{"id":3764,"date":"2021-05-31T10:34:43","date_gmt":"2021-05-31T09:34:43","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ritamascialino.com\/cms\/?p=3764"},"modified":"2026-02-11T06:46:17","modified_gmt":"2026-02-11T05:46:17","slug":"rita-mascialino-siegrieds-tod-und-trauermarsch-di-richard-wagner","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ritamascialino.com\/cms\/2021\/05\/rita-mascialino-siegrieds-tod-und-trauermarsch-di-richard-wagner\/","title":{"rendered":"RITA MASCIALINO,  &#8220;CENNI DI SEMANTICA LINGUISTICA E MUSICALE: HAGEN (G\u00d6TTERD\u00c4MMERUNG III.3)&#8221;"},"content":{"rendered":"<p><strong>RITA MASCIALINO, \u00abCENNI DI SEMANTICA LINGUISTICA E MUSICALE: HAGEN\u00a0 (<em>G\u00d6TTERD\u00c4MMERUNG III.3<\/em>)\u00bb<\/strong><\/p>\n<p>In questo studio <em><strong>Cenni di<\/strong><\/em> s<strong><em>emantica linguistica e musicale: Hagen (G\u00f6tterd\u00e4mmerung III.3)<\/em><\/strong> vengono esposte alcune ipotesi di analisi semantica inerenti a contesti di parole, suoni e musica, intrinseci al <em>Crepuscolo degli Dei<\/em>, <strong><em>G\u00f6tterd\u00e4mmerung III.3<\/em><\/strong>, Terza Giornata della Tetralogia <em>L\u2019Anello del Nibelungo<\/em><strong>, <em>Der Ring des Nibelungen<\/em><\/strong> (1848-1874), di <strong>Richard Wagner<\/strong> (Lipsia 1813-Venezia 1883), consistente in un Preludio (<em>Das Rheingold<\/em>-L\u2019oro del Reno) e in tre Giornate o Atti (<em>Die Walk\u00fcre<\/em>-La Valchiria, <em>Siegfried<\/em>-Sigfrido, <em>G\u00f6tterd\u00e4mmerung<\/em>-Crepuscolo degli d\u00e8i). Quest\u2019ultima Giornata presenta una divergenza nel finale del testo tedesco dei due seguenti Libretti qui presi in considerazione e ritenuti da biografi e curatori anch\u2019essi <em>originali <\/em>fra gli altri: <em>Wagner-Tutti i libretti d\u2019opera<\/em>-<em>Edizione integrale<\/em> (Piero Mioli a cura di 1998: due voll.: testi dell\u2019Edizione Newton-Roma sulla partitura adottata dalla regia di Bayreuth \u2018Breitkopf &amp; H\u00e4rtels Textbibliothek, 520-Leipzig); <em>Richard Wagner<\/em> <em>G\u00f6tterd\u00e4mmerung<\/em> (Egon Voss a cura di 1997: Der Ring des Nibelungen: Dritter Tag: G\u00f6tterd\u00e4mmerung: Nachwort von Egon Voss 117-135: Reclam GmbH &amp; CO. KG-Stuttgart). Inoltre presenta qualche approfondimento in ambito di semantica musicale.<\/p>\n<p>Anticipo come diverse direzioni d\u2019orchestra e diverse orchestre diano un\u2019interpretazione del pezzo in questione altrettanto diversa, come vedremo con qualche dettaglio nel prosieguo dell\u2019analisi semantica: pi\u00f9 wagneriana in Klaus Tennstedt, pi\u00f9 neutra in Herbert von Karajan.<\/p>\n<p>Seguono un paio di rimandi di ordine generale: uno relativo al titolo della Tetralogia, l\u2019altro relativo alla morte di Sigfrido perpetrata da Hagen.<\/p>\n<p>Il titolo dell'intera Tetralogia non cita Sigfrido, fulgido eroe considerato il personaggio pi\u00f9 importante della stessa, bens\u00ec si riferisce esplicitamente all\u2019<em>Anello<\/em> <em>del Nibelungo<\/em>, del Nibelungo Alberich, Re dei Nani, padre di Hagen \u2013 i nani non erano d\u00e8i, n\u00e9 Asi, n\u00e9 Vani, ma esseri dotati di poteri magici che vivevano in caverne sotterranee. Hagen promette fedelt\u00e0 assoluta al padre nella riconquista dell\u2019anello magico forgiato da Alberich con l\u2019oro sottratto alle figlie del Reno, anello che d\u00e0 il potere sul mondo a chi lo possieda, anello che porta la maledizione a chi lo possedesse avendolo rubato al Nibelungo e che, come pi\u00f9 sopra anticipato, avrebbe dato il massimo potere a chi lo possedesse e che Hagen promette di restituire al padre su promessa fatta a quest\u2019ultimo.<\/p>\n<p>Conseguentemente al titolo, i nani, le popolazioni sotterranee e Hagen stesso diventano protagonisti della vicenda a tutti gli effetti \u2013 lasciamo stare i molto rilevanti dettagli del caso che non riguardano specificamente questo studio.<\/p>\n<p>Hagen prepara all\u2019uopo un molteplice inganno che scatener\u00e0 addirittura il crepuscolo degli d\u00e8i germanici e con esso il tramonto del mondo intero. Conseguentemente al titolo, i nani, le popolazioni sotterranee e Hagen stesso diventano protagonisti della vicenda a tutti gli effetti, mentre Sigfrido muore \u2013 lasciamo stare gli ulteriori molto rilevanti dettagli del caso che non riguardano specificamente questo studio.<\/p>\n<p>Passiamo adesso alla presentazione diretta di Hagen, ossia agli annunciati cenni inerenti alla morte di Sigfrido ag\u00ecta da Hagen. Dunque quest\u2019ultimo distrae astutamente Sigfrido durante la fatale battuta di caccia, dicendogli dei due uccelli che volano in cerchio sul suo capo. Sono Munin e Hugin (Felix Genzmer a cura di: 1939: <em>Die Edda<\/em>: 1981 Eugen Diederichs Verlag, M\u00fcnchen: Einleitung von Kurt Schier), i corvi rispettivamente significanti secondo il loro nome <em>memoria <\/em>e<em> pensiero<\/em>, i quali, accompagnatori di Odin, il dio monocolo della mitologia norrena \u2013 presso i Germani per cos\u00ec dire continentali, il medesimo dio ha nome Wodan, pi\u00f9 antico, e Wotan pi\u00f9 recente e cos\u00ec detto pi\u00f9 nel Sud della Germania dove si \u00e8 verificata la seconda Lautverschiebung con trasformazione, tra l\u2019altro, della <em>d <\/em>in<em> t<\/em> in quello che \u00e8 l\u2019antico Alto Tedesco o <em>Hochdeutsch<\/em>. Tali corvi sono incaricati appunto dal capo degli d\u00e8i di informarlo sugli accadimenti nel mondo e sono capaci di predire il futuro destino su base profetica, in generale quando infausto \u2013 come per altro si addice in generale al loro lugubre gracchiare che per questo, in molte tradizioni popolari, si