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>LA VIRT\u00d9 DEL DOVERE di Rita Mascialino<\/h3>\n<p>Il Dovere, un concetto che, se non obsoleto nell\u2019ambito dei valori in possesso della societ\u00e0 attuale, in particolare italiana, pare essere certo un po\u2019 sbiadito, e forse, pi\u00f9 o meno consapevolmente, respinto nei suoi dettami pi\u00f9 importanti, come fosse un guardiano che non serve pi\u00f9, vista l\u2019eliminazione quasi totale di porte e portoni a protezione del castello. E veramente, in principio di Terzo Millennio, sembra che il Dovere abbia lasciato il proprio campo libero in molte, troppe circostanze. Spesso non si percepisce quasi pi\u00f9, nel chiasso prodotto dal vociare delle Pretese travestite da Diritti democratici.<br \/>\nDi fatto, il <em>Diritto<\/em> si pu\u00f2 confondere, e non di rado in effetti viene confuso, con la <em>Pretesa<\/em>. \u00c8 proprio il suo aggiogamento con il senso del <em>Dovere<\/em> a fare la differenza.<br \/>\nPer altro, parlando di Diritti, dovrebbe essere un diritto, un grande diritto, da reclamare ugualmente ad alta voce, il poter albergare nella propria personalit\u00e0 lo strumento del dovere, necessario per produrre forza e capacit\u00e0 utili a realizzare le mete pi\u00f9 importanti, le pi\u00f9 belle e alte per s\u00e9, per la societ\u00e0, per l\u2019umanit\u00e0. Un diritto che tuttavia, a quanto consta, nessuno reclama e contro il quale, al contrario, molti spendono la loro parola. Non mi riferisco a un dovere inteso come mera e pedissequa obbedienza, n\u00e9 accettazione rassegnata di obblighi. Non mi riferisco neppure a un dovere che investa le piccole azioni quotidiane, le quali possono senz\u2019altro far parte legittimamente di uno spazio riservato ad una umana leggerezza esistenziale. Qui il richiamo al dovere si riferisce a quando lo esigono la stessa dignit\u00e0 personale, oppure irrinunciabili o alti compiti della vita. L\u00ec occorre potersene servire, ma per potersene servire occorre che il<em> senso del dovere<\/em> faccia gi\u00e0 parte del proprio strumentario mentale, non essendo esso qualcosa che si possa improvvisare, ma qualcosa cui si debba essere addestrati fin dalla pi\u00f9 tenera et\u00e0. Ma tant\u2019\u00e8: nella disputa non sempre agevole e leale tra diritti, pretese e doveri, pare alla fine che il dovere sia stato messo, per cos\u00ec dire, alle corde, con i rischi conseguenti per una societ\u00e0, come quella attuale, non sufficientemente sostenuta dal fedele servitore, n\u00e9 nelle classi di potere, n\u00e9 nel popolo (la democrazia non ha evitato uno o l\u2019altro nuovo Re Sole ed \u00e8 stata estesamente interpretata verso il basso, cio\u00e8 verso la distruzione di non pochi valori positivi).<br \/>\nSi va verso la rovina, perch\u00e9 il senso del dovere \u00e8 uno di quei valori che non possono tramontare se non assieme al tramonto stesso della civilt\u00e0. Senza il dovere al centro della propria identit\u00e0, la consorteria umana pu\u00f2 solo assumere le mille maschere indossate dalla decadenza.<br \/>\nCredo sia il caso di spezzare una lancia, per quanto piccola come la presente riflessione, a favore del ritorno del Dovere ad un posto di rilievo. Quanto meno una collocazione che dia al concetto il giusto \u201conore delle armi\u201d, come implica il termine <em>virt\u00f9<\/em>, associabile, seppure a distanza, alla latina <em>virtus <\/em>di tempi trascorsi ma non cancellati nella lunga e meravigliosa memoria della cultura. Proprio la memoria, in particolare, risulta essere una indispensabile base per il senso del dovere: potrebbe mai esistere un dovere senza memoria? Qualche teoria di ordine psicologico considera la dimenticanza, l\u2019oblio, come un\u2019arma efficace per allontanare la sofferenza, per consentire il libero sviluppo della personalit\u00e0, ci\u00f2 che si associa analogicamente all\u2019assunzione di sostanze pi\u00f9 o meno psicotrope adatte a sollevare dal peso delle responsabilit\u00e0. Al contrario, il <em>nosce te ipsum<\/em>, il conosci te stesso della cultura latina e di provenienza greca, cos\u00ec importante per un\u2019esistenza equilibrata e consapevole, non esiste senza la citata, profonda nonch\u00e9 pi\u00f9 vigile memoria del passato e, specificamente, anche dei fatti negativi. La memoria non coincide n\u00e9 con la produzione di eventuale rancore, che \u00e8 una delle possibili reazioni alla memoria delle cose, n\u00e9 con la produzione di sofferenza o incatenamento al passato; anzi la memoria ad oltranza \u00e8 uno dei mezzi indispensabili per diventare pi\u00f9 liberi, per dominare sempre pi\u00f9 gli ampi spazi della propria mente, per costruire un \u2018Io\u2019 ben strutturato, per poter dare un \u201cgiudizio giusto\u201d. Il DNA stesso \u00e8 un esempio principe dell\u2019importanza della memoria per la vita. La memoria \u00e8 la base di qualsiasi terapia valida in ambito psicologico, psichiatrico. Brevemente: una cosa \u00e8 ricordare, diverso \u00e8 reagire ai ricordi in un tessuto psicologico o l\u2019altro. In ogni caso e comunque la si metta, prendersela con la memoria e voler dimenticare \u00e8 la via maestra per non avere doveri, per non imparare dalla storia e per avere una identit\u00e0 conseguentemente scarsa, di superficie e pi\u00f9 o meno dubbia.