“Qualcuno volò sul nido del cuculo di Miloš Forman”

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One Flew Over the Cuckoo’s Nest (1975), per la regia di Miloš Forman, sceneggiatura di Bo Goldman e Lawrence Hauben, reso nella versione italiana con Qualcuno volò sul nido del cuculo (1976) prende come opera culturale di riferimento l’omonimo libro (1962) di Ken Kesey. Questi chiuse i rapporti con il regista (www.filmtv.it/palylist/45597/qualcuno-volo-sul-nido-del-cuculo-di-ken-kesey/) per questioni tra l’altro economiche e soprattutto perché non concorde con la diversa impostazione della figura del pellerossa detto Chief Bromden, Capo Bromden. Nel romanzo il narratore in prima persona è uno dei personaggi, appunto il pellerossa che vede e commenta ciò che vede, nonché ricorda ciò che è accaduto nel passato alla sua famiglia, al suo popolo, estendendo la sua visione del mondo alle democrazie, agli assolutismi, al luogo in cui si trova assieme ad altri, ossia è il personaggio principale, mentre nel film è un personaggio che si distingue dagli altri solo perché alla fine rompe la grata e fugge dal manicomio. In ogni caso nel film non vi è alcun personaggio che vede e commenta gli eventi secondo il suo punto di vista, né vi è alcuna voce narrante fuori campo, né quella del pellerossa né quella di altri e la storia è frutto del tradizionale narratore onnisciente e silente rappresentato dagli sceneggiatori e dal regista che tacciono o, più esattamente, parlano attraverso i dialoghi di tutti i personaggi, le immagini, le musiche intra- ed extradiegetiche. Il non aver inserito comunque in nessuna circostanza la voce fuori campo di un narratore va valutato come una decisione saggia del regista. Di fatto i film dove sta una voce narrante fuori campo che interviene qui e là, anche spesso durante la vicenda e magari a lungo, derogano troppo dalla natura dell’immaginario cinematografico che si serve appunto di immagini oltre che di suoni, musica, dialoghi e non dei canali propri della narrativa che risultano più o meno insopportabili nel genere. Per altro un eventuale fuori campo narrato, che superi gli spazi riservati ai titoli di testa e di coda dove può molto brevemente stare per aprire e chiudere il film con un’informazione e un commento di poche parole, mostrerebbe un’insufficiente abilità relativa alla sceneggiatura, alla regia che evidentemente non riescono, stando all’interno dei mezzi espressivi in dotazione al cinema, a trasformare intersemioticamente uno o l’altro significato, appunto ad esprimerlo cinematograficamente.
Ci occuperemo delle fondamenta e dei muri portanti per così dire del significato del film, senza dare ragione di tutti i dettagli semantici che sono stati comunque recepiti e per accogliere i quali sarebbe opportuno uno spazio maggiore. La comparazione tra romanzo di Ken Kesey e film di Miloš Forman metterà in evidenza le uguaglianze e somiglianze, come pure le discrepanze rilevanti tra le due opere così da identificare gli apporti ideologici e artistici di ciascuno.
Per agevolare la comprensione del significato di superficie e profondo di questo film, che sintetizza soprattutto in immagini più che in dialoghi simbolizzazioni complesse e varie tematiche, credo risulti utile anticipare gli esiti dell’analisi semantica ed entrare poi gradualmente nel dettaglio dimostrativo, così anche la verifica e la falsificazione delle idee da parte del lettore risultino meno problematiche. Temi principali del film evidenziati dall’analisi sono dunque: la denuncia più totale sferrata contro la donna in generale; la denuncia dei regimi non democratici o falsamente democratici; la denuncia dei metodi in auge nei manicomi, denunce presenti anche nel romanzo. Altri temi importanti e a questi collegati verranno evidenziati man mano che l’occasione sarà opportuna.

 

Iniziamo dal significato del titolo e dei nomi di alcuni personaggi, ciò in quanto in essi sta abbozzato lo scheletro della semantica in cui si struttura l’intero film, titolo e nomi che stanno uguali nel romanzo – Forman, malgrado le rimostranze di Kesey, si è attenuto in linea di massima alle direttrici generali del romanzo pur con i cambiamenti dovuti al diverso genere espressivo e a qualche diversità importante della sua individuale visione del mondo, in ogni caso sempre non troppo distante da quella di Kesey.
Nella versione italiana il titolo è ritenuto da tutti poco chiaro, risulta tuttavia non compreso pienamente neppure nella lingua originaria. Ad una prima analisi emerge come nel testo italiano la sua spazialità di base risulti ambigua e anche fraintesa, con la conseguente confusione delle non semplici simbologie ad essa collegate. Nelle culture di lingua inglese e restanti, per quanto se ne sa, non è stata colta la più che complessa polisemia dei piani simbolici che si intrecciano nel modo di dire relativo al nido del cuculo inserito nello specifico contesto del libro e del film.
Prendiamo in considerazione dunque la spazialità relativa alla traduzione italiana più ovvia e comune, nella quale qualcuno apparentemente è volato sul nido del cuculo, ossia ha raggiunto il nido dove sta il cucù partendo dalla realtà esterna al nido, ossia ancora: sia entrato nel nido del cuculo con un volo di moto a luogo verso il nido. In realtà to fly over – nel tempo del passato remoto come sta in inglese – indica esclusivamente un moto da un luogo all’altro, in ogni caso oltre un luogo e neppure mai, eventualmente, di durata del volo su uno stesso luogo: volare oltre, oltrepassare volando, quindi con una prima parziale correzione del titolo ufficiale: Qualcuno volò oltre il nido del cuculo, non sul nido in nessun modo, traduzione che in italiano, data la polifunzionalità della preposizione su che si adatta a spazialità diverse, risulta equivocabile e rende in primis incomprensibile il significato del titolo stesso – il verso del moto nel titolo originale è esattamente opposto a quello indicato o suggerito dal titolo nella versione italiana, non in avvicinamento al nido quindi, ma oltre il nido, oltrepassando il nido, superando il nido.
Per completare la correzione, il pronome inglese one, non unito ad altre specificazioni tipo someone o anyone, significa uno, uno solo, mai più di uno. Una traduzione per così dire immanente al testo (Mascialino 1996: Studio sulla Traduzione del Testo Letterario, LaNuovaBaseEditrice, Udine), quindi interessata al significato del titolo, sarebbe perciò come qui proposto Uno volò oltre il nido del cuculo. La differenza tra qualcuno e uno non è irrilevante: qualcuno si riferisce nella maggioranza dei casi e pur nell’elasticità tipica della lingua italiana in genere a più di una persona, uno, come one scelto da Kesey, si riferisce sempre e solo a una persona anche in italiano ed in effetti nel film c’è uno, uno solo, non qualcuno, ma una sola persona che se n’è andata oltre il nido con un’azione di forza. Si tratta del mezzosangue pellerossa Capo Bromden, il quale dopo un certo tempo trascorso nel nido del cuculo, ossia del manicomio come vedremo, ha avuto l’energia psicofisica di andarsene via, di fuggire sfondando la finestra a inferriata con un grosso peso sulle spalle che ha lanciato contro di essa. Mirabile è la performance di Will Sampson di origine pellerossa della popolazione creek (wikipedia.org) nello sfondare la finestra del manicomio per andarsene appunto come volando via dallo speciale nido. Dapprima smuove e solleva con molto veritiero sforzo il pesantissimo e a detta di tutti inamovibile blocco di pietra della rubinetteria e delle pompe appoggiato al suolo su una pedana anch’essa di pietra. Ciò scatena l’irruzione violenta delle acque non più assicurate nel blocco, acque che sgorgano e scorrono libere come nella natura da cui proviene il pellerossa. Successivamente riesce a posizionarlo sulla spalla, quindi avanza poi gettandosi con qualche passo compatto di corsa contro la grata – quasi come contro la finestra di una gabbia. Elegante e potente in sé è la figura di Will Sampson mentre accelerando nel breve spazio e accompagnato dal crescendo orchestrale di Jack Nitzsche, maestoso e consono al momento importante, lancia il blocco contro la finestra spezzando l’inferriata, performance nella quale Sampson – si può ipotizzare sulla base della superba spazialità dei moti e alle espressioni del volto da esso realizzate – ha infuso verosimilmente oltre la sua prestanza fisica e la necessità della finzione scenica una componente psicologica collegata alla memoria dei padri, quando i pellerossa erano padroni dei vasti e selvaggi territori americani dove vivevano liberi, specificamente nella zona attorno al fiume Columbia in Canada, nel Manitoba, all’interno della loro complessa cultura del calumet e del Grande Spirito o Manitou e dove lui stesso aveva vissuto con suo padre, un grande capo del suo gruppo etnico. Sul significato di questo momento sottolineato dall'accompagnamento orchestrale torneremo con maggiori dettagli.
