{"id":4273,"date":"2024-10-07T10:30:05","date_gmt":"2024-10-07T09:30:05","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ritamascialino.com\/cms\/?p=4273"},"modified":"2024-10-07T10:34:56","modified_gmt":"2024-10-07T09:34:56","slug":"sulla-semantica-intrinseca-alla-sintassi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ritamascialino.com\/cms\/2024\/10\/sulla-semantica-intrinseca-alla-sintassi\/","title":{"rendered":"Sulla semantica intrinseca alla sintassi"},"content":{"rendered":"<p><b>\"Sulla semantica intrinseca alla sintassi\"<\/b><br \/>\n<b>di Rita Mascialino<\/strong><\/b><\/p>\n<p>Morfologia e sintassi, ossia grammatica, nonch\u00e9 organizzazione del lessico e in primis fonetica e fonologia, l\u2019insieme dei suoni prodotti secondo determinati accenti tonici e ritmi piuttosto di altri, contribuiscono ad esprimere attraverso la loro semantica la personalit\u00e0 dei popoli, degli individui parlanti una o l\u2019altra lingua materna o madrelingua nelle quali consiste la prima programmazione ambientale importante che il cervello apprende e applica dalla nascita dell\u2019individuo, iniziando appunto dai suoni e dai loro significati. Il molteplice intreccio tra genetica e madrelingua quali filtri imprescindibili dell\u2019esperienza \u00e8 quanto differenzia l\u2019identit\u00e0 psicologica e logica dei popoli \u2013 interessante per gli effetti sulla personalit\u00e0 \u00e8 anche il bilinguismo, ossia l\u2019apprendimento di due per cos\u00ec dire lingue madri contemporaneamente e parallelamente, anche la diglossia, ci\u00f2 di cui tuttavia qui non ci occupiamo (Mascialino 1996 e segg.).<br \/>\nPrima di soffermarmi in particolare sulla sintassi o struttura o costruzione dell\u2019espressione del pensiero di qualsiasi tipo propria di ciascuna lingua materna o madrelingua accenno ancora ad alcune peculiarit\u00e0 di ordine generale intrinseche ai linguaggi di parole. Le lingue costituiscono \u2013 assieme al DNA che tutto memorizza e distingue dalle origini e per sempre \u2013 il pi\u00f9 grande magazzino per la pi\u00f9 antica memoria preistorica e storica dell\u2019umanit\u00e0 come usi e costumi pratici e mentali, comportamenti, visioni del mondo, ossia come memoria dei modi di pensare, affrontare e capire l\u2019esperienza, qualsiasi esperienza, ossia tutta la vita comprensiva anche della morte. Un magazzino di spazialit\u00e0 dinamiche in cui i Primati gi\u00e0 da epoche prive di parola linguistica e prima ancora altri animali hanno comunque lasciato il loro segno quali esperienze della vita precedenti all\u2019espressione linguistica \u2013 con i due volti inconsci e consci \u2013, ossia quali radici profonde del successivo linguaggio le quali si perdono nella notte dei tempi, ma che sono sempre presenti e, per il possibile, identificabili. Per chiarire: radici memorizzate nella vita di animali non parlanti, soprattutto esperienze dei Primati antropomorfi quali parenti a noi pi\u00f9 stretti e vicini, ma anche di animali a noi pi\u00f9 lontani quali tra gli altri gli importantissimi rettili a quattro zampe il cui cervello vive nel nostro cranio con gli arcaici programmi della vita rettiliana, senza parola, ma indispensabili alla nostra sopravvivenza (MacLean 1976 e segg.), ossia senza i quali non potremmo esistere o cesseremmo di esistere immediatamente \u2013 per non retrocedere oltre nell\u2019evoluzione delle varie forme di vita tra il molto altro con gli anfibi, i pesci, i cordati ed emicordati o enteropneusti e oltre fino a giungere all\u2019inorganico, al non vivo, alla pi\u00f9 antica memoria del DNA relativa agli elementi chimici senza vita codificati nelle nostre cellule, senza la quale memoria pure non ci sarebbe stata la vita. Le lingue comunque, secondo la direttrice evoluzionistica, mostrano di avere una memoria della vita, della cultura, retrocedendo a grandissime linee: storica, preistorica, arcaica, ribadendo: memoria che in gran parte diventa pi\u00f9 inconscia man mano che le esperienze si allontanano fino a farsi antiche e arcaiche, sommerse nell\u2019oblio sempre pi\u00f9 intenso, ma non eliminate dall\u2019ambito linguistico inconscio dalla base sommersa dell\u2019iceberg per cos\u00ec dire.