crede ancora oggi che porti disgrazia. Mentre Sigfrido girandosi verso di essi e offrendo cos\u00ec le spalle a Hagen li guarda allontanarsi dopo che essi hanno volato in cerchio sul suo capo in presagio di morte, viene colpito da Hagen senza che questo debba combattere contro di lui frontalmente, dove sarebbe stato sconfitto vista l\u2019invincibilit\u00e0 dell\u2019eroe in quanto audace e coraggioso sempre pronto al combattimento frontale, senza mai fuggire offrendo vilmente il dorso. Sigfrido quindi viene colpito dalla lancia di Hagen alla schiena. La lancia germanica aveva l\u2019asta di legno non lunghissima, sui due metri o poco pi\u00f9, come al contrario, ad esempio, la <em>sarissa<\/em> macedone lunga sei metri e oltre, ed era pertanto adatta sia al lancio in distanza sia al colpo sferrato in vicinanza. Nella fattispecie l\u2019arma non viene lanciata \u2013 il testo di Wagner utilizza il verbo <em>sto\u00dfen in<\/em>, conficcare, spingere dentro, non <em>werfen<\/em>, lanciare \u2013, ma conficcata da vicino nel dorso di Sigfrido con due colpi, di cui il primo di penetrazione e il secondo come spinta di assestamento del primo in massima profondit\u00e0 e sicurezza della ferita mortale. Non si tratta di un\u2019azione dettata dall\u2019impulso del momento, bens\u00ec premeditata gi\u00e0 almeno dalla Scena V del II Atto quando Brunilde, dapprima credendo di essere stata tradita da Sigfrido, rivela a Hagen dove poterlo colpire per compiere la vendetta che nell\u2019antica ottica germanica valeva per giustizia. Anche Gunther a sua volta crede che Sigfrido lo abbia tradito amando Brunilde quando l\u2019ha conquistata per lui celato grazie all\u2019elmo magico che rendeva invisibili e dava la capacit\u00e0 di trasformarsi in qualsiasi altra forma, per cui accetta anch\u2019egli che Sigfrido venga ucciso per l\u2019immancabile vendetta sebbene non del tutto convinto dato il giuramento di fratellanza di sangue stipulato tra lui e Sigfrido e cui deve comunque venire meno. Hagen compie l\u2019azione proditoria e delittuosa aiutato previamente da un filtro magico che fa bere a Sigfrido perch\u00e9 ricordi il passato in tal modo disancorandosi per il possibile dal presente, ossia allentando l\u2019attenzione, anelando Hagen in cuor suo non solo alla vendetta in nome di Brunilde e di Gunther, quanto a impossessarsi dell\u2019anello magico forgiato con l\u2019oro del Reno e gi\u00e0 in possesso del Nibelungo suo padre per averlo questo rubato alle figlie del Reno, anello maledetto che, come pi\u00f9 sopra anticipato, avrebbe dato il massimo potere a chi lo possedesse e che Hagen promette di restituire al padre su promessa fatta a quest\u2019ultimo.<\/p>\n<p>Ora due brevi osservazioni sulla semantica della musica * che precede e segue l\u2019assassinio di Sigfrido a opera di Hagen, ossia <em>Siegfrieds Tod und Trauermarsch<\/em>, un pezzo musicale di somma potenza e incisivit\u00e0 semantica, uno dei tanti preziosi di Wagner ** sparsi ovunque nella sua musica.<\/p>\n<p>Il <em>Grundthema<\/em> o motivo di base o Leitmotiv o aria che connota Hagen psicologicamente e ne accompagna l\u2019ingresso in scena, consiste di note in moto discendente e suono grave \u2013 la\u00a0 voce maschile che interpreta il personaggio \u00e8 corrispondentemente quella del Basso \u2013, ci\u00f2 in sintonia con la sua truce natura di guerriero germanico che conosce solo l\u2019onore nella fedelt\u00e0 ai capi \u2013 nella fattispecie al padre \u2013 e la giustizia come vendetta, concetti fondamentali del germanesimo come nella raccolta dei Miti germanici e delle Canzoni eroiche dell\u2019Islanda e della Scandinavia o Codex Regius redatto circa nel XIII secolo, ma rinvenuto in Islanda solo nel secolo XVII e ricopiato grazie a un vescovo Umanista, l\u2019islandese Brynj\u00f3lfur Sveinsson, raccolta nota con il nome ufficiale di <em>Edda<\/em> <em>Poetica<\/em>, dapprima dono al re di Danimarca Federico III, poi negli anni Settanta del Novecento restituita a Reykjavik, Islanda.<\/p>\n<p>Il pezzo straordinario, la cui semantica musicale viene qui accennata a introduzione della personalit\u00e0 di Hagen, inizia con sommesse percussioni dei timpani, non velocissime, a caratterizzare un\u2019interiore atmosfera sospesa, come se qualcuno trattenesse il respiro. Proiettando i suoni in immagini spaziali, \u00e8 come se qualcuno avanzasse, psicologicamente parlando, di nascosto, invisibilmente e in punta di piedi perch\u00e9 nessuno possa accorgersi della sua presenza o del suo maggiore avvicinamento. Ricordiamo che Hagen sta ascoltando Sigfrido con cui interloquisce, mentre i timpani rivelano qualcosa di non espresso nelle parole, ossia, in seno al duplice piano del pensiero e delle parole di Hagen, le furtive tre serie alternate di percussioni esprimono le sue intenzioni celate, diverse da quanto proferito esplicitamente. Seguono i fagotti come se il suono emergesse dal profondo, gi\u00e0 in una concertazione maggiore delle intenzioni nascoste relative a quanto espresso nella spazialit\u00e0 creata dai timpani, come se Hagen prendesse man mano maggiore coraggio e determinazione, mentre la dissonanza cromatica rende pi\u00f9 realisticamente sinistra la sua mente di assassino e traditore, diversa dagli usuali toni armonici caratterizzanti in genere una disposizione psicologica di base non duplice, non ingannevole, non perfida. Quindi intervengono di nuovo \u2013 dopo una pausa come se l\u2019esplorazione mentale ormai in audace decisione si interrompesse per il timore di Hagen di essere scoperto e di non riuscire nell\u2019azione prossima \u2013 le percussioni sommesse come per moti di nuovo emergenti nel suo animo pi\u00f9 segreto in