Proseguendo con la nota preliminare sul titolo: l’immagine che Ken Kesey ha scelto come sintesi di un motivo rilevante per il suo romanzo e che è rimasta tale nel film di Forman, prende spunto da una filastrocca – citata nel romanzo stesso – nella quale tre oche di uno sciame si dirigono in diverse direzioni, ciò che è impossibile in quanto, facendo esse parte di un unico sciame, vanno sempre tutte nella medesima direzione. Una di esse volò sul nido del cuculo, da ciò la derivazione di Kesey, oche impazzite una delle quali va sul nido del cucù, uccello simbolo esso stesso di folli nel modo di dire ad esso collegato, scelta che tuttavia ancora non esaurisce il significato del cuculo in Kesey che ha scelto quella determinata immagine e idea in luogo di tante altre a disposizione per simboleggiare un manicomio. Nelle tre direzioni in cui nel contesto del romanzo si divide lo sciame, sta anche un’interpretazione più complessa e sottile – e del tutto confermata nell’idea di fondo di Kesey per come emerge nel romanzo – relativa alla possibilità di esprimere la propria individualità e di non fare parte conformisticamente del gregge, dello sciame, ciò che nel tipo di società descritto e criticato da Kesey viene represso ed esplicitamente considerato come folle divergenza tout court. Vi è anche un’altra associazione, la quale non è citata da Kesey e che tuttavia Kesey conosceva senza dubbio alcuno e di cui ha tenuto conto nell’elaborazione della sua immagine del volo. Si tratta di una riflessione di Martin Lutero sui cattivi pensieri, qui in testo tedesco tra le altre versioni tedesche e delle varie lingue:

“(…) Wie man nicht wehren kann, daß einem die Vögel über den Kopf herfliegen, aber wohl, daß sie auf dem Kopfe nisten, so kann man auch bösen Gedanken nicht wehren, aber wohl, daß sie in uns einwurzeln (…)”

(Geist aus Luther’s Schriften, oder Concordanz der Ansichten und Urtheile des großen Reformators. Hersg. von Ernst Zimmermann: 1828/31, Darmstadt: book.google.it(books?id=iEIAAAYAAJ&pg)

Traduzione (RM):

“Come non si può impedire che a uno gli uccelli passino sulla testa, ma ben si può impedire che gli facciano il nido sulla testa, così non si può evitare neanche ai pensieri cattivi che passino per la testa, ma ben si può impedire che si radichino in noi (…)”

 

Ken Kesey, cresciuto in una famiglia rigorosamente praticante la più rigida formazione battista, fu formato in tale atmosfera culturale tanto che rimase fino all’età adulta in certa misura rispettoso della Bibbia e dei suoi insegnamenti (www.notablebiographie.com/supp/Supplement-Ka-M-Kesey-Ken). Conosceva inevitabilmente dalla comune predicazione ecclesiastica i detti di Lutero sui cattivi pensieri con la molto particolare similitudine di cui sopra. Il significato della stessa opportunamente modificato è da Kesey trasferito ad un più articolato ambito socio-politico, come secondo questa analisi critica. Ma Lutero parla di uccelli qualsiasi, non di cuculi in particolare, per cui anche questa derivazione, pur chiarendo la presenza di uccelli sulla testa di uno, non spiega il perché della scelta del cuculo nel romanzo e nel film, scelta che andiamo a chiarire di seguito.
Detto in linea generale e senza affatto voler entrare in dettagli scientifici di cui sono esperti gli specialisti in materia di scienze naturali, accenniamo al fatto che vi siano almeno due tipi di cucù con comportamenti diversi: uno europeo, l’altro, americano. Quest’ultimo si costruisce il proprio nido come la maggioranza delle specie ornitologiche, non così per quello europeo che è parassitario. Si deve vedere quale dei due ha avuto in mente Kesey per capire che cosa intendesse con il cuculo del suo titolo. Dunque la femmina del cuculo europeo, come è generalmente noto, depone le uova ad una ad una nei nidi di altri uccelli simili alla propria specie ed elimina rispettivamente un uovo della nidiata, così che il suo uovo si confonda con le altre uova relative ai piccoli della coppia che si è costruita il nido. L’uovo relativo all’ospite si schiude prima delle altre uova e il cucù elimina con la violenza le altre uova godendo dei vantaggi di unico nato, visto che i genitori dei piccoli eliminati dall’intruso non si accorgono della sua estraneità alla propria covata. Questo cuculo quindi usurpa uno status di padrone legittimo del nido, ossia si appropria indebitamente della casa che spetterebbe ai figli dei costruttori del nido, in altri termini: spazza via con la violenza coloro che hanno dei diritti e si instaura in loro vece come padrone parassitario e usurpatore. Il nido di questo cuculo non è dunque il nido che spetta di diritto al cuculo perché suo, ma è un luogo espropriato ai legittimi proprietari con l’inganno e la violenza, sul piano metaforico: è un luogo occupato da individui che non hanno alcun diritto abitativo e padronale, ciò a scapito di chi ne ha diritto. Di immediata associazione è la metafora per il meccanismo del potere nella società umana: i violenti buttano fuori i meno violenti dalle sedi in cui per diritti vari si trovano. Chi sono allora coloro che rappresentano direttamente i matti che si trovano nel nido di matti o manicomio? È evidente che i matti quali pazienti del manicomio non sono gli usurpatori del nido e ci stanno per così dire obbligatoriamente e in ogni caso legittimamente. Gli usurpatori, ossia coloro che stanno indebitamente nel nido, come il cuculo, o nel manicomio, come i governatori dello stesso, devono essere altri, ossi sono i capi del nido e i loro aiutanti, che comandano il sistema con violenza quali parassiti e usurpatori del potere in luogo di una gestione democratica, in luogo di capi democratici. Occorre capire a questo punto come mai, se il nido è metafora del potere nella società umana e del manicomio, i matti sono i suoi abitanti in maggioranza volontari, abitanti che potrebbero andarsene quando lo volessero. Sono volontari in quanto incapaci di ribellarsi, incapaci di reggersi sulle loro gambe per così dire da soli, di affrontare la vita nel vasto mondo, incapacità di cui verranno spiegate fra poco le cause profonde individuate da Kesey e condivise da Forman. Per questa loro incapacità – cui potrebbero sottrarsi, ma appunto dovrebbero volerlo – devono accettare di subire il potere degli usurpatori dai quali vengono considerati pazzi anche se non proprio tali, vessati in mille modi, ciò che essi sopportano pur soffrendone conseguenze anche tremende come elettroshocks ripetuti e addirittura lobotomie, metafora per la completa e definitiva abdicazione a poter pensare con la propria testa. Il nido del cuculo è dunque simbolo del potere usurpato nella società umana, di qualsiasi partito o ideologia, senza distinzioni, usurpazione grazie alla quale l’illuministico e democratico diritto di governare che risiede nel popolo viene appunto usurpato con violenza e inganno, ciò che accade nei regimi totalitari o di pseudo democrazia o di democrazia debole. Questa usurpazione rende i degenti o gli ospiti – o i popoli – sempre più deboli e incapaci, quasi pazzi o del tutto pazzi. Per conservare al meglio il potere gli usurpatori ritengono folle qualsiasi manifestazione di non conformismo, di disobbedienza alle caste o cricche che sono presentate come inamovibili, tanto che Bromden alla fine sì riuscirà a fuggire, ma non riuscirà a cambiare lo stato di cose, come non ci riuscirà neppure McMurphy che anzi verrà definitivamente annientato dalla cricca – per altro combine, il termine inglese utilizzato nel romanzo e nel film per cricca, significa accanto ad associazione anche molto significativamente mietitrebbiatrice, la macchina pericolosa che miete e trebbia. Miss Ratched stessa viene paragonata tra l’altro a un trattore. Per chiarire ancora: se Kesey avesse avuto in mente il sopra citato cuculo americano, il significato del titolo sarebbe stato unicamente simbolo per il manicomio come nella locuzione di lingua inglese e sarebbe stato assente il riferimento all’usurpazione della combine o cricca, ciò che sta invece al centro della critica al sistema. Il cuculo di Kesey è dunque quello parassitario che vale comunque esso stesso, oltre che per l’usurpazione, anche per la follia come nella locuzione derivata dalla filastrocca cui Kesey fa riferimento. La vicenda evidenzia come ci si possa ribellare individualmente lasciando comunque imperare il sistema, in un modo o nell’altro, non democratico.
