{"id":2614,"date":"2019-02-06T15:36:17","date_gmt":"2019-02-06T14:36:17","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ritamascialino.com\/cms\/?p=2614"},"modified":"2024-01-10T05:01:43","modified_gmt":"2024-01-10T04:01:43","slug":"la-lista-di-schindler-di-steven-spielberg","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ritamascialino.com\/cms\/2019\/02\/la-lista-di-schindler-di-steven-spielberg\/","title":{"rendered":"\u201cLa Lista di Schindler di Steven Spielberg\u201d"},"content":{"rendered":"<p>LA SETTIMA ARTE, Rubrica di Critica Cinematografica a cura di Rita Mascialino in 'Lunigiana Dantesca' CLSD Centro Lunigianese di Studi Danteschi<\/p>\n<p><strong>LA LISTA DI SCHINDLER \u00a0di Steven Spielberg<\/strong><\/p>\n<p><strong>di \u00a0Rita Mascialino<\/strong><\/p>\n<p>Il film <strong><em>Schindler\u2019s List<\/em><\/strong> (1993), per la regia di Steven Spielberg, sceneggiatura di Steven Zaillian, uscito in Italia come <strong><em>La Lista di Schindler<\/em><\/strong> nel 1994, fa riferimento ad alcuni degli eventi principali presentati dallo scrittore australiano Thomas Michael Keneally, pluripremiato per le sue numerose opere documentarie, nel romanzo <em>Schindler\u2019s Ark<\/em> (1982), <em>L\u2019Arca di Schindler<\/em>, titolo che allude all\u2019arca di No\u00e8, tuttavia ad un\u2019arca speciale, non organizzata da un ebreo su incarico del dio giudaico, ma da un tedesco iscritto al Partito Nazista, da un nazista dal cuore umano.\u00a0 Il titolo del film inserisce il termine <em>lista<\/em> in luogo di <em>arca<\/em>, ci\u00f2 che toglie la metafora esplicita dell\u2019ebraismo, ma che comunque vi si collega sul piano implicito essendo l\u2019arca presente nel titolo del romanzo di riferimento a monte del film, titoli collegati entrambi anche dalla medesima struttura grammaticale. In tedesco \u2013 e in <em>Jiddisch<\/em> \u2013 esiste il medesimo termine <em>List<\/em>-<em>list<\/em> tuttavia con altro significato: <em>astuzia<\/em>, <em>trucco<\/em>. Tale concetto inerisce alla semantica del film: astuzia del protagonista per guadagnare denaro e successivamente astuzia per salvare dalla strage nazista gli operai ebrei. A proposito della cultura di lingua <em>Jiddisch<\/em>, nel doppiaggio tedesco la\u00a0 pronuncia degli ebrei, Itzhak Stern incluso, ha qui e l\u00e0 qualche tonalit\u00e0 <em>Jiddisch<\/em> in memoria della realt\u00e0 ebraica nell\u2019Europa centro-orientale all\u2019epoca, realt\u00e0 condivisa\u00a0 dalla stessa famiglia di Spielberg, di Steven ancora fanciullo.<\/p>\n<p>L\u2019argomento generale del film si individua sia nella rappresentazione dello sterminio relativo agli ebrei polacchi inviati ad Auschwitz e dapprima radunati nel campo di lavori forzati di P\u0142asz\u00f3w, un sobborgo di Cracovia, dal 1943 al 1944 sotto il comando dello storico ufficiale austriaco Capitano delle SS, <em>SS-Hauptsturmf\u00fchrer<\/em> Amon G\u00f6th \u2013 che nel libro e nel film \u00e8 qualificato con il grado inferiore di <em>Untersturmf\u00fchrer<\/em> o Sottufficiale \u2013, sia nella rappresentazione dell\u2019avventura esistenziale del fabbricante tedesco Oskar Schindler che impieg\u00f2 nella sua <em>D.E.F. Deutsche Emailwarenfabrik<\/em>, <em>Fabbrica tedesca di prodotti smaltati<\/em>, circa milleduecento ebrei.<\/p>\n<p>In questo studio non ci occuperemo in esclusivo dettaglio della rappresentazione della strage degli ebrei nota e confermata ovunque a livello di documentazione degli eventi e sulla cui verit\u00e0 storica come globalit\u00e0 e dettaglio nuove possibili informazioni in aggiunta a quelle gi\u00e0 acquisite nulla potrebbero ormai mutare sostanzialmente, n\u00e9 in meno, n\u00e9 in pi\u00f9. N\u00e9 ci occuperemo delle sviste di dettaglio nel film, ci\u00f2 di cui esistono appositi studi e che comunque non sono relative al significato del film, del suo messaggio di superficie e profondo\u00a0 che qui \u00e8 ci\u00f2 che ci interessa.<\/p>\n<p>Verr\u00e0 invece data in questo studio, specificamente e tra l\u2019altro, ragione della particolare presentazione del nazismo giudicata da una parte della critica come troppo edulcorata. Soprattutto verr\u00e0 data centralit\u00e0 ad un tema che all\u2019analisi appare rilevante sia per la semantica profonda del film, sia per la <em>Weltanschauung<\/em> generale espressa nell\u2019interpretazione di Spielberg relativamente all\u2019ambito delle due culture protagoniste fondamentali nel film per angolature pi\u00f9 o meno evidenti, sia per la diversit\u00e0 di visione della vita negli uomini e nelle donne, un Leitmotiv, questo, della filmografia di Spielberg.<\/p>\n<p>Cominciamo con un preliminare breve cenno di presentazione della simbologia inerente ai titoli di testa fluenti nel montaggio con il primo inizio del film.<\/p>\n<p>I titoli sono a colori, segno che si tratta della vita e della cultura degli ebrei, ebrei\u00a0 e cultura ancora viventi. Quando si esauriscono le due candele accese nella liturgia ebraica dello <em>shabbath<\/em> o \u05e9\u05d1\u05ea, una candela per il ricordo della fuga dall\u2019Egitto e l\u2019altra per il ricordo della creazione divina e del suo compimento, ossia quando di esse resta diretto verso l\u2019alto solo un sottile filo di fumo che, gi\u00e0 ormai in bianco e nero, si collega al possente fumo del convoglio ferroviario che trasporta i detenuti ad Auschwitz, si evidenzia direttamente il collegamento del fumo della fine delle candele al fumo del forno crematorio in funzione che attende i deportati ebrei perch\u00e9 diventino fumo essi stessi, il tutto in inquadrature che fluiscono una nell\u2019altra collegate dalla presenza del fumo quale effetto dell\u2019incenerimento e della fine della vita degli ebrei, il fumo esile della vita degli ebrei destinati a morire in quello violentemente vigoroso del trasporto finalizzato ad Auschwitz e al suo forno.\u00a0 La stessa seconda parte del film inizia con un cielo oscurato dal fumo greve di cenere dovuta al forno, sempre in funzione incessante \u2013 Schindler prende in mano la neve scura di cenere che sa essere composta anche della cenere dei corpi degli ebrei bruciati nei forni. Titoli di testa dunque che nel fumo grigio trovano il loro senso e collegamento con l\u2019argomento centrale del film, come la vita degli ebrei finisse in fumo, come tutto ci\u00f2 che li concernesse terminasse in fumo. Titoli a colori che si collegano con le scene finali del film, anch\u2019esse a colori: vita degli ebrei a colori prima dello sterminio, interrotta dal fumo che associa la fine delle candele riguardanti la storia degli stessi all\u2019incenerimento nei forni, successiva ripresa della vita degli ebrei nella storia dell\u2019umanit\u00e0, sopravvivenza quindi della cultura ebraica non annientata del tutto.