avanzamento in varie direzioni, come se Hagen studiasse ancora la mossa da farsi guardando da pi\u00f9 parti, seguite ancora dal suono dei fagotti dal profondo caratterizzato dai citati sinistri accordi dissonanti. Nuovamente si inseriscono i timpani quasi impercettibili nella loro semantica relativa all\u2019anima pi\u00f9 nascosta di Hagen nell\u2019occasione come in un passo leggero e pi\u00f9 rapido, in maggiore avvicinamento all\u2019azione. Successivamente dopo una pausa gravida di concentrazione preparatoria del fatale momento ormai giunto, si inseriscono le poderose sferzate dei contrabbassi bassi in triplice battuta e in moto ascendente, a significare la decisione ormai irreversibile di agire nella mente del guerriero germanico, capace del coraggio necessario per l\u2019omicidio, sebbene proditorio, ma ormai non pi\u00f9 arrestabile \u2013 questo sempre proiettando i suoni nella spazialit\u00e0 che appare corrispondente a un metaforico triplice passo che si avvicina alle spalle di Sigfrido. Cos\u00ec, questo prima che segua l\u2019azione vera e propria dell\u2019assassinio quale continuazione della precedente triplice battuta dei citati contrabbassi bassi. Esplode quindi la potente azione delittuosa rappresentata musicalmente dall\u2019intervento dei due micidiali colpi di contrabbasso basso, violoncelli, ulteriori archi e strumentazione, ci\u00f2 con cui hanno espressione i due colpi inferti, come pi\u00f9 sopra, con la lancia germanica al dorso dell\u2019eroe. Hagen, dopo la preparazione avvenuta nella sua mente, ha ormai colpito a morte Sigfrido che gli ha girato ingenuamente le spalle ingannato da lui che lo ha distratto parlandogli e indicandogli i due corvi che giravano in cerchio sul suo capo e chiedendogli ironicamente se capiva il loro linguaggio di profezia di sciagura, uccelli che si stanno ormai allontanando, avendo eseguito l\u2019annuncio dell\u2019infausto destino. Dopo i colpi mortali e la sua ripetizione fortissima, il suo assestamento nonch\u00e9 ritiro della lancia dal corpo di Sigfrido \u2013 che cade riverso sullo scudo imbracciato per contrapporsi frontalmente al nemico e caduto alle sue spalle \u2013, vi \u00e8 l\u2019eco ripetuta dei medesimi due colpi fatali in diminuendo dopo il compimento dell\u2019azione, eco ad esprimere la caduta della tensione che \u00e8 stata necessaria a Hagen per compiere il vile assassinio. Per chiarire ancora: sempre tenendo conto della corrispondenza tra suoni e vicenda, i colpi omicidi nel dorso di Sigfrido sono come ripetuti nella mente di Hagen con la medesima intensit\u00e0 vista la risonanza emozionale che hanno inevitabilmente nel suo cervello, poi in decrescendo come in una eco, quando cede la tensione psicofisica che ha accompagnato la realizzazione del delitto. Nella ripetizione in decrescendo gioca un ruolo \u2013 come sar\u00e0 accennato anche a proposito della Scena III successiva e finale della <em>G\u00f6tterd\u00e4mmerung<\/em> relativa al destino di Hagen \u2013 anche la consapevolezza del tipo di azione, del tradimento che ne \u00e8 il motore, ossia dell\u2019azione che Hagen da guerriero germanico sa essere infame, sebbene la compia senza scrupoli e ne faccia poi vanto e scherno, consapevolezza che \u00e8 presente nella sua mente. Nessun moto vero e proprio di trionfo, tranne il discorso di arrogante scherno che rivolge a Gutrune, la moglie di Sigfrido e sorella di Gunther, emerge di fatto in Hagen per l\u2019omicidio perpetrato, per l\u2019azione delittuosa ammantata di giustizia vendicatrice. Certo, Hagen rivendica a s\u00e9 l\u2019aver avuto il coraggio di uccidere l\u2019eroe, ma averlo ucciso a tradimento, alle spalle in quanto sicuro di non farcela frontalmente, lo rende simile, per usare un\u2019analogia moderna, a un killer a pagamento, che vuole appunto essere pagato con la consegna dell\u2019anello maledetto. Hagen \u00e8 un personaggio psicologicamente molto rilevante \u2013 \u00e8 per altro nientemeno, e in ogni caso, colui che uccide Sigfrido su richiesta di Brunilde e mette in moto il destino di sciagura di tutti, crepuscolo degli d\u00e8i compreso, ci\u00f2 che non \u00e8 cosa da poco nella <em>Tetralogia<\/em>. Quale guerriero germanico tuttavia, inevitabilmente la sua <em>Weltanschauung<\/em> \u00e8 impostata sui due principi inderogabili di fedelt\u00e0 e onore, ci\u00f2 con cui la sua azione proditoria e ingannatrice non ha a che fare malgrado egli le voglia dare la parvenza della fedelt\u00e0 a Brunilde e a Gunther e dell\u2019onore vendicato.<\/p>\n<p>Cade dunque sul dorso il fulgido eroe e morendo rievoca, mentre \u00e8 sostenuto al suolo per le braccia da due guerrieri cos\u00ec che resta come seduto, l\u2019immagine di Brunilde, sua pi\u00f9 vera e amata donna e sposa dichiarandole per l\u2019ultima volta il suo unico e imperituro amore. Quando si prepara il funerale di Sigfrido, \u00e8 ormai trascorso il crepuscolo ed \u00e8 scesa la notte fonda nella foresta lungo le acque del Reno, teatro della tragedia.<\/p>\n<p>Il breve stupendo pezzo riguarda dunque la mente duplice di Hagen: espressa in parole fuorvianti dalle sue intenzioni e in intenzioni nascoste e per cos\u00ec dire manifestate con la potenza espressiva della sola musica. Quindi la musica si modifica e si instaura la morte come atto definitivo che libera dalla pesantezza della materia l\u2019eroe, come nei momenti di adagio e di ripetizione ormai lontana dei colpi con cui si \u00e8 compiuto definitivamente il suo destino.