Terminata l’analisi del significato del titolo, veniamo come annunciato ai nomi dei principali personaggi del romanzo rimasti invariati anche nell’arrangiamento filmico. Tali nomi, oltre ad una identificazione per così dire anagrafica dei personaggi, identificano gli stessi anche psicologicamente, ciò in appoggio all’assunto principale del romanzo e del film, nomi, anzi soprattutto cognomi, che sono quindi utili alla comprensione del messaggio: Miss Ratched, Bromden, McMurphy e quelli dei tre inservienti neri di Miss Ratched: Washington, Warren e Williams, lasciando perdere altri nomi pure significativi, ma meno rilevanti nel contesto.
Partendo da Miss Ratched, la Grande Infermiera Caposala o Big Nurse che governa il manicomio, il suo cognome è una forma parallela nella pronuncia a wretched, di scarsa qualità, in tal senso anche miserabile, come pure a ratchet, che significa tra l’altro ruota dentata, parole che come testé detto, hanno più o meno la medesima pronuncia pur se in diversa ortografia. Ratched propriamente è il participio passato di to ratch, tagliare in denti, ossia rendere dentato. E veramente tale Miss Ratched è una ruota temibile dell’ingranaggio del manicomio, una ruota dentata del sistema che mette in moto azioni taglienti, dentate e quindi capaci di mordere, azioni cattive, per associare i significati: miserabile ruota dentata. Dettaglio rilevante: una ruota che ha perso la sua originaria rotondità, un simbolo comune per il femminile, per diventare il proprio opposto, una ruota che nasconde in realtà forme aguzze. Denti che sono messi in evidenza in sé all’inizio del film, quando si vede un insieme di disegni che si associano agli omini neri spesso presenti nelle fantasie dei cosiddetti pazzi o disturbati mentali, disegni tra i quali spicca anche una grande bocca aperta mostrante i denti non per ridere, ma più verosimilmente per impaurire e ingoiare, evidentemente frutto di idee ossessive degli ospiti del manicomio in correlazione inconscia con lo sguardo del volto proiezione del disegnatore e con Miss Ruota Dentata – o bocca spalancata per spaventare e divorare. Pallelamente alla ruota dentata si vede, sempre all'inizio del film come introduzione all’atmosfera imperante nel manicomio, un disegno che raffigura un mezzo busto con il volto privo di tratti identitari, una persona che, al di là di qualsiasi significato ulteriore, non è nessuno, essendone stata cancellata e confusa l’identità, ossia è il modello umano consentito nel luogo, ossia modello che sta al centro del manicomio e, estensivamente, del sistema socio-politico in generale per come è presentato nel film e su cui ci soffermeremo nel prosieguo dell’analisi.

Quanto al pellerossa che porta il cognome della madre bianca, Bromden, e che sta sempre con una ramazza in mano, esso ha un nome che pare essere una elaborazione di broom, scopa, come fosse spazzato via. Da sottolineare come anticipazione del significato più profondo del romanzo e del film: ha perso il nome del padre pellerossa – la sua identità maschile per così dire – e ha acquisito quello della madre, di una donna, che lo ha ridotto come una ramazza, adatto quindi alle pulizie come un servo per altro dei bianchi come bianca è la madre.
McMurphy, figlio di Murphy, nome evidentemente collegato quello dello studioso Murphy considerato suo padre, enunciatore nel 1949 della cosiddetta Prima Legge di Murphy, secondo la quale se una cosa poteva andare male, sarebbe andata male, ossia McMurphy porta un cognome che si associa a qualcuno che fa andare male le cose; inoltre, nella storpiatura che Miss Ratched fa appositamente del cognome in McMurry nel romanzo, alla murena, il pesce serpentiforme dal morso molto doloroso – in seguito a ciò Mc Murphy la apostroferà pronunciando il suo nome come Miss Rat-shed, che significa topaia. Per finire: anche a mac, pronuncia estesa e accentata di Mc con cui viene apostrofato McMurphy e quindi termine gergale mack che si usa per qualificare un uomo che nella sua vita dà centrale importanza al sesso, tutti significati che si addicono al personaggio per come viene presentato nel film e prima ancora nel romanzo – sull’importanza della sessualità maschile nel film torneremo in dettaglio fra poco. Anche il nome Randle non è da meno nella connotazione del personaggio: tra le altre associazioni possibili importante è quella alla radice rand- che indica un violento, riottoso, da cui anche random, casuale, senza meta e simili; seguendo la pronuncia, si ha rændol simile nel suono a rand+all-randall, un po’ come tutto violento, in ogni caso un uomo violento secondo l’occasione, casuale nel comportamento, senza uno scopo nella vita, privo di qualsiasi organizzazione, ribelle a qualsiasi organizzazione o autorità.

