{"id":4235,"date":"2024-07-25T22:16:09","date_gmt":"2024-07-25T21:16:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ritamascialino.com\/cms\/?p=4235"},"modified":"2024-07-25T22:18:46","modified_gmt":"2024-07-25T21:18:46","slug":"sulle-radici-culturali-la-grande-bellezza-di-paolo-sorrentino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ritamascialino.com\/cms\/2024\/07\/sulle-radici-culturali-la-grande-bellezza-di-paolo-sorrentino\/","title":{"rendered":"&#8220;Sulle radici culturali: &#8216;La grande bellezza&#8217; di Paolo Sorrentino&#8221;"},"content":{"rendered":"<h2><strong>\"SULLE RADICI CULTURALI: \u2018LA GRANDE BELLEZZA\u2019 DI PAOLO SORRENTINO\"<\/strong><\/h2>\n<h2><strong>di Rita Mascialino<\/strong><\/h2>\n<p>\u2018La grande bellezza\u2019, capolavoro del regista Paolo Sorrentino, criticato, detto eufemisticamente, molto superficialmente in vari, credo troppi giornali e riviste tedesche, ad esempio da critici dell\u2019importante giornale <em>Die S\u00fcddeutsche Zeitung<\/em> di cui ho citato espressioni in altro studio. \u00c8 in parte triste vedere come la Germania, oggi, in luogo della critica umanistica di livello di cui era capace un tempo, sembra in pi\u00f9 di un caso aver sostituito analisi e sintesi con gli insulti, proferiti, come sempre gli insulti, nella non comprensione in generale, nella fattispecie: del significato del film, ma non voglio occuparmi di questo, n\u00e9 posso fare in un Quotidiano un\u2019analisi dell\u2019intero film, come ho fatto per altro in un corposo studio pubblicato altrove (www.ritamascialino.com). Voglio occuparmi qui invece di qualche rilevante particolare relativo ad un solo scorcio filmico, il pi\u00f9 emozionante di tutto il film, quello che d\u00e0 ragione del senso pi\u00f9 profondo dell\u2019intera opera, relativa specificamente alle radici culturali latino-romane del popolo italiano.<\/p>\n<p>Si tratta dell\u2019incontro del protagonista Jep Gambardella con Stefano, misterioso personaggio centrale del complesso messaggio del film. Dunque Jep scorge Stefano nel giardino di una villa romana durante una festa notturna cui \u00e8 stato invitato da un grande collezionista d\u2019arte che ha organizzato una cena con ballo a casa sua. Lo vede solitario e appartato, seminascosto tra le fronde quasi completamente al buio, appartato dagli altri ospiti in festa. Jep, che \u00e8 suo amico da lungo tempo, lo saluta e gli chiede se abbia sempre con s\u00e9 la speciale borsa e Stefano, interpretato da un eccellente Giorgio Pasotti, risponde che ce l\u2019ha \u201csempre\u201d con s\u00e9, sottolineando nel tono speciale il significato proprio dell\u2019avverbio che \u00e8 quello di un tempo ininterrotto, continuativo. Non si tratta di una borsa, ma pi\u00f9 esattamente di una cassetta non proprio piccola, una cassetta che mostra di avere qualche associazione alla spazialit\u00e0 di una bara, di qualcosa che custodisca ci\u00f2 che ebbe vita un tempo e che, appunto custodito, pu\u00f2 vivere ancora nella memoria. La cassetta-scrigno molto speciale contiene tante e tante chiavi dei pi\u00f9 bei Palazzi di Roma, in uno dei quali Stefano accompagna nella notte Gambardella e la bellissima Ramona. Nella suggestiva scena all\u2019interno di Palazzo Barberini si intravedono in uno scurissimo chiaroscuro opere d\u2019arte magnifiche, statue severe e dipinti soavi come anche<em> La Fornarina<\/em> di Raffaello che nella stanza completamente oscura pare irradiare luce propria come fosse essa stessa vivente, mentre Jep e Ramona appaiono nel buio quasi totale essi stessi come ombre e anche Stefano \u00e8 come un\u2019ombra appena visibile, persone in carne ed ossa gi\u00e0 come un\u2019umanit\u00e0 trascorsa fra quella ormai immobile e immutabile raffigurata dall\u2019arte, in un gioco esteticamente molto emozionante tra arte e vita: gioco che mostra l\u2019uomo di Sorrentino inserito come statua vivente nel pi\u00f9 sublime immaginario artistico. Veniamo dunque in dettaglio al personaggio di Stefano. Ramona, incuriosita, gli