<\/p>\n<p>Si inserisce allora la realt\u00e0 del duplice viaggio di Sigfrido: da un lato il viaggio nel funerale concreto e visibile del corpo issato su una bara fatta di rami e fronde e portato a casa dai guerrieri nel pi\u00f9 tetro chiaro di luna attraverso il bosco e i dirupi verso la reggia di Gunther, boschi e dirupi infidi e pericolosi nelle tenebre come \u00e8 stata la vicenda oscura che si \u00e8 consumata durante la caccia, mentre Hagen si tiene in disparte da tutti; dall\u2019altro lato il viaggio di Sigfrido, secondo i suoni che accompagnano la sua morte, esprime musicalmente come il suo corpo sia ormai sempre pi\u00f9 privo di materialit\u00e0 e sia leggero come lo pu\u00f2 essere lo spirito, in particolare: Sigfrido muore dichiarando il suo sentimento d\u2019amore per Brunilde, dunque niente di materiale, di pesante, alleggerimento dalla materia che la musica esprime appunto. Ricordiamo per altro che Brunilde, cui Sigfrido rivolge il suo ultimo pensiero, non \u00e8 solo la sua vera e amatissima donna e sposa, ma \u00e8 anche stata una valchiria, ossia colei che sceglie i guerrieri morti valorosamente sul campo per condurli al Walhall e ribadiamo al proposito che Sigfrido cade combattendo, di fatto alza lo scudo per affrontare Hagen ancorch\u00e9 ferito a morte in altri termini: valchiria ed eroe germanico mantengono il loro carattere tragico anche nell\u2019amore. Interessante a proposito del funerale nei boschi \u00e8 il Libretto di Wagner. In esso il ritorno a casa di Sigfrido morto \u00e8 connotato dall\u2019aggettivo <em>feierlich<\/em> che viene tradotto in genere con <em>solenne <\/em>e che significa nella lingua tedesca tra l\u2019altro festivo nel senso non lavorativo, <em>grave<\/em>, <em>serio<\/em>, non collegato etimologicamente al latino <em>solemnis<\/em>, da cui l\u2019italiano <em>solenne<\/em> - in tedesco <em>Feier<\/em> significa anche semplicemente festa come assenza, fine del lavoro. In realt\u00e0 secondo il Libretto non pu\u00f2 esserci il senso della solennit\u00e0 del funerale come sta nell\u2019italiano e nelle rappresentazioni. La concreta marcia funebre in mezzo ai boschi e ai dirupi, nel fortunoso percorso nella penombra lunare e quasi totale oscurit\u00e0 verso la cima della montagna, nelle nebbie che salgono anch\u2019esse fino a fare scomparire il corteo nel totale buio, sarebbe difficilmente ipotizzabile in un\u2019atmosfera solenne, collegata, nel termine italiano, alla maggiore o minore sontuosit\u00e0, comunque alla pomposit\u00e0, alla perfezione della performance. Il corteo non marcia nella sala di un palazzo o attorno ad esso, mentre nel contesto wagneriano il significato \u00e8, come sopra accennato, pi\u00f9 specificamente quello di <em>grave<\/em> \u2013 le fiaccole nella notte rischiarano assieme a qualche raggio di luna il cammino rendendo la marcia funebre pi\u00f9 che mai sinistra e piena di chiaroscuri nelle tenebre, ma non possono neppure tentare di rendere solenne la marcia pena la caduta addirittura nel risibile. La musica assume presto, dopo il tema della morte, la semantica del grandioso, del trionfale, inadatta a una tale marcia funebre, ma, come anticipato, adatta ad esprimere la liberazione di Sigfrido dai gravami della materia, del sangue, della vita stessa, in seguito al sopraggiungere della morte che pone fine a tutto, anche agli d\u00e8i stessi \u2013 proiezione della cultura del popolo germanico \u2013 e al loro tetro Walhall con i valori dell\u2019arcaicit\u00e0, dell\u2019antichit\u00e0. Ribadendo: la musica trionfale non pare riferirsi, secondo questo studio, al funerale concreto di Sigfrido che avviene di notte in mezzo a boschi montani e su suolo dissestato, bens\u00ec si riferisce pi\u00f9 verosimilmente nel contesto alla citata liberazione dell\u2019eroe dalla materialit\u00e0 della vita e dai suoi mali, ci\u00f2 con cui il totale pessimismo e anche scetticismo di Wagner ha piena espressione e con essi si esprime, per Wagner stesso, la disposizione alla morte, alla fine della vita come fine di un gravame. Tutto ci\u00f2 come nell\u2019interpretazione semantica della musica, dei suoni che caratterizzano la Morte di Sigfrido e Marcia Funebre, <em>Siegfrieds Tod und Trauermarsch<\/em> \u2013 e mi permetto di aggiungere molto sinteticamente, qui senza dettagli: la tragicit\u00e0 intrinseca molto profondamente alla lingua tedesca, ci\u00f2 di cui ho trattato in apposito studio.<\/p>\n<p>Venendo alla Scena III, qui non completamente in analisi, ma solo per i rimandi utili a chiarire alcuni dettagli riguardanti il personaggio di Hagen, la musica cambia ancora secondo la trama che conduce alla caduta del regno dei Ghibicunghi con l\u2019uccisione di Gunther da parte di Hagen, nonch\u00e9 all\u2019incendio del Walhall e al tramonto degli d\u00e8i, con il ritorno dell\u2019oro dei Nibelunghi alle figlie del Reno che sommergono Hagen nelle profondit\u00e0 del fiume in piena, come in una nemesi che non perdonasse, ci\u00f2 di cui questo studio appunto non si occupa limitandosi alle varianti annunciate pi\u00f9 sopra. Hagen dunque alla vista delle figlie del Reno in piena si spaventa in massimo grado e si libera delle armi gettandosi come folle, <em>wahnsinnig<\/em>, nelle acque del fiume e fin qui tutti i testi concordano. Si interpreta comunemente che Hagen si getti nel fiume per recuperare l\u2019anello magico che Brunilde ha tolto a Sigfrido e che ha indossato prima di gettarsi nella pira e bruciare assieme all\u2019amato e al loro cavallo Grane affinch\u00e9 in tal modo le figlie del Reno possano recuperare dalle ceneri l\u2019anello maledetto e affinch\u00e9 in tale ritorno al Reno possa svanire la maledizione che contrassegna l\u2019anello forgiato con l\u2019oro rubato al Reno. Nel testo a cura di Egon Voss Hagen richiede esplicitamente l\u2019anello alle figlie del Reno prima di gettarsi nelle acque per recuperarlo. Ma nel testo del Libretto