Per finire la breve rassegna dei nomi più importanti, passiamo a quelli dei tre inservienti neri agli ordini di Miss Ratched. Uno, apparentemente il più cattivo, si chiama molto significativamente Washington, nome della città sede del Presidente degli Stati Uniti d’America e della Casa Bianca, così che gli Stati Uniti stessi appaiono come al servizio di una donna che strumentalizza l’odio razzista di un servo nero – e di altri neri – per dettare le più oppressive e anche violente norme del vivere agli internati e, in senso più esteso, al popolo americano che sarebbe tenuto a bada da capi bianchi che utilizzano donne come la Ratched e individui neri asserviti carichi di rancore contro tutti. Warren porta come nome conigliera o recinto per i conigli, un nome che esplicita la situazione psicologica di colui che sopporta tutto per paura o gioca a fare il coniglio per opportunismo - come anche tutti  pazienti per altro adatti a stare in una conigliera per così dire. Da ultimo Williams, collegato, secondo l’analisi del contesto denigratorio di tali inservienti, alla sindrome di Williams, una forma di ritardo mentale che porta il nome del suo scopritore – e di fatto Williams dopo poco l’arrivo di McMurphy nel manicomio criminale è tutto intento a giocare con lo yo-yo nel corridoio, come in una regressione all’infanzia, nel contesto: come un ritardato vista l’età adulta. In aggiunta, le tre lettere iniziali, le tre w, risultano essere alla pronuncia anche una onomatopea per l’abbaiare dei cani, ciò che peggiora ancora di più le cose – più volte il personale dell’Ospedale viene paragonato a cani che fiutino le prede. A parte i nomi, i tre inservienti neri – nella traduzione italiana del romanzo spesso “negri” – sono presentati piuttosto negativamente, ossia sono persone all’apparenza indifferenti se non contente nell’infliggere sofferenze agli internati su cui, seppure indirettamente, hanno il diritto di dominare.
L’insistenza ribadita per tutto il romanzo sul numero tre – e nel film come immagine dei tre inservienti quasi sempre assieme – allude alla presenza del piano simbolico religioso che evoca in remota eco nel contesto di critica socio-politica in cui si situano le due opere, il modello socio-politico intrinseco alla religione cattolica non democratica per eccellenza – la divinità ne è il capo assoluto –, questo in una mal celata satira quanto mai corrosiva: un modello di potere assolutistico che governa gli umani servendosi di individui malvagi e poco intelligenti al servizio di una donna che, non va trascurato, è una signorina, si suppone quindi senza un uomo come compagno, un po' come se fosse una vergine così che l’associazione alla Madonna o madre a sua volta al servizio della divinità è piuttosto evidente. Il manicomio, come abbiamo accennato, è considerato dunque sul piano satirico quale modello parallelo all’organizzazione della società falsamente democratica o non democratica, che a sua volta è modello parallelo all’organizzazione gerarchica cattolica in particolare – Miss Ratched afferma esplicitamente di essere cattolica, non è protestante, per cui l’allusione alla Madonna si fa più stretta. Kesey, come anticipato, fu educato religiosamente dai genitori, ma in ogni caso, ribelle ad ogni autorità, rivide criticamente le credenze giovanili imposte dai padri, dalla società, dalle gerarchie ecclesiastiche. Nel romanzo viene fra l’altro affermato dalla stessa Ratched nei confronti di McMurphy dopo il suicidio di Billy Bibbit che essa ascrive alla sua azione così negando la propria responsabilità (384): “Spero che sarà soddisfatto, finalmente. Trastullarsi con vite umane… giocare d’azzardo con vite umane… come se si ritenesse un Dio!”, ciò con cui Dio stesso viene presentato come un irresponsabile che si diverta e giochi con le vite degli umani, addirittura d’azzardo, a suo piacimento dunque, visione della divinità quale non si potrebbe avere di peggiore e che funge comunque da modello nel manicomio stesso da parte dei capi verso i pazienti e nella società.

Qualche critico o la critica in generale, per questa presentazione non edificante dei tre neri, ha considerato Ken Kesey un razzista – di conseguenza anche Forman che ha conservato i loro nomi e i loro atteggiamenti negativi. Certo, sia in Kesey che in Forman, si tratta di un’opinione negativa su alcuni rappresentanti della popolazione nera in America asserviti ai bianchi, la simbologia dei nomi scelti per essi parla chiaro come pure i loro comportamenti grevi di odio verso i bianchi, verso tutti, sintomi inequivocabili della presenza di una critica negativa nei loro confronti da parte dei due autori. Tuttavia, all’analisi, ciò non risulta essere e in ogni caso il colore nero non c’entra per niente nel giudizio negativo. Ad esempio il custode nero, Turkle, viene presentato sì come un pover’uomo, ma anche come non malvagio come gli altri e Kesey lo fa licenziare per questo – non è cattivo né asservito sufficientemente per restarvi –, senza ribellioni, ma perché non ha eseguito il suo compito di custode repressivo, prova del fatto che solo i più cattivi, quelli pronti a tutto, vengano tenuti al servizio del potere secondo il triplice piano simbolico: nel manicomio, nella società, nell’ambito della religione che funge da primo e ultimo parallelo di riferimento a quello sociopolitico e ospedaliero. Un nero semplice e non particolarmente intelligente, un uomo normale e non aggressivo come gli altri inservienti neri, il quale ha consentito lo svolgersi di una festa ai bianchi e che con tono del tutto sottomesso ha il coraggio comunque di chiedere comprensione per la sua situazione di solitudine notturna alla sorvegliante, una donna castrante come le donne che gestiscono il manicomio in Kesey e Forman, ossia che chiede di usare un po’ di umanità e che in cambio riceve l’immediata espulsione dal manicomio in cui presta servizio, ossia perde il lavoro. Come è evidente, anche i bianchi – che rappresentano anch’essi una razza se proprio la si vuole mettere sul piano del razzismo – sono descritti molto negativamente in tutto e per tutto e anche in modo peggiore dei tre individui di pelle nera. Nel senso della personalità, il pellerossa, pure di una razza diversa da quella bianca cui appartiene Kesey, è descritto piuttosto favorevolmente ed è colui al quale viene affidata addirittura la narrazione, la critica sociopolitica, storica, umana. Non si può a mio giudizio vedere un odio razziale nella descrizione di nessuna delle due cosiddette razze nera e bianca, ma solo una critica negativa della personalità di bianchi e neri appartenenti ad un sistema non democratico o falsamente o debolmente democratico. Per quanto sgradevole la cosa possa apparire, ci possono essere opinioni negative, talora errate, talaltra veritiere sui comportamenti degli esseri umani, sulle idee, ciò che inevitabilmente si riflette sulle persone stesse che quei comportamenti manifestano e quelle idee proclamano e rappresentano. Ad esempio: si può non condividere che in un Paese o l’altro di popolazioni scure le donne debbano ancora portare il burqa e subiscano l’infibulazione e lo si può dire apertamente dove esista la libertà di opinione e di pensiero senza per questo essere razzisti, ugualmente: anche se non si condivide l’esistenza della pena di morte in generale negli Stati Uniti dove la società è retta dai bianchi, non per questo si è razzisti. Evidentemente per l’americano Kesey, che fu internato per un certo tempo in un Ospedale psichiatrico nell’Oregon, alcuni appartenenti all’etnia nera nel manicomio stesso ed estesamente e verosimilmente anche nella società possono essere stati recepiti nei loro lati peggiori di cui non sono stati considerati esenti solo perché di pelle scura, come pure i bianchi – i bianchi americani per altro –, recepiti ancora peggio come è dimostrato dalla radicale critica cui essi sono sottoposti nel romanzo: o sottomessi o finalizzati a sottomettere l’umanità. Non si può neppure trascurare il dato di fatto che i tre neri siano sfruttati dai bianchi che li integrano nel loro sistema solo come servi e per espletare i compiti più ingrati e indecorosi, rendendoli come essi stessi sono, così nel romanzo e nel film. Voler tacciare di razzismo Kesey risulta essere all’analisi della sua opera solo una scorretta forzatura e lo stesso vale per Forman che si è attenuto nella fattispecie a quanto sta nel romanzo, ne ha quindi condiviso in generale l’impostazione ideologica. Per finire con un concetto generale in proposito: nessuno in democrazia può avere il diritto di non essere criticabile e criticato nei suoi lati negativi, divieto di critica che al contrario è un contrassegno fondamentale del pregiudizio, delle pseudo democrazie, degli assolutismi, dei totalitarismi, delle dittature.

Entrando adesso più direttamente all’interpretazione del film, Miloš Forman ebbe a dichiarare in un’intervista concessa al New York Times (http://www.dagospia.com/rubrica-2/media_e_tv/te-do-io-socialismo-regista-ceco-milos-forman-canta-41472.htm) che nella Grande Infermiera aveva voluto rappresentare il Partito Comunista, il governo comunista. Certo, questa può essere senz’altro stata una delle idee di Forman – non c’è da dubitarne –, che aveva per altro conosciuto direttamente il regime socialista sovietico dittatoriale quando si trovava nella Repubblica Socialista Cecoslovacca, dove era nato e prima ancora il nazismo che vide la deportazione dei genitori nei campi di sterminio tedeschi e la morte degli stessi nei Lager. Tuttavia, se il tema principale e più profondo del film fosse stato quello di mostrare i disastri del governo comunista e l’assenza di libertà qualsiasi in esso, sarebbe stato ovvio e anche immancabile farlo rappresentare da un gruppo di maschi o almeno da un maschio dominante in esplicito assetto di detentore del potere, mentre invece sia nel romanzo che nel film emerge come al comando vi sia una donna e come tutti siano assoggettati ad essa, una signorina per la precisione, mentre nel regime comunista sovietico non è mai spiccata alcuna donna al governo dello Stato ed erano appunto e al contrario i maschi a comandare. L’interpretazione di Miss Ratched data dallo stesso regista mostra proprio nella presenza di una donna al potere qualche incongruenza con l’idea che essa possa essere l’emblema del governo comunista, ossia non regge o comunque traballa molto, anche a fronte del genere grammaticale femminile di partito e governo in ceco che, se associabile in qualche misura, almeno inconsciamente, al potere sociopolitico della donna in Forman, non poteva esserlo stato ugualmente nell’americano Kesey.
L’azione dunque si svolge nel manicomio criminale di Salem nello Stato dell’Oregon. Dà gli ordini l’Infermiera Caposala Miss Ratched, detta Big Nurse, grande/grossa infermiera – nel romanzo ha un enorme seno, nel film no. È il caso di vedere più da vicino i personaggi del film confrontati con quelli del romanzo. Accanto a Miss Ratched ci sono un gruppo di infermiere e un gruppo di inservienti maschili che eseguono gli ordini della Caposala e delle altre donne alla lettera. Da notare che il personale maschile è vestito come nell’uso dei camerieri di un eventuale caffè o ristorante elegante o di un casinò o altro di simile, tutti mostrano la farfallina nera su abito bianco, in qualche caso la cravatta nera, insomma non hanno proprio l’aspetto che ci si può attendere da inservienti di un ospedale, ciò che già di per sé è connotazione irriguardosa nei confronti dell’intero complesso psichiatrico. Una delle infermiere pare avere qualcosa che non va verso i maschi come si deduce dal fatto che quando vede in pieno giorno e servizio un paziente nel locale dell’infermeria riservato alle infermiere si mette addirittura a gridare dallo spavento come fosse di fronte ad una possibile profanazione di sé, ciò in una reazione un po’ esagerata – le infermiere hanno molto spesso un rapporto con i pazienti separate da essi da una finestra di vetro che le separa da essi, evitando o limitando il contatto reciproco, quasi i maschi fossero dei contagiosi appestati. Un’altra figura femminile è quella della madre del paziente Billy Bibbit, balbuziente grave che non ha il coraggio di avere rapporti sessuali con donne in quanto la madre glielo ha vietato, ciò che lo ha ridotto nello stato in cui è e lo ha fatto finire in manicomio, incapace di reggere la responsabilità della vita, incapace di esprimere la propria qualità maschile. Molto importante nel film come nel romanzo è la sessualità maschile: il primo impatto di McMurphy con il gruppo che diverrà anche il suo avviene attraverso il suo mazzo di carte pornografico che interessa subito Martini e Billy Bibbit che lo seguono attratti dalle immagini delle donne nude in un risveglio della sessualità maschile che porta ad avere maggiore coraggio, in una o l’altra misura, tuttavia sempre maggiore audacia. Poi compaiono due prostitute di cui una tace quasi inadatta a parlare e l’altra non fa che ridere senza vero e proprio motivo. Inoltre c’è la fanciulla violentata dal protagonista McMurphy che a detta di questo non vedeva l’ora di avere un rapporto sessuale con lui salvo poi a denunciarne la realizzazione come violenza. La madre di Bromden stesso, una bianca, è riuscita a rendere piccolo il padre pellerossa, indebolendone l’energia psicologica in quello che si può definire un gaslighting continuato. Ad un certo punto del film McMurphy si impadronisce dell'autobus e organizza una battuta di pesca in alto mare con il suo gruppo di amici, in piena trasgressione - nel romanzo la gita è organizzata dall'Ospedale, è lecita quindi e i pazienti sono comandati da medici e inservienti. Mentre McMurhpy, nel film, comanda il gruppo di internati nell’imbarcazione per la pesca e tutti i maschi per così dire pazzi mostrano alla sua guida le loro migliori qualità divenendo improvvisamente e molto facilmente maschi capaci, normali e affidabili, solidali fra di loro e collaborativi, viene inquadrato un gruppetto di donne sulla terraferma che guardano la barca e i maschi che agiscono dinamicamente: il loro sguardo è vuoto, anche triste nel vedere l’attività dei maschi pur considerati pazzi, soprattutto esse sono ferme, immobili, statiche interiormente ed esteriormente, come invidiose della dinamicità maschile dalla quale le separa il muro esterno ed interno ad esse.
Per riassumere: non c’è una sola donna in tutto il film che non abbia una personalità negativa o che abbia anche una sola qualità positiva. Miss Ratched è la classica figura freudiana della castrante, invidiosa del pene e che altro non ha in testa che castrare i maschi, assoggettarli a sé togliendo loro in primo luogo la libertà sessuale, la potenza sessuale, ciò in cui si focalizza il suo scopo primario, e con essa la qualità della loro personalità, con ciò rendendoli come piccoli bimbi ai suoi ordini, bimbi che in quanto tali non sentono ancora gli impulsi sessuali su cui si fonderà la loro diversità dalle donne, nel romanzo e nel film: la loro superiorità. L’infermierina giovane accanto a lei e le infermiere degli altri reparti sono tutte al servizio della Ratched, anch'esse solo capaci di vietare qualsiasi libertà, anche la più innocua, di spegnere per il possibile la sessualità e la vitalità maschile, la creatività maschile inevitabilmente trasgressiva – una connotazione immancabile della creatività è proprio la trasgressione in uno o l’altro aspetto e ambito e comunque mai la creatività potrà essere conformista. La madre di Bibbit è una ulteriore castrante, un doppione di Miss Ratched. La madre bianca del pellerossa è anch’essa una castrante, non sopporta la grandezza del grande capo indiano che ha sposato attratta dal suo vigore psicofisico e cui si sente inferiore, così che lo invidia fino a farlo sentire un piccolo uomo solo capace di bere per dimenticare la sua trascorsa grandezza e il suo raggiunto stato di evirato psichico, mentale. Le prostitute, pur non essendo donne castranti – sono al totale servizio dei maschi dal punto di vista sessuale –, non sono esempi positivi del femminile, sia per il loro costume di vita sia perché non brillano per intelligenza. La fanciulla violentata sembra essere stata alla ricerca di qualcuno che la violentasse e non essere per altro sostanzialmente diversa dalle due prostitute, salvo ad essere anch’essa castrante – prima si offre, poi vendica la propria debolezza denunciando il maschio per la sua sessualità. La moglie di Harding lo tradisce con altri uomini, inoltre non vuole farsi chiamare signora Harding, quasi se ne vergogni e lo abbia sposato per puro opportunismo, anch'essa è presentata per altro come una donna sciocca. Le donne che guardano i maschi del manicomio sull'imbarcazione mentre stanno a terra appoggiate al muretto appaiono nell’immagine presentata ad hoc da Forman come esseri ottusi. E certo Miss Ratched non rappresenta la razionalità, come qualcuno ritiene, bensì rappresenta una mente rigida, fissa, l’opposto della razionalità la quale implica al contrario dinamicità mentale, mentre essa è incapace di affrontare qualsiasi novità, anche la più piccola che dinamizzi e con ciò rompa la routine, il conformismo cui è improntata la sua grigia giornata, la sua squallida esistenza focalizzata nel vietare.
Un effetto molto importante di tale denigrazione della figura della donna castrante, sciocca e prostituta, madre compresa e in primo luogo nelle due opere, è l’estensione della denigrazione alla donna in generale. Se vi fosse almeno una donna positiva o con un tratto positivo nella sua personalità, diversa quindi dalla tipologia descritta nelle due opere, la denigrazione rimarrebbe appannaggio unicamente della triplice tipologia femminile rappresentata. Invece è molto significativamente assente una donna diversa da quella che risulta all’analisi del romanzo e del film, per cui si tratta della denigrazione della donna in generale descritta con gli attributi citati, una donna che nella sua opera di repressione della libertà ha bisogno comunque della maggiore forza fisica e intraprendenza maschile per poter governare, ossia non è capace da sola di mantenere l'ordine e dovunque i maschi si ribellino, nulla può contro di loro senza l'aiuto di altri maschi al suo servizio. Una donna forte quindi, per così dire, con l'autorizzazione dei maschi che reggono le fila del sistema. Molto significativo per la citata importanza della sessualità nella personalità maschile e per la negatività della sua repressione operata da Miss Ratched come bersaglio principale della sua opera di Grande Infermiera, è l’episodio relativo a Billy Bibbit, il balbuziente grave, incapace quasi del tutto di parlare e di farsi comprendere – Billy Bibbit reca nel suo cognome la ripetizione della stessa sillaba, una specie di cognome onomatopeico preceduto anche dal nome Billy che reca di nuovo la medesima sillaba ripetuta nel cognome. Dopo essere stato con la prostituta Candy durante la festa di addio organizzata nel manicomio da McMurphy che ha deciso di fuggire dall’Ospedale la notte stessa, parla improvvisamente senza balbettare, mentre non appena Miss Ratched gli comunica che dirà a sua madre che ha avuto un rapporto sessuale con la prostituta, ricomincia a balbettare gravemente, si mette molto visibilmente in ginocchio davanti alla castrante pregandola di non dirlo a sua madre, ma Miss Ratched, per ricondurlo al suo stato di impotenza e dipendenza in tutti i sensi, conferma che glielo dirà essendo essa sua amica, ciò che porterà Bibbit a suicidarsi pur di non affrontare la madre castrante a causa della quale è in quello stato e si trova in un manicomio.
Rilevante a proposito delle donne nel film è il primo piano di Miss Ratched quando essa vede che McMurphy, essendo stato da essa vietato di vedere fuori dal programma delle attività alcune partite del campionato mondiale di baseball alla televisione - nel romanzo i pazienti guardano per protesta lo schermo grigio del televisore come se ci fosse la partita -, si inventa una partita e la commenta da cronista sportivo così da entusiasmare i cosiddetti matti che tali non sono a quanto appare e a quanto afferma McMurphy stesso non distinguendo tra di essi e le persone che passeggiano normalmente fuori dal manicomio. Allora anche gli altri vedono con la loro fantasia accesa da McMurphy, da un maschio quindi, la partita esistente solo nella creativa immaginazione di quest’ultimo e poi per diffusione anche in quella degli altri maschi. Perché i matti del gruppo attorno a McMurphy nel manicomio criminale, per come sono presentati in generale da Kesey e da Forman, sono appunto maschi non molto diversi dai comuni maschi che sono liberi nella società e che valgono come normali. Questi internati sono presentati come trasgressivi in misura, per quanto si inferisce, non particolarmente pericolosa e dotati delle caratteristiche positive di base dei maschi se non regolati ossia castrati da donne, caratteristiche fra cui spicca, come già messo in evidenza, la creatività, la quale nelle donne del film e del romanzo non esiste in nessuna misura e a nessun livello. La scena della partita inventata da McMurphy è a dir poco grandiosa, tutta giocata attorno ad un Jack Nicholson straordinario. È addirittura commovente vedere come i maschi, che la Ratched vorrebbe evirati in tutto e per tutto per non vedere e ammettere la loro superiorità su di lei e sul genere femminile, riprendano molto agevolmente le loro peculiarità creative agli ordini di un maschio che ne risveglia la qualità maschile. Il gruppo si forma timidamente, ad uno a uno i matti fanno capolino quasi bimbi spaventati all’angolo della porta e della parete. Guardano sorpresi alternativamente sia McMurphy che inventa la partita con nomi e cognomi dei giocatori, sia lo schermo spento e scuro del piccolo televisore, finché tutti a mano a mano partecipano alla creazione della partita e quando un campione segna il punto vincente come comunicato da McMurphy esultano e gridano felici e saltano in alto proprio come se avessero assistito ad un vera e propria partita. Venendo al primo piano di Miss Ratched, della signorina Ratched, il suo volto è livido dall’invidia e dalla rabbia di vedere i suoi progetti di castrazione andati in fumo non appena i maschi stiano fra di loro e abbiano come capo un maschio non castrato. Essa ha vietato la partita perché i maschi non si eccitassero vedendo che cosa può fare un gruppo di maschi liberi da costrizioni e castrazioni, e i maschi a fronte del suo divieto lo hanno trasgredito inventandosi la partita, si sono entusiasmati nella loro creativa immaginazione sotto la guida infuocata di McMurphy forse ancora di più che assistendo ad una partita vera. In tal modo è stato superato lo stato della più dolorosa frustrazione ed è stato dato spazio al miracolo dell’intelligenza, della fantasia, ciò grazie alle caratteristiche della mente maschile ed in pieno contrasto con la grettezza di quella femminile per come ciò è presentato nello specifico da Forman. Come più sopra anticipato, a chi afferma che Miss Ratched rappresenti l’ordine, la disciplina, la razionalità e addirittura la moralità inflessibile, basta questa inquadratura nella splendida interpretazione di Luise Fletcher per evidenziare quale sia la natura della personalità del personaggio in questione e nel contempo quale sia l’idea portante e più importante al centro del messaggio di Forman, sulla quale si imposta la critica ai regimi totalitari e alle false democrazie. Si tratta dell’idea secondo la quale nelle società non democratiche o poco democratiche sia fondamentale l’azione della donna castrante che contribuisce in sommo grado a evirare la personalità dei maschi sia con l’educazione – vedi madre di Bibbit, madre di Bromden e Miss Ratched stessa –, sia con il potere conferitole dai maschi che comandano in prima persona o dietro le quinte – vedi i medici del manicomio – e che ne apprezzano in massimo grado la funzione coercitiva e castrante, sfruttandola a loro vantaggio e utilizzandola sui maschi che in vario modo esulano dalla norma mostrando un’intelligenza divergente o reagiscono in modo violento alle coercizioni venendo per questo considerati pazzi. Di fatto, ad un certo punto McMurphy afferma di avere avuto il desiderio di uccidere dopo il divieto di Miss Ratched di fare vedere la partita di baseball agli internati e questo si associa immediatamente al fatto che in tutti gli esseri umani normali viene una volta o l’altra la voglia di ammazzare qualcuno, specialmente quando venga conculcata la libertà, in particolare di uccidere coloro che gestiscono il potere reprimendo ogni forma di anticonformismo e di libertà che cozzi contro il sistema. Il centro ideologico nel romanzo è il dominio del matriarcato cosiddetto moderno (92-93), gestito dalla donna castrante sia in quanto madre – ad un certo punto Miss Ratched, ironicamente, ma comunque esplicitamente, viene definita come mamma Ratched (152), altrove come madre, termine più rilevante di mamma –, sia in quanto compagna. Nel matriarcato dunque sta l’alleanza negativa tra maschi e femmine strumento del potere comunque maschile. Nella società dipinta da Kesey-Forman domina ancora il matriarcato in una performance subdola, meno esplicita. Se Kesey e Forman difficilmente possono essere considerati razzisti nella loro opera analizzata sulla sua base semantica oggettiva, senz’altro in entrambi vi è l’evidenziazione all’ingrandimento dei tratti negativi della figura della donna in generale, dipinta nei due poli opposti della castrante e della prostituta appartenenti ambedue assieme ad altri tipi all’insieme maggiore degli esseri umani stupidi. In questo quadro totalmente negativo e devastante della donna emerge come, dove Miss Ratched non riesca a spegnere la personalità più potente e creativa del maschio con la sua opera ipocritamente disciplinare – la disciplina è in rilevante opposizione alla castrazione –, ricorra alla castrazione vera e propria, non direttamente del sesso, ma direttamente del cervello con la lobotomia. Una rappresentazione della donna, in Kesey e in Forman, che, consona al giudizio negativo e anche denigratorio della donna castrante etc., appare sconvolgente e disastrosa in riferimento alla donna in generale.

A questo punto è opportuno trattare seppure molto brevemente l’adesione di Forman al movimento del ’68. Certo vi aderì secondo l’apparenza mostrando la sua adesione molto visibilmente al Festival di Cannes del ’68 ritirando il suo film per protesta. Tuttavia Forman, nel film qui in analisi, non ha condiviso gli input più profondi del movimento: il giudizio positivo sui diritti del popolo nero e sui diritti della donna, sull’emancipazione della donna, irrinunciabili nelle istanze del ‘68. Se poi si considera il romanzo di Kesey, è davvero difficile considerarlo come un anticipatore del ’68 e un suo precursore. Kesey fa dire all’omosessuale Harding, il quale pare saperla lunga sugli effetti delle donne castranti grazie a sua moglie, pure una demolitrice della personalità maschile, ed è uno dei personaggi più intelligenti nel romanzo, gli fa dire appunto che si stava cercando sempre più di neutralizzare lo strumento principe e unico per la sottomissione della donna nella società, specificamente all’uomo: il pene – il riferimento ai vari tipi di ricerca attorno agli anticoncezionali è evidente, alla pillola in primo luogo, anticoncezionali che avrebbero evitato come evitano attualmente alle donne di essere messe fuori campo da un unico semplice rapporto sessuale con un uomo e dall’ingravidamento conseguente, ciò che in passato era appunto l’arma principe con cui il maschio dominava la donna, strumento, aggiungiamo qui, in realtà spietato vista la non rara morte delle partorienti e la condanna a morte per le donne che, abbandonate dal maschio e in preda alla depressione dopo un parto avvenuto in solitudine, sopprimevano il neonato. Kesey considera nel suo romanzo l’uso del pene senz’altro come piacere, ma soprattutto come mezzo per sottomettere la donna, per tenerla sottomessa e non vede di buon occhio la liberazione della donna dalle gravidanze continuate, come si verificavano nel passato dove dominava il vero e proprio patriarcato – verso la fine del romanzo McMurphy, a fronte del suicidio di Billy Bibbit, usa la violenza contro la signorina, mettendone a nudo così il corpo femminile, la differenza con il corpo del maschio. Un’analisi messa in bocca a Harding che mette già da sola una pietra tombale su di un Kesey precursore del ’68. Kesey precorse invece gli hippy, spese di fatto la sua voce per l’uso libero delle cosiddette droghe capaci di stimolare, secondo il suo giudizio, la creatività – i Merry Pranksters cui appartenne, gli Allegri Burloni con tutto l’autobus in giro per gli Stati Uniti non portarono niente di particolarmente positivo a nessuno e contribuirono soprattutto a propagandare il libero uso degli stupefacenti, questo sulla base oggettiva dei fatti dell’epoca e di quelli susseguenti nel tempo al tour in autobus. Tornando al ritiro di Forman dal Festival di Cannes nel ‘68 per solidarietà con le idee intrinseche al movimento stesso, analizzando questo film emerge tutt’altro, questo nell'impostazione ideologica tipica di Forman che si tinge qui e là di opportunismo: il ’68 è citato nel film per essere deriso dall’inserviente nero, addirittura dal nero che si chiama Washington, capitale degli Stati Uniti e residenza del Presidente, così che sia il massimo organo di governo americano a irridere, per quanto indirettamente, molto evidentemente e pesantemente le dimostrazioni popolari reputandole frutto di non comprensione del reale stato di cose e soprattutto inutili, inefficaci a smuovere l'ordine costituito. McMurphy cita i sessantotto simbolici giorni che lo separano dalla fine del suo internamento e dalla libertà, dalla conferma e consolidamento dei suoi diritti, ma viene irriso da Washington che gli dice come non abbia capito neanche dove si trovi, ossia in mano ai medici e agli infermieri del manicomio che decideranno loro quando e se liberarlo. E i piccoli sessantotto giorni in cui Forman, non Kesey che ovviamente non ne può parlare avendo scritto il suo romanzo nel 1959, sono in sé una patetica riduzione delle annate in cui si espresse il movimento di protesta del ’68, così in Forman - che tuttavia, ricordiamolo ancora, si ritirò dal Festival di Cannes per solidarietà con la protesta sessantottina, azione che alla luce delle idee espresse nel film sembra più un atto di opportunismo che profondamente sentito, in quanto Forman del '68 non salva niente nel film. E per altro, ciò nei due autori, McMurphy non riuscirà a portare avanti la sua istanza di libertà, finirà anzi nel peggiore dei modi, lobotomizzato, azzerato per sempre proprio dalla decisione della Grande Infermiera strumento del potere negli Stati Uniti, per estensione nel mondo intero secondo il romanzo e il film, ciò di cui maggiori dettagli fra poco.
Parallelamente alla descrizione catastrofica della donna emerge per contrasto e con grande evidenza, come accennato più sopra, la positività dei maschi una volta che riprendano in mano la gestione della loro personalità, attraverso il libero uso della loro sessualità, una volta che non siano più vittime della donna castrante, una volta appunto che si siano liberati dalla castrazione operata da un femminile negativo – vedi guida della nave, metafora dell’esistenza. Emblematico al proposito è anche l’esempio di Bancini, un paziente che sta sempre seduto e che afferma in continuazione di essere stanco senza mai dire niente di diverso. Ebbene, McMurphy si serve proprio di lui per raggiungere in altezza il cesto del basket, ossia si pone a cavalcioni sulle sue spalle e si fra portare avanti e indietro così da fare vedere a Bromden, che crede sordomuto come lo credono tutti quanti nel manicomio, medici per primi, quale azione debba compiere per mettere la palla nel cesto. Non solo, quando McMurphy dice a Bromden di alzarsi e saltare per mettere la palla nel cesto, Bancini crede che lo stia dicendo a lui e salta in alto ripetutamente con tutto McMurphy in spalla: della stanchezza che lo esautora nel consueto dall’agire non c’è più alcuna traccia, spazzata via immediatamente alla prima stimolazione di un maschio all’azione solidale di gruppo. Addirittura, quando si gioca una specie di partita di pallacanestro con i pazienti, partecipa anche lo stesso Washington, il più tremendo degli inservienti neri, il quale gioca liberamente alla guida di McMurphy dimenticandosi per un momento di chi sia o sia diventato agli ordini della castrante Miss Ratched, segno ulteriore dell’infondatezza dell’accusa di razzismo di Kesey e di denuncia invece dell’organizzazione della società retta dal matriarcato strumento del patriarcato per così dire.
Leitmotiv non secondario del film è il continuo e anche perentorio ordine di stare fermi e seduti dato ai pazienti da Miss Ratched e dai suoi inservienti, dal personale del manicomio in generale. Essa vieta a chiunque di alzarsi, di mettersi in piedi, di ergersi in tutti i sensi, ordine di non ergersi che vale simbolicamente anche per l’ambito sessuale, ciò che non può sopportare. Ad un certo punto Charlie Cheswick, interpretato da uno splendido Sydney Lassick, durante una seduta di cosiddetta terapia di gruppo che solo annoia e rende più depressi chiudendo ciascuno sempre più nei propri problemi, terapia gestita da Miss Ratched che gestisce anche la piccola ginnastica per sé e per i maschi – una ginnastica per signorine a quanto appare, non certo per maschi –, si alza per parlarle ed essa si infuria ordinandogli ripetutamente di stare seduto quasi perdendo il controllo di sé, ossia gli dice che potrà parlarle quando si sarà di nuovo seduto, quando quindi non avrà il diritto di stare in piedi. Cheswick si siede e poi però si rialza e afferma di non volersi sedere e le dice anche di non essere un ragazzino, ossia presenta il rapporto con la castrante Miss Ratched come quello materno, rapporto che non vorrebbe più sopportare unitamente ad una terapia noiosa e inutile che secondo lui fa solo ulteriore danno alla personalità dei malcapitati, ossia va solo contro la volontà dei pazienti e serve a sottometterli sempre di più e a togliere loro qualsiasi possibilità di recupero. Tuttavia si deve sedere di nuovo se vuole avere il diritto di parola. Sia nel romanzo che nel film lo screditamento e l’irrisione dell’azione terapeutica attuata dalla gestione del ramo medico rappresentato dagli psichiatri è alquanto forte, il personale medico infermieristico non si accorge neanche che Bromden finge di essere sordomuto, ciò che provoca il disprezzo di McMurphy e del pellerossa. Viene irrisa la terapia di gruppo, come anticipato più sopra, presentata come capace di aumentare il disagio e la confusione in coloro che vi siano sottoposti. Durante una seduta, dove Harding viene insultato dai compagni, viene messo in evidenza come la verità sui fatti propri possa emergere da un’analisi fatta dal soggetto individualmente, non da un gruppo di persone anch’esse in analisi che non sanno nulla della sua situazione reale. Le terapie nell’Ospedale psichiatrico raggiungono poi veri e propri livelli tragici sia con l’uso cosiddetto terapeutico degli elettroshock sia addirittura delle lobotomie. Si tratta dunque di una denuncia di forte impatto contro i sistemi in uso nei manicomi e praticati dagli psichiatri.
Importante nel romanzo e nel film è la libertà di ridere, conculcata da Miss Ratched che vede in essa un segno di possibile non sottomissione – proibizione di ridere che verrà ripresa, tra le altre fonti da cui trasse ispirazione Umberto Eco, come tema centrale nel romanzo Il nome della Rosa.
Alla luce dell’analisi si evidenzia come l’argomento principale del film dunque, a livello profondo, sia non il governo comunista o americano o prima ancora nazista, bensì la figura della donna, presentata negativamente in tutto e per tutto, in quanto donna castrante e invidiosa della personalità dei maschi, della loro creatività, o donna priva di moralità, o buona eventualmente solo per il sesso come nel caso delle prostitute e comunque sempre non intelligente.
Ancora un dettaglio a comprova del tema principale del film come appena esposto. Proprio alle prime inquadrature del film mentre McMurphy parla al pellerossa non sapendo che sia sordomuto o che sia considerato tale, uno degli inservienti negri, Williams, è tutto impegnato a giocare con lo yo-yo nel corridoio, incurante di qualsiasi cosa succeda attorno a lui e non vergognandosi di giocare come un piccolo bambinetto, ormai abituato com’è ad avere una età psicologica priva di responsabilità, appunto un’età infantile, così ridotto dal governo di Miss Ratched che vuole sotto di sé maschi evirati a livello di personalità oltre che anche concretamente inabili a gestire positivamente il loro sesso.
Venendo alle differenze rilevanti tra il romanzo e il film, una di queste sta nella fine di Miss Ratched: in Kesey essa perde la possibilità di parlare, ossia viene zittita dalla violazione del suo corpo perpetrata da McMurphy, continuerà tuttavia a governare scrivendo di volta in volta i suoi ordini su bigliettini, in un esercizio del potere più in sordina per così dire, ma sempre in vigore nella repressione; in Forman McMurphy non riesce a strozzare Miss Ratched come avrebbe voluto, né a toglierle la voce. Nel film sembra tuttavia che essa sia diventata migliore - sorride dalla sua stanza ai pazienti e sembra quasi buona, sembra, in quanto la lobotomizzazione di McMurphy non lascia dubbi sulla sua vera realtà. Essa riesce di fatto, nel romanzo e nel film, a farlo lobotomizzare, a fargliela pagare a caro prezzo: il ribelle è stato messo a tacere per sempre. Dopo la lobotomizzazione di McMurphy il potere della donna continua dunque ad esistere, un po' edulcorato in Forman, non in Kesey. Nel romanzo l’idea della fuga non è di Bromden, ma di Scanlon, un paziente che, dopo l’omicidio che Bromden perpetra nei confronti di McMurphy per non lasciarlo nell'Ospedale come un deficiente, gli consiglia di fuggire per evitare le ritorsioni di Miss Ratched e gli dice anche come debba fare: mettendo in pratica il tentativo fallito di McMurphy di sollevare il blocco della rubinetteria, ossia di cercare di sollevarlo seguendo il suo esempio e di scagliarlo contro la rete di ferro. Nel film l’idea è direttamente di Bromden che realizza l’insegnamento di McMurphy, anche se la fuga dal manicomio non cambierà la realtà del manicomio e neppure la alleggerirà, non si tratta dell’inizio di una qualche rivoluzione sociale o almeno di qualche cambiamento all'interno del sistema - dopo il crescendo musicale ritornano alcune note del walzer lento dei titoli di testa che introducono il film, il crescendo maestoso che accompagna la trasgressione del pellerossa svanisce così nel nulla, anzