{"id":4232,"date":"2024-07-25T17:16:29","date_gmt":"2024-07-25T16:16:29","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ritamascialino.com\/cms\/?p=4232"},"modified":"2024-07-25T22:20:51","modified_gmt":"2024-07-25T21:20:51","slug":"the-brave-one-di-neil-jordan","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ritamascialino.com\/cms\/2024\/07\/the-brave-one-di-neil-jordan\/","title":{"rendered":"&#8220;The Brave One di Neil Jordan&#8221;"},"content":{"rendered":"<h2>\"<strong><em>The Brave One<\/em><\/strong><strong> di Neil Jordan<\/strong>\"<\/h2>\n<h2><strong>di Rita Mascialino<\/strong><\/h2>\n<p><strong><em>The Brave One<\/em><\/strong> o <strong><em>Il buio nell\u2019anima<\/em><\/strong> (2007), film del regista, sceneggiatore e scrittore irlandese <strong>Neil Jordan<\/strong> (1950 Sligo) condivide il titolo del film con <em>The Brave One<\/em> (1956) diretto da Irving Rapper (Londra 1898-Los Angeles 1999), con cui non ha niente a che fare a parte la condivisione del titolo, per chiarire: non si tratta di un <em>remake<\/em>, il protagonista in Rapper non fa il giustiziere, bens\u00ec ha uno speciale rapporto con un toro \u2013 vedi il titolo italiano <em>La pi\u00f9 grande corrida<\/em>.<\/p>\n<p>Il film di Jordan \u00e8 stato giudicato in generale o comunque non proprio di rado dalla critica come poco riuscito, anche banale per la morale, di antica origine, anche biblica, dell\u2019<em>occhio<\/em> <em>per occhio dente per dente<\/em> che gli si ascrive. Al contrario in questo studio si ritiene sulla base di un\u2019analisi semantica oggettiva che i giudizi negativi siano dovuti in gran parte a considerazioni riguardanti solo il problema della giustizia fai da te senza tenere conto delle sue articolazioni contestuali, n\u00e9 del molto altro che il messaggio filmico contiene. Vediamo di fatto come argomento di primissimo impatto sia il diritto o meno del cittadino di farsi giustizia da s\u00e9, un argomento di lunga e spesso di poco profonda memoria cinematografica. I temi sottostanti a quello che cattura subito l\u2019attenzione, non esplicito come quello relativo ai giustizieri, riguarda in linea generale e in diverse angolazioni, una critica piuttosto radicale all\u2019interpretazione che pare essere stata data ai principi basilari della democrazia subentrata ai regimi assolutistici dopo la Seconda Guerra Mondiale e comunque tipica dell\u2019attualit\u00e0. I concetti che informano i regimi democratici non vengono discussi esplicitamente, tuttavia attraverso una tenace ramificazione implicita costituiscono il solido substrato delle problematiche su cui si imposta il messaggio del film. L\u2019argomento stesso dei vari giustizieri della notte \u00e8 reso comunque fuori dalla norma e del tutto attualizzato dato che si tratta di una giustiziera donna, non di un maschio che uccide per vendicare torti subiti, ci\u00f2 cui tutta la cultura umana \u00e8 in un modo o nell\u2019altro abituata da sempre, mentre la giustiziera presenta un pi\u00f9 moderno profilo della personalit\u00e0 femminile che appare nuovo per tanti motivi condivisibili o meno. Per ribadire: questo film pone sul tavolo o fa emergere idee di un tipo e di un altro lasciando per altro aperti i giudizi e le opinioni di ciascuno, non sostiene direttamente un\u2019idea sulle altre, come vedremo in dettaglio.<\/p>\n<p>Quale introduzione al significato di questo interessante e anche audace film \u2013 che, insistendo: non si pone solo nella scia dei consueti giustizieri \u2013 diamo un chiarimento di ordine semantico al rilevantissimo quanto intraducibile titolo e ai nomi scelti per i personaggi principali in quanto essi implicano per alcune sostanziali prospettive non poche impostazioni ideologiche che si trovano rappresentate nel film. Per altro spesso importanti autori letterari e cinematografici scelgono i nomi dei personaggi con la massima cura relativamente a quanto possono significare in corrispondenza a tratti centrali della loro personalit\u00e0, a idee che vogliono esprimere a livello pi\u00f9 implicito per come ci\u00f2 viene esposto nelle loro opere. Tra gli altri un grande rappresentante di tale tecnica diegetica \u00e8 Franz Kafka, sempre attentissimo agli eventuali nomi che dava ai protagonisti delle sue opere.<\/p>\n<p>Partendo dalla semantica intrinseca al titolo, essa risulta particolarmente rilevante per vari temi facenti parte del complesso messaggio implicito, l\u2019ambito pi\u00f9 interessante rispetto a quello esplicito: la presentazione di un possibile volto nuovo della donna rispetto alla tradizione femminile, anche di un volto altrettanto nuovo maschile come vedremo con i dovuti dettagli dimostrativi, un duplice volto che appare come una delle possibilit\u00e0, controcorrente, per i due generi e quindi per la societ\u00e0 nella sua evoluzione nei tempi. Dunque, in inglese <em>The Brave One<\/em> non si riferisce n\u00e9 a un maschio, n\u00e9 a una femmina: l\u2019articolo determinativo <em>the<\/em> in questa lingua \u00e8 identico per tutti i generi maschile, femminile e neutro e tutti i numeri, singolare e plurale; lo stesso dicasi per gli aggettivi, nella fattispecie <em>brave<\/em>, <em>coraggioso-a-i-e<\/em>, i quali hanno un\u2019unica forma invariata per tutti i generi e numeri; anche per il pronome indefinito <em>one<\/em>, indifferenziato per tutti i generi, avente il plurale <em>ones<\/em> pure