anch\u2019esso originale a quanto pare, citato da Mioli, Hagen non interviene richiedendo l\u2019anello, n\u00e9 viene esplicitato nella didascalia in nessun modo che si getti nel fiume per recuperare l\u2019anello. Per altro, volendo essere fedeli al Libretto, alla didascalia finale, le figlie del Reno giocano con l\u2019anello dopo che hanno affondato Hagen che si \u00e8 disarmato e che non combatte con le ondine-acque e si lascia trascinare nel loro profondo. Certo, si pu\u00f2 desumere sul piano implicito che Hagen sappia o creda che Brunilde metta a disposizione delle figlie del Reno l\u2019anello che sta nelle sue ceneri ingoiate dal Reno, ma con questo non si spiega in ogni caso il terrore che sopraggiunge in Hagen alla loro vista \u2013 non alla vista del Reno che straripa \u2013, il termine tedesco indica spavento nel senso di paura. Questo rende possibile, senza con ci\u00f2 volersi sostituire alla esegesi tradizionale, un'interpretazione per qualche verso pi\u00f9 profonda, che equipara l\u2019azione di Hagen in piena regola a una nemesi inconscia della sua anima guerriera, a un suicidio \u2013 come in Brunilde \u2013 quale inconscio tributo al suo onore di fedele guerriero che ha infangato con il suo tradimento. Di fatto, ribadendo ancora, lo spavento di Hagen alla vista delle ondine sembra non avere a che fare con un eventuale recupero dell\u2019anello, dell\u2019oro del Reno, n\u00e9 con una paura di morire o altro di simile, altrimenti con ogni probabilit\u00e0 non vi si butterebbe, ma fuggirebbe e comunque non si lancerebbe contro di esse ben sapendo di non potercela fare. Il suo comportamento di fronte alla vista delle figlie del Reno, mancando ogni riferimento, nel finale del Libretto qui considerato, all\u2019anello e all\u2019oro che si potrebbero temere perduti, pu\u00f2 derivare \u00a0dalla fine ormai incombente, come se si lanciasse da guerriero germanico coraggiosamente nelle acque, senza pi\u00f9 armi, come in una degradazione quale si conviene ai traditori, redimendosi per il possibile volendo comunque per cos\u00ec dire gettarsi contro il nemico sapendo di affrontare la tragedia della propria fine, non ingloriosa comunque, ma guerriero che si lancia nella sua fine ormai inevitabile \u2013 assieme alla valchiria Brunilde divenuta donna, ma con la memoria di una valchiria quale \u00e8 stata all\u2019origine. Cos\u00ec si hanno due viaggi opposti: se lo spirito di Sigfrido compie il suo viaggio nella morte in un alleggerimento dovuto alla lontananza dalla materia e alla leggerezza del sentimento d\u2019amore, in tal senso verso l\u2019alto dove stanno simbolicamente tutti i sentimenti nobili, Hagen compie il suo viaggio verso il basso, trascinato nelle profondit\u00e0 delle acque dalle figlie del Reno, il fiume dove ha fine la sua vita. <em>Il Crepuscolo degli Dei<\/em> termina quindi, in questa interpretazione, con il doppio suicidio di Brunilde nel fuoco e di Hagen, che cade comunque per mano di tre donne, delle tre figlie del Reno, nell\u2019acqua, fuoco e acqua entrambi elementi purificatori, catartici per eccellenza \u2013 sulle donne wagneriane e sul loro rapporto con l\u2019uomo ci sarebbe moltissimo da dire, ci\u00f2 che non riguarda tuttavia questo studio.<\/p>\n<p>Segue adesso il sollevamento di alcuni possibili problemi esegetici come anche preannunciato all\u2019inizio di tale studio. Per primo: se i due colpi si riferissero alla caduta in due tempi di Sigfrido in ginocchio e al suolo, come si spiegherebbero i timpani e l\u2019aria del fagotto, nonch\u00e9 i contrabbassi che precedono i due colpi di musica cos\u00ec incisivi? Si potrebbero spiegare rispettivamente con un traballamento di Sigfrido colpito a morte, ma Sigfrido cade di colpo subito dopo essersi girato ancora con le ultime forze dovute alla sua personalit\u00e0, non al suo corpo ormai colpito a morte, e avere alzato lo scudo, senza traballare, ci\u00f2 che per altro non si addirebbe a un eroe tanto fulgido come lui. In tale interpretazione, l\u2019azione di Hagen resterebbe piuttosto insignificante, non espressa centralmente, mentre al contrario essa scatena la massima tragedia di cui Hagen, complice la gelosia delle due donne e di Gunther, \u00e8 appunto l\u2019artefice, al quale Wagner, secondo questo studio, dedica una delle pi\u00f9 intense parti musicali della Tetralogia. Come si spiegherebbe l\u2019intervento, tra un timpano e l\u2019altro, dell\u2019aria sinistra dei fagotti? Si potrebbe pensare a una personificata e allegorica presenza della morte che annuncia il suo ingresso sinistro, ma la morte sovrapposta al personaggio sarebbe una forzatura che nel contesto per altro banalizzerebbe l\u2019opera stessa togliendo logica e significato all\u2019opera stessa.<\/p>\n<p>Inoltre e di nuovo: come si spiegherebbe alla fine del <em>Crepuscolo degli Dei<\/em> la paura di Hagen al cospetto delle figlie del Reno e nel contempo la sua volont\u00e0 di recuperare l\u2019anello combattendo contro di esse per riprenderlo gettandosi nelle acque? Questi possibili dubbi esegetici si risolvono mettendo appunto in sintonia la semantica della musica e del Libretto relative alla mente di Hagen, considerata, qui, rilevante.