{"id":3764,"date":"2021-05-31T10:34:43","date_gmt":"2021-05-31T09:34:43","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ritamascialino.com\/cms\/?p=3764"},"modified":"2026-06-17T04:48:07","modified_gmt":"2026-06-17T03:48:07","slug":"rita-mascialino-siegrieds-tod-und-trauermarsch-di-richard-wagner","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ritamascialino.com\/cms\/2021\/05\/rita-mascialino-siegrieds-tod-und-trauermarsch-di-richard-wagner\/","title":{"rendered":"RITA MASCIALINO,  &#8220;CENNI DI SEMANTICA LINGUISTICA E MUSICALE: HAGEN (G\u00d6TTERD\u00c4MMERUNG III.3)&#8221;"},"content":{"rendered":"<p><strong>RITA MASCIALINO, \u00abCENNI DI SEMANTICA LINGUISTICA E MUSICALE: HAGEN\u00a0 (<em>G\u00d6TTERD\u00c4MMERUNG III.3<\/em>)\u00bb<\/strong><\/p>\n<p><strong>Cenni di semantica linguistica e musicale: Hagen (<em>G\u00f6tterd\u00e4mmerung<\/em> <em>III.3<\/em>) <\/strong><\/p>\n<p><strong>di Rita Mascialino <\/strong><\/p>\n<p>In questo studio vengono esposte alcune ipotesi di analisi se mantica inerenti a contesti di parole, suoni e musica, intrinseci al Crepuscolo degli Dei, Terza Giornata della Tetralogia <em>L\u2019Anello del Nibelungo<\/em>, <em>Der Ring des Nibelungen<\/em> (1848-1874), di Richard Wagner (Lipsia 1813-Venezia 1883), consistente in un Preludio (<em>Das Rheingold<\/em>-L\u2019oro del Reno) e in tre Giornate o Atti (Die Walk\u00fcre La Valchiria, Siegfried-Sigfrido, G\u00f6tterd\u00e4mmerung-Crepuscolo degli d\u00e8i). Quest\u2019ultima Giornata presenta una divergenza importante nel finale del testo tedesco dei due seguenti Libretti qui presi in considerazione e ritenuti da biografi e curatori entrambi originali fra gli altri: Wagner \u2013 Tutti i Libretti \u2013 Edizione integrale (Piero Mioli a cura di 1998: due voll.: testi dell\u2019Edizione Newton-Roma sulla partitura adottata dalla regia di Bayreuth \u2018Breitkopf &amp; H\u00e4rtels Textbibliothek, 520-Leipzig); <em>Richard Wagner G\u00f6tterd\u00e4mmerung<\/em> (Egon Voss a cura di 1997: Der Ring des Nibelungen: Dritter Tag: G\u00f6tterd\u00e4mmerung: Nachwort von Egon Voss 117-135: Reclam GmbH &amp; CO. KG-Stuttgart). Lo studio, come anticipato, presenta inoltre qualche approfondimento in ambito di semantica musicale nel suo rapporto con gli eventi *.<\/p>\n<p>Seguono un paio di opportuni rimandi preliminari: uno relativo al titolo della Tetralogia, l\u2019altro relativo alla morte di Sigfrido perpetrata da Hagen. Il titolo definitivo dell\u2019intera Tetralogia non cita Sigfrido, fulgido eroe considerato il personaggio pi\u00f9 importante della stessa, bens\u00ec si riferisce esplicitamente all\u2019Anello del Nibelungo, ossia del Nibelungo Alberich, Re dei Nani, padre di Hagen \u2013 i nani non erano d\u00e8i, n\u00e9 Asi, n\u00e9 Vani, ma esseri dotati di poteri magici che vivevano in caverne sotterranee. Senza voler dare qui alcun cenno alla trama corposa della Tetralogia, si inseriscono solo due parole per introdurre gli eventi di cui si tratta in questo studio: Hagen promette fedelt\u00e0 assoluta al padre nella riconquista dell\u2019anello magico da esso forgiato con l\u2019oro sottratto alle figlie del Reno, anello che dava il potere sul mondo a chi lo possedesse, a sua volta, dopo varie vicende, venuto in possesso di Sigfrido assieme all\u2019elmo magico, anello maledetto dal Nibelungo in seguito alla sua perdita. Hagen, per riconquistare l\u2019anello come promesso al padre, prepara all\u2019uopo un molteplice inganno \u2013 uccider\u00e0 lo stesso Sigfrido \u2013 e sar\u00e0 concausa del crepuscolo degli d\u00e8i germanici e con esso il tramonto del mondo intero. Conseguentemente al titolo, i nani, le popolazioni sotterranee e Hagen stesso diventano per molti aspetti personaggi rilevanti di tutta la vicenda \u2013 lasciamo stare i molto rilevanti dettagli del caso che non riguardano specificamente questo studio. Passiamo adesso alla presentazione di Hagen, ossia all\u2019annuncia to cenno inerente alla morte di Sigfrido ag\u00ecta da Hagen. Dunque quest\u2019ultimo distrae astutamente Sigfrido durante la fatale battuta di caccia nella foresta e uccider\u00e0 Sigfrido, dicendogli dei due uccelli che volano in cerchio sul suo capo. Sono Munin e Hugin (Felix Genzmer a cura di: 1939: <em>Die Edda<\/em>: 1981 Eugen Diederichs Ver lag, M\u00fcnchen: Einleitung von Kurt Schier), i corvi rispettivamente significanti secondo il loro nome memoria e pensiero, i quali, sono accompagnatori di Odino, il dio monocolo della mitologia norrena \u2013 presso i Germani continentali, il medesimo dio ha nome Wodan, pi\u00f9 antico, e Wotan pi\u00f9 recente e detto cos\u00ec pi\u00f9 nel Sud della Germania dove si \u00e8 verificata la seconda Lautverschiebung con trasformazione appunto, tra l\u2019altro, della d in t in quello che \u00e8 l\u2019antico Alto Tedesco o <em>Hochdeutsch<\/em>, base del tedesco moderno. Tali corvi, incaricati dal capo degli d\u00e8i di informarlo sugli accadi menti nel mondo, sono capaci di predire il futuro destino su base profetica, in generale quando infausto \u2013 come per altro si addice al meglio in base al loro lugubre gracchiare che per questo, in molte tradizioni popolari, si crede ancora oggi che annunci disgrazie. Mentre Sigfrido girandosi verso di essi e offrendo cos\u00ec le spalle a Hagen li guarda allontanarsi dopo che essi hanno volato in cerchio sul suo capo in presagio di destino di morte, viene colpito da Hagen senza che questo debba combattere contro di lui frontalmente, dove sarebbe stato sconfitto vista l\u2019invincibilit\u00e0 dell\u2019eroe in quanto audace e coraggioso, sempre pronto al combattimento, senza mai