indifferenziato per tutti i generi. In inglese pertanto il titolo si presenta senza un genere definito, ossia pu\u00f2 indicare un uomo o una donna, o anche, in un significato pi\u00f9 sottile come si identifica all\u2019analisi del contesto in questo film, uomo e donna entrambi coraggiosi. Nella traduzione del titolo in lingue che distinguono il maschile dal femminile \u2013 non solo l\u2019italiano, ma anche molte altre: tedesco, spagnolo, francese etc. \u2013 sorgono problemi insormontabili che la traduzione italiana ha aggirato escludendo ogni riferimento diretto ai generi: il buio nell\u2019anima si pu\u00f2 riferire all\u2019anima di un uomo come a quella di una donna. Sembrerebbe un ottimo escamotage, ma nella semantica del linguaggio, anche gli escamotage mostrano sempre qualche loro punto debole e in questo frangente il punto debole \u00e8 il giudizio implicito, ma non troppo, di negativit\u00e0 riferito alla protagonista Erica Bain e alla sua azione di giustiziera. Chiariamo meglio. La donna, nel titolo italiano, sembrerebbe non essere stata all\u2019altezza quanto a tenuta psicologica nella perpetrazione delle sue azioni omicidiarie di giustiziera. Nella semantica intrinseca a questo titolo italiano viene punito l\u2019ardire della donna di aver voluto agire come un uomo appunto condannando la stessa, sotto le mentite spoglie di un titolo esteticamente molto suggestivo, in una parola: bello, al buio nell\u2019anima il quale senza l\u2019azione per cos\u00ec dire usurpatrice del giustiziere maschile appunto non ci sarebbe stato, ci\u00f2 che non \u00e8 come vedremo. Inoltre e soprattutto, di questo buio nell\u2019anima nel titolo inglese non solo non vi \u00e8 traccia, ma anzi, vi \u00e8 esplicitamente il coraggio. In altri termini: secondo il titolo italiano una donna che uccida per farsi giustizia nei confronti degli assassini del suo compagno e anche verso di s\u00e9 essendo stata massacrata anch\u2019essa e solo per pura casualit\u00e0 unita alla sua resilienza ad oltranza non \u00e8 morta nell\u2019attacco scellerato, una donna che imbracci l\u2019arma sebbene per farsi giustizia e per eliminare ulteriori delinquenti pu\u00f2 solo avere come risultato un buio ormai insanabile nella sua anima. Sottolineando ancora: il titolo italiano, senz\u2019altro emozionalmente coinvolgente, mette in evidenza parallelamente, in opposizione alla semantica del titolo inglese, oltre alla possibile condanna in generale della giustizia fai da te l\u2019aggravante dovuta al fatto che sia una donna ad aver osato agire, ad avere avuto un\u2019iniziativa tanto audace, ad avere avuto il coraggio di essere come un uomo nella fattispecie. Onde evitare tuttavia ogni eventuale e possibile ulteriore equivoco nell\u2019interpretazione del titolo italiano, esso, se anche si riferisse eventualmente ai delinquenti in generale che senz\u2019altro hanno o dovrebbero avere e forse hanno senza esserne coscienti il buio nell\u2019anima come loro contrassegno incancellabile, riduce e snatura completamente il senso del film originale che in primis nel titolo e poi nel contesto del messaggio si riferisce inequivocabilmente alla protagonista e anche, ancora pi\u00f9 implicitamente e profondamente come accennato, al poliziotto che alla fine ha il coraggio di allearsi fuori dalla legge con una tale donna.<\/p>\n<p>Proseguendo nell\u2019analisi, il film, con la presenza del citato aggettivo attributivo <em>brave<\/em>, <em>coraggioso<\/em>-<em>a-i-e<\/em>, qualifica la donna appunto come coraggiosa per qualche verso, ci\u00f2 senza che la protagonista sia un macho, di fatto ha solo qualche tocco lievemente unisex per cos\u00ec dire, \u00e8 semplicemente coraggiosa e capace di azione. L\u2019interpretazione di Jodie Foster (Los Angeles 1962), sostenitrice della libert\u00e0 da quelle che da molti vengono ritenute strettoie di genere e sposata con una donna dopo aver avuto qualche amore al femminile, ha accettato di interpretare il ruolo di protagonista nel film proprio per le particolarit\u00e0 psicologiche del caso, essendo essa e il personaggio entrambe donne con qualche tratto psicologico anche maschile senza tuttavia condividere le scelte sessuali: la donna del film ama appassionatamente e senza remore il suo uomo. Inseriamo una nota \u2013 rilevante \u2013 sul tipo di donna rappresentato nella protagonista. Non indossa mai abiti cosiddetti <em>sexy<\/em> sia che si tratti di pantaloni o di gonne, ad esempio non esibisce ampie scollature, n\u00e9 minigonne, non porta tacchi vertiginosi, anzi calza scarpe basse di solito, ossia gli abiti, talvolta quasi straccetti, non sono atti a mettere in evidenza la forma del corpo femminile \u2013 pur dolcissimamente presente quando ama il suo uomo \u2013, anche il trucco \u00e8 appena accennato e pare inesistente ed essa lo applica, non a caso, nella toilette di un locale dove si reca dopo aver ucciso due giovani malviventi in metropolitana, questo non per abbellirsi, ma per togliersi un po\u2019 di pallore e sembrare una donna qualsiasi, come le altre, perch\u00e9 la sua diversit\u00e0 del momento non dia in qualche modo nell\u2019occhio. Si tratta di una donna che non mette in primo n\u00e9 tantomeno unico piano il proprio aspetto femminile, non ha nulla che possa qualificarla come donna oggetto sessuale o comunque strumento delle esigenze maschili, ad esse sottomessa. \u00c8 una donna che ha una