\u00a0 Quanto alla fine di Hagen nelle acque del Reno, la sopra citata interpretazione che lo vede buttarsi nel fiume straripato per recuperare l\u2019anello \u2013 ci\u00f2 di cui non c\u2019\u00e8 parola nel Libretto originale in Mioli \u2013 non regge secondo l\u2019interpretazione data in questo studio in quanto non spiega, come accennato, lo spavento di fronte alle figlie del Reno in unione al gettarsi nelle acque stesse dove stanno proprio le figlie del Reno. Lo spavento di Hagen si spiega invece al meglio con la sua ossimorica quanto inconscia consapevolezza di fronte al compiersi del suo destino di morte in seguito alla invincibile e ormai sopraggiunta vendetta delle figlie del Reno e nemesi nei suoi confronti, destino cui va incontro in luogo di fuggire, come follemente ma comunque coraggiosamente, proprio come i guerrieri del germanesimo mitologico quando si presenta loro la <em>Wurd<\/em>, la valchiria che annuncia il grande o il pi\u00f9 grande e definitivo cambiamento del loro destino, dalla vita alla morte ed essi si scagliano nella battaglia per realizzare il loro destino di guerrieri ormai certamente morituri. Hagen \u00e8 un traditore, vile quindi, s\u00ec, ma non del tutto e rientra in extremis con il suo gesto nell\u2019etica del guerriero germanico. Hagen \u00e8 il guerriero germanico che alla vista delle figlie del Reno \u2013 che hanno nel contesto qualche tratto significativo della <em>Wurd<\/em>, che viene a reclamare la vita del guerriero ormai morituro \u2013 si lancia verso di esse, ossia affronta la morte nel fiume in spaventosa piena comunque da coraggioso, non da codardo. Per quanto riguarda il mio giudizio: non credo davvero che Wagner dall\u2019alto o dal profondo del suo podio sul germanesimo, sulle sue radici culturali pi\u00f9 antiche, abbia ridotto il gran finale del <em>Crepuscolo degli Dei<\/em> con Hagen che voglia l\u2019anello per possedere il potere sul mondo, quel potere che ormai sa perduto per sempre nella catastrofe generale, nel crollo del Walhall. In altri termini: il personaggio wagneriano sa che \u00e8 ormai giunta la fine come annunciato dalla presenza delle tre figlie del Reno che costituiscono come la nemesi o, pi\u00f9 germanicamente parlando, sono una speciale e metaforica epifania della citata <em>Wurd<\/em>, ci\u00f2 dopo di cui il guerriero, per morire comunque recuperando l\u2019onore perduto tradendo i suoi capi\u00a0 e anche Alberico suo padre \u2013 non riesce a conquistare l\u2019anello che aveva solennemente giurato di riconquistare \u2013, si getta a capofitto, appunto come follemente verso la sua rovina sapendo, quale guerriero dalla tragica Weltanschuung germanica, che \u00e8 giunta la sua ora di trovare la morte che lo redimer\u00e0 per il possibile. Non solo Brunilde quindi si suicida gettandosi nella pira con l\u2019anello al dito, anche Hagen non fugge, bens\u00ec si suicida gettandosi anch\u2019egli nelle acque senza armi: capisce che ormai \u00e8 finita per lui e si inabissa a capofitto nelle acque dove sa che lo aspetta la fine per l\u2019unica redenzione ancora possibile: il coraggio della morte. I due suicidi redimono il mondo dal male e anche gli d\u00e8i scompaiono in un annientamento purificatore generale nel fuoco appiccato da Brunilde, dai terreni dunque, mentre nell\u2019<em>Edda<\/em> ritornano in un possibile miglioramento della situazione \u2013 restando tuttavia sempre i medesimi d\u00e8i come in un impossibile cambiamento delle cose culturalmente parlando. Il testo che mostra Hagen che reclama l\u2019anello \u2013 nell\u2019edizione a cura di Egon Voss e di altri affini Libretti per cos\u00ec dire originali \u2013 inserisce in ogni caso una banalit\u00e0 nel testo e nell\u2019impianto wagneriano di questa opera monumentale, grandiosa, che si dovrebbe addirittura riconoscere come una caduta disastrosa di Wagner dal livello di grandiosit\u00e0 che ha dato ai miti della cultura guerriera degli antichi germani.<\/p>\n<p>Se comunque volessimo tenere buona la fine con Hagen che reclama l\u2019anello dalle figlie del Reno \u2013 abbiamo gi\u00e0 accennato ai dettagli che sconfesserebbero questa versione \u2013, Hagen non si getterebbe nelle acque per andare incontro al suo destino. In questa atmosfera di non comprensione delle cose come stanno, la figura di Hagen sarebbe quella di un piccolo individuo incapace di capire la situazione, ci\u00f2 che fa precipitare a terra la visione del mondo espressa da Wagner secondo i miti germanici con il Leitmotiv della tragicit\u00e0 sostituendola con la stoltezza, una fine dell\u2019<em>Anello del Nibelungo <\/em>nella banalit\u00e0. Hagen, il guerriero germanico, rivuole l\u2019anello tolto al padre e si butta a capofitto nelle acque per perdere certamente la partita del recupero, ci\u00f2 che indebolirebbe la finalit\u00e0 di redenzione dei due grandi protagonisti di tale fine, Brunilde e Hagen, togliendo ulteriore grandezza al gran finale: sia Brunilde, che si getta nelle fiamme restituendo nelle sue ceneri l\u2019anello alle figlie del Reno, sia Hagen, che si getta nelle acque incontro al suo destino alla vista delle figlie del Reno, secondo l\u2019analisi portata avanti in questo studio vanno incontro alla morte da guerrieri germanici, non da pazzi e stolti\u00a0 che non capiscono pi\u00f9 niente. Questo ovviamente secondo i punti di vista, ma nella Tetralogia e nella mitologia germanica si \u00e8, oggettivamente, di fronte a personaggi tragici, a eroi, gli d\u00e8i germanici non hanno niente a che vedere come personalit\u00e0 ad esempio con gli d\u00e8i greci e anche latini \u2013 anche se ci possono essere influssi tra le varie culture e affinit\u00e0 \u2013, a ciascuno il suo, come necessariamente. Ed \u00e8 noto come Wagner cambiasse spesso nei decenni, almeno dal 1842 fino al 1874, di elaborazione del suo approfondimento del germanesimo mitologico nelle diverse versioni musicali, cambiando opportunamente i testi dei Libretti in corrispondenza con il cambiamento delle sue idee in proposito. Dal 1842, quando vide per la prima volta il Reno \u2013 fiume cui Federico H\u00f6lderlin aveva dedicato uno dei suoi inni pi\u00f9 corposi e pi\u00f9 intensi \u2013, Wagner divenne un appassionato della sua patria tedesca, ci\u00f2 per cui si pu\u00f2 rite4nere che cominciasse gi\u00e0 a pensare a un\u2019opera da dedicare appunto al germanesimo e ai suoi antichi valori culturali. Hamann e Herder, nonch\u00e9 il Romanticismo tedesco e i Fratelli Grimm con la loro Germanische Mythologie, l\u2019Edda e le antiche saghe germaniche, ossia il recupero del passato germanico, avevano gi\u00e0 avuto il loro effetto su Wagner.