<\/p>\n<p>Segue ora un cenno sul nome Auschwitz, speciale personaggio protagonista del film. Tale nome, dopo alterne vicende e dopo secoli di spartizioni della Polonia e cambi dal nome polacco di O\u015bwi\u0119cim a quello tedesco di Auschwitz e viceversa e dopo che con la caduta della\u00a0 monarchia austroungarica nel 1918 fu sostituito nuovamente con il nome polacco, fu rimesso in auge dai nazisti nel 1939. Forse o senz\u2019altro la zona fu considerata la pi\u00f9 adatta allo scopo vista la vicinanza della rete ferroviaria e la gi\u00e0 presente installazione di caserme. Tuttavia, a parte i riferimenti pratici, certamente interessante \u00e8 il dato di fatto secondo il quale il nome tedesco risult\u00f2 particolarmente adatto all\u2019impostazione psicologica generale dei nazisti relativamente allo sterminio dei popoli nei forni crematori, specificamente degli ebrei, la cui cancellazione dalla storia europea era la meta principale della Germania nazista. Ad un orecchio formato nella lingua madre tedesca non poteva essere sfuggito il significato possibile del termine, molto evidente, molto chiaramente espresso. Sono state formulate ipotesi in merito che sottolineano come tale semantica non sarebbe stata neutrale riferitamente alla scelta del luogo da parte dei nazisti. Accanto alle interpretazioni gi\u00e0 esistenti del significato del termine che fu gradito ai nazisti, viene qui proposta ed esposta una ulteriore nuova interpretazione che segue la regolare suddivisione <em>Au-Schwitz<\/em> \u2013 il significato dell\u2019originale nome polacco non ha nulla a che fare con la semantica sottostante al nome tedesco. In questa interpretazione <em>Au<\/em>- conserva il significato che gli compete nella lingua tedesca: bassopiano, regione pianeggiante, un termine che compare in molti cognomi e toponimi tedeschi in genere come parte finale degli stessi, ad esempio Birkenau o luogo di betulle e molti altri; inoltre <em>au<\/em>, scritto minuscolo, esprime la classica interiezione tedesca per il dolore corrispondente all\u2019italiano <em>ahi<\/em>, ma anche utilizzabile per esprimere la gioia stessa: nella fattispecie dolore per gli ebrei, gioia per i nazisti. Quanto a <em>Schwitz<\/em>, esso deriva dal verbo\u00a0 <em>schwitzen <\/em>che significa non solo sudare, ma anche soffriggere, rosolare, per cui il termine indicherebbe molto sarcasticamente e tremendamente, in base alla presente ipotesi semantica, non solo luogo di sudore conseguente ai lavori forzati, bens\u00ec anche e soprattutto luogo di rosolamento. I nazisti dunque, dopo avere sfruttato il sudore, ossia il lavoro degli ebrei, avrebbero rosolato, soffritto, cucinato gli stessi nel forno, nei forni del complesso facente capo ad Auschwitz, emblema generale della progettata <em>Endl\u00f6sung der Judenfrage<\/em> o soluzione finale della questione ebraica in Europa, divertendosi essi per la sofferenza dei malcapitati in una sorta di ironia nera e spietata tra il retorico e il tattico.<\/p>\n<p>Dopo il cenno semantico ritenuto consono ad introdurre la vicenda come dagli speciali titoli di testa del film e dall\u2019identit\u00e0 semantica del pi\u00f9 sinistro protagonista del nazismo, nonch\u00e9 prima di occuparci del tema profondo del film che va oltre la rappresentazione dell\u2019olocausto, diamo spazio di seguito ad alcune scelte di Spielberg molto interessanti tra le altre: il gi\u00e0 citato bianco e nero della rappresentazione e il colore per alcune scene; il reclutamento degli attori; la raffigurazione generale del nazismo tedesco, scelte considerate\u00a0 rilevanti per la semantica filmica espressa dal regista.<em>\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0<\/em><\/p>\n<p>Spielberg ha dato la sua interpretazione sulla scelta del bianco e nero nel film invece che del colore, nel senso che i colori simboleggerebbero la vita, mentre il bianco e nero, il grigio, la mancanza di vita, la morte stessa. Nel contesto del film ci\u00f2 si dimostra vero: di fatto, a comprova di questa opinione di Spielberg, alla fine della vicenda compaiono le nuove generazioni degli ebrei sopravvissuti ad Auschwitz e improvvisamente rappresentati a colori, segno della ripresa e prosecuzione della vita dopo i forni crematori eretti dai nazisti. Aggiungendo qualche dettaglio in proposito, gli eventi si sono svolti in tempi ormai lontani, dove dominavano le pellicole in bianco e nero e la riproposizione di queste cromie oggi, dove al contrario domina il colore, porta pi\u00f9 vicino il passato del cinema dando anche il tocco proprio dei documentari originali dell\u2019epoca. In altri termini: le immagini reali degli eventi relativi al periodo storico sono pervenute in bianco e nero, quindi l\u2019uso del medesimo colore si collega all\u2019intento documentario del film e lo rafforza. Approfondendo in ambito non storico-documentaristico, ma pi\u00f9 propriamente artistico, l\u2019utilizzo\u00a0 del bianco e nero, distante dalla realt\u00e0 della vita che \u00e8 a colori, implica nello speciale contesto filmico come le persone di cui viene rappresentata la vicenda storica siano in realt\u00e0 nella quasi piena totalit\u00e0 ormai ombre che l\u2019immaginazione fa rivivere, ombre di chi non ha pi\u00f9 i colori della vita.<\/p>\n<p>Una parte della critica ha ritenuto la presenza dei colori che compaiono alla fine di un\u2019opera sull\u2019olocausto qualcosa di non consono dopo una tale tragedia, fraintendendo il fatto che la ricomparsa dei colori non riguarda l\u2019olocausto e non cancella affatto gli orrori relativi alla strage degli ebrei \u2013 descritti \u00a0per altro in bianco e nero tranne che all\u2019inizio relativamente ai riti ebraici, riferiti alla storia degli ebrei come pi\u00f9 sopra chiarito. Il colore che appare nel finale del film, dopo l\u2019olocausto, dunque attesta di per s\u00e9 molto esplicitamente la sconfitta dei nazisti, della loro volont\u00e0 di sterminio degli ebrei: la vita degli ebrei riprende e continua malgrado l\u2019opera della loro cancellazione programmata e in buona parte attuata, ossia, i colori nella scena finale del film risultano del tutto funzionali a simboleggiare la vittoria del popolo ebraico e della vita in s\u00e9 su un genocidio organizzato pur tanto efficientemente. Una nota sull\u2019impostazione generale verso la vita nella cultura ebraica: il brindisi nei festeggiamenti, l\u2019italiano \u2018alla salute\u2019, \u2018cin cin\u2019 e altro, corrisponde nella lingua ebraica all\u2019esclamazione \u05dc\u05d7\u05d9\u05d9\u05dd, <em>alla vita<\/em>, concetto\u00a0 che si riflette nel detto citato dal personaggio di Chaja Dresner, in tedesco: <em>eine gelebte Stunde ist immer Leben<\/em>, <em>un\u2019ora vissuta \u00e8 sempre vita<\/em>, a significare la vitalit\u00e0 ad oltranza in tale popolo che su questo principio vitale, che d\u00e0 valore massimo anche ad una sola ora di vita in pi\u00f9, \u00e8 riuscito a sopravvivere alle persecuzioni subite ovunque nel mondo, soprattutto nella Germania nazista, ma appunto non solo. Alla contestazione di parte della critica relativa all\u2019inserimento del colore che non \u00e8 stato compreso nella sua forte simbologia contrastiva con il bianco e nero, \u00e8 utile sottolineare in aggiunta il fatto che il colore, oltre ad un suo proprio significato intrinseco, assume il suo senso pi\u00f9 compiuto e preciso sempre secondo il contesto come per altro abbiamo test\u00e9 evidenziato, un senso che pu\u00f2 essere anche opposto a quanto esso possa simboleggiare di per s\u00e9. Per chiarire ancora la complessit\u00e0 dell\u2019interpretazione del significato dei colori, \u00e8 stato scelto qui il parallelo sulla presenza dell\u2019azzurro in una impietosa immagine della famosissima ballata <em>Todesfuge<\/em>, <em>Fuga sulla morte<\/em>, del grande poeta rumeno di nascita, ma tedesco di lingua madre e cultura Paul Celan riferita ad una giornata tipo in un Lager nazista, simbolo di tutti gli altri Lager:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201c(\u2026) der Tod ist ein Meister aus Deutschland sein Auge ist blau (\u2026)\u201d<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201c(\u2026) la morte \u00e8 un Maestro che viene dalla\u00a0 Germania il suo occhio \u00e8 azzurro (\u2026)\u201d (Trad. di RM)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>poesia dove la presenza del colore della pi\u00f9 bella spiritualit\u00e0 non \u00e8 segno di vita ma di morte, l\u2019occhio colorato di azzurro \u00e8 l\u2019occhio della morte, ci\u00f2 che \u00a0di primo acchito testimonia il fatto che la morte, nella poesia di Celan, sia impersonata da un tedesco dagli occhi azzurri. Tuttavia la scelta della preposizione \u00a0<em>aus<\/em> nel sintagma <em>aus Deutschland<\/em> indica anche e soprattutto come la morte venga dalla Germania non come semplice provenienza dovuta ad una o l\u2019altra contingenza, ma come origine, per cos\u00ec dire come nativa del luogo o residente in esso, appunto originaria della Germania, un giudizio che in Celan pare coinvolgere non solo i nazisti tedeschi, ma tutti i tedeschi, il popolo tedesco intero. Ancora un dettaglio sul colore in questa poesia: l\u2019azzurro \u00e8 segno in generale di spiritualit\u00e0 come il cielo, posto per convenzione e\u00a0 antica credenza in alto, evoca se sereno, cos\u00ec il nazista tedesco per Celan, in una punta insuperabile di ironia nera, porta s\u00ec spiritualit\u00e0 \u2013 l\u2019azzurro celeste la reca comunque con s\u00e9 \u2013, ma una spiritualit\u00e0 ossimorica della fine della vita, della morte, come simboleggiato dallo svanire dei corpi inceneriti nel nulla dell\u2019aria, nel cielo, grigio, scuro o azzurro che sia.