fuggire offrendo vilmente il dorso. Sigfrido quindi viene colpito dalla lancia di Hagen alla schiena. La lancia germanica aveva l\u2019asta di legno non lunghissima, sui due metri o poco pi\u00f9, come al contrario, ad esempio, la sarissa macedone lunga sei metri e oltre, ed era pertanto adatta sia al lancio in distanza sia al colpo sferrato in vicinanza. Nella fattispecie l\u2019arma non viene lanciata \u2013 il testo di Wagner utilizza il verbo <em>sto\u00dfen<\/em> in, conficcare, spingere dentro, non <em>werfen<\/em>, lanciare \u2013, ma conficcata da vicino nel dorso di Sigfrido con due colpi, di cui il primo di penetrazione e il secondo come spinta di assestamento del primo in massima profondit\u00e0 e sicurezza della ferita mortale. Non si tratta di un\u2019azione dettata dall\u2019impulso del momento, bens\u00ec premeditata gi\u00e0 almeno dalla Scena V del II Atto quando Brunilde, dapprima credendo di essere stata tradita da Sigfrido, rivela a Hagen dove poterlo colpire alla schiena dove non era invulnerabile, per compiere la vendetta che nell\u2019antica ottica germanica valeva per giustizia. Anche Gunther a sua volta crede che Sigfrido lo abbia tradito amando Brunilde quando l\u2019ha conquistata per lui celato grazie all\u2019elmo magico che rendeva invisibili e dava la capacit\u00e0 di trasformarsi in qualsiasi altra forma, per cui accetta anch\u2019egli che Sigfrido venga ucciso per l\u2019immancabile vendetta sebbene non del tutto convinto dato il giuramento di fratellanza di sangue stipulato tra lui e Sigfrido e cui deve comunque venire meno. Hagen compie l\u2019azione proditoria e delittuosa aiutato previamente da un filtro magico che fa bere a Sigfrido perch\u00e9 ricordi il passato in tal modo disancorandosi per il possibile dal presente, ossia allentando l\u2019attenzione dal presente. Ora, prima di trattare della diversa semantica del finale nei due Libretti pi\u00f9 sopra citati, seguono alcune osservazioni sulla semantica della musica che precede e segue l\u2019assassinio di Sigfrido a opera di Hagen, ossia in <em>Siegfrieds Tod und Trauermarsch,<\/em> Morte di Sigfrido e marcia funebre, un pezzo musicale di somma potenza e incisivit\u00e0, uno dei tanti preziosi di Wagner** sparsi ovunque nella sua musica. Il <em>Grundthema<\/em> o motivo di base o Leitmotiv o aria che connota Hagen psicologicamente e ne accompagna l\u2019ingresso in scena, consiste di note in moto discendente e suono grave \u2013 la voce maschile che interpreta il personaggio \u00e8 corrispondentemente quella del Basso \u2013, ci\u00f2 in sintonia con la sua truce natura di guerriero germanico che conosce solo l\u2019onore nella fedelt\u00e0 ai capi \u2013 in primo luogo nella fattispecie al padre \u2013 e la giustizia come vendetta. Si tratta di concetti fondamentali del germanesimo come nella raccolta degli antichi Miti germanici nelle Canzoni eroiche dell\u2019Islanda e della Scandinavia o Codex Regius redatto circa nel XIII secolo, ma rinvenuto in Islanda solo nel secolo XVII e ricopiato dal vescovo Umanista, l\u2019islandese Brynj\u00f3lfur Sveinsson, raccolta nota con il nome ufficiale di <em>Edda Poetica<\/em>, dapprima dono al re di Danimarca Federico III, poi negli anni Settanta del Novecento restituita a Reykjavik, Islanda. Il pezzo straordinario, la cui semantica musicale viene qui accennata a introduzione della personalit\u00e0 di Hagen, inizia con sommesse percussioni dei timpani a caratterizzare un\u2019interiore atmosfera sospesa, come se qualcuno trattenesse il respiro. Proiettando i suoni in immagini spaziali, \u00e8 come se qualcuno avanzasse, psicologicamente parlando, di nascosto, invisibilmente e in punta di piedi perch\u00e9 nessuno possa accorgersi della sua presenza o del suo maggiore avvicinamento. Ricordiamo che Hagen sta ascoltando Sigfrido con cui interloquisce, mentre i timpani rivelano qualcosa di non espresso nelle parole, ossia, in seno al duplice piano del pensiero e delle parole di Hagen, le furtive serie alternate di percussioni esprimono le sue intenzioni celate, diverse da quanto proferito esplicitamente. Seguono al citato primo ingresso dei timpani i fagotti come se il suono emergesse dal profondo, gi\u00e0 in una concertazione maggiore delle intenzioni nascoste relative a quanto espresso nella spazialit\u00e0 creata dai timpani, come se Hagen prendesse man mano maggiore coraggio e determinazione, mentre la dissonanza cromatica esprime realisticamente la disposizione sinistra di assassino e traditore, diversa dagli usuali toni armonici caratterizzanti in genere una disposizione psicologica di base non duplice, non ingannevole, non perfida. Riprendono \u2013 dopo una pausa come se l\u2019esplorazione mentale ormai in audace decisione si interrompesse per il timore di Hagen di es sere scoperto e di non riuscire nell\u2019azione prossima \u2013 le percussioni sommesse come per moti, di nuovo emergenti nel suo animo pi\u00f9 segreto, in avanzamento in varie direzioni, come se Hagen studiasse ancora la mossa da farsi guardando da pi\u00f9 parti, seguite ancora dal suono dei fagotti dal profondo caratterizzato dai citati sinistri accordi dissonanti. Ancora si inseriscono i timpani quasi impercettibili nella loro semantica relativa all\u2019anima pi\u00f9 nascosta di Hagen nell\u2019occasione come in un passo leggero e pi\u00f9 rapido, in maggiore avvicinamento all\u2019azione. Successivamente dopo una pausa gravida di concentra zione preparatoria del fatale momento ormai giunto, si inseriscono le poderose sferzate dei contrabbassi bassi in triplice battuta e in moto ascendente, a significare la decisione ormai irreversibile, non pi\u00f9 arrestabile \u2013 questo sempre proiettando i suoni nella spazialit\u00e0 che appare corrispondente a un metaforico triplice passo che si avvicina alle spalle di Sigfrido, ossia prima che segua l\u2019azione vera e propria dell\u2019assassinio quale continuazione della triplice battuta dei citati contrabbassi bassi. Esplode quindi la potente azione delittuosa rappresentata musicalmente dall\u2019intervento dei due micidiali colpi di contrabbasso basso, violoncelli, ulteriori archi e strumentazione, ci\u00f2 con cui hanno espressione i due colpi inferti, come pi\u00f9 sopra, con la lancia germanica al dorso dell\u2019eroe. Hagen, dopo la preparazione avvenuta nella sua mente, ha ormai colpito a morte Sigfrido che gli ha girato ingenuamente le spalle ingannato da lui che lo ha distratto parlandogli e indicandogli i due corvi che giravano in cerchio sul suo capo e chiedendogli ironicamente se capiva il loro linguaggio di profezia di sciagura \u2013 abilit\u00e0 che Sigfrido aveva \u2013 , uccelli che si stanno ormai allontanando, avendo eseguito l\u2019annuncio dell\u2019infausto destino. Dopo i colpi mortali e il ritiro della lancia dal corpo di Sigfrido \u2013 che cade riverso sullo scudo imbracciato per contrapporsi frontalmente al nemico e caduto dietro di lui \u2013, vi \u00e8 l\u2019eco ripetuta dei medesimi due colpi fatali in diminuendo dopo il compimento dell\u2019azione, eco ad esprimere la caduta della tensione che \u00e8 stata necessaria a Hagen per compiere il vile assassinio. Per chiarire ancora: sempre tenendo conto della corrispondenza tra suoni e vicenda, i colpi nel dorso di Sigfrido sono dapprima come ripetuti nella mente di Hagen con la medesima intensit\u00e0 vista la risonanza emozionale che hanno inevitabilmente nel suo cervello, poi in decrescendo come in una eco, quando cede in parte la tensione psicofisica che ha accompagnato la realizzazione del delitto. Nella ripetizione in diminuendo gioca un ruolo \u2013 come sar\u00e0 accennato anche a proposito della Scena III successiva e finale della <em>G\u00f6tterd\u00e4mmerung<\/em> relativa al destino di Hagen \u2013 anche la consapevolezza del tipo di azione, del tradimento che ne \u00e8 il motore, ossia dell\u2019azione che Hagen da guerriero germanico sa essere infame malgrado l\u2019apparenza ironica e arrogante e sebbene la compia senza scrupoli e ne faccia poi vanto e scherno, consapevolezza comunque presente nella sua mente. Nessun moto vero e proprio di trionfo, ma solo il discorso di scherno che rivolge a Gutrune, la moglie di Sigfrido e sorella di Gunther, emerge di fatto in Hagen per l\u2019omicidio perpetrato, per l\u2019azione proditoria ammantata di giustizia vendicatrice. Certo, Hagen rivendica a s\u00e9 arrogantemente l\u2019aver avuto il coraggio di uccidere l\u2019eroe anche se a tradimento, cos\u00ec che vuole appunto essere pagato con la consegna dell\u2019anello maledetto. Hagen \u00e8 un personaggio psicologicamente molto rilevante \u2013 \u00e8 per altro nientemeno e in ogni caso, colui che uccide Sigfrido su richiesta di Brunilde e mette in moto il destino di sciagura di tutti, crepuscolo degli d\u00e8i compreso, ci\u00f2 che non \u00e8 cosa da poco nella Tetralogia. Quale guerriero germanico tuttavia, ribadendo, la sua Weltanschauung \u00e8 inevitabilmente impostata sui due principi di fedelt\u00e0 e onore, che, secondo questo studio, non sono cancellati definitivamente dall\u2019azione ingannatrice su pi\u00f9 fronti, come si vedr\u00e0 nel finale. Cade dunque sul dorso il fulgido eroe e morendo rievoca, mentre \u00e8 sostenuto al suolo per le braccia da due guerrieri cos\u00ec che resta come seduto, l\u2019immagine di Brunilde, sua pi\u00f9 vera e amata donna e sposa dichiarandole per l\u2019ultima volta il suo unico e imperituro amore. Quando si prepara il funerale di Sigfrido, \u00e8 ormai trascorso il crepuscolo ed \u00e8 scesa la notte fonda nella foresta lungo le acque del Reno, teatro della tragedia. Il breve stupendo pezzo riguarda dunque la mente duplice di Hagen: espressa in parole fuorvianti dalle sue intenzioni e nelle intenzioni nascoste e per cos\u00ec dire manifestate con la capacit\u00e0 se mantica della sola musica. Quindi questa si modifica e si instaura la morte come atto definitivo che libera dalla pesantezza della materia l\u2019eroe, come nei momenti di adagio e di ripetizione ormai lontana dei colpi con cui si \u00e8 compiuto definitivamente il destino dello stesso. Si inserisce allora la realt\u00e0 del duplice percorso di Sigfrido: da un lato il viaggio nel funerale concreto e visibile del corpo issato su una bara fatta di rami e fronde e portato a casa dai guerrieri nel pi\u00f9 tetro chiaro di luna attraverso il bosco e i dirupi verso la reggia di Gunther, boschi e dirupi infidi e pericolosi nelle tenebre come \u00e8 stata la vicenda oscura che si \u00e8 consumata durante la caccia, men tre Hagen si tiene in disparte da tutti, quasi come vergognandosi; dall\u2019altro lato il viaggio di Sigfrido, secondo i suoni che accompagnano la sua morte, con il suo corpo ormai sempre pi\u00f9 leggero come lo pu\u00f2 essere un puro spirito. Sigfrido muore dichiarando il suo sentimento d\u2019amore per Brunilde, dunque niente di materiale, di pesante, bens\u00ec duplice alleggerimento dalla materia che la musica esprime appunto. Ricordiamo opportunamente che Brunilde non \u00e8 solo la sua vera e amatissima donna e sposa, ma \u00e8 anche stata una valchiria, ossia colei che sceglieva i guerrieri caduti valorosamente sul campo per condurli al Walhall o Walhalla e che \u00e8 stata lei che ha dato l\u2019ordine a Hagen di attuare la morte di