{"id":4086,"date":"2023-12-21T09:28:25","date_gmt":"2023-12-21T08:28:25","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ritamascialino.com\/cms\/?p=4086"},"modified":"2023-12-21T09:30:34","modified_gmt":"2023-12-21T08:30:34","slug":"la-doppia-faccia-della-serenata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ritamascialino.com\/cms\/2023\/12\/la-doppia-faccia-della-serenata\/","title":{"rendered":"LA DOPPIA FACCIA DELLA SERENATA"},"content":{"rendered":"<p><b>La doppia faccia della serenata: nota di semantica<\/b><\/p>\n<p><b><span data-contrast=\"auto\">di Rita Mascialino<\/span><\/b><span data-ccp-props=\"{&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6,&quot;335559739&quot;:160,&quot;335559740&quot;:259}\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Il termine <em>serenata<\/em> evoca di per s\u00e9 qualcosa di squisitamente bello: un canto amoroso in genere prodotto nelle notti serene da un maschio innamorato per la sua bella, per farle sentire melodiosamente i suoi sentimenti pi\u00f9 appassionati. Ed \u00e8 effettivamente cos\u00ec, ci\u00f2 corrisponde alla realt\u00e0, tanto pi\u00f9 che i maschi sono pi\u00f9 o meno unici signori della composizione musicale in generale che \u00e8 un loro per cos\u00ec dire presidio inviolato e forse inviolabile, con radici molto remote, evoluzionisticamente parlando, forse gi\u00e0 nei tambureggiamenti comunicativi degli scimpanz\u00e9 e dei bonobo contro i tronchi d\u2019albero, anche in vocalizzi, talora urli per attirare l\u2019attenzione delle femmine. Nei linguaggi, posteriori ai tambureggiamenti scimmieschi e ai loro vocalizzi e urli, come pure nella musica, i ritmi occupano un posto primario che sta alla base della semantica linguistica e musicale \u2013 anche la musica esprime spazialit\u00e0 dinamiche di ogni genere, fornisce comunicazioni, evoca sentimenti, e i ritmi sono la pi\u00f9 profonda e in gran parte inconscia formulazione del significato convogliato a livello propriamente musicale e linguistico \u2013 vedi ad esempio gli emozionanti ritmi primitivi a tam-tam dell\u2019Africa nera, evocativi di ancestrali capacit\u00e0 ritmiche propedeutiche alla produzione dei linguaggi e della musica. Per altro, come si pu\u00f2 agevolmente constatare, negli uccelli ad esempio, i canti dell\u2019ambito del corteggiamento della femmina prodotti dalla siringe sono cosa comune nella stagione degli amori. In ogni caso dai ritmi si \u00e8 giunti al canto lirico pi\u00f9 evoluto secondo l\u2019apparato della fonazione evolutosi nel trascorrere dei milioni di anni.<\/p>\n<p>Dopo la breve premessa e venendo alla <em>serenata<\/em>, non ci sono derivazioni del termine dall\u2019attribuzione certa. Ad esempio, trattandosi di canti notturni, ci pu\u00f2 essere come \u00e8 noto, prendendo il latino, la derivazione dall\u2019aggettivo <em>serus-a-um<\/em>, <em>tardivo<\/em>, o dal sostantivo <em>serum-i<\/em>, <em>tempo tardo<\/em> nel senso di avanzato, quindi serale-notturno nella giornata, ma anche da <em>serenus-a-um<\/em>, ossia da <em>sereno<\/em> riferito al cielo, in quanto canto nelle notti appunto serene. Prescindendo da ulteriori possibili derivazioni per altro tutte incerte, vi sono etimologi che collegano la serenata al termine greco <em>\u03c3\u03b5\u03b9\u03c1\u03ac<\/em>, <em>seir\u00e1<\/em>, che significa <em>corda<\/em>, <em>fune<\/em>, <em>catena<\/em>, qualcosa che lega, imprigiona quindi. Sebbene, ribadendo, non vi sia niente di certo sulla derivazione del termine <em>serenata<\/em>, \u00e8 senz\u2019altro possibile associarlo al greco \u03a3\u03b5\u03b9\u03c1\u1fc6\u03bd\u03b5\u03c2, Sirene, esseri mitologici femminili, originariamente mostruosi \u2013 ma anche talora raffigurati come maschi \u2013 dal volto umano e corpo di uccello e successivamente di pesce. Erano state immaginate come esseri che portavano la morte ammaliando i naviganti con il loro melodiosissimo canto che si confondeva con il mugghio delle acque facendo naufragare gli incauti. Famosissima \u00e8 la Sirena Partenope incontrata da Ulisse e a monte della fondazione leggendaria della citt\u00e0 di Napoli. Ci\u00f2 che \u00e8 qui particolarmente interessante \u00e8 non solo il possibile citato collegamento delle sirene alla fune che imprigiona, ossia all\u2019inganno intrinseco al loro canto, ma anche, tornando al latino, collegabile \u2013 aggiungo una pura ipotesi di taglio semantico e solo in assonanza con il termine serenata \u2013 al verbo <em>sero-is- serui \u2013 sertum - serere <\/em>che significa <em>legare<\/em> assieme, <em>incatenare<\/em>, di incerta origine (Ernout &amp; Meillet 2001: 618-619). Sulla scia di queste ultime associazioni alle <em>sirene<\/em>, termine derivato forse dal citato greco <em>seir\u00e0<\/em>, nonch\u00e9 forse collegato al verbo latino <em>sero<\/em>, la serenata potrebbe essere il canto finalizzato a legare assieme, a incatenare, nella fattispecie la donna, attraverso l\u2019espressione canora di sentimenti finalizzati ad esprimere amore, ma anche a incatenare, a legare a s\u00e9 con un tocco di sinistro associato alle sirene e alla loro finalit\u00e0 di portare la morte ingannando gli incauti con il canto meraviglioso. Non sto parlando dell\u2019inganno come comune comportamento che si pu\u00f2 ritrovare in qualsiasi ambito, ma di qualcosa che etimologicamente \u00e8 \u2013 o pu\u00f2 verosimilmente essere \u2013 intrinseco alla serenata, all\u2019origine per cos\u00ec dire, non nella sfera dell\u2019inganno in generale, ma intrinseco al significato del termine, nel canto di esseri femminili, ma anche in veste maschile. Cos\u00ec la serenata sarebbe diventata un modo, soprattutto se non unicamente maschile, di legare la donna ingannandola con il canto pi\u00f9 melodioso, finalizzato a esprimere un sentimento di apparenza e diversamente associabile all\u2019intenzione di legare a s\u00e9 la donna, di farla cascare nella rete o ragnatela. Di fatto questo accade, non solo nella serenata che oggi si canta molto meno o quasi per niente, ma nella metaforica serenata che il maschio rivolge alla donna che gli piace per legarla a s\u00e9, appunto ingannandola con le parole pi\u00f9 suadenti, una serenata a livello linguistico, con la musica soave dei toni e dei ritmi dell\u2019eloquio \u2013 certo non quelli della rabbia furente \u2013, senza altri strumenti, ma comunque come una vera e propria serenata nella sua derivazione dal significato di fune che lega, imprigiona. In altri termini: se un tempo il maschio cantava la serenata, oggi la canta, per cos\u00ec dire, comunque modulando il discorso, come uno strumento musicale capace di irretire gli animi con la sua musica oltre che con il contenuto delle parole o anche pi\u00f9 ancora con i toni suadenti che con il contenuti. Pu\u00f2 essere che il maschio ingannatore magari non inganni, ami veramente la donna cui indirizza la sua versione attuale dell\u2019antica serenata canora, comunque sempre imprigiona e, in qualche caso estremo, come si sa dalla cronaca nera di tutto il mondo, uccide la donna che, resasi conto dell\u2019inganno, voglia sottrarsene andandosene, lasciando un tale uomo. Per fare un rimando alle scimmie: nelle scimmie organizzate ad Harem sotto l\u2019imperio del maschio dominante, ad esempio nei babbuini, il grosso maschio, quando una piccola scimmietta tenta eroicamente la fuga, la raggiunge in due salti, al massimo due salti e mezzo e le spezza il collo. Ci\u00f2 vale da esempio alle altre scimmiette che tuttavia, talora, tentano ugualmente la fuga rischiando la morte pur di sottrarsi al comando di un tale maschio. Certo i babbuini, per quanto se ne sa oggi, non appartengono al nostro ramo evolutivo, ma hanno condiviso il medesimo ambiente in cui hanno vissuto gli scimpanz\u00e9 e i bonobo, le Grandi Scimmie antropomorfe, ossia il ramo scimmiesco imparentato con gli Umani, per cui molte abitudini esistenziali, sociali, erano condivise e vissute da molti gruppi di Primati ancora non Umani, tra i quali quelli che poi sarebbero diventati appunto Umani portando con s\u00e9, inevitabilmente, abitudini comportamentali comuni anche ad altri Primati quali i babbuini e per altro gli scimpanz\u00e9 non erano n\u00e9 sono meno violenti, talora, con le loro femmine, addirittura uccidendole senza motivo alcuno, solo per scaricare i nervi senza rischiare il combattimento alla pari.<\/p>\n<p>Cos\u00ec concludiamo la breve nota di semantica sulla doppia faccia possibilmente intrinseca alla serenata avendo tracciato qualche collegamento tra la serenata canora cantata sotto le finestre dell\u2019amata, orrmai, si pu\u00f2 dire, appartenente a tempi quasi del tutto trascorsi, e quella a livello di linguaggi suadenti anche, e in primis, nei toni melodiosi e appassionati dell\u2019eloquio, spesso anche ingannevoli secondo le ipotesi accennate di semantica linguistica: non solo la violenza fisica \u00e8 violenza, anche l\u2019inganno \u00e8 una forma di violenza, pi\u00f9 vile ancora, in ogni caso molto efficace, come la lusinga contenuta a monte, all\u2019origine nella serenata quale canto ingannatore, non importa cantato da chi, se sirene o se nelle serenate cantate dai maschi innamorati e venuta a far parte del loro possibile armamentario da utilizzarsi contro la donna per assoggettarla senza che questa se ne avvedesse, se ne avveda.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>Rita Mascialino<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La doppia faccia della serenata: nota di semantica di Rita Mascialino\u00a0 Il termine serenata evoca di per s\u00e9 qualcosa di squisitamente bello: un canto amoroso in genere prodotto nelle notti serene da un maschio innamorato per la sua bella, per farle sentire melodiosamente i suoi sentimenti pi\u00f9 appassionati. 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