<\/p>\n<p>Ora, come annunciato, un\u2019osservazione sulla scelta degli attori, piuttosto rilevante entro la semantica profonda del film \u2013 la scelta dell\u2019attore irlandese Liam Neeson per il personaggio di Oskar Schindler pu\u00f2 considerarsi buona in ogni caso. Prima di giungere a lui, furono comunque contattati lo svedese Stellan Skarsg\u00e5rd, anche Harrison Ford che fortunatamente rifiut\u00f2 e lo svizzero tedesco Bruno Ganz che rifiut\u00f2 pure \u2013 accett\u00f2 successivamente di interpretare Adolf Hitler nel film <em>Der Untergang <\/em>(2005) del regista tedesco Oliver Hirschbiegel, <em>La caduta<\/em> o pi\u00f9 appropriatamente<em> Il tramonto<\/em>, opera relativa agli ultimi giorni di Hitler. Altri attori americani si offrirono per il ruolo, ma non vennero accettati. Tim Roth, inglese di Londra dal nome tedesco contattato per Amon G\u00f6th, rifiut\u00f2.<\/p>\n<p>A parte la scelta di Neeson per Schindler, si potrebbe forse ritenere pi\u00f9 opportuno che Spielberg per un personaggio come quello di Amon G\u00f6th avesse cercato e ingaggiato un attore di lingua madre tedesca, non inglese o altra. Le lingue madri normalmente in uso nelle persone configurano non solo in linea di massima la personalit\u00e0 dei parlanti, ma anche per qualche atteggiamento importante la spazialit\u00e0 fisica inconscia dei parlanti, soprattutto a livello di ritmi,\u00a0 ci\u00f2 che non si recepisce consapevolmente, ma che fa comunque un suo cenno di effetto nella performance appunto a livello inconscio. Trattandosi di una SS tedesca sarebbe stato, molto ovviamente, pi\u00f9 consono un bravo attore tedesco, parlante il tedesco come lingua madre. Non si tratta qui di una critica negativa dell\u2019interpretazione di Ralph Fiennes, in generale bravo attore di lingua inglese che si \u00e8 fatto apprezzare nel cinema soprattutto per un suo personale fascino, si tratta di una scelta di Spielberg che appare di primo acchito un po\u2019 particolare, questo addirittura anche per la voce stessa, una \u201ceccellente voce da baritono\u201d nell\u2019Amon G\u00f6th storico (Keneally 1986: 174) e pi\u00f9 similtenorile nell\u2019attore come pure, ad esempio e ancora meno baritonale, nel doppiatore italiano. Anche il doppiaggio tedesco non rid\u00e0 la voce secondo la connotazione che ne offre Keneally nel suo romanzo documentario. Piuttosto rilevante per la comprensione di quanto sta nel film: Spielberg era, come lo \u00e8 tuttora, particolarmente consapevole dell\u2019importanza delle lingue, quindi anche delle voci, per caratterizzare la personalit\u00e0. La presenza \u2013 si conceda la drastica schematizzazione \u2013 di un tenore inglese in luogo di un baritono tedesco per un ruolo cos\u00ec determinante per la fisionomia psichica del macellaio di P\u0142asz\u00f3w, <em>der Schl\u00e4chter von P\u0142asz\u00f3w<\/em>, come fu soprannominato G\u00f6th, pu\u00f2 essere valutata di primo acchito appunto come un\u2019idea non felicissima, sarebbe come fare interpretare il Mahatma Ghandi da un attore svedese o come aver fatto interpretare il siciliano Principe di Salina da Burt Lancaster, troppo visibilmente americano dalla testa ai piedi, dentro e fuori per cos\u00ec dire. A questo punto c\u2019\u00e8 da chiedersi come mai Spielberg, cos\u00ec attento ai dettagli nelle sue regie, non abbia preso in considerazione un tedesco, ma abbia scelto un inglese come Fiennes, ripeto: bravo attore comunque, per il ruolo di una SS che uccise personalmente pi\u00f9 di cinquecento ebrei e ne fece sterminare circa diecimila. Certo un motivo a monte della scelta di Spielberg non pu\u00f2 non esserci stato, conscio o inconscio, appunto pi\u00f9 profondo e tanto pi\u00f9 presente in un tale importante film che attraverso l\u2019olocausto si \u00e8 occupato di due differenti e anche opposte culture a confronto. E ancora pi\u00f9 certamente il motivo non fu che gli attori contattati in precedenza per G\u00f6th non avessero accettato\u00a0 visto che non fu interpellato, a quanto pare, nessun attore tedesco. E nemmeno fu che la scelta di soli attori di lingua inglese sia stato frutto di casualit\u00e0 nell\u2019assegnazione dei ruoli \u2013 e per altro in una trascuratezza sarebbe comunque piuttosto sospetta la convergenza di soli attori di lingua inglese per la figura di Amon G\u00f6th tra i numerosi di lingua tedesca a disposizione, senz\u2019altro pi\u00f9 adatti di Fiennes che, tra l\u2019altro, quando in un primissimo piano dice a Itzhak Stern di guardarlo in faccia per fargli vedere la propria assenza di scrupoli e crudelt\u00e0, rasenta il risibile non essendo proprio tagliato per una SS di lingua madre tedesca.\u00a0 Per insistere, nessuno dunque degli interpellati per il ruolo di Amon G\u00f6th era di lingua tedesca, mentre le SS sono in generale interpretate nel film da attori tedeschi. All\u2019interno della citata considerazione dell\u2019importanza delle lingue, la motivazione della scelta dell\u2019attore per il ruolo di Amon G\u00f6th si individua sotto la superficie, a livello un po\u2019 pi\u00f9 profondo. Essa si evidenzia proprio come collegata alla lingua degli attori interpellati e diviene evidenza del fatto che il nazismo e l\u2019antisemitismo non siano stati presentati da Spielberg come fenomeno relativo solo al popolo tedesco \u2013 come al contrario nella poesia di Celan che fa della morte un sinistro individuo dagli occhi azzurri addirittura originario tout court della Germania ed emblema psicologico non solo del nazismo ma dello stesso popolo tedesco \u2013, ma come l\u2019antisemitismo e di conseguenza ulteriori forme di nazismo inteso come categoria dello spirito siano stati ritenuti, almeno in questo frangente, eventi possibili in qualsiasi cultura umana, anche e soprattutto in quella di lingua inglese. Ad onore della scelta fra attori di lingua inglese per il personaggio di Amon G\u00f6th c\u2019\u00e8 da dire, andando dalla realt\u00e0 del film\u00a0 alla biografia di Spielberg, che questi sub\u00ec da piccolo l\u2019accanito antisemitismo dei suoi coetanei, ci\u00f2 non in Germania, bens\u00ec negli Stati Uniti, dove la lingua ufficiale era ed \u00e8 l\u2019inglese e dove fu insultato, minacciato e isolato, scacciato dagli altri ragazzetti sperimentando cos\u00ec la pi\u00f9 intensa paura dei loro attacchi sul piano fisico. Questo trova nel film anche un paio di agganci molto diretti e significativi. Un ragazzetto scaglia del fango raccolto a terra contro una donna ebrea che sta lasciando la sua casa requisita dalle SS e una ragazzetta a lui vicina caccia via gli ebrei urlando incessantemente. Inoltre un fanciullo, in casa con i genitori e il fratello minore mentre sente\u00a0 sopraggiungere una squadra di SS che corrono urlando e quasi ululando alla ricerca di ebrei da uccidere, trema in preda al panico, ci\u00f2 che viene evidenziato in una inquadratura\u00a0 di primo piano e a lunga durata, quindi un ragazzino che ha il terrore degli antisemiti.