chiede perch\u00e9 gli abbiano dato tutte quelle chiavi \u2013 in un invito di Sorrentino da dietro le quinte a far s\u00ec che il pubblico si chieda chi sia questo personaggio, perch\u00e9 non ci passi sopra guardandolo solo in superficie \u2013 e allora Stefano pare quasi imbarazzato, pare come non poter svelare la verit\u00e0 su di s\u00e9, abbassa lo sguardo e il volto come per nascondere la propria identit\u00e0, poi lo rialza e dice che gliele hanno date perch\u00e9 \u00e8 una persona affidabile, una risposta che ha bisogno di chiarimento in quanto non risolve il problema del perch\u00e9 debba detenere quelle chiavi proprio e solo lui. Il molto simbolico Stefano ha un nome derivato dal greco dove significa <em>incoronato<\/em>, alludente alla corona che lo collega alla figura del sacerdote che presso i greci era intermediario tra gli uomini e gli d\u00e8i, e di fatto Stefano \u00e8 l\u2019intermediario fa il mondo terreno e quello degli dei pi\u00f9 antichi. Chiarendo: \u00e8 associabile molto direttamente a Vulcano, antichissimo dio della latinit\u00e0, dell\u2019Olimpo romano quindi, dio del fuoco sotterraneo concreto e metaforico, fabbro degli d\u00e8i, artigiano di eccezionale abilit\u00e0, capace di lavorare in modo insuperabile i metalli, forgiatore delle armi degli d\u00e8i e degli eroi, insuperabile artista creatore di gioielli di altrettanto insuperabile bellezza, creatore di sculture, sposo di Venere, dea della bellezza, che per\u00f2 lo tradisce con Marte per via della sua bruttezza, tradimento che Vulcano furioso denuncia a tutti gli d\u00e8i come qualcosa di gravissimo, di imperdonabile. Il collegamento per cos\u00ec dire fisico tra Vulcano e Stefano, la prova regina che Stefano si associ simbolicamente al dio Vulcano, artista degli d\u00e8i appartenenti all\u2019antichit\u00e0 dei popoli, nella fattispecie agli d\u00e8i romani, sta nel fatto che il dio e il misterioso personaggio ideato da Sorrentino sono entrambi zoppi e portano un bastone a forma di martello nell\u2019impugnatura, attrezzo simbolo di Vulcano e in possesso ugualmente di Stefano come segno di riconoscimento. In aggiunta, il bastone viene mostrato ed evidenziato da Sorrentino appositamente in una speciale inquadratura ad hoc che lo mostra in posizione verticale e di profilo, cos\u00ec che abbia ben visibile l\u2019impugnatura a martello e la simbologia ad essa connessa quale bastone di Vulcano, ci\u00f2 mentre subito Stefano apre la cassa delle chiavi relative al passato artistico del popolo latino-romano-italiano per scegliere quella adatta al Palazzo in cui entrer\u00e0 con Jep e Ramona, presentando e facendo rivivere la potente arte del passato italiano. Collegamenti importanti e vero gioiello culturale e artistico di Sorrentino: la grecit\u00e0 inerente al nome Stefano, attraverso la sua associazione con il dio Vulcano, acquista cittadinanza latina, romana. In tal modo l\u2019influsso del mondo greco sulla latinit\u00e0 e l\u2019acquisizione per cos\u00ec dire di particolari della grecit\u00e0 nella latinit\u00e0 hanno la loro esplicitazione direttamente in questo straordinario personaggio \u2013 di un pi\u00f9 che straordinario Sorrentino come non mi posso stancare di ripetere! \u2013 interpretato in modo altrettanto straordinario, come gi\u00e0 accennato, da Giorgio Pasotti, che ha saputo rappresentare la particolare natura fatta di silenzio e di mistero intrinseci peculiarmente alle cose antiche, antichissime, uno Stefano mediatore del mondo dei viventi con quei mondi trascorsi, fatti di fantasmi, quasi fantasma esso stesso come il dio Vulcano, vivo nella memoria come antica e anche antichissima identit\u00e0 psicologica, culturale. Si tratta di una guida pi\u00f9 che preziosa per Jep e Ramona, guida che \u00e8 memoria della pi\u00f9 antica cultura e arte quali radici del presente e testimonianza della continuit\u00e0 indelebile del passato nelle epoche successive, radice che \u00e8 identit\u00e0 di una cultura, della cultura latina, romana con la sua amicizia greca per cos\u00ec dire. Molto rilevante, come anticipato, \u00e8 nel contesto l\u2019avverbio \u201csempre\u201d nella risposta di Stefano alla domanda di Jep. relativamente alla cassetta delle chiavi che tiene appunto sempre con s\u00e9, pronto ad aprirla per mostrarne i tesori, sepolti, ma sempre capaci di riprendere vita in una continuit\u00e0 che la memoria preserva. Ribadendo dopo le delucidazioni test\u00e9 addotte: Stefano-Vulcano custodisce nel presente le chiavi che schiudono il passato artistico di Roma e non solo, conservandone la memoria perch\u00e9 non vada dimenticata, ne tiene appunto le chiavi ben protette nella cassa che porta sempre con s\u00e9, chiavi per proteggere l\u2019arte, arte che nelle sue radici il contatto con gli d\u00e8i pi\u00f9 antichi collegati all\u2019immaginario artistico-culturale, all\u2019identit\u00e0 pi\u00f9 profonda del popolo. Il fatto che il personaggio si veda solo in un paio di inquadrature con la luce in volto e per il resto nelle poche altre inquadrature che lo riguardano sia un\u2019immagine sfuggente, semi invisibile, conferma di suo la sua misteriosa parentela con il mondo oscuro delle radici, dei miti e degli d\u00e8i della latinit\u00e0 romana e indirettamente greca come felice unione di popoli artistici e devoti. Nel personaggio di Stefano si accentra dunque uno dei concetti base del film di Sorrentino come abbiamo avuto modo di accennare: l\u2019importanza del passato, in particolare veicolato dall\u2019arte e dai miti pi\u00f9 antichi, per l\u2019identit\u00e0 dei popoli, nel caso specifico: del popolo italiano. Una ulteriore nota: la nostalgica musica dello stupendo II Adagio in Do Maggiore Sinfonia N. 1 di Georges Bizet, una musica fatta quasi di echi lontani, che paiono provenire da mondi trascorsi, remoti, musica che accompagna sommessamente la breve, ma semanticamente centrale visita a Palazzo Barberini resa possibile da Stefano-Vulcano, il personaggio simbolico che detiene le chiavi di tutto il passato artistico del popolo italiano. Chiavi per la memoria dell\u2019identit\u00e0 pi\u00f9 profonda del popolo, della sua cultura.<br \/>\n&nbsp;<\/p>\n<p>RITA MASCIALINO<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;SULLE RADICI CULTURALI: \u2018LA GRANDE BELLEZZA\u2019 DI PAOLO SORRENTINO&#8221; di Rita Mascialino \u2018La grande bellezza\u2019, capolavoro del regista Paolo Sorrentino, criticato, detto eufemisticamente, molto superficialmente in vari, credo troppi giornali e riviste tedesche, ad esempio da critici dell\u2019importante giornale Die S\u00fcddeutsche Zeitung di cui ho citato espressioni in altro studio. \u00c8 in parte triste vedere [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[39],"tags":[],"aioseo_notices":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.ritamascialino.com\/cms\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4235"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.ritamascialino.com\/cms\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.ritamascialino.com\/cms\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ritamascialino.com\/cms\/wp-json\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ritamascialino.com\/cms\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=4235"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.ritamascialino.com\/cms\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4235\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4236,"href":"https:\/\/www.ritamascialino.com\/cms\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4235\/revisions\/4236"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.ritamascialino.com\/cms\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=4235"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ritamascialino.com\/cms\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=4235"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ritamascialino.com\/cms\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=4235"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}