<br \/>\nForse, o pi\u00f9 opportunamente, occorrerebbe dunque richiamare alle armi a pieno titolo il dovere, questo ingiustamente degradato guerriero prima che come novello pifferaio magico tradito e scacciato si vendichi trascinando tutti nel disastro, ci\u00f2 che a lungo andare una sua confermata messa in secondo o ultimo piano potrebbe concretamente realizzare. Certo, nell\u2019atmosfera di libert\u00e0 dai tanti divieti e obblighi oppressivi del passato, nel tipo di libert\u00e0 come si respira oggi nelle democrazie, \u00e8 meno facile contemplare i doveri come parte essenziale o principale del proprio esistere, ma sarebbe il caso di capire con urgenza che i diritti ottenuti senza accogliere i doveri corrispondenti non sono affatto tali, mancando delle loro fondamenta.<br \/>\nAppunto non \u00e8 facile, ma occorre in ogni caso che l\u2019organizzazione dell\u2019esistenza sia affidata ad una recuperata considerazione del dovere in ciascuno, dall\u2019uomo di potere al membro del popolo semplice: diritti s\u00ec, nel modo pi\u00f9 convinto e sempre pi\u00f9 numerosi, ma con il necessario aumento dei doveri corrispondenti, per evitare il pensiero distorto secondo cui i diritti spazzino via i doveri.<br \/>\nPer altro, la fuga dalla droga e dall\u2019alcolismo, dalla delinquenza \u2013 degenerazioni dell\u2019umanit\u00e0 che mi paiono in crescita \u2013 non pu\u00f2 avvenire senza un recuperato \u201csenso\u201d del dovere in ogni direzione positiva.<br \/>\nAnche la via dell\u2019Intelligenza \u00e8 compresa in questo discorso, perch\u00e9, di fatto, l\u2019intelligenza, prima ancora di essere un piacere, fa parte dei doveri di ciascuno: il produrla ed il curarla costituiscono un dovere morale, per il bene di s\u00e9, ed un dovere etico, per il bene della comunit\u00e0.<br \/>\nSarebbe bello (di una bellezza forte, profonda, non di superficie) se ogni individuo potesse identificare senza alcuna paura il nucleo connotativo della propria personalit\u00e0 nella capacit\u00e0 di affrontare il dovere per farselo amico e compagno nell\u2019avventura esistenziale, nel superamento delle difficolt\u00e0 per mantenersi sulla retta via e per raggiungere i propri obiettivi, nella forza morale e nella bont\u00e0. Il \u201cdovere in positivo\u201d, che \u00e8 l\u2019argomento vero di discussione, non \u00e8 amico della debolezza e del lassismo, n\u00e9 dell\u2019incapacit\u00e0, dell\u2019irresponsabilit\u00e0 o della prepotenza, n\u00e9 tantomeno della ricerca del piacere materiale a qualsiasi costo, anche a quello dell\u2019autodistruzione di s\u00e9 e del tessuto sociale e culturale.<br \/>\nPer inserire qui ancora un\u2019opinione, quella relativa all\u2019insegnamento del dovere e della relativa disciplina ai giovani, emerge tra gli altri il problema se abbia pi\u00f9 valore la disciplina o l\u2019affetto nella formazione dell\u2019uomo.<br \/>\nSarebbe auspicabile che entrambe le componenti confluissero a pieno ritmo nella formazione della personalit\u00e0, ma, dovendo per assurdo (sottolineo: per assurdo), scegliere tra affetti e rigore, forse la disciplina sembrerebbe avere qualche possibilit\u00e0 in pi\u00f9 di salvare l\u2019individuo dalla possibile degenerazione.<br \/>\nQui, a sua volta, si apre il tema di che cosa si debba intendere per disciplina come concetto positivo. Come dare questo strumento ai giovani senza che degeneri in pura e semplice coercizione della personalit\u00e0? Ma per questo occorre un intervento a s\u00e9.<br \/>\nPer concludere, \u00e8 la \u201ccultura\u201d del massimo risultato con il minimo sforzo che porta a conseguire traguardi prescindendo dal senso del dovere, dunque agendo alle spalle degli altri, parassitariamente, o attraverso l\u2019uso dell\u2019inganno, della prevaricazione, comunque all\u2019insegna dell\u2019invidia per il successo altrui. Un atteggiamento che va ovunque riconosciuto ed isolato.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">Rita Mascialino<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da LUNIGIANA DANTESCA, ANNO XV n. 139 \u2013 APR 2018 CENTRO LUNIGIANESE DI STUDI DANTESCHI &#8211; Bollettino on-line. Comitato di Redazione: Direttore: MIRCO MANUGUERRA; Vice-Direttore: SERENA PAGANI; Comitato Scientifico (membri ulteriori): GIUSEPPE BENELLI; EDDA GHILARDI VINCENTI. * SILVIA MAGNAVACCA. 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