<\/p>\n<p>A livello di superficie inoltre potrebbe sorprendere che molti nazisti, come accennato specificamente nella cena che d\u00e0 inizio alla vicenda al suono del magnifico tango argentino di Carlos Gardel <em>Por una cabeza<\/em>, vengano rappresentati in linea generale e di massima come quasi simpatici e come persone normalmente prive di particolare temibilit\u00e0, capaci di divertirsi semplicemente sebbene un po\u2019 rozzamente \u2013 vediamo per altro in tutto il film come i nazisti ridano a crepapelle per motivi a causa dei quali nessuno riderebbe e neanche Schindler ride se non per finta, per motivi di convenienza. Ad esempio Rolf Czurda, tenente delle SS e all\u2019epoca capo dell\u2019SD o <em>Sicherheitsdienst<\/em>, Servizio di Sicurezza o di polizia a Cracovia, interpretato da uno splendido Friedrich von Thun, \u00e8 di una simpatia addirittura irresistibile. A livello semantico pi\u00f9 profondo al contrario non vi \u00e8 pi\u00f9 nessuna sorpresa per la simpatia che connota in certa misura personaggi in realt\u00e0 cos\u00ec sinistri, bens\u00ec il messaggio del film si fa ancora pi\u00f9 coerente nel senso pi\u00f9 sopra accennato: anche se gli assassini possono essere simpatici per qualche verso, restano pur sempre assassini, non basta la simpatia o il fascino personale o altro a cancellare il male, facendo una breve digressione: non \u00e8 che Reinhard Heydrich, il fondatore dell\u2019SD, del citato\u00a0 <em>Sicherheitsdienst<\/em>, del servizio segreto delle SS e del Partito in appoggio alla Gestapo, per il fatto che fosse, a quanto si dice, un abile violinista e senz\u2019altro sensibilissimo alla buona musica fino alla commozione, non fosse per questo anche un assassino dei pi\u00f9 feroci, ci\u00f2 che non solo non cambia per l\u2019abilit\u00e0 musicale, ma neppure cancella l\u2019abilit\u00e0 e la sensibilit\u00e0 musicale, connotazioni entrambe della personalit\u00e0 che possono coesistere. In ogni caso, successivamente, proprio Czurda-von Thun, in un molto interessante cenno di cambio nell\u2019espressione \u2013 tutt\u2019altro che risibile, bens\u00ec del tutto adatto allo spirito della circostanza \u2013 quando si rivolge a Schindler nella penombra del suo ufficio a proposito dell\u2019impiego di un operaio ebreo con un braccio solo nella sua fabbrica, mostra un volto meno simpatico, manifestando di aver capito molto bene in realt\u00e0 le mete umanitarie di Schindler che per interesse in costosi regali, cibi e bottiglie pregiate nasconde di consueto. Nell\u2019inquadratura\u00a0 Czurda-von Thun rende visibile la propria potenziale pericolosit\u00e0, cos\u00ec che Schindler perde, nella ottima interpretazione di Liam Neeson, per un brevissimo microattimo, la sua ostentata e audace disinvoltura che tenta di riprendere subito dopo, mantenendo comunque la paura in qualche angolo degli occhi. Una nota sulle inquadrature e sull\u2019ambientazione di tale scena che coinvolge Czurda e Schindler. Czurda \u00e8 seduto alla scrivania a sinistra dell\u2019immagine che comprende i due personaggi, quasi nascosto nella penombra, semi scomparso, ci\u00f2 che preannuncia un suo possibile vicino tramonto, ma che evidenzia anche il fatto che la sua vera natura sia tenuta nascosta \u2013 quando mostra la sua vera personalit\u00e0 occupa tutto lo schermo ed \u00e8 un po\u2019 pi\u00f9 visibile. Schindler \u00e8 spesso ripreso in piedi, dal retro e di profilo, nonch\u00e9\u00a0 dal basso con netti contorni in controluce verso la finestra, alto, prospetticamente quasi gigantesco rispetto a Czurda. La sua figura, specialmente\u00a0 quando \u00e8 eretto, forma il lato maggiore in un triangolo invisibile, di cui Czurda forma il vertice dei due lati che convergono verso o contro di s\u00e9, divenendo un punto quasi evanescente nella gamma dei chiaroscuri sul grigio, una spazialit\u00e0 che mostra Czurda con le spalle al muro, per cos\u00ec dire sotto il tiro di Schindler e comunque sotto lo svolgersi ormai inevitabile degli eventi pi\u00f9 grandi di lui, ma, nel contempo, ancora lo mostra mentre tiene le fila del male in suo potere, nascostamente. La grande figura di Schindler rispetto a quella minuscola di Czurda potrebbe riferirsi alla grandezza morale di Schindler, il tedesco buono, e alla piccolezza del nazista, del cattivo, ma non si pu\u00f2 trascurare il fatto che Schindler sia rappresentato quale ombra scurissima, senza chiaroscuri, ancora pi\u00f9 ombra del cattivo che mantiene sempre i tratti del volto per quanto pi\u00f9 o meno grigi, ossia la grandezza della figura non evita che siano del tutto cancellati i tratti identitari e che la sagoma di Schindler sia totalmente equiparata a un\u2019ombra anonima: il bene pu\u00f2 essere anonimo \u2013 per come appare dalle inquadrature in questa scena \u2013, la memoria dell\u2019identit\u00e0 dei cattivi, sempre per come appare nelle inquadrature in questione, resta per sempre e anche, pare, deve restare a loro vergogna imperitura e affinch\u00e9 la storia sia maestra di vita, per non sbagliare pi\u00f9. Al proposito anche la SS cui Schindler offre in seguito dei diamanti in cambio del riscatto dei suoi operai ebrei \u00e8 parzialmente in ombra, come si nascondesse in una tana salvo a farsi vedere con chiarezza in qualche frangente, in altri termini: i rappresentanti della polizia segreta celano la loro doppia pericolosit\u00e0, ma fanno comunque vedere il loro vero ruolo temibile all\u2019occasione. Per altro\u00a0 in un paio di brevissime scene compaiono dei nazisti che sembrano voler aiutare Schindler nella sua impresa e che affermano di non poter rischiare oltre, ci\u00f2 con cui Spielberg elimina, per altro molto molto sbrigativamente, il problema di una eventuale non condivisione del nazismo da parte di qualche nazista stesso.<\/p>\n<p>Ancora permanendo nello stesso argomento di una certa, per quanto parziale, umanizzazione dei nazisti presente non ovunque, ma identificabile in qualche angolazione filmica, Amon G\u00f6th riceve qui e l\u00e0 tratti piuttosto o un po\u2019 umani: ascrive la colpa del disastro contro gli ebrei alle circostanze, alla guerra, al nazismo, dimenticando \u2013 e magari facendo dimenticare al pubblico \u2013 le centinaia di ebrei assassinati da lui stesso in persona a P<em><strong>\u0142<\/strong><\/em>asz\u00f3w per il puro piacere di uccidere. Verso la fine del film dichiara di dubitare che sia rimasta in lui una traccia d\u2019uomo, ci\u00f2 che vorrebbe dare \u2013 o d\u00e0 \u2013 l\u2019impressione di come fosse consapevole della propria negativit\u00e0. Inoltre proprio una persona come lui fa della filosofia, dice addirittura a Helene come la verit\u00e0 sia sempre la cosa giusta e questo non in tono ironico, ma apparentemente veritiero, come se fosse veramente un suo pensiero, in aggiunta, in occasione dell\u2019arresto di Schindler, lo difende di fronte a\u00a0 Rudolf H\u00f6ss, l\u2019ideatore e primo comandante di Auschwitz. Spielberg non evita di presentare Amon G\u00f6th anche come capace di farsi almeno tentare dai sentimenti quando lo presenta mentre starebbe per baciare Helene Hirsch nello scantinato dove essa vive come sua cameriera. In questa circostanza G\u00f6th-Fiennes manifesta eleganza di atteggiamento e