“Qualcuno volò sul nido del cuculo di Miloš Forman”

Category: Argomentazioni in Primo Piano,

"One Flew Over the Cuckoo’s Nest (1975), per la regia di Miloš Forman, sceneggiatura di Bo Goldman e Lawrence Hauben, reso nella versione italiana con Qualcuno volò sul nido del cuculo (1976) prende come opera culturale di riferimento l’omonimo libro (1962) di Ken Kesey. Questi chiuse i rapporti con il regista (www.filmtv.it/palylist/45597/qualcuno-volo-sul-nido-del-cuculo-di-ken-kesey/) per questioni tra l’altro economiche e soprattutto perché non concorde con la diversa impostazione della figura del pellerossa detto Chief Bromden, Capo Bromden. Nel romanzo il narratore in prima persona è uno dei personaggi, appunto il pellerossa che vede e commenta ciò che vede, nonché ricorda ciò che è accaduto nel passato alla sua famiglia, al suo popolo, estendendo la sua visione del mondo alle democrazie, agli assolutismi, al luogo in cui si trova assieme ad altri, ossia è il personaggio principale, mentre nel film è un personaggio che si distingue dagli altri solo perché alla fine rompe la grata e fugge dal manicomio. In ogni caso nel film non vi è alcun personaggio che vede e commenta gli eventi secondo il suo punto di vista, né vi è alcuna voce narrante fuori campo, né quella del pellerossa né quella di altri e la storia è frutto del tradizionale narratore onnisciente e silente rappresentato dagli sceneggiatori e dal regista che tacciono o, più esattamente, parlano attraverso i dialoghi di tutti i personaggi, le immagini, le musiche intra- ed extradiegetiche. Il non aver inserito comunque in nessuna circostanza la voce fuori campo di un narratore va valutato come una decisione saggia del regista. Di fatto i film dove sta una voce narrante fuori campo che interviene qui e là, anche spesso durante la vicenda e magari a lungo, derogano troppo dalla natura dell’immaginario cinematografico che si serve appunto di immagini oltre che di suoni, musica, dialoghi e non dei canali propri della narrativa che risultano più o meno insopportabili nel genere. Per altro un eventuale fuori campo narrato, che superi gli spazi riservati ai titoli di testa e di coda dove può molto brevemente stare per aprire e chiudere il film con un’informazione e un commento di poche parole, mostrerebbe un’insufficiente abilità relativa alla sceneggiatura, alla regia che evidentemente non riescono, stando all’interno dei mezzi espressivi in dotazione al cinema, a trasformare intersemioticamente uno o l’altro significato, appunto ad esprimerlo cinematograficamente.
Ci occuperemo delle fondamenta e dei muri portanti per così dire del significato del film, senza dare ragione di tutti i dettagli semantici che sono stati comunque recepiti e per accogliere i quali sarebbe stato necessario uno spazio maggiore. La comparazione tra romanzo di Ken Kesey e film di Miloš Forman metterà in evidenza le uguaglianze e somiglianze, come pure le discrepanze rilevanti tra le due opere così da identificare gli apporti ideologici e artistici di ciascuno.
Temi principali del film evidenziati dall’analisi sono: la denuncia più totale sferrata contro la donna in generale; la denuncia dei regimi non democratici o falsamente democratici; la denuncia dei metodi in auge nei manicomi, denunce presenti anche nel romanzo. Altri temi importanti e a questi collegati verranno evidenziati man mano che l’occasione sarà opportuna.

 

Iniziamo dal significato del titolo e dei nomi di alcuni personaggi, ciò in quanto in essi sta abbozzato lo scheletro della semantica in cui si struttura l’intero film, titolo e nomi che stanno uguali nel romanzo – Forman, malgrado le rimostranze di Kesey, si è attenuto in linea di massima alle direttrici generali del romanzo pur con i cambiamenti dovuti al diverso genere espressivo e a qualche diversità importante della sua individuale visione del mondo, in ogni caso sempre non troppo distante da quella di Kesey.
Nella versione italiana il titolo è ritenuto da tutti poco chiaro, risulta tuttavia non compreso pienamente neppure nella lingua originaria. Ad una prima analisi emerge come nel testo italiano la sua spazialità di base risulti ambigua e anche fraintesa, con la conseguente confusione delle non semplici simbologie ad essa collegate. Nelle culture di lingua inglese e restanti, per quanto se ne sa, non è stata colta la più che complessa polisemia dei piani simbolici che si intrecciano nel modo di dire relativo al nido del cuculo inserito nello specifico contesto del libro e del film.
Prendiamo in considerazione dunque la spazialità relativa alla traduzione italiana più ovvia e comune, nella quale qualcuno apparentemente è volato sul nido del cuculo, ossia ha raggiunto il nido dove sta il cucù partendo dalla realtà esterna al nido, ossia ancora: sia entrato nel nido del cuculo con un volo di moto a luogo verso il nido. In realtà (...)"

- Vedi Pubblicazione Cleup Il mondo semantico del cinema per il testo intero dello studio.

Rita Mascialino

Bibliografia
Kesey, K., Qualcuno volò sul nido del cuculo. Milano: bestBUR: Trad. di Bruno Oddera: 2017.