spontanea consapevolezza inconsueta di s\u00e9. Come anticipato pi\u00f9 sopra, anche il tipo di uomo che la apprezza cambia aspetto psicologico. Vediamo come il poliziotto Mercer che segue la vicenda del massacro per trovare gli assassini, dichiari apertamente e con verit\u00e0 di profondi sentimenti nei toni dell\u2019eloquio che una donna come la protagonista sarebbe quanto non avrebbe mai potuto desiderare come amico neanche nel pi\u00f9 intenso dei suoi possibili sogni, questo in un cenno profondissimo di serenata che rispetta ed esalta il nuovo tipo di donna. Ricapitolando, nel film vengono presentati due nuovi per cos\u00ec dire modelli di maschio e femmina: una donna che non si propone come oggetto sessuale a tutti i costi e un uomo che non si propone come cacciatore sessuale a tutti i costi. Questo uomo apprezza questo tipo di donna pi\u00f9 del modello che tradizionalmente si propone come oggetto sessuale, tanto che alla fine sar\u00e0 suo alleato nel fare giustizia fuori dalla legalit\u00e0. Per concludere riguardo alla semantica del titolo inglese: le traduzioni che mettano in evidenza la distinzione di genere, ad esempio Il coraggioso-La coraggiosa, Quello coraggioso-Quella coraggiosa, sono tutte espressioni inadeguate e in aggiunta molto meno incisive dell\u2019intraducibile espressione in lingua inglese, la quale lingua per altro, in genere e piuttosto diffusamente, pone gli esseri umani il pi\u00f9 possibile su di uno stesso piano, maschi e femmine che siano, in una uguaglianza certo impossibilmente perfetta, ma comunque estesa.<\/p>\n<p>Dopo aver chiarito l\u2019importantissimo titolo, che sta come scoglio a possibili tentativi di mistificazione da parte di altre culture, e proseguendo con l\u2019excursus introduttivo sui nomi, risulta molto interessante Bain, il cognome della protagonista o giustiziera. In s\u00e9 <em>bain<\/em> non significa niente in inglese, \u00e8 termine inesistente, tuttavia nella pronuncia \u00e8 identico a <em>bane<\/em>, sostantivo il quale esiste e significa <em>assassino<\/em> o <em>assassina<\/em>, ci\u00f2 che la protagonista in ogni caso \u00e8 nel ruolo di giustiziera senza averne titolo. Inoltre il termine si trova, seppure diversamente, associato al fumetto di Chuck Dixon <em>Vengeance of Bane <\/em>(1994), <em>La vendetta di Bane<\/em>, ossia associato al sentimento della vendetta unito al tormento che la vendetta comporta inevitabilmente anche per chi si vendichi, tormento che c\u2019\u00e8 anche in chi uccida come atto di giustizia.<\/p>\n<p>Si rende opportuno qui un cenno al viaggio della semantica dei termini nel tempo con il fine di chiarire sfumature interessanti relative al collegamento tra vendetta e giustizia a partire dalla loro presenza gi\u00e0 nel latino antico. La <em>vindicta<\/em> latina o vendetta deriva da <em>vindex<\/em>, <em>vindice<\/em>, termine collegato etimologicamente a <em>iudex<\/em>, <em>giudice<\/em> (Ernout &amp; Meillet 2001:736-737), latino quale lingua giuridica per eccellenza come lo <em>ius <\/em>romano, il Diritto Romano, mostra quale base si pu\u00f2 dire dei codici civili e penali non solo in primis dell\u2019Italia, ma di tanti Paesi nel mondo, anche non occidentali. Il vi<em>ndex<\/em> era in primo luogo, tra l\u2019altro, un <em>garante<\/em> di giustizia, un <em>protettore<\/em>, un <em>difensore<\/em> ed estesamente colui che vendicava il torto subito come <em>rivendicazione<\/em>, <em>rei vindicatio<\/em>, ossia richiesta in ambito del Diritto Romano di qualcosa che si reclamava e si reclama come propria. Il concetto di <em>vindex<\/em> e <em>rei vindicatio<\/em> appartengono originariamente e anche oggi all\u2019ambito giuridico \u2013 non solo quindi <em>giustizia<\/em> dal latino <em>iustitia<\/em> da <em>iustus<\/em>, connesso all\u2019essere nel diritto o <em>ius<\/em>, appunto nel giusto giuridicamente \u2013, inoltre anche <em>vindicta<\/em>, lasciando stare i dettagli, valeva all\u2019origine come atto positivo di riscatto, di liberazione nei confronti dello schiavo. Si tratta dunque di termini dall\u2019antico intreccio semantico non del tutto trascorso, ma ancora occhieggiante da pi\u00f9 di una prospettiva nella lingua italiana, diretta prosecutrice del latino. Si vede quindi come la Giustizia si prenda carico, nel senso sopra esposto, della vendetta-rivendicazione-difesa del singolo diversamente dalla legge del taglione del Codice del re babilonese Hammurabi (XIX secolo a.C. -?), insieme di leggi come arcaico tentativo di regolamentare la Giustizia, certo limitato e di una giustizia piuttosto arcaica, inevitabilmente non esente da ingiustizie. La vendetta nella cultura attuale \u00e8 considerata comunque del tutto negativa, soprattutto perch\u00e9 messa a confronto con il principio del porgere l\u2019altra guancia, ossia del perdono cristiano. Al proposito, senza nulla togliere assolutamente all\u2019altissimo valore morale intrinseco alla predicazione di Cristo, \u00e8 il caso di ricordare che Cristo predic\u00f2 tale principio indirizzandolo a un popolo, il suo di appartenenza, quello ebraico, il quale aveva perso il Regno, il territorio di sovranit\u00e0 conquistato dai Romani. Dovendo recarsi gli ebrei in regni altrui nella conseguente diaspora dovuta alle espulsioni o a vendite come schiavi, tale popolo doveva andarci per cos\u00ec dire con il cappello in mano e porgendo appunto l\u2019altra guancia senza vendicare eventuali offese e ingiustizie onde evitare mali peggiori. Il porgere l\u2019altra guancia di Cristo non era dunque un principio oggettivamente indirizzato a tutti i popoli, a quelli che avevano un territorio sovrano con una Giustizia preposta a riparare i torti, a farsi vindice di chi subiva la violenza altrui. La Giustizia in ogni caso non pu\u00f2 applicare tale regola del perdono in quanto questo metterebbe tutta la popolazione in mano ai delinquenti, pertanto il perdono come comportamento generale verso offese, furti e omicidi, non pu\u00f2 non essere preposta alla riparazione delle ingiustizie secondo la loro gravit\u00e0, ossia \u00e8 ancora e sar\u00e0 sempre connessa alla semantica trascorsa come rappresentante di ci\u00f2 che \u00e8 giusto cos\u00ec da evitare che il singolo sia costretto a farsi giustizia da s\u00e9 con tutti i rischi che ci\u00f2 comporta. Questo punto di vista emerge dalla considerazione dei concetti di Giustizia, giustizieri e vendetta conseguente all\u2019analisi del messaggio implicito del film.<\/p>\n<p>Tornando ai nomi, anche il nome Erica nel contesto ha una eco molto simbolica: Erica, come pianta della brughiera, irlandese tra l\u2019altro, adatta a sopravvivere anche nelle intemperie, pianta che pare essere efficace anche nella guarigione delle ferite e che d\u00e0 miele, dolcezza, come \u00e8 nella personalit\u00e0 della protagonista, ossia: la durezza del carattere della protagonista che sa uccidere non ostacola la sua femminile dolcezza, la sua capacit\u00e0 di amare espressa esplicitamente quando dice al fidanzato che non si sarebbe mai sposata una seconda volta, ossia che avrebbe amato solo una volta, appunto lui, tratto antico dell\u2019amore pi\u00f9 vero sentito da una donna e contrassegno pi\u00f9 nobile della sua personalit\u00e0. Implicitamente Erica \u00e8 contraria alla separazione dei coniugi, al divorzio, ossia lo consente agli altri, coloro che lo vogliono, ma essa non lo accoglie nella propria ottica. Quanto al cognome del poliziotto, Mercer, interpretato da un valido Terrence Howard (Chicago 1969), attore di famiglia e cultura multietnica, anch\u2019esso \u00e8 semanticamente molto rilevante: significa <em>colui che usa misericordia<\/em> e di fatto l\u2019uomo salva la protagonista, contravvenendo egli stesso a ci\u00f2 che gli imporrebbe la legge che non legittima la giustizia fai da te; inoltre ha piet\u00e0 di una bambina cui il patrigno di nome Murrow ha ucciso la madre facendo passare l\u2019omicidio per un suicidio e cos\u00ec aggirando le leggi, assassino che ha in programma di uccidere anche la piccola per eliminarla come possibile testimone del delitto. Ma a rendere pi\u00f9 audace la situazione viene il nome di Mercer, ossia Sean, di origine gaelico-irlandese, lingua in cui significa pi\u00f9 o meno <em>Dio ha dato il perdono<\/em> o <em>grazia di Dio<\/em>, che unisce alla misericordia umana addirittura il sigillo divino della misericordia in quanto superiore Giustizia. Un po\u2019 come se la giustizia fuori range del poliziotto partecipasse nella sua sconvolgente complicit\u00e0 finale con Erica Bain non di una giustizia meramente umana, e fallace in quanto tale, ma di quella di Dio che perdona chi sbagli tuttavia essendo nel giusto e d\u00e0 la sua grazia, infallibile pertanto, pi\u00f9 giusta, anzi giusta. Nel contesto il poliziotto sia nel nome che nel cognome viene presentato come non in contrasto con la superiore Giustizia divina che pare per certi aspetti perdonare i giustizieri, un concetto, quello che si collega ai citati nomi, il quale sommuove alla base i principi democratici informanti i comportamenti delle Autorit\u00e0 verso le vittime e chi delinqua. Importante \u00e8 anche il significato di Chloe, nome della giovane prostituta in mano a un delinquente che la droga, che non vorrebbe pagarla e che poi tenta di ucciderla assieme alla protagonista, senza riuscirci ma essendo ucciso egli stesso da Erica che gli spara senza esitazione. Tale nome, che introduce il tema molto rilevante nel film relativamente alla prostituzione di giovanette che la democrazia non protegge convenientemente, \u00a0significa <em>erba appena spuntata<\/em>, quindi giovane, tenera, fresca, nonch\u00e9 delicata, un nome di pianta che si pone in opposizione semantica a quello di Erica e che mostra la debolezza della giovinetta lasciata in mano a chi la rovina drogandola e la sfrutta, ci\u00f2 che appunto avviene anche in un certo tipo di democrazia dipinto in implicazioni che si rivelano molto interessanti all\u2019analisi semantica. Abbiamo gi\u00e0 visto come il cognome Bain si pronunci nello stesso modo di <em>bane<\/em> che si scrive diversamente e vediamo come anche a proposito del gi\u00e0 citato Murrow il nome non si riveli nella grafia per un sostantivo esistente in inglese, bens\u00ec pretenda per cos\u00ec dire una piccola indagine per essere decifrato, per l\u2019esattezza una scomposizione in due parti. Ci sono due possibilit\u00e0 semantiche le quali si completano a vicenda:\u00a0 quando la radice <em>mur<\/em>- si pronuncia <em>mar<\/em> con la <em>a <\/em>come nel cognome, essa significa tra l\u2019altro <em>peste<\/em>, <em>pestilenza<\/em> o <em>malattia mortale<\/em>; scritto con la <em>a<\/em>, <em>mar<\/em>, e pronunciato ugualmente con la <em>a<\/em>, significa <em>mettere fuori uso<\/em>, <em>rendere