fascino, tentazione erotico-affettiva che rimane tale senza condurre a nessuna azione conseguente, ed anzi precede il maltrattamento violentissimo attuato contro Helene. Tuttavia nella scena che anticipa e prepara la scarica violenta si assiste ad una specie di\u00a0 umanizzazione di G\u00f6th che mostra tra l\u2019altro di sapere di essere una persona disumana, come richiesto dall\u2019etica nazista di cui c\u2019\u00e8 il germe nell\u2019etica germanica, guerriera, impostata all\u2019assenza di piet\u00e0, di compassione. Una specie di cenno\u00a0 a questa ombra di umanizzazione del malvagio si trova anche nella documentazione di Keneally: lo storico G\u00f6th disse di voler invecchiare con Helene a Vienna alla fine della guerra, mostrando con ci\u00f2 di avere comunque un legame per cos\u00ec dire affettivo con la donna ebrea \u2013 per quanto simile a quello del carnefice con la sua vittima. Il fatto che i nazisti del film mostrino talora qualche sentimento positivo evidenzia ancora di pi\u00f9, implicitamente, come fosse inconsistente l\u2019umanit\u00e0 in essi, certo non proprio nulla, ma il pochissimo in loro dotazione \u00e8 tale da far spiccare per contrasto la grande misura di assenza di qualsiasi positivit\u00e0. Per ribadire: questo per come appare all\u2019analisi di quella che molta critica ha giudicato come un\u2019edulcorazione del nazismo in Spielberg. Piuttosto, come abbiamo visto, esiste una denuncia, per quanto sottile, della possibilit\u00e0 che il nazismo possa essere presente anche in altri popoli, quasi sia una categoria dello spirito umano, ovviamente in negativo.<\/p>\n<p>La presentazione\u00a0 dei nazisti tedeschi, pur provvista di qualche speciale edulcorazione come abbiamo fatto emergere \u2013 per altro come accennato Schindler \u00e8 interpretato non da un attore tedesco, ma da un irlandese, quasi, per cos\u00ec dire, non ci fosse un attore adatto o un uomo buono in tutta la Germania \u2013, non equipara dunque affatto l\u2019opera di Spielberg ad una rappresentazione hollywoodiana dell\u2019olocausto e del nazismo come nella critica espressa da non pochi ebrei e non ebrei. Di fatto Spielberg non cessa di presentare i nazisti in modo particolarmente negativo e, sotterraneamente, non solo i nazisti: vi sono, come vedremo con rilevanti dettagli a conferma, anche sovrapposizioni, osservabili pi\u00f9 in profondit\u00e0, di frange del giudizio negativo estese addirittura ai tedeschi in generale. Comunque, i nazisti di Spielberg sono tutti corruttibili e corrotti dal tedesco Schindler con denaro, cene sontuose e alcolici di marca, doni preziosi \u2013 ma anche l\u2019ebreo Goldberg che ha accettato di fare parte dell\u2019<em>Ordnungsdienst<\/em>, Servizio d\u2019Ordine reso da ebrei per controllare gli ebrei nei campi di concentramento, \u00e8 corrotto e anche con poco. Spielberg mostra come l\u2019essere umano sia in linea di massima corruttibile, ossia non commette l\u2019errore di presentare gli ebrei come l\u2019unica eccezione positiva a quella che pare essere una regola generale dell\u2019umanit\u00e0: la corruttibilit\u00e0. In aggiunta: l\u2019ebreo Poldek Pfefferberg \u00e8 un abile commerciante in borsa nera e fa affari nel disastro generale che coinvolge gli ebrei stessi.<\/p>\n<p>Veniamo ora al dettaglio pi\u00f9 vistoso concernente la presentazione del tutto negativa non solo dei nazisti, ma, come accennato, dei tedeschi stessi nell\u2019interpretazione di Spielberg. Si tratta della lingua tedesca. Questa viene equiparata in diverse rilevanti scene ad un abbaiare di cani: nelle scene dove si sentono le urla dei cani e le voci dei nazisti che, come si intuisce, si scambiano informazioni e danno ordini urlando, il loro linguaggio non si distingue propriamente da un abbaiamento. Interessante al proposito \u00e8 l\u2019intento didattico della ripresa dei cani stessi quando sono al guinzaglio di alcune SS e muniti di museruola, apparentemente come comportamento civile \u2013\u00a0 si sa che i cani grossi si devono portare con la museruola perch\u00e9 non azzannino nessuno, ma si sa anche che i nazisti davano volentieri in\u00a0 pasto ai loro cani gli ebrei, per cui la presenza della museruola non \u00e8 da ricondursi nella circostanza ad una mentalit\u00e0 civile nei nazisti. In una pi\u00f9 profonda realt\u00e0 semantica nel contesto precipuamente linguistico stante a monte delle inquadrature risulta altro o anche altro. \u00c8 come se, secondo l\u2019implicito intento delle immagini organizzate da Spielberg, i nazisti\u00a0 stessi facessero meglio a mettersi la museruola per parlare, visto che abbaiano e ululano anch\u2019essi come cani parlando la loro lingua. E qui appunto non si tratta solo di nazisti, ma in linea di massima di tedeschi, ossia, a prescindere da ogni diversa considerazione in merito, non si pu\u00f2 dimenticare che i nazisti in questione fossero anche e inevitabilmente tedeschi parlanti \u2013 o abbaianti \u2013 la lingua tedesca come lingua madre. Quando G\u00f6th parla in un\u2019inquadratura con Schindler, nella versione tedesca, parla un tedesco foneticamente pessimo, mancante tra l\u2019altro delle aspirate che costituiscono in ogni caso un motivo di bellezza in tale lingua, cos\u00ec che il tedesco, in una diafora a livello acustico, non sembra neanche tedesco. Anche quando le SS corrono per le vie di Cracovia alla ricerca di ebrei da uccidere sul posto, gridano le parole in modo quasi incomprensibile e anche del tutto incomprensibile e di nuovo similmente a cani ululanti. Non si pu\u00f2 dunque affermare che Spielberg sia stato scarso di complimenti per i nazisti, per il popolo tedesco stesso coinvolto pienamente nel trattamento riservato alla lingua tedesca. Per altro anche nell\u2019iniziale cena nell\u2019elegante\u00a0 ristorante di Cracovia Schm\u00f6lzer, nei panni dello storico Dieter Reeder, parla a voce alta e rozzamente con la bocca piena cos\u00ec che, nella versione tedesca del film, quasi non si capisce che cosa stia dicendo, questo di nuovo nell\u2019ottica di disprezzo della lingua tedesca da parte di Spielberg. Tuttavia, questo giudizio di Spielberg su tale lingua per come si evince dalla scene citate, \u00e8 frutto di una satira tremenda da parte di Spielberg, che fa come se non sapesse che la lingua tedesca \u00e8 la lingua dei pi\u00f9 grandi compositori di musica complessa, sinfonica, cosiddetta classica, ci\u00f2 che ha la sua base, inevitabilmente, nelle caratteristiche della lingua stessa, mentre nel film il tedesco non \u00e8 mai parlato in modo che le sue eccellenze in fatto di fonetica complessa siano messe in evidenza, \u00e8 sempre pronunciato nella norma pi\u00f9 o meno male e si pu\u00f2 capire come tale lingua sia stata fatta apparire in ogni caso come un insieme di suoni e soprattutto ritmi rozzi, animaleschi, da cani appunto. Sempre a proposito della lingua tedesca, nella seconda parte del film vi \u00e8 una scena che mostra i nazisti in divisa passeggiare avanti e indietro nel terreno di P<em><strong>\u0142<\/strong><\/em>asz\u00f3w e costringere gli ebrei a dissotterrare i morti per poterli incenerire. Tali nazisti maltrattano ferocemente gli ebrei affinch\u00e9 spalino il terreno con le vanghe e facciano in fretta, qualcuno di essi si pone il fazzoletto alle nari per via del fetore della decomposizione, ma molti nazisti non si difendono dall\u2019odore, lo respirano senza battere ciglio ed anzi, qualcuno trova modo di ridere sguaiatamente, di saltare animalescamente e diabolicamente nelle fosse per picchiare coloro che scavano, uno di loro fuori di s\u00e9 dalla barbarie non solo ride, ma spara follemente ai morti stessi in putrefazione in un contesto infernale e apocalittico senza uguali, contesto in cui i nazisti comunque non evitano di urlare la loro lingua nel peggiore dei modi. In ogni caso, in qualsiasi modo la si voglia vedere, \u00e8 comunque difficile se non impossibile nel film di Spielberg separare la lingua tedesca dalla lingua dei nazisti. Questa brutalizzazione della lingua tedesca compare a onor del vero anche in altri film sul nazismo, ma senza essere corredata dai finissimi dettagli semantici di cui la provvede Spielberg in un gioco pi\u00f9 che mai corrosivo e, si potrebbe dire, senza possibilit\u00e0 di equivoco, come l\u2019analisi al proposito ha evidenziato.