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La comparazione semantica tra i due testi, uno con Hagen che non richiede l\u2019anello e l\u2019altro con la sua richiesta dell\u2019anello, \u00e8 stata attuata onde esplicitare come la semantica relativa a un paio di parole in pi\u00f9 o in meno, in uno specifico contesto, possa fare la differenza e cambiare sostanzialmente il significato di un\u2019intera opera addirittura come la Tetralogia.<\/p>\n<p><strong>Rita Mascialino<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>_______________________________<\/p>\n<p>*Una parola sulla semantica dei suoni, una semantica molto vicina ai cervelli muti o cosiddetti inconsci, pi\u00f9 della parola stessa. Come esempio che vale qui per tutti cito il finale del grande film di Fritz Lang <em>Metropolis<\/em>, (Mascialino 2018 in \u00abLunigiana Dantesca\u00bb \u2018La Settima Arte\u2019, Rubrica di Critica Cinematografica con riproduzione al sito <a href=\"http:\/\/www.ritamascialino.com\">www.ritamascialino.com<\/a> e nel volume \u2018Il Mondo Semantico del Cinema\u2019\u00a0 | 2019 Cleup Editrice Universit\u00e0 di Padova). Il finale del film ha una musica che non \u00e8 in sintonia con il finale conciliatore stesso dato in tutta consapevolezza, come viene dimostrato nella corposa analisi semantica, musica che comunica un altro finale che il regista avrebbe ideato e stava appunto e comunque nella rimozione inconscia onde dare posto al finale di pace apposto consapevolmente al film.<\/p>\n<p>**La direzione orchestrale qui citata si riferisce all\u2019esecuzione della <em>London<\/em> <em>Philharmonic Orchestra<\/em>, condotta dal Direttore tedesco <strong>Klaus Tennstedt<\/strong> (Merseburg 1926-Heikendorf 1998) intitolata <em>Siegfried\u2019s Death and Funeral March<\/em>, <em>Siegfrieds Tod und Trauermarsch<\/em>, <em>Morte di Sigfrido e Marcia Funebre<\/em>. Tennstedt \u00e8 noto non solo, come \u00e8 d\u2019obbligo, per la perfezione tecnica delle sue esecuzioni, bens\u00ec anche e soprattutto per la capacit\u00e0 di interpretare la musica nei suoi lati pi\u00f9 emozionali, in ci\u00f2 che essa significa o pu\u00f2 significare. Si tratta di un Direttore d\u2019Orchestra talora criticato da qualche critico e da altri direttori. Una delle critiche che gli vengono rivolte si riferisce al repertorio musicale che appare ristretto a determinati compositori. Tennstedt non ha diretto qualsiasi compositore di qualsiasi provenienza, si \u00e8 concentrato soprattutto ai grandi compositori Romantici austro-tedeschi, della sua cultura linguistica di appartenenza, non pochi, in primo luogo Gustav Mahler, ma anche Wagner tra gli altri, con i quali, secondo le sue stesse dichiarazioni, riteneva di avere le maggiori affinit\u00e0. Altri direttori hanno diretto qualsiasi compositore con successo, ma anche talvolta con il risultato di spargere su tutti la stessa interpretazione, quasi rendendoli simili in certo qual modo. Al proposito, digredendo sul tema delle direzioni d\u2019orchestra, segue una considerazione sulle qualit\u00e0 che la direzione d\u2019orchestra doveva avere secondo un giudizio espresso dallo stesso Tennstedt, condivisibile o meno e che personalmente condivido in pieno. In un\u2019Intervista il Maestro ebbe a dire che direttori d\u2019orchestra immaturi, ossia giovani, non potevano capire pienamente le opere dei grandi compositori, questo non per mancanza di competenza tecnica, ma per mancanza di una indispensabile esperienza esistenziale \u00a0e culturale approfondite che Tennstedt possedeva grazie appunto alla maturit\u00e0 e alla capacit\u00e0 di elaborazione dell\u2019esperienza stessa nelle sue sfaccettature pi\u00f9 sottili, capacit\u00e0 interpretativa che gli rendeva possibile un articolato e prezioso affondo sapiente ed emozionale nella direzione orchestrale durata fino al ritiro per motivi gravi di salute, delle composizioni musicali. Per concludere, ancora una, brevissima, nota relativa alla direzione di Klaus Tennstedt \u2013 a iniziare dal 1977 e continuata con qualche pausa dovuta a motivi di salute, fino al 1991 \u2013 per la <em>London Philharmonic<\/em> <em>Orchestra<\/em>, con cui Tennstedt si sentiva molto verosimilmente libero di dirigere secondo la propria interpretazione della musica, dove, per sintetizzare, nella Morte di Sigfrido e Marcia funebre non viene enfatizzata particolare solennit\u00e0 durante il funerale nel bosco, come pi\u00f9 sopra esposto. Chiarendo: secondo la sua interpretazione profonda basata sulla semantica della musica e del Libretto, non vi pu\u00f2 essere grandissima solennit\u00e0 nella premeditazione di un assassinio di Sigfrido da parte di Hagen, n\u00e9 nella \u2013 vile \u2013 uccisione alla schiena dove Hagen sapeva\u00a0 che non avrebbe dovuto combattere frontalmente con l\u2019eroe da cui sarebbe stato altrimenti sconfitto, n\u00e9 la solennit\u00e0 poteva essere proprio tale in un corteo funebre notturno e fra scoscese asperit\u00e0, ossia la musica che esprime la mente assassina del traditore non \u00e8 solenne, n\u00e9 lo potrebbe essere, n\u00e9 la marcia funebre pu\u00f2 avere nell\u2019oscurit\u00e0 boschiva un passo perfetto, n\u00e9 un ritmo corrispondentemente solenne, ossia lentissimo ed elegantissimo, ossia appunto solenne, trattandosi del trasporto di un morto ammazzato proditoriamente, certo un ritmo grave, lento, ma non fino a diventare solenne, ci\u00f2 che sarebbe ridicolo, forse adatto a una satira o a qualcosa di insulso.