inutilizzabile<\/em>, <em>rovinare<\/em>, anche <em>corrompere<\/em> <em>moralmente<\/em>, significati che identificano sia gli effetti disastrosi della droga sugli individui che vi accedono \u2013 come Erica gli rinfaccia prima di ucciderlo \u2013, sia la corruzione implicitamente e in particolare di Giudici e Autorit\u00e0 attuata con il denaro che Murrow possiede in grande quantit\u00e0 grazie alla sua attivit\u00e0 di trafficante di droga, di portatore di morte in cambio di ricchezza. Il termine <em>-row<\/em> significando tra l\u2019altro schiatta, stirpe, genia, indica l\u2019appartenenza al gruppo appestante. Quanto al nome del personaggio che Erica Bain vorrebbe sposare in tempi brevi \u2013 sta preparando gli inviti, il pastore e la musica tra l\u2019altro \u2013, esso \u00e8 David Kirmani interpretato dall\u2019attore Naveen Andrews (Londra 1969) di origini indiane. David, nome ebraico come <em>amato da Dio <\/em>e Kirmani di origine pare persiana, un nome quest\u2019ultimo che si pu\u00f2 usare ugualmente sia per maschi che per femmine. Nella possibile qui proposta decifrazione della connessione di nome e cognome quasi sembra che Dio ami la libert\u00e0 o la mescolanza di genere \u2013 vedi associazione implicita con il titolo del film, con la donna nuova e l\u2019uomo nuovo. Compare anche il colore scuro della pelle dell\u2019uomo, l\u2019antirazzismo. Erica vuole sposare appunto un uomo di pelle scura e per altro anche Sean Mercer, il poliziotto misericordioso, \u00e8 di colore e ha non solo belle qualit\u00e0 morali, ma ha nella connessione di nome e cognome il citato rapporto privilegiato con Dio relativamente al tema pi\u00f9 fondamentale per la possibile tenuta della societ\u00e0 umana: la Giustizia superiore verso i giusti, gli inermi, gli innocenti.<\/p>\n<p>Dopo aver dato un\u2019occhiata alla semantica dei nomi dei protagonisti come schematica e profonda guida ai messaggi contenuti nel film di Neil Jordan <em>The Brave One<\/em>, passiamo ad illustrare i punti salienti del film stesso, ovviamente non in tutti i numerosi dettagli e risvolti pure importanti, ma non essenziali all\u2019articolazione del messaggio.<\/p>\n<p>Per primo vediamo come Erica Bain, quando si \u00e8 ripresa dal rischio di morte che ha corso causato dai teppisti, ricominci a condurre, seppure a fatica e un po\u2019 diversamente da prima dell\u2019evento nefasto, la trasmissione radiofonica <em>Streetwalker<\/em>, tradotto con <em>Girovagando<\/em>, ossia passeggiando per le strade, riguardante la citt\u00e0 di New York in cui vive. Prima del massacro la trasmissione riguardava il cambiamento dovuto al procedere del tempo, una trasmissione che rievocava quanto di bello fosse ormai trascorso, persone scomparse e che erano diventate quasi punti di riferimento ormai scomparsi anch\u2019essi, inoltre la malinconia dovuta alla perdita di queste persone che si portava via anche parte della vita di ciascun cittadino sguarnendone sempre pi\u00f9 l\u2019orizzonte esistenziale. Dopo l\u2019incidente Erica afferma nella trasmissione di avere paura dei luoghi amati, della citt\u00e0 che non le pare pi\u00f9 sicura, sensazione che si riferisce anch\u2019essa agli effetti di una interpretazione, implicita, della democrazia verso il basso, che appare troppo permissiva verso i delinquenti. Alla direttrice della trasmissione il nuovo assetto della stessa risulta meno elegante, meno letterario di quello precedente, deve per\u00f2 consentirlo in quanto esso ha successo e anzi al proposito fa intervenire il pubblico con opinioni durante la trasmissione come \u00e8 in sintonia con il nuovo tono pi\u00f9 popolare e meno sentimentale inaugurato dalla Bain. Anche qui sono proposte due antitetiche interpretazioni del programma e della cultura diffusa dai media: quella della direttrice cui non piace affatto il nuovo format che vorrebbe per cos\u00ec dire superiore al sentire del popolo, in ultima analisi pi\u00f9 o meno privo di critica sociale, e con qualche nozione culturale come in precedenza; quella del popolo che invece gradisce il nuovo format perch\u00e9 d\u00e0 voce a problemi sociali seri, quelli della giustizia, della delinquenza e simili. Le opinioni espresse dal popolo di cittadini presentano sia giudizi positivi verso il sospetto vigilante che uccide da giustiziere i delinquenti lasciati impuniti dalla Giustizia, sia coloro che sono benpensanti e che giudicano negativamente un vigliante che si pone alla stessa stregua dei delinquenti comuni che uccidono senza processo. Erica, diventata giustiziera in quanto si accorge che la polizia nulla o quasi fa per perseguire i malviventi, uccide persone che vorrebbero ucciderla o farle del male, anche Murrow stesso e l\u2019uomo che corrompe le giovinette, infine riesce a uccidere coloro che hanno ammazzato il suo uomo rovinandole irrimediabilmente la vita, per sempre. Certo, anche gli omicidi che essa ha commesso le pesano essendo essa una persona civile, ma la sua rovina \u00e8 dovuta all\u2019effetto dell\u2019uccisione del suo uomo, \u00e8 per questo motivo che essa dichiara esplicitamente e senza possibilit\u00e0 di equivoco di essere diventata diversa quasi non riconoscendosi pi\u00f9, come confessa al poliziotto quando risponde che dopo un evento cos\u00ec tragico come l\u2019assassinio della persona amata non si possa mai pi\u00f9 essere come prima, ossia si diventi diversi, estranei a se stessi. Anche