<\/p>\n<p>Quanto alle discrepanze con la verit\u00e0 storica degli eventi, che qualcuno ha messo in rilievo, occorre ricordare che non si ha a che fare con un documentario, n\u00e9 con una cronaca, bens\u00ec con un\u2019opera di fantasia che, pur basata su evidenze storiche, resta un\u2019opera dell\u2019immaginazione artistica, ci\u00f2 per cui \u00e8 del tutto normale ed inevitabile che alcuni particolari rappresentati nel film siano diversi da quanto tramanda la storia e che corrispondano ad esigenze della narrazione filmica, alle personali vedute in primo luogo del regista.<\/p>\n<p>Arriviamo adesso alla scena di centrale rilievo per il significato profondo del film. Essa riguarda il diverso comportamento di Schindler e di G\u00f6th verso la fisicit\u00e0 e anche la sessualit\u00e0 come veicolo del rapporto con l\u2019altro. G\u00f6th si \u00e8, suo malgrado, invaghito di una detenuta ebrea, Helene Hirsch, che vediamo per la prima volta mentre si dirige nel Lager assieme agli altri ebrei e di cui successivamente Spielberg offre un\u2019inquadratura di primo piano mentre trema dal freddo sotto la nevicata e anche dalla paura davanti a G\u00f6th che sta selezionando una donna per l\u2019incarico di sua cameriera. Davvero l\u2019immagine di Embeth Davidtz tremante al freddo e alla scarsa nevicata\u00a0 \u00e8 di straordinaria bellezza sprigionante un raffinatissimo erotismo, a questa attrice, che Spielberg ha voluto di origine ebraica, e con lei alle donne ebree questo regista ha voluto dedicare una memoria di eccezionale pregnanza. La bellezza e la femminilit\u00e0 di Helene Hirsch colpiscono subito G\u00f6th che la sceglie tra le altre. Essa abita nel piano interrato, nello scantinato, non nei piani superiori. A livello concreto essa vive quasi come un topo in cantina \u2013 gli ebrei erano tra l\u2019altro paragonati a ratti come si dice anche nel film \u2013, in ogni caso come essere inferiore che si debba nascondere e non abbia il diritto di mostrarsi liberamente come lo possono gli altri, i tedeschi. A livello pi\u00f9 profondamente simbolico, essa vive l\u00e0 dove sta la base pi\u00f9 profonda dell\u2019affettivit\u00e0, anche quella di Amon pertanto, l\u00e0 dove stanno l\u2019inconscio, il rimosso, nel caso di Amon\u00a0 la disposizione per il bene, per gli affetti, per i sentimenti positivi che sono stati in lui appunto rimossi, ci\u00f2 che lo ha reso un mostro umano. Come pi\u00f9 sopra accennato, la soppressione di ogni sentimento di compassione \u00e8 comunque un Leitmotiv della cultura germanica, non si tratta di un atteggiamento preteso e rivendicato solo dai nazisti, questo per chiarire.<\/p>\n<p>Tornando al film, Schindler \u00e8 disponibile verso tutte le donne, che abbraccia e bacia sulle guance, sulla bocca, non indietreggiando dal contatto fisico pi\u00f9 stretto per nessun motivo ideologico o di perbenismo o di pregiudizio di qualsiasi genere.\u00a0 \u00c8 un libertino che, nel film, grazie a questa sua disposizione a non avere paura di toccare il corpo degli altri instaura un rapporto con essi che non resta distaccato da una umanit\u00e0 pi\u00f9 calda e che non si lascia dissolvere tanto agevolmente. G\u00f6th, che si tiene alla larga da un libero contatto fisico con gli altri e dagli ebrei in particolare, non sviluppa nessun sentimento positivo verso il prossimo e uccide pertanto con totale facilit\u00e0.<\/p>\n<p>La scena madre a dimostrazione della tesi semantica test\u00e9 accennata sta nella parallela visione della festa di matrimonio degli ebrei e di compleanno in onore di Schindler e della visione dell\u2019incontro di G\u00f6th e Helene Hirsch nella cantina, doppia scena didatticamente alternata pi\u00f9 volte sullo schermo affinch\u00e9 il messaggio in essa espresso possa essere recepito chiaramente. Mentre Schindler non resta lontano dalle donne che lo festeggiano e le abbraccia, anche le bacia eroticamente e sempre anche affettivamente, per gioia del rapporto umano, ossia non frena i suoi impulsi erotico-affettivi, G\u00f6th si avvicina s\u00ec a Helene, tocca i suoi capelli, anche lievemente il suo seno, guarda i suoi occhi, ma quando sente salire la propria eccitazione e con essa una propria disposizione positiva verso la ragazza ebrea, si ricorda dei suoi obblighi ideologici e razziali e invece di accarezzarla se ne allontana colpevolizzandola per la propria emersione di dolcezza e la picchia selvaggiamente fino a scaraventarle addosso, essendo essa gi\u00e0 a terra in seguito ai colpi subiti, un\u2019intera pesante scaffalatura. L\u2019aver sentito una qualche bont\u00e0 di sentimenti prodotta da un erotismo che vorrebbe un contatto fisico nella dolcezza produce l\u2019emersione del rifiuto di ogni debolezza, per come viene interpretata la dolcezza. Una tesi estremamente interessante questa, che va alla radice del problema del rapporto maschio-femmina inteso come base della qualit\u00e0 della vita, una base che, nel film, trova nell\u2019ebraismo tradizionale e della migliore qualit\u00e0 l\u2019accoglienza della donna non come oggetto, ma come compagna, come essere umano importante. A proposito della collocazione della donna nella visione del mondo di Spielberg, essa \u00e8 di centrale importanza nel film e nella <em>Weltanschauung<\/em> di Spielberg. Nel film stesso compare uno dei famosi abbracci tra madre e figlia che formano un microcosmo di affetti completo e ineguagliabile, come se in esso nulla potesse pi\u00f9 fare breccia, abbracci della totale sicurezza affettiva i quali avvengono in Spielberg solo fra donne, specificamente tra madre e figlia, donne che racchiudono in s\u00e9 il mistero della vita. La scena riguarda il ricongiungimento di Danka, che stava nel sotterraneo per salvarsi dai nazisti, con Chaja Dresner, la madre. Davvero sembra che quell\u2019abbraccio costituisca un mondo inespugnabile e questo \u00e8 uno dei contrassegni della sensibilit\u00e0 di Spielberg che si ritrova in seguito ad esempio anche nella <em>Guerra dei Mondi<\/em>, alla fine, quando dopo la sconfitta dei tripodi la piccola Rachel corre verso la madre dimenticandosi del padre che l\u2019ha comunque salvata e si compie il miracolo dell\u2019abbraccio, come deve essere definita l\u2019affettivit\u00e0 delle due donne, dalla quale l\u2019uomo \u00e8 escluso, cos\u00ec nell\u2019ottica di Spielberg anche in altri suoi film. Ricapitolando quanto pi\u00f9 sopra esposto: il capitano delle SS e comandante del Lager evita e reprime proprio quel contatto fisico che lo potrebbe portare comunque all\u2019accarezzare, all\u2019accorgersi di avere un cuore capace di intenerirsi.