Sigfrido, sul piano sinistramente analogico: \u00e8 stata lei che ha scelto di farne un guerriero morituro bench\u00e9 ci\u00f2 sia avvenuto come per una memoria inconscia e per conscia volont\u00e0 di vendetta. E ribadiamo ancora al proposito che Sigfrido cade combattendo, di fatto alza lo scudo per affrontare Hagen ancorch\u00e9 consapevole del suo destino di morte, questo, come accennato in qualche corrispondenza a Brunilde, sul piano simbolico, figura che evoca la valchiria che \u00e8 stata, come se il passato non potesse essere mai del tutto rinnegato o dimenticato, Leitmotiv profondo che attraversa tutta la Tetralogia. Interessante a proposito del funerale nei boschi \u00e8 il Libretto di Wagner. In esso il ritorno a casa di Sigfrido morto \u00e8 connotato dall\u2019aggettivo <em>feierlich<\/em>, che viene tradotto in genere con solenne e che significa nella lingua tedesca, tra l\u2019altro, festivo nel senso di non lavorativo, grave, serio, non collegato direttamente al latino <em>solemnis<\/em>, da cui l\u2019italiano solenne \u2013 in tedesco <em>Feier<\/em> significa anche semplicemente festa come assenza o, fine del lavoro, ci\u00f2 che non \u00e8, almeno direttamente, collegato all\u2019assenza dal lavoro. Verosimilmente secondo la spazialit\u00e0 della scena non pu\u00f2 esserci propriamente il senso della solennit\u00e0 del funerale come sta nell\u2019italiano e nelle rap presentazioni, piuttosto vale il significato di grave, serio. La concreta marcia funebre in mezzo ai boschi e ai dirupi, nel fortunoso percorso nella penombra lunare e nei bagliori delle torce, quasi nella totale oscurit\u00e0 verso la cima della montagna, nelle nebbie che salgono anch\u2019esse fino a fare scomparire il corteo nel totale buio, sarebbe difficilmente ipotizzabile in un\u2019atmosfera solenne, collegata, nel termine italiano, alla maggiore o minore sontuosit\u00e0, comunque alla pomposit\u00e0, alla perfezione della performance. Il corteo non marcia solennemente nella sala di un palazzo o attorno ad esso, mentre nel contesto wagneriano il significato \u00e8, come sopra accennato, pi\u00f9 specificamente quello di grave, il corteo funebre \u00e8 grave, non solenne. Le fiaccole nella notte rischiarano assieme a qualche raggio di luna il cammino rendendo la marcia funebre pi\u00f9 che mai sinistra e piena di chiaroscuri che animano le tenebre, ma non possono neppure tentare di rendere solenne la marcia pena la caduta addirittura nel risibile. Come accennato, la musica assume, dopo il tema della morte, la semantica del grandioso, del trionfale, del tutto inadatta a una tale marcia funebre, come anticipato, adatta, al contrario, a esprimere la liberazione di Sigfrido dai gravami della materia, del sangue, della vita stessa, Leitmotiv quest\u2019ultimo di alleggerimento dalla vita presente sotterraneamente in tutta la tetralogia e tipico della Weltanschauung germanica. Ricapitolando: la musica trionfale non pare riferirsi, secondo questo studio, al funerale concreto di Sigfrido che avviene di notte in mezzo a boschi montani e su suolo dissestato, bens\u00ec si riferisce pi\u00f9 verosimilmente nel contesto alla citata liberazione dell\u2019eroe dalla materialit\u00e0 della vita e dai suoi mali, ci\u00f2 con cui il totale pessimismo e anche scetticismo di Wagner hanno piena espressione semanticamente corrispondendo alla disposizione per quanto inconscia alla morte, alla fine della vita come fine di un gravame. Tutto ci\u00f2 come nell\u2019interpretazione semantica della musica, dei suoni che caratterizzano la Morte di Sigfrido e Marcia Funebre, <em>Siegfrieds Tod und Trauermarsch<\/em> \u2013 e aggiungo di nuovo molto sinteticamente, qui senza dettagli: la tragicit\u00e0 intrinseca molto profondamente alla lingua e cultura tedesca. Venendo alla Scena III, qui non completamente in analisi, ma solo considerata per i rimandi utili a chiarire alcuni dettagli riguardanti il personaggio di Hagen, la musica cambia ancora secondo la trama che conduce alla caduta del regno dei Ghibicunghi con l\u2019uccisione di Gunther da parte di Hagen, nonch\u00e9 all\u2019incendio del Walhall e al tramonto degli d\u00e8i, con il ritorno dell\u2019oro dei Nibelunghi alle figlie del Reno che sommergono Hagen nelle profondit\u00e0 del fiume piena, come in una nemesi \u2013 profonda e inconscia \u2013 che non perdonasse, ci\u00f2 di cui questo studio appunto non si occupa limitandosi alle varianti annunciate pi\u00f9 sopra. Hagen dunque alla vista delle figlie del Reno in piena si spaventa in massimo grado e si libera delle armi buttandosi follemente, <em>wahnsinnig<\/em>, nelle acque del fiume e fin qui tutti i testi concordano. Si interpreta per\u00f2 comunemente che Hagen si getti nel fiume per recuperare l\u2019anello magico che Brunilde ha tolto a Sigfrido e che ha indossato prima di gettarsi nella pira e bruciare assieme all\u2019ama to e al loro cavallo Grane affinch\u00e9 in tal modo le figlie del Reno possano recuperare dalle ceneri l\u2019anello maledetto e affinch\u00e9 in tale ritorno al Reno possa svanire la maledizione che contrassegna l\u2019anello forgiato con l\u2019oro rubato al Reno. Ora, nel testo a cura di Egon Voss, Hagen richiede esplicitamente l\u2019anello alle figlie del Reno prima di gettarsi nelle acque per recuperarlo. Ma nel testo del Libretto, anch\u2019esso ritenuto originale a quanto pare e citato da Mioli, Hagen non interviene richiedendo l\u2019anello, n\u00e9 viene esplicitato nella didascalia finale in nessun modo che si getti nel fiume per recuperare l\u2019anello. Per altro, volendo essere fedeli al Libretto, alla didascalia finale, le figlie del Reno