Mercer, pur non avendo subito la tragedia di Erica, \u00e8 stato abbandonato dalla moglie e sembra che per lui il divorzio stesso sia evento molto doloroso, capace di mutare in peggio la vita, difficilmente superabile. Tornando a Erica, l\u2019acquisto illegale della pistola da parte sua ha immediatamente un risultato positivo nella legittima difesa della sua vita: grazie al suo possesso, pur illegale, e al suo uso Erica riesce a evitare che un delinquente la uccida impunemente solo perch\u00e9 essa ha assistito all\u2019omicidio perpetrato dall\u2019uomo verso la madre dei suoi figli, ossia Erica riesce a ucciderlo prima che lui cercandola con l\u2019arma in pugno la trovi tra le file degli scaffali nel supermercato e la uccida come ha ucciso la madre dei suoi figli senza pensarci un minuto di pi\u00f9 come \u00e8 abituato ad agire nella sua esistenza di malvivente. In altra occasione successiva, mentre \u00e8 in metropolitana, \u00e8 minacciata con un coltello da due teppisti e li uccide a revolverate ormai con maestria e sicurezza totale, non pi\u00f9 tremando come nel supermercato al suo primo omicidio, n\u00e9 sbagliando la mira.<\/p>\n<p>Tralasciando come anticipato gli innumerevoli dettagli, tutti molto interessanti, e giungendo al gran finale: Mercer fa vedere a Erica un anello che pare stesse per essere impegnato in cambio di denaro e che risulta essere l\u2019anello rubatole dai delinquenti che credevano di averla uccisa assieme al fidanzato quella sera in un tunnel di ingresso al tristemente noto Central Park. Erica viene chiamata a riconoscere i delinquenti protetta dallo schermo che evita che essa sia vista da coloro che dovrebbe riconoscere. Li riconosce, ma dichiara di non riconoscerli, perch\u00e9 ha deciso nella sua mente di ucciderli essa stessa adesso che sa come rintracciarli, per fare opera di giustizia per quanto a livello individuale, da cittadino che non si sente pi\u00f9 tutelato dalla Giustizia, dalle Autorit\u00e0, dalla Polizia \u2013 implicitamente dall\u2019organizzazione democratica della societ\u00e0 orientata verso il basso, un\u2019organizzazione che ormai l\u2019ha messa in mano alla paura della citt\u00e0 tanto amata. Riesce a sapere chi ha impegnato l\u2019anello regalatole dalla madre di David e l\u2019impiegato del Monte dei Pegni finalmente identificato le d\u00e0 pur non volentieri nome, cognome, telefono e indirizzo di chi aveva voluto impegnare l\u2019anello. Con queste informazioni si pu\u00f2 rivolgere alla ragazza indicata nell\u2019indirizzo e le chiede dove si trovi il delinquente che glielo ha regalato, ma la giovane la riconosce avendo visto il video girato da uno di loro per divertimento durante il massacro di cui vanno fieri credendo di essere qualcuno cos\u00ec uccidendo e dice chiaramente che non vuole farsi conciare come lei. Ma poi, mossa a compassione per Erica e vendetta o giustizia per l\u2019uomo che essa disprezza, le invia il video e le d\u00e0 anche l\u2019indirizzo dell\u2019uomo stesso. Allora Erica invia a sua volta il video a Mercer e uccide due dei delinquenti che si erano impossessati anche del suo cane e sta per uccidere il terzo, quello che ha massacrato il fidanzato con la spranga e che starebbe per uccidere lei con la stessa modalit\u00e0. Ma in quel mentre appare Mercer che quando ha visto il video si rende conto che i delinquenti non la devono passare liscia e che se li arrestasse la passerebbero liscia, come la stanno passando liscia al momento, felici di poter rubare e ammazzare impunemente, senza nessun timore delle Autorit\u00e0 che in onore dei principi democratici non li incarcerano magari perch\u00e9, pur sapendo che siano assassini, non hanno sufficienti prove. Mercer riesce a salvarla e le mette l\u2019arma in mano perch\u00e9 essa uccida l\u2019assassino che in ginocchio con le mani alzate continua a richiedere al poliziotto di arrestarlo \u2013 e cos\u00ec salvarlo. Molto interessante questo finale, in cui il delinquente vuole farsi arrestare per non farsi uccidere da Erica. Chiede al poliziotto che razza di poliziotto sia visto che non lo arresta e non ferma la donna, ma Mercer lascia appunto che Erica Bain uccida l\u2019assassino. Dopo di ci\u00f2 Erica si consegna al poliziotto, il suo atto coraggioso di giustizia fuori legge comunque \u00e8 stato ormai compiuto, ma Mercer non vuole arrestarla e si fa ferire dalla stessa onde fingere di essere stato ferito da tre teppisti che ammazzavano il prossimo per gioco.<\/p>\n<p>Cos\u00ec termina il film di Neil Jordan. Ora la cosa sconvolgente, come abbiamo visto, \u00e8 che il poliziotto si allea con Erica Bain non per un qualche innamoramento, ma perch\u00e9 capisce che il delinquente si salverebbe se lo arrestasse e cos\u00ec continuerebbe tranquillamente a uccidere. Cos\u00ec come ha capito che il trafficante di droga che ha ucciso la moglie e vorrebbe uccidere la piccola non appena possibile per evitare che essa possa testimoniare contro di lui, sarebbe ancora in grado di delinquere se la Bain non lo avesse ucciso \u2013 gli avvocati dell\u2019uomo, come dice Mercer a Murrow stesso e in un discorso con la Bain, sono sempre riusciti a scagionarlo da qualsiasi accusa proprio grazie all\u2019organizzazione democratica del vivere sociale, per cui l\u2019averlo ucciso \u00e8 stato l\u2019unico mezzo valido per togliere di mezzo un uomo che, secondo le idee espresse nel film, andava tolto