\u00a0 Schindler \u00e8 un libertino. Allora il libertinaggio \u00e8 segno di umanit\u00e0 nel film? No. Si tratta di un libertinaggio particolare, unito alla buona disposizione verso il prossimo evidenziata dal calore degli abbracci, dalla durata dei baci, nulla di unicamente sessuale, si tratta di una forma di erotismo collegato all\u2019affettivit\u00e0 in ogni caso \u2013 Schindler mostra la sua umana compassione per Helene baciandola sulla fronte, ossia avendone un contatto fisico stretto, ed essa lo ringrazia commuovendosi per l\u2019affetto dimostrato. Schindler bacia anche a lungo la bimbetta che gli porta la piccola torta di buon compleanno, ossia ovunque possibile instaura un rapporto fisico positivo che dimostra come per lui le persone siano esseri umani in carne ed ossa al di l\u00e0 di qualsiasi astrazione. Cos\u00ec, attraverso la visione del diverso comportamento verso il contatto fisico si ha nel film la contrapposizione di due <em>Weltanschauungen<\/em>: una costruttiva e l\u2019altra distruttiva, rappresentate emblematicamente da due tedeschi, due nazisti nella fattispecie, in uno dei quali si infiltra una predisposizione fatta di cuore e di calda vitalit\u00e0 nell\u2019accoglienza dell\u2019altro. Ricordiamo che nel libro di Thomas Keneally non vi \u00e8 una tale scena n\u00e9 un tale parallelismo con l\u2019opposto comportamento di Amon G\u00f6th e Oskar Schindler e solo si racconta che Helene Hirsch viene selvaggiamente picchiata da Amon che l\u2019ha resa anche sorda di un orecchio con un pugno e che le ha conferito in una delle varie occasioni di violenza l\u2019aspetto di qualcuno che avesse avuto uno scontro con i mobili, comparazione questa che viene trasformata nel film in un vero e proprio scontro con un mobile, quello che Amon le scaraventa addosso pur di non correre il rischio di avvicinarla amorevolmente come starebbe per fare.<\/p>\n<p>Anche quando Amon G\u00f6th vorrebbe sperimentare la bont\u00e0 indossando il comportamento del buono secondo il consiglio di Oskar Schindler che gli ha detto che il vero potere sta nell\u2019avere compassione, ci\u00f2 che, come accennato, \u00e8 l\u2019esatto opposto di un principio cardine del germanesimo antico e di quello riesumato in seno al nazismo, G\u00f6th riesce a giocare il ruolo del buono solo per brevissimo tempo, questo perch\u00e9 i percorsi distruttivi soprattutto inconsci sono troppo solidamente strutturati in lui per farsi mettere in disparte con la semplice quanto superficiale e inefficace decisione consapevole di cambiare.<\/p>\n<p>Se dunque Oskar bacia, abbraccia e tocca ogni donna che incontra sul suo cammino, Amon se ne sta lontano da esse tranne che per un rapporto sessuale che defraudato della tenerezza, dell\u2019amore, non pu\u00f2 risultare che ridotto ai minimi termini, un rapporto sessuale che non sfocia nell\u2019affettivit\u00e0, reso monco della sua parte pi\u00f9 positiva. Tale tipo di rapporto forma solo la premessa per uccidere senza farsi nessuno scrupolo, ma anzi traendo dall\u2019omicidio forza e piacere, vigore o illusione di potenza, desiderio di sopraffazione, distruttivit\u00e0 che nella scena analizzata \u00e8 nutrita proprio dalla scarsa disponibilit\u00e0 ad un contatto fisico pi\u00f9 ampiamente diffuso e comprendente le manifestazioni cosiddette affettive di cui non c\u2019\u00e8 traccia in G\u00f6th, non lo si vede mai in nessuna effusione amorosa. Dopo aver trascorso la notte con Majola, la sua donna, Amon si alza e per primo atto imbraccia il fucile e uccide senza alcun motivo anche minimamente plausibile un paio di detenuti, quindi non dopo una notte d\u2019amore, ma dopo una notte di solo sesso \u2013 la sua donna comunque \u00e8 in parte un po\u2019 migliore di lui, non vorrebbe che G\u00f6th uccidesse con tanta facilit\u00e0, ossia le donne tedesche in Spielberg sono comunque diverse dai maschi. Certo, anche Amon G\u00f6th bacia pi\u00f9 donne alla sopra citata festa, ma ci\u00f2 avviene durante una sbornia estrema, in una unica occasione, non ripetuta, con baci che non superano il tocco superficiale e parziale, privo di ogni trasporto per l\u2019altro. Schindler \u00e8 un tedesco che non ha represso la compassione nella sua personalit\u00e0 e ci\u00f2 si vede anche nelle piccole cose come ha evidenziato magistralmente Spielberg. Quando ad esempio Schindler deve valutare le giovani donne ebree che scrivono a macchina, in una delle pi\u00f9 belle scene riguardanti le donne, il loro carattere, non riesce a sceglierne una sola come dovrebbe e le assume tutte posando con loro nella fotografia di gruppo, le assume per umanit\u00e0, per non escluderle dal gruppo, per non dover dire di no a tutte tranne che a una sola, cos\u00ec come poi non vorr\u00e0 escludere nessun suo operaio dalla salvezza e compiler\u00e0 assieme a Itzhak Stern la famosa lista di Schindler, la lista non degli incenerimenti, ma della vita. Tali donne valutate per la segreteria di Schindler, tranne una piuttosto mascolinizzata che infastidisce Schindler, ma anche Stern, sono carine di aspetto e anche nella personalit\u00e0, dolci e mansuete, dotate di senso materno, disponibili a onorare la vita, delicatamente sorridenti, femminili appunto, insomma: donne che all\u2019opportunit\u00e0 sanno essere madri coraggiose, ma che non per questo rinnegano la loro natura dolce, buona. In ogni caso a Schindler dispiace doverne accettare solo una e alla fine le accetta appunto tutte, le accoglie tutte nella sua fabbrica, nel suo cuore. Di rilevanza centrale quindi nel messaggio del film \u00e8 la positivit\u00e0 del contatto fisico nelle relazioni uomo-donna, nelle quali la donna detiene il ruolo di custode della vita e signora degli affetti \u2013 da sottolineare il fatto che la moglie di Schindler non accetta il libertinaggio del marito, ma comunque continua a volergli bene.<\/p>\n<p>Prima di chiudere, qualche cenno di nota, per cos\u00ec dire, di colore su qualche dettaglio interessante\u00a0 scelto fra i tanti possibili e non trattati in questo studio che si occupa solo di alcuni temi del film ritenuti rilevanti per il messaggio profondo dell\u2019opera.<\/p>\n<p>Un grosso Leitmotiv nel film \u00e8 costituito dalla pignoleria dei nazisti, tipica non solo dei nazisti, ma della cultura tedesca, la propensione a compilare carte e documenti, elenchi, suddivisioni e sottodivisioni modularmente ramificate di cose ed eventi, di persone, queste secondo\u00a0 capacit\u00e0 o incapacit\u00e0, ulteriori connotazioni e sottoconnotazioni secondo una meritocrazia che appare soprattutto fatta di carte come dice il sergente Klaus Tauber a Schindler quando gli mostra un ulteriore elenco, una ulteriore lista concernente coloro che dovevano essere inceneriti ad Auschwitz e che viene ritenuta assolutamente esatta, priva di errori come nella migliore e infallibile tradizione pedantesca dei tedeschi \u2013 da rimarcare: la lingua tedesca \u00e8 la lingua pi\u00f9 gerarchica tra le lingue per cos\u00ec dire pi\u00f9 importanti del mondo e anche tra tutte per quanto si conoscano. Carte dunque, cose prive di valore come viene esplicitamente detto dal militare stesso a propria discolpa per aver seguito le indicazioni della lista contenente anche il nome di Itzhak Stern che viene fatto scendere dal convoglio su ordine di Schindler. Scartoffie che vengono rese inutili da una semplice minaccia di Schindler di inviare i due sergenti \u2013 maggiore e minore, <em>Hauptscharf\u00fchrer<\/em> e <em>Unterscharf\u00fchrer<\/em>,\u00a0 tanto per differenziare anche l\u00ec gerarchicamente nel minimo dettaglio \u2013 nel Sud della Russia prima della fine del mese. Spesso, durante tutto il film, anche nella seconda parte pi\u00f9 volte, si sentono nominare gli ebrei in appelli che dovrebbero servire a tenerli sotto controllo assieme alla loro catalogazione in elenchi \u2013 o liste \u2013 di vario tipo, frutto della particolare disposizione logica del popolo, della famosa precisione teutonica. Tale diposizione alla pignoleria \u2013 ribadiamo: non solo dei nazisti ma del popolo tutto \u2013 viene enfatizzata da Spielberg da un lato in onore della realt\u00e0 storica degli eventi, dall\u2019altro per mostrarne l\u2019inutilit\u00e0, l\u2019insufficienza, per disprezzarla: alla fine il nazismo sar\u00e0 sconfitto malgrado tutti gli elenchi e gli appelli, malgrado tutte le liste, tutta la precisione di carte e catalogazioni ridotte al rango di scartoffie appunto, una pedanteria che non servir\u00e0 a dare la supremazia alla tedeschit\u00e0 e solo servir\u00e0 a far conoscere al mondo con maggiore precisione l\u2019infamia della Germania nazista \u2013 molti libri di liste e nomi furono per il possibile e in tutta fretta distrutti dai nazisti alla fine della guerra, ma non pochi dei moltissimi elenchi e sottoelenchi restarono e si pot\u00e9 prendere atto della <em>Endl\u00f6sung der Judenfrage <\/em>e dei metodi adottati per l\u2019egemonia della Germania nazista in Europa, per il cosiddetto mai sopito pangermanesimo. Solo la lista di Schindler, che \u00e8 per la vita, avr\u00e0 valore. Certo, come viene detto nel film, la guerra mostra sempre il peggio delle persone e non solo i tedeschi commisero atrocit\u00e0, ossia tutti i popoli all\u2019occorrenza le hanno commesse e possono commetterle, tuttavia il film tratta delle atrocit\u00e0 commesse dai nazisti in Polonia.<\/p>\n<p>Una breve nota sul vestitino rosso o fucsia della bimba ai primi inizi del film e alla fine quando essa \u00e8 portata via ormai cadavere. Sarebbe dovuto essere un simbolo per l\u2019estrema evidenza di quanto perpetravano i nazisti tedeschi sotto gli occhi di tutti senza che nessun popolo al mondo intervenisse in aiuto del genocidio degli ebrei. A voler essere precisi, l\u2019abito rosso \u2013 o fucsia \u2013, nel contesto, non pare propriamente un simbolo per l\u2019evidenza di quanto stava accadendo in Germania e in Polonia e in Europa sotto il dominio nazista, \u00e8 piuttosto un\u2019allegoria di cui in quanto tale, perch\u00e9 sia compresa, deve essere conosciuto il significato assegnato dal suo ideatore, significato che \u00e8 arbitrario al contrario di quello intrinseco ai simboli che emergono dall\u2019inconscio su base naturale: un vestitino che va dal rosa al rosso, dal colore femminile per eccellenza al rosso del sangue innocente sparso, il sangue di una futura donna capace di generare vita, la vita degli ebrei uccisa sul nascere dai nazisti. Il fatto che la bimbetta sia biondissima rimanda invece simbolicamente alla mescolanza degli ebrei europei con le popolazioni slave e germaniche in genere connotate da occhi e capelli chiari e alla irrealizzabilit\u00e0 di eliminare le razze cosiddette non ariane, una mescolanza che rende di per s\u00e9 sciocca l\u2019idea di razza pura o ariana, la grande illusione dei nazisti.<\/p>\n<p>Per concludere le brevi note: un\u2019osservazione sul cappello nero di Itzhak Stern che compare qui e l\u00e0. Si tratta del cappello nero tipico degli ebrei, che viene portato dal personaggio con la falda abbassata e ondeggiante che ombreggia una parte di volto e di sguardo, un cappello, diversamente dagli altri dello stesso tipo in uso in genere presso gli ebrei con falda rivolta verso l\u2019alto, capace di evocare un\u2019atmosfera di stregoneria e con essa la presenza di poteri esoterici. Un cappello che appare ogni tanto come per magia e che identifica, alla lontana ma non troppo, l\u2019ebreo nella sua fama appunto di mago, di persona dotata in ogni caso di grandi poteri sotto l\u2019apparenza di cittadino qualsiasi, come gli altri, quei poteri che sono stati\u00a0 all\u2019origine di tante credenze sul popolo ebraico in particolare nel Medioevo e motivo in pi\u00f9 di persecuzioni, ma anche di particolare considerazione, di timoroso rispetto.<\/p>\n<p>Eccellenti le tecniche cinematografiche utilizzate nel film, in primo luogo l\u2019uso della camera palmare, a mano, per rappresentare le numerosissime scene di concitazione, di disperazione, ad esempio la rappresentazione delle donne che corrono dietro ai camion che portano via i loro bambini. Eccellente la musica extradiegetica di John Williams che accompagna ritmicamente gli spostamenti degli ebrei da un luogo all\u2019altro per essere catalogati o quando devono lasciare le loro case per rinchiudersi nel piccolo ghetto di Cracovia e si potrebbe continuare nell\u2019analisi di tanti dettagli interessanti che esulano per\u00f2 dall\u2019assunto di questo studio per come pi\u00f9 sopra annunciato.<\/p>\n<p>Un film che contribuisce pi\u00f9 di qualsiasi cronaca alla memoria degli eventi, perch\u00e9 la storia non sia dimenticata, non resti solo una cronaca scarsamente consultata e incapace in tal senso di essere maestra di vita.\u00a0 Ma anche un film che offre una comparazione profonda delle due culture coinvolte nell\u2019olocausto: quella germanico-tedesca, di cui il nazismo appare eminentemente come una degenerazione, quella ebraica presentata in generale come di fine umanit\u00e0. Un film che, in armonia con un Leitmotiv intrinseco alla visione del mondo di Steven Spielberg, presenta la donna come colei che rispetto ai maschi \u00e8 capace di pi\u00f9 profonda moralit\u00e0 e bont\u00e0, di umanit\u00e0, di migliore disposizione verso la vita \u2013 anche la donna di G\u00f6th, Majola, pur amando un tale uomo, \u00e8 pi\u00f9 umana di lui.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0Rita Mascialino <\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h5>(Dalla serie di dodici opere dedicate a Rita Mascialino dall'artista friulano\u00a0<strong>MARINO SALVADOR<\/strong><\/h5>\n<p>333 9732672<\/p>\n<h5>2019\u00a0<strong><em>Ritratti\u00a0 in frammentazione: Rita Mascialino)<\/em><\/strong><\/h5>\n<p><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft wp-image-2748\" src=\"http:\/\/www.ritamascialino.com\/cms\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/120Mascialinocol-1.jpg\" alt=\"\" width=\"445\" height=\"380\" \/><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>LA SETTIMA ARTE, Rubrica di Critica Cinematografica a cura di Rita Mascialino in &#8216;Lunigiana Dantesca&#8217; CLSD Centro Lunigianese di Studi Danteschi LA LISTA DI SCHINDLER \u00a0di Steven Spielberg di \u00a0Rita Mascialino Il film Schindler\u2019s List (1993), per la regia di Steven Spielberg, sceneggiatura di Steven Zaillian, uscito in Italia come La Lista di Schindler nel [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[39],"tags":[],"aioseo_notices":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.ritamascialino.com\/cms\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2614"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.ritamascialino.com\/cms\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.ritamascialino.com\/cms\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ritamascialino.com\/cms\/wp-json\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ritamascialino.com\/cms\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2614"}],"version-history":[{"count":36,"href":"https:\/\/www.ritamascialino.com\/cms\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2614\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4164,"href":"https:\/\/www.ritamascialino.com\/cms\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2614\/revisions\/4164"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.ritamascialino.com\/cms\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2614"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ritamascialino.com\/cms\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2614"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ritamascialino.com\/cms\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2614"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}