<\/p>\n<p>***Una curiosit\u00e0. Da sedicenne entusiasta della lirica e delle grandi sinfonie avevo appena individuato in Wagner \u2013 che \u00e8 rimasto il compositore che preferisco su tutti quelli che conosco e che mi emozionano essi stessi moltissimo \u2013 un particolare movimento ritmico diverso da tutti gli altri, di breve durata, che sembra non essere in sintonia con quanto precede e quanto segue, ossia un movimento che si presenta ogni tanto qui e l\u00e0 chiaramente e anche sempre molto brevemente, talora anche in sottofondo, non in primo piano, quasi nascostamente. E nella mia mente, molto spaziale, avevo avuto l\u2019immagine corrispondente di un uomo che zoppicasse da un piede e avevo definito il ritmo citato <em>il passo dello zoppo<\/em>, uno zoppo che credevo solo metaforico, psichico \u2013 non si trattava in particolare di dissonanze ascrivibili al cromatismo e non mi riferivo per altro affatto a nessuna zoppia concreta di Wagner non presente nelle non poche biografie che avevo letto in italiano e in tedesco e che non sospettavo minimamente, si riferiva secondo me solo a una ruota speciale della sua personalit\u00e0 creativa, straordinaria, non comune. Redigendo questo studio, ossia oggi, in tarda et\u00e0, mi \u00e8 venuto in mente che Wagner avesse o dovesse avere davvero e per forza concretamente il passo di uno zoppo e allora ho posto in internet la domanda, molto ingenua, ma chiara: \u2018Wagner zoppicava?\u2019 e con mia grandissima emozione la risposta di AI \u00e8 stata positiva: s\u00ec, Wagner aveva una zoppia unilaterale, solo relativa a un arto e quasi invisibile, ma concreta. L\u2019avevo riscontrata proiettata appunto come passo traballante dello zoppo, non costante, che avevo individuato da un particolare ritmo dalla brevissima durata ricorrente qui e l\u00e0 in tutte le opere di Wagner, quasi come una sua firma immancabile anche se non frequente nel corso delle stesse, una sua firma per cos\u00ec dire segreta. Ci sono comunque celebri Direttori d\u2019Orchestra in seguito alla cui conduzione il passo citato \u00e8 secco, non traballante, ossia perde tutto cessando di esistere.<\/p>\n<p><strong>Rita Mascialino<\/strong><\/p>\n<p>Bibliografia delle opere citate:<\/p>\n<p>-Piero Mioli (a cura di), (1998) <em>Wagner. Tutti i libretti d\u2019opera.<\/em> Roma RM: Newton &amp; Compton editori: Voll. 1-2, Edizione integrale, traduzioni ritmiche di Angelo Zanardini: \u2018Der Ring des Nibelungen\u2019: Vol. 2, 98-355.<\/p>\n<p>-R. Wagner, (1935) <em>Il crepuscolo degli Dei.<\/em> Firenze FI: Sansoni: riveduto nel testo, con versione ritmica a fronte, introduzione e commento a cura di Guido Manacorda.<\/p>\n<p>Sitografia<\/p>\n<p>-www.youtube.com\/watch?v=wXh5JprKqiU (Klaus Tennstedt, London Philharmonic Orchestra)<\/p>\n<p>-https:\/\/musicofilia.wordpress.com\/2011\/06\/06\/klaus-tennstedt\/ (Tennstedt)<\/p>\n<p>________________________________________________________________________________________________________________________________________________<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"YouTube video player\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/wXh5JprKqiU\" width=\"100%\" height=\"415\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/p>\n<p>______________________________________________________________________________________________________________________________________________<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>RITA MASCIALINO, \u00abCENNI DI SEMANTICA LINGUISTICA E MUSICALE: HAGEN\u00a0 (G\u00d6TTERD\u00c4MMERUNG III.3)\u00bb In questo studio Cenni di semantica linguistica e musicale: Hagen (G\u00f6tterd\u00e4mmerung III.3) vengono esposte alcune ipotesi di analisi semantica inerenti a contesti di parole, suoni e musica, intrinseci al Crepuscolo degli Dei, G\u00f6tterd\u00e4mmerung III.3, Terza Giornata della Tetralogia L\u2019Anello del Nibelungo, Der Ring des [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":3765,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[92],"tags":[],"aioseo_notices":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.ritamascialino.com\/cms\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3764"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.ritamascialino.com\/cms\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.ritamascialino.com\/cms\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ritamascialino.com\/cms\/wp-json\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ritamascialino.com\/cms\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3764"}],"version-history":[{"count":46,"href":"https:\/\/www.ritamascialino.com\/cms\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3764\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4633,"href":"https:\/\/www.ritamascialino.com\/cms\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3764\/revisions\/4633"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ritamascialino.com\/cms\/wp-json\/wp\/v2\/media\/3765"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.ritamascialino.com\/cms\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3764"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ritamascialino.com\/cms\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3764"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ritamascialino.com\/cms\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3764"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}