<br \/>\nDopo il cenno di ordine molto generale che vale per delimitare per quanto approssimativamente una delle prospettive rilevanti in cui si pone il tema specifico della <em>Rubrica Psicologia e logica dei popoli<\/em> (OceanoNews), ho considerato in questo studio per una esemplificazione di quanto test\u00e9 asserito una comparazione tra le strutture del tedesco e dell\u2019italiano, come esempi di sintassi linguistiche chiuse e aperte rispettivamente, la sintassi come ossatura, scheletro della personalit\u00e0 fatta di tratti psicologici e logici, estetici, consci e inconsci come pi\u00f9 fondamentali componenti caratterizzanti o connotanti i linguaggi.<br \/>\nLa lingua tedesca ha conservato, come ormai unica in tutte le lingue germaniche: islandese, faroese, norvegese, svedese, inglese, danese, olandese \u2013 tranne sparse memorie rimaste in alcune di queste lingue \u2013 una struttura antica, quella che pone il verbo in fondo alla frase dopo tutti gli eventuali complementi, anche nella frase principale per quanto concerne il participio passato, l\u2019infinito e le eventuali particelle verbali separabili. Tale tipo di sintassi, a <em>tenaglia<\/em> come l\u2019ho definita, \u00e8 una caratteristica che fa del tedesco una lingua oggi alquanto particolare rispetto alle altre lingue presenti in Europa e a non poche ulteriori lingue presenti nel mondo che hanno da tempo anticipato i verbi nelle frasi principali e secondarie, costruzione SVO, Soggetto, Verbo, Oggetto, mentre il tedesco mantiene una struttura delle secondarie definibile come SOV, Soggetto, Oggetto, Verbo o parti verbali e solo al verbo coniugato a modo finito della principale riserva il secondo, inamovibile posto. Per fare un esempio attuale, qualcosa di simile, in sedicesimo, si trova ancora qui e l\u00e0 nei dialetti o usi linguistici anche del Meridione italiano: la pi\u00f9 stretta e pi\u00f9 lunga vicinanza al latino, lingua romanica di derivazione indoeuropea anch\u2019essa, la quale fa ampio uso dei verbi alla fine del periodare, ha fatto conservare, in qualche caso come anticipato, la costruzione non frequente, ma utilizzata quasi come vezzo ormai, di rado con il verbo in fondo: <em>Montalbano sono<\/em> in luogo di <em>Sono Montalbano<\/em> come si direbbe assolutamente nel Nord Italia.<br \/>\nVenendo alla motivazione per la quale il verbo dall\u2019ultimo posto sia andato nei primi posti delle frasi, Evelyn Frey (1994) d\u00e0 affidabilit\u00e0, in particolare tra varie teorie a disposizione, a una teoria di linguistica tra le pi\u00f9 accreditate, secondo la quale l\u2019anticipazione dei verbi al secondo posto nelle frasi principali e secondarie in generale sarebbe dovuta ai mutamenti degli accenti tonici nella frase. In altri termini: variazioni di intonazione nella sintassi delle lingue avrebbero anticipato il verbo finito della principale oltre che della secondaria dall\u2019ultimo posto della frase al secondo posto dopo il soggetto o comunque ai primi posti, questo tranne piccole ininfluenti varianti. Certo, le \u2013 complicatissime \u2013 variazioni di accento nel periodare sono evidentemente un\u2019oggettiva motivazione rilevante del citato spostamento. Non danno per\u00f2 ragione del perch\u00e9 si sia verificato lo spostamento dall\u2019ultimo posto agli inizi delle frasi. Bisogna di fatto chiedersi e capire come mai sia accaduto questo spostamento di accenti, ci\u00f2 che non \u00e8 chiarito sufficientemente nella teoria in questione e nelle altre affini. Do qui quella che mi appare come la motivazione primaria di tale spostamento che sembra presentarsi come tendenza allo spostamento in questione nelle varie lingue. Sappiamo dalla riflessione logica che le parole articolate dall\u2019antica scimmia che iniziava a parlare, dovevano essere per forza relative ai sostantivi e accompagnate da indicazioni appunto di un arto superiore verso l\u2019oggetto rozzamente espresso con un suono o insieme di suoni o ancora vocalizzazioni. Dopo tempi lunghissimi, difficili da localizzare cronologicamente nei milioni di anni, la semplice accumulazione di sostantivi pur in successione logica o quasi logica, compresa e utilizzata dal gruppo, non poteva pi\u00f9 bastare nel progresso per cos\u00ec dire tecnologico della societ\u00e0. A questo punto, da ultimo nella serie semantica, compare il verbo che indica in astratto l\u2019azione necessaria a una comunicazione pi\u00f9 esatta e avanzata, pi\u00f9 agevolmente e rapidamente comprensibile. Il verbo compare dunque, in generale o comunque in vari idiomi facenti parte dell\u2019indoeuropeo, che qui ci riguarda, come ultima componente dell\u2019espressione linguistica, posizione durata per lunghissime epoche. Nel continuo, anche se lentissimo, prosieguo dell\u2019evoluzione tecnologica in tempi antichi, \u00e8 derivata la necessit\u00e0 del pi\u00f9 funzionale collocamento del verbo subito ai primi posti delle frasi, cos\u00ec da comprendere al meglio e quanto prima il significato della comunicazione.<br \/>\nVenendo alla comparazione dell\u2019italiano con il tedesco, balza all\u2019occhio come l\u2019italiano anticipi \u2013 senza rigide collocazioni \u2013 i verbi, se non sempre al secondo posto, nei primi posti delle frasi in una sintassi o struttura del periodare che definirei aperta, apertura estensibile, per cos\u00ec dire in un\u2019iperbole, all\u2019infinito. Per chiarire: se un parlante l\u2019italiano dimentica di dire un oggetto o l\u2019altro comunque appartenente a quella ideazione concettuale, pu\u00f2 aggiungerlo quando voglia e anche in un\u2019altra frase in quanto la struttura aperta \u2013 o <em>a piovra<\/em> come l\u2019ho definita io a proposito dell\u2019italiano \u2013 lo consente agevolmente. Al contrario nel tedesco i verbi chiudono le secondarie stando tutti all\u2019ultimo posto e nella frase principale dichiarativa, a parte il verbo coniugato a modo finito che sta ferreamente al secondo posto, le ulteriori parti verbali come le particelle separabili o i participi passati e gli infiniti eventuali stanno alla fine della frase chiudendola. A livello logico e psicologico deriva da ci\u00f2 che l\u2019organizzazione dell\u2019eloquio in tedesco \u2013 per altro in successione rigida dei complementi impostata all\u2019espressione della maggiore chiarezza delle idee \u2013 raggiunga vertici di precisione concettuale di tutto rilievo \u2013 un tedesco non pu\u00f2, finora e per ora, infrangere le regole fisse della costruzione della frase nella quale non pu\u00f2 mettere i complementi dove voglia, ma li deve mettere dove debba secondo uno schema fisso o nella quasi totalit\u00e0 dei casi fisso. La costruzione a scatola cosiddetta o attributiva \u00e8 un gioiello di perfezione logica sintattico-semantica come analizzeremo in altro studio. Nella lingua<br \/>\nitaliana la struttura aperta e anche intrecciata di frase dentro frase, ci\u00f2 che in tedesco \u00e8 possibile solo con le incidentali o le relative ove non sia possibile collocarle dopo la fine di altre frasi, esprime una minore accuratezza sul piano logico con maggiore possibilit\u00e0 di errore tra l\u2019altro, ma consente una maggiore dose di improvvisazione, di intuizioni, di concetti che possono venire in mente in secondi momenti pi\u00f9 agevolmente dato il tipo di costruzione aperta. \u00c8 come se la lingua italiana e con essa la mente italiana avesse una via privilegiata verso il livello inconscio, verso la spazialit\u00e0 immaginifica dell\u2019inconscio, giacimento di creativit\u00e0. Cos\u00ec la struttura chiusa e la struttura aperta corrispondono, per parte loro, a personalit\u00e0 molto diverse nei due popoli: da un lato la precisione logica e la capacit\u00e0 organizzativa fino alla pi\u00f9 ossessiva pedanteria, dall\u2019altra la pi\u00f9 libera intuizione a spese dell\u2019attenzione alla precisione del dettaglio, anche logico, e della capacit\u00e0 organizzativa per citare solo caratteristiche molto generali logiche e psicologiche facenti capo rispettivamente alle due strutture. Psicologicamente, risulta pi\u00f9 tranquillamente affrontabile la presenza della struttura aperta dell\u2019italiano, dove il parlante dice le parole secondo ci\u00f2 che gli viene in mente secondo pi\u00f9 libere associazioni intuitive senza obblighi strutturali da rispettare ab origine, ci\u00f2 che bloccherebbe in parte non piccola appunto all\u2019origine la potenzialit\u00e0 intuitiva, mentre la struttura chiusa del tedesco improntata alla pi\u00f9 rigida logica nelle successioni dei concetti non lascia scampo all\u2019intuizione e all\u2019improvvisazione che vengono trascurate per il possibile, potremmo dire anche alla creativit\u00e0 dell\u2019individuo, del popolo, che lascia la preminenza alla logica, adattissima allo spirito tecnico, ovviamente con gli intuibili pro e contra relativi ai due modi di vedere il mondo.<br \/>\nPer concludere il breve discorso sulla semantica della sintassi: forse gli italiani mancano di logica e i tedeschi mancano di intuitivit\u00e0? Certamente no, \u00e8 ovviamente possibile anche in italiano esprimere la pi\u00f9 perfetta logica, anche la lingua tedesca poggia inevitabilmente sulla base intuitiva dell\u2019esperienza, tuttavia nelle due culture in proporzioni diverse. In generale, come l\u2019elasticit\u00e0 della sintassi italiana mostra, non sta al primo posto la capacit\u00e0 organizzativa che deve poter disporre di una pi\u00f9 intensa ed esplicita obbedienza alle leggi logiche, in compenso la via verso il livello intuitivo non \u00e8 per cos\u00ec dire frenata dalla compagine logica ed \u00e8 possibile la comunicazione con il livello inconscio pi\u00f9 profondo, anche artistico, con molto maggiore agevolezza e rapidit\u00e0. Sempre in generale, la sintassi tedesca mostra una certa maggiore difficolt\u00e0 nel pescaggio dall\u2019inconscio pi\u00f9 profondo dell\u2019intuitivit\u00e0, questo a vantaggio dell\u2019enfatizzazione del particolare tecnico, dell\u2019esattezza delle costruzioni tecniche, dell\u2019organizzazione delle azioni di qualsiasi tipo.<br \/>\nTutto ci\u00f2 solo come cenno ad alcune caratteristiche inerenti al problema della semantica della sintassi.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>Rita Mascialino<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">(<a href=\"https:\/\/ritamascialino.blogspot.com\/\" rel=\"noopener\" target=\"_blank\">ritamascialino.blogspot.com<\/a>)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Sulla semantica intrinseca alla sintassi&#8221; di Rita Mascialino Morfologia e sintassi, ossia grammatica, nonch\u00e9 organizzazione del lessico e in primis fonetica e fonologia, l\u2019insieme dei suoni prodotti secondo determinati accenti tonici e ritmi piuttosto di altri, contribuiscono ad esprimere attraverso la loro semantica la personalit\u00e0 dei popoli, degli individui parlanti una o l\u2019altra lingua materna [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[106],"tags":[],"aioseo_notices":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.ritamascialino.com\/cms\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4273"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.ritamascialino.com\/cms\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.ritamascialino.com\/cms\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ritamascialino.com\/cms\/wp-json\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ritamascialino.com\/cms\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=4273"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.ritamascialino.com\/cms\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4273\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4277,"href":"https:\/\/www.ritamascialino.com\/cms\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4273\/revisions\/4277"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.ritamascialino.com\/cms\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=4273"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ritamascialino.com\/cms\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=4273"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ritamascialino.com\/cms\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=4273"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}