giocano con l\u2019anello dopo che hanno affondato Hagen che si \u00e8 disarmato e che va incontro al suo destino lasciandosi trascinare da esse nel profondo, magnifico simbolo dell\u2019inconscia identit\u00e0 del popolo germanico nel contesto della Tetralogia, del suo finale purificatore nella morte, che purifica appunto o purificherebbe da ogni male quale esso sia. L\u2019argomento \u00e8 interessantissimo e dimostrabile all\u2019analisi semantica di tutta la Tetralogia, impossibile ad attuarsi nel breve spazio. Ricordiamo qui solo che Odino, capo degli d\u00e8i guerrieri nobilmente caduti o morti sul campo di battaglia \u00e8 divinit\u00e0 dalla personalit\u00e0 sommamente tragica, ammantata di sacrificio fino alla morte stessa, alla distruzione della vita. Riprendendo, Hagen pare essere un guerriero molto accorto, ad esempio quando premedita di uccidere Sigfrido che sa essere pi\u00f9 forte di lui, per cui non \u00e8 verosimile che possa sentirsi pi\u00f9 forte delle figlie del Reno straripante in spaventosa piena. Certo, si pu\u00f2 desumere sul piano implicito che Hagen sappia o creda che Brunilde metta a disposizione delle figlie del Reno l\u2019anello che sta nelle sue ceneri ingoiate dal fiume, ma con questo non si spiega in ogni caso il terrore che sopraggiunge in Hagen alla loro vista o alla vista del Reno che tutto sta sommergendo \u2013 il termine tedesco indica spavento nel senso di paura. Questo rende possibile, senza con ci\u00f2 voler sostituire l\u2019esegesi tradizionale, un\u2019altra interpretazione, forse pi\u00f9 sottile, che equipara l\u2019azione di Hagen in piena regola a nemesi inconscia della sua anima guerriera, a un suicidio \u2013 come gi\u00e0 in Brunilde \u2013 quale tributo al suo onore di fedele guerriero che ha infangato con il suo tradimento. Di fatto, ribadendo ancora, lo spavento di Hagen alla vista delle ondine sembra non avere a che fare con un eventuale recupero dell\u2019anello, dell\u2019oro del Reno, n\u00e9 con una paura di morire o altro di simile, altrimenti con ogni probabilit\u00e0 non si butterebbe nel Reno, ma fuggirebbe e comunque non si lancerebbe contro di esse ben sapendo di non potercela fare. Il suo comportamento di fronte alla vista delle figlie del Reno, mancando ogni riferimento, nel finale del Libretto qui considerato (Mioli), all\u2019anello e all\u2019oro che si potrebbero temere perduti, pu\u00f2 derivare dalla consapevolezza della fine ormai incombente, come se si lanciasse da guerriero germanico coraggiosamente nelle acque, disarmato \u2013 o superando le ultime rimozioni \u2013, per purificarsi dal tradimento redimendosi per il possibile. Cos\u00ec si hanno ulteriori viaggi opposti: se lo spirito di Sigfrido compie il suo viaggio nella morte in un alleggerimento dovuto alla lontananza dalla materia e alla leggerezza del sentimento d\u2019amore, in tal senso verso l\u2019alto dove stanno simbolicamente tutti i sentimenti nobili, Hagen compie il suo viaggio verso il basso, trascinato nelle profondit\u00e0 delle acque dalle figlie del Reno, il fiume dove ha fine la sua vita, fiume che, Romanticamente e wagnerianamente parlando, \u00e8 un simbolo principe del germanesimo, come in H\u00f6lderlin, suo massimo e intramontabile cantore. Il Crepuscolo degli Dei termina quindi, in questa interpretazione, con il doppio suicidio di Brunilde nel fuoco e di Hagen nelle acque del Reno, fiume simbolo dell\u2019identit\u00e0 del popolo tedesco, fuoco e acqua entrambi elementi distruttori, in questo senso purificatori, catartici per eccellenza. Per altro e di nuovo: come si spiegherebbe alla fine del Crepuscolo degli Dei la paura di Hagen al cospetto delle figlie del Reno e nel contempo la sua volont\u00e0 di recuperare l\u2019anello combattendo contro di esse per riprenderlo gettandosi nelle acque dove non pu\u00f2 non sapere che verrebbe da esse sconfitto? Quanto alla fine di Hagen nelle acque del Reno, la sopra citata interpretazione che lo vede buttarsi nel fiume in piena per recuperare l\u2019anello \u2013 ci\u00f2 di cui non c\u2019\u00e8 parola nel Libretto originale in Mioli \u2013 non regge secondo l\u2019interpretazione data in questo studio in quanto non spiega, come accennato, lo spavento di fronte alle figlie del Reno in unione al gettarsi nelle acque stesse dove stanno proprio le figlie del Reno, se non vi fosse la consapevolezza di non uscirne vincitore. Lo spavento di Hagen si spiega appunto al meglio non con una improbabile paura dovuta al rischio di perdere l\u2019anello o la vita, quanto con la sua consapevolezza di fronte al compiersi del suo destino di morte in seguito alla invincibile e ormai sopraggiunta vendetta delle figlie del Reno e nemesi nei suoi confronti. A tale destino va incontro in luogo di fuggire coraggiosamente, proprio come i guerrieri del germanesimo mitologico quando si presenta loro la <em>Wurd<\/em>, la valchiria che annuncia il grande o il pi\u00f9 grande e definitivo cambiamento del loro destino, dalla vita alla morte ed essi si scagliano nella battaglia per realizzare il loro destino di guerrieri ormai certamente morituri. Hagen \u00e8 un traditore, vile, ma non del tutto e rientra in extremis con il suo gesto nell\u2019etica del guerriero germanico nell\u2019identit\u00e0 rappresentata dalla tragica cultura germanica. Hagen \u00e8 il guerriero che alla vista delle figlie del Reno \u2013 che hanno nel contesto, prima ancora che un richiamo alle norne o parche nordiche, qualche tratto significativo delle valchirie che vengono a reclamare con la loro manifestazione la vita del guerriero ormai morituro \u2013 si lancia verso di esse, ossia affronta la morte nel fiume in spaventosa piena da coraggioso, non da codardo. Per quanto riguarda il mio giudizio: non credo davvero che Wagner dall\u2019alto o dal profondo del suo podio sul germanesimo, sulle sue radici culturali pi\u00f9 antiche \u2013 che in tanti anni e anche decenni ha approfondito e sempre rielaborato \u2013, abbia ridotto il gran finale del Crepuscolo degli Dei con Hagen che voglia l\u2019anello per possedere il potere sul mondo, quel potere che ormai sa perduto per sempre nella catastrofe generale, nel crollo del Walhalla che gi\u00e0 inizia a essere preda delle fiamme. Ancora: il personaggio wagneriano sa che \u00e8 ormai giunta la fine come an nunciato dalla presenza delle tre figlie del Reno che costituiscono come la nemesi o, pi\u00f9 germanicamente parlando, sono una speciale e metaforica epifania della citata, ci\u00f2 dopo di cui il guerriero, per morire comunque recuperando l\u2019onore perduto tradendo i suoi capi e inevitabilmente anche Alberico suo padre \u2013 non riesce a conquistare l\u2019anello che aveva solennemente giurato di riconquistare \u2013, si getta a capofitto, appunto come follemente verso la sua rovina sapendo, quale guerriero dalla tragica Weltanschauung germanica, che \u00e8 giunta la sua ora di trovare la morte che lo redimer\u00e0. Non solo Brunilde quindi si suicida gettandosi nella pira con l\u2019anello al dito, anche Hagen non fugge, bens\u00ec si suicida gettandosi anch\u2019e gli nelle acque senza armi: capisce che ormai \u00e8 finita per lui e si inabissa a capofitto nelle acque dove sa che lo aspetta la fine per l\u2019unica redenzione \u2013 germanica \u2013 ancora possibile: il coraggio della morte nell\u2019ultimo combattimento. I due suicidi redimono il mondo dal male e anche gli d\u00e8i scompaiono nell\u2019annientamento purificatore generale del fuoco appiccato da Brunilde, mentre nell\u2019<em>Edda<\/em>, nei canti nordici, ritornano in un ipotizzabile miglioramento della situazione \u2013 restando tuttavia sempre i medesimi d\u00e8i come in un impossibile cambiamento dell\u2019identit\u00e0 culturalmente parlando. Il testo che mostra Hagen che reclama l\u2019anello \u2013 nell\u2019edizione a cura di Egon Voss e di altri affini Libretti per cos\u00ec dire originali \u2013 inserisce, in ogni caso certamente, una banalit\u00e0 nel testo dell\u2019impianto wagneriano di questa opera monumentale e grandiosa, banalit\u00e0 che si dovrebbe addirittura riconoscere come una caduta disastrosa di Wagner dal livello di grandiosit\u00e0 che ha dato ai miti della cultura guerriera degli antichi germani, del suo popolo. Se comunque volessimo tenere buono il finale con Hagen che reclama l\u2019anello dalle figlie del Reno \u2013 abbiamo test\u00e9 accennato ai dettagli che sconfesserebbero dunque questa versione \u2013, Hagen in questa atmosfera verosimilmente di non comprensione delle cose, sarebbe un piccolo individuo incapace di capire la situazione, ci\u00f2 che farebbe in ogni caso ugualmente precipitare a terra la visione del mondo espressa da Wagner secondo i miti germanici con il Leitmotiv della tragicit\u00e0 sostituendola con il Leitmotiv della stoltezza del guerriero germanico, una fine dell\u2019Anello del Nibelungo, ribadendo, nella banalit\u00e0. Hagen, il guerriero germanico, rivuole l\u2019anello rubato al padre e si butta a capofitto nelle acque per perdere sicuramente la partita del recupero come sa benissimo e soprattutto proprio quale guerriero, ci\u00f2 che indebolirebbe la finalit\u00e0 di redenzione dei due grandi protagonisti di tale fine, Brunilde e Hagen, togliendo grandezza al gran finale. Sia Brunilde, che si getta nelle fiamme restituendo nelle sue ceneri l\u2019anello alle figlie del Reno \u2013 fiume profondamente simbolico come pi\u00f9 sopra \u2013, sia Hagen, che si getta nelle acque incontro al suo destino alla vista delle figlie del Reno, secondo l\u2019analisi portata avanti in questo studio vanno incontro alla morte da rappresentanti della germanica <em>Wurd<\/em>, comunque non da pazzi e stolti che non capiscono pi\u00f9 niente quali non erano e quale non era Wagner, uno dei pi\u00f9 grandi poeti e artisti, nonch\u00e9 compositori. Questo ovviamente secondo i punti di vista, ma nella Tetralogia e nella mitologia germanica si \u00e8, oggettivamente, di fronte a personaggi tragici, gli d\u00e8i germanici non hanno niente a che vedere come personalit\u00e0 ad esempio con gli d\u00e8i greci e latini \u2013 anche se ci possono essere influssi tra le varie culture e affinit\u00e0 \u2013, a ciascuno il suo, come necessariamente. Ed \u00e8 noto come Wagner cambiasse spesso nei decenni, almeno dal 1842 fino al 1874, di elaborazione del suo approfondimento del germanesimo mitologico, cambiando opportunamente i testi dei Libretti in corrispondenza con il cambiamento delle sue idee in proposito. per la prima volta il Reno \u2013 fiume cui Federico H\u00f6lderlin aveva dedicato uno dei suoi inni pi\u00f9 corposi e pi\u00f9 intensi (Masscialino 1989) \u2013, Wagner divenne un super appassionato della sua patria tedesca, ci\u00f2 per cui si pu\u00f2 ritenere che cominciasse gi\u00e0 a pensare a un\u2019opera da dedicare appunto al germanesimo e ai suoi antichi valori culturali. Hamann e Herder, nonch\u00e9 il Romanticismo tedesco e i Fratelli Grimm con la loro <em>Germanische Mythologie<\/em>, nonch\u00e9 i Fratelli Schlegel, l\u2019<em>Edda<\/em> e le antiche saghe germaniche tra l\u2019altro, ossia il recupero del passato mitologico e simbolico germanico, avevano avuto il loro effetto di grandiosit\u00e0 su Wagner. Concludendo: la comparazione semantica tra i due testi, uno con Hagen che non richiede l\u2019anello e l\u2019altro con la sua richiesta dell\u2019anello, \u00e8 stata attuata onde esplicitare come la semantica relativa a un paio di parole in pi\u00f9 o in meno, in uno specifico contesto, possa fare talora anche grande differenza e mettere in dubbio il significato di un\u2019intera opera addirittura come la Tetralogia, come le tracce delle varie ideazioni possono mostrare a cose fatte all\u2019analisi, composizione musicale compresa.<\/p>\n<p>_______<\/p>\n<p>*La musica non \u00e8 sempre in sintonia con la semantica dichiarata dai compositori. Come esempio che vale qui per tutti cito il finale del grande film di Fritz Lang <em>Metropolis<\/em>, (Mascialino 2018 in \u00abLunigiana Dantesca\u00bb \u2018La Settima Arte\u2019, Rubrica di Critica Cinematografica con riproduzione al sito www.ritamascialino.com e nel volume \u2018Il Mondo Semantico del Cinema\u2019 | 2019 Cleup Editrice Universit\u00e0 di Padova). Il finale del film ha una musica che non \u00e8 in sintonia con il finale conciliatore stesso dato in tutta per cos\u00ec dire implicita consapevolezza, come viene dimostrato nella corposa analisi semantica. La musica comunica un altro finale precedentemente ideato da Lang, ossia che il regista aveva ideato e stava appunto e comunque nella rimozione inconscia onde dare posto al finale di pace apposto consapevolmente al film, finale che \u00e8 rimasto nel film come l\u2019analisi semantica ha dimostrato. Una cosa sono le ispirazioni dei compositori, altra \u00e8 l\u2019etichetta che non di rado vi viene messa esteriormente. Cos\u00ec accade spesso in Wagner.<\/p>\n<p>**La direzione orchestrale qui citata si riferisce all\u2019esecuzione della London Philharmonic Orchestra, condotta dal Direttore tedesco Klaus Tennstedt (Merseburg 1926-Heikendorf 1998) intitolata <em>Siegfried\u2019s Death and Funeral March<\/em>, <em>Siegfrieds Tod und Trauermarsch<\/em>, Morte di Sigfrido e Marcia Funebre. Tennstedt \u00e8 noto non solo, come \u00e8 d\u2019obbligo, per la perfezione tecnica delle sue esecuzioni, bens\u00ec anche e soprattutto per la capacit\u00e0 di interpretare la musica nei suoi lati pi\u00f9 emozionali, in ci\u00f2 che essa significa o pu\u00f2 significare. Si tratta di un Direttore d\u2019Orchestra talora criticato. Una delle critiche che gli vengono rivolte insipientemente da qualcuno si riferisce al repertorio musicale che appare ristretto a de terminati compositori. Tennstedt non ha diretto qualsiasi compositore di qualsiasi provenienza, si \u00e8 concentrato soprattutto sui grandi compositori Romantici austro-tedeschi, della sua cultura linguistica di appartenenza, non pochi, in primo luogo Gustav Mahler, ma anche Wagner tra gli altri, con i quali, secondo le sue stesse dichiarazioni, riteneva di avere le maggiori affinit\u00e0. Altri direttori hanno diretto qualsiasi compositore con successo, ma anche talvolta con il risultato di spargere su tutti la medesima qualit\u00e0 interpretativa non consona a tutti i compositori, quasi rendendoli simili in certo qual modo. Al proposito, digredendo sul tema delle direzioni d\u2019orchestra, segue una considerazione sulle qualit\u00e0 che la direzione d\u2019orchestra doveva avere secondo un giudizio espresso dallo stesso Tennstedt, condivisibile o meno. In un\u2019Intervista il Maestro ebbe a dire che direttori d\u2019orchestra immaturi, ossia giovani, non potevano capire pienamente le opere dei grandi compositori, questo non per mancanza di competenza tecnica, ma per mancanza di una indispensabile esperienza esistenziale e culturale approfondite che Tennstedt possedeva grazie ap punto alla maturit\u00e0 e alla capacit\u00e0 di elaborazione dell\u2019esperienza stessa e della cultura nelle sfaccettature pi\u00f9 sottili, capacit\u00e0 interpretativa che gli rendeva possibile un articolato e prezioso affondo sapiente ed emozionale nella direzione orchestrale delle composizioni musicali durata fino al ritiro per motivi gravi di salute. Per concludere, ancora una, brevissima, nota relativa alla direzione di Klaus Tennstedt \u2013 a iniziare dal 1977 e continuata con qualche pausa dovuta a motivi di salute, fino al 1991 \u2013 per la London Philharmonic Orchestra, con cui Tennstedt si sentiva molto verosimilmente libero di dirigere secondo la propria interpretazione della musica, dove, per sintetizzare, nella Morte di Sigfrido e Marcia funebre non viene enfatizzata una particolare solennit\u00e0 durante il funerale nel bosco, come pi\u00f9 sopra esposto. Chiarendo: secondo la sua interpretazione profonda basata sulla semantica della musica \u2013 prospettiva sostenuta in generale da Wagner stesso con rammarico per le interpretazioni della sua musica solo attraverso le tecniche e non la semantica, il suo significato, ossia il significato trasmesso dalla musica \u2013 e del Libretto, non vi si rinviene grandissima solennit\u00e0 nella premeditazione di un assassinio di Sigfrido da parte di Hagen, n\u00e9 nella \u2013 vile \u2013 uccisione alla schiena dove Hagen sapeva che non avrebbe dovuto combattere frontalmente con l\u2019eroe da cui sarebbe stato altrimenti sconfitto. N\u00e9 vi \u00e8 propriamente solennit\u00e0 conformemente a un corteo funebre notturno e fra scoscese asperit\u00e0, ossia la musica che esprime la mente assassina del traditore non \u00e8 solenne, n\u00e9 lo potrebbe essere, n\u00e9 la marcia funebre pu\u00f2 avere nell\u2019oscurit\u00e0 boschiva un passo perfetto, n\u00e9 un ritmo corrispondentemente solenne, ossia maestoso ed elegantissimo, appunto solenne.<\/p>\n<p>*** Una curiosit\u00e0 sull\u2019espressivit\u00e0 della musica a livello inconscio, il piano pi\u00f9 proprio dei suoni. Da sedicenne entusiasta della lirica e delle grandi sinfonie avevo appena individuato in Wagner \u2013 che \u00e8 rimasto il compositore che preferisco su tutti quelli che conosco e che mi emozionano essi stessi moltissimo \u2013 un particolare movimento ritmico diverso da tutti gli altri, di breve durata, che sembra non essere in sintonia con quanto precede e quanto segue, ossia un movimento che si presenta ogni tanto, non di frequente, qui e l\u00e0 chiaramente e anche sempre molto brevemente, talora anche in sottofondo, non in primo piano, quasi nascostamente. E nella mia mente, molto spaziale, avevo avuto l\u2019immagine corrispondente di un uomo che zoppicasse da un piede e avevo definito il ritmo citato il passo dello zoppo, zoppia che credevo solo metaforica, psichica \u2013 non si trattava in ogni caso in particolare di dissonanze ascrivibili al cromatismo e non mi riferivo per altro affatto a nessuna zoppia concreta di Wagner non presente nelle non poche biografie che avevo letto in italiano e in tedesco e della cui concreta presenza non sospettavo minimamente, si ri feriva secondo me solo a una ruota speciale della sua personalit\u00e0 creativa, straordinaria, non comune. Redigendo questo studio, ossia oggi, in tarda et\u00e0 \u2013 non demordo mai se non ho risolto pienamente i problemi \u2013, mi \u00e8 venuto in mente che Wagner avesse o dovesse avere davvero e per forza concretamente il passo di uno zoppo e allora ho posto in internet una domanda, molto ingenua in verit\u00e0, ma chiara: \u2018Wagner zoppicava?\u2019 e con mia grandissima emozione la risposta di AI \u00e8 stata positiva: s\u00ec, Wagner aveva una zoppia unilaterale, solo relativa a un arto e quasi invisibile, ma concreta. L\u2019avevo riscontrata proiettata appunto come passo traballante dello zoppo, che avevo individuato da un particolare ritmo dalla brevissima durata ricorrente qui e l\u00e0 in tutte le opere di Wagner, quasi come una sua firma immancabile anche se non frequente nel corso delle stesse, una sua firma per cos\u00ec dire segreta che non derivava dalla semantica dell\u2019opera. Ci sono comunque celebri Direttori d\u2019Orchestra in seguito alla cui conduzione il passo citato \u00e8 secco, non traballante, ossia, non venendo riconosciuto come estraneo all\u2019insieme, perde tutto cessando di esistere.<\/p>\n<p><strong>Rita Mascialino<\/strong><\/p>\n<p>Bibliografia delle opere citate:<\/p>\n<p>-Piero Mioli (a cura di), (1998) <em>Wagner. Tutti i libretti d\u2019opera.<\/em> Roma RM: Newton &amp; Compton editori: Voll. 1-2, Edizione integrale, traduzioni ritmiche di Angelo Zanardini: \u2018Der Ring des Nibelungen\u2019: Vol. 2, 98-355.<\/p>\n<p>-R. Wagner, (1935) <em>Il crepuscolo degli Dei.<\/em> Firenze FI: Sansoni: riveduto nel testo, con versione ritmica a fronte, introduzione e commento a cura di Guido Manacorda.<\/p>\n<p>Sitografia<\/p>\n<p>-www.youtube.com\/watch?v=wXh5JprKqiU (Klaus Tennstedt, London Philharmonic Orchestra)<\/p>\n<p>-https:\/\/musicofilia.wordpress.com\/2011\/06\/06\/klaus-tennstedt\/ (Tennstedt)<\/p>\n<p>________________________________________________________________________________________________________________________________________________<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"YouTube video player\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/wXh5JprKqiU\" width=\"100%\" height=\"415\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/p>\n<p>______________________________________________________________________________________________________________________________________________<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>RITA MASCIALINO, \u00abCENNI DI SEMANTICA LINGUISTICA E MUSICALE: HAGEN\u00a0 (G\u00d6TTERD\u00c4MMERUNG III.3)\u00bb Cenni di semantica linguistica e musicale: Hagen (G\u00f6tterd\u00e4mmerung III.3) di Rita Mascialino In questo studio vengono esposte alcune ipotesi di analisi se mantica inerenti a contesti di parole, suoni e musica, intrinseci al Crepuscolo degli Dei, Terza Giornata della Tetralogia L\u2019Anello del Nibelungo, Der [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":3765,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[92],"tags":[],"aioseo_notices":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.ritamascialino.com\/cms\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3764"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.ritamascialino.com\/cms\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.ritamascialino.com\/cms\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ritamascialino.com\/cms\/wp-json\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ritamascialino.com\/cms\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3764"}],"version-history":[{"count":49,"href":"https:\/\/www.ritamascialino.com\/cms\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3764\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4657,"href":"https:\/\/www.ritamascialino.com\/cms\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3764\/revisions\/4657"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ritamascialino.com\/cms\/wp-json\/wp\/v2\/media\/3765"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.ritamascialino.com\/cms\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3764"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ritamascialino.com\/cms\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3764"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ritamascialino.com\/cms\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3764"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}