di mezzo senza consentirgli di cavarsela sempre grazie ai suoi avvocati che in questo tipo di democrazia del tutto imperfetta sul piano della Giustizia possono evitare grazie alle leggi l\u2019incarcerazione di un trafficante di droga e assassino. \u00a0Dunque nel film non solo Erica Bain si fa giustizia da s\u00e9, ma anche il poliziotto si allea con lei perch\u00e9 capisce come non si possano lasciare liberi i delinquenti di derubare e uccidere a piacimento i giusti e gli inermi che hanno delegato allo Stato la propria difesa e non disturbano l\u2019ordine sociale, lieti di vivere osservando le leggi \u2013 per altro, ribadendo, il motivo fondamentale della costituzione dello Stato o della Trib\u00f9 a seconda dei tempi sta proprio nella delega alle Autorit\u00e0 della difesa del gruppo degli onesti dai delinquenti. Tra l\u2019altro: Mercer \u00e8 esplicitamente contro il divorzio e la separazione, che considera tra i mali peggiori, ossia condivide l\u2019ottica di Erica al proposito, pur non essendo contro il divorzio di chi lo voglia attuare.<\/p>\n<p>I nomi scelti per i personaggi e in primis il titolo hanno espresso in s\u00e9 la presentazione di alcune idee importanti rappresentate poi nell\u2019azione filmica, idee appunto confermate dagli eventi raffigurati. Non si tratta di una semplice \u2013 si fa per dire \u2013 giustiziera della notte, ma dell\u2019esposizione di una proposta implicita \u2013 secondo il messaggio intrinseco al film \u2013 di cambiare qualcosa di rilevante nel rapporto della Polizia e della Giustizia, nelle leggi, verso i delinquenti affinch\u00e9 non possano pi\u00f9 delinquere agevolmente contro chi non sia violento come loro e abbia un concetto positivo del vivere. Certo, la Bain afferma alla fine e durante la sua vicenda che non potr\u00e0 mai pi\u00f9 essere com\u2019era prima. Questo senz\u2019altro anche per gli omicidi commessi che tuttavia non ne hanno fatto un\u2019assassina malgrado uccida come nel suo cognome n\u00e9 solo una vendicatrice, come pure nel cognome, assassina e vendicatrice che odi il prossimo e che non sappia pi\u00f9 fermarsi dopo aver fatto giustizia secondo i suoi canoni: al contrario, di fatto essa si costituisce a Mercer dopo aver sparato al delinquente con un atto disperato di giustizia visto che le Autorit\u00e0 non punirebbero come di dovere gli assassini dei giusti. La giustizia fai da te di Erica \u00e8 ag\u00ecta per non poter essa accettare che l\u2019omicidio del suo amato, una brava persona, un infermiere che aiutava il prossimo lavorando all\u2019Ospedale e non facendo male a nessuno, facendo il suo dovere e vivendo in pace, amando la sua donna con cui voleva formare e stava per formare la sua famiglia, appunto che il suo assassinio resti impunito in una rete sociale in cui una Giustizia verso il basso lasci troppo a desiderare a svantaggio delle vittime e a vantaggio dei criminali. \u00c8 utile sottolineare ancora che il motivo principale del suo cambiamento irrimediabile non siano gli omicidi o soprattutto gli omicidi che essa commette, ma in primo luogo l\u2019uccisione del suo uomo vittima innocente di delinquenti che ridono felici di averla fatta franca a spese delle vittime. E ricordiamo di nuovo anche che essa dice a David poco prima che lui venga assassinato a sprangate che non si sarebbe mai sposata una seconda volta, ci\u00f2 che implicitamente \u00e8 in sintonia con l\u2019opinione negativa di Mercer sul divorzio. Allora Mercer \u00e8 contrario al divorzio? No, dichiara solo come esso sia qualcosa capace di rovinare la vita, di rendere diversi, non pi\u00f9 come prima. Ma se il dispiacere principale e indimenticabile \u00e8 l\u2019uccisione dell\u2019amato, a che cosa pu\u00f2 servire l\u2019uccisione degli assassini stessi? L\u2019uccisione, se non possibile l\u2019incarcerazione a vita degli assassini stessi, rientra nel gestire l\u2019alto compito della Giustizia, quella giustizia che, sempre attenendoci al messaggio filmico, non viene fatta da nessuna Autorit\u00e0 pur preposta a gestirla in primo luogo a favore delle vittime della violenza, ci\u00f2 che spinge il privato cittadino ad azioni estreme, fuori dalla legalit\u00e0. Se nel titolo italiano la donna che agisce uccidendo chi le ha tolto l\u2019amato ha ormai per sempre il buio nell\u2019anima come colpevole degli omicidi sebbene perpetrati nei confronti di delinquenti e quale atto di giustizia, nel film non \u00e8 cos\u00ec: il buio nell\u2019anima \u00e8 dovuto <em>ab origine<\/em> all\u2019omicidio che l\u2019ha privata del suo uomo, dei suoi sogni di felicit\u00e0 nel giusto, omicidio che \u00e8 ci\u00f2 che le ha rovinato per sempre la vita come essa pi\u00f9 volte dichiara, mentre gli omicidi commessi hanno solo fatto giustizia anche se certo non sono state azioni compiute a cuor leggero, ma che hanno contribuito a renderla diversa da come era prima. Cos\u00ec in questo audace film ricco di spunti su cui riflettere in un modo o in un altro.<\/p>\n<p>Come si \u00e8 cercato di evidenziare in questa analisi, uno dei messaggi pi\u00f9 profondi del film riguarda non proprio o non soltanto la giustizia fai da te, ma l\u2019interpretazione del concetto di democrazia, questo senza che la sua trattazione implicita proponga una soluzione o l\u2019altra, il film d\u00e0 spazio su basi oggettive a diverse prese di posizione e solo presenta le cose come stanno in una democrazia che, molto chiaramente sebbene implicitamente, sembra andare oggettivamente verso una deriva in basso, ritrovandosi non di rado a stare, pur senza volerlo, dalla parte dei prepotenti, dei violenti i quali riescono spesso a farla franca, in altri termini: stimola varie prese di posizione sulla societ\u00e0. Gli altri due leitmotif importanti sono i due tipi nuovi di donna e uomo nella loro relazione reciproca erotico-affettiva, che anch\u2019essa si inserisce in un modo diverso dal tradizionale di intendere le relazioni tra maschio e femmina, come abbiamo visto in dettaglio.<\/p>\n<p>Un film, va ripetuto, che stimola la riflessione finalizzata a ideare possibili rimedi al dilagare della violenza dal punto di vista della punizione dei malviventi e della loro messa in maggiore scacco, questo in una nuova interpretazione dei principi democratici non indirizzata verso il basso o non pi\u00f9 verso il basso visto che la direzione attuale, verso il basso, non appare funzionale alla migliore riuscita del tessuto sociale, dell\u2019impegno per una societ\u00e0 migliore. Sempre e ancora stando nel significato del messaggio profondo del film, una democrazia nella quale i delinquenti abbiano innumerevoli scappatoie non pu\u00f2 essere una buona democrazia, da cui il citato invito implicito alla base del film a ripensare l\u2019organizzazione democratica, i principi democratici, in direzione verso l\u2019alto.<\/p>\n<p>Prima di chiudere la breve analisi, un doveroso cenno alla meravigliosa canzone emozionalmente molto intensa come suoni, voce e testo: <em>Answer<\/em> (2003), <em>Risposta<\/em>, di Sarah McLachlan (Halifax 1968), straordinaria cantautrice canadese dal cognome di origine gaelico-irlandese. La canzone \u00e8 stata inserita sia in una scena del film quando la protagonista, a casa ormai da sola al rientro dall\u2019Ospedale, accende nella penombra il Lettore e la musica e il canto irrompono potenti introducendo il doloroso ricordo della felicit\u00e0 trascorsa e per sempre interrotta tragicamente, sia nei titoli di coda dove i suoni per\u00f2 sono sommessi, essendo essi in sintonia con la tristezza ormai immutabile della protagonista. Si tratta di una canzone d\u2019amore di infinita soavit\u00e0 che Erica e David, che la accompagnava improvvisando sul so strumento a corde, ascoltavano amandosi in una altrettanto dolce passione reciproca. Anche nella <em>risposta <\/em>di Sarah McLachlan ai mali della vita e agli amori interrotti dolorosamente come il suo dall\u2019amato marito Ashwin Sood di origine indiana risulta in ultima analisi, pur diversamente che nel film per cause ed effetti, la necessit\u00e0 per la donna di rafforzare la sua personalit\u00e0 facendosi forza da s\u00e9, sempre tuttavia conservando la gentilezza d\u2019animo e la capacit\u00e0 di amare nella modalit\u00e0 femminile fatta di sentimenti veri, intensi e assoluti (<a href=\"http:\/\/www.ritamascialin\">www.ritamascialin<\/a>o.com Sez. Miscellanea Musicale), come nella migliore interpretazione del vivere. Da ultimo e da primo pertanto: l\u2019amore ricco di sentimenti sta in questo film come nella canzone stupenda al centro della vita, di un\u2019interpretazione, quale che sia, positiva dell\u2019esistere, amore senza il quale la vita non avrebbe senso, per la donna, ma anche per l\u2019uomo \u2013 ricordiamo quanto dice il poliziotto a proposito del divorzio, ossia della separazione dalla persona amata, situazione di abbandono da cui sembra non sapersi riavere. Erica soffre ormai irrimediabilmente, ma appunto: la sua vita ha avuto senso nell\u2019amore.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>RITA MASCIALINO<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;The Brave One di Neil Jordan&#8221; di Rita Mascialino The Brave One o Il buio nell\u2019anima (2007), film del regista, sceneggiatore e scrittore irlandese Neil Jordan (1950 Sligo) condivide il titolo del film con The Brave One (1956) diretto da Irving Rapper (Londra 1898-Los Angeles 1999), con cui non ha niente a che fare a [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[39],"tags":[],"aioseo_notices":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.ritamascialino.com\/cms\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4232"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.ritamascialino.com\/cms\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.ritamascialino.com\/cms\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ritamascialino.com\/cms\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ritamascialino.com\/cms\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=4232"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.ritamascialino.com\/cms\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4232\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4240,"href":"https:\/\/www.ritamascialino.com\/cms\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4232\/revisions\/4240"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.ritamascialino.com\/cms\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=4232"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ritamascialino.com\/cms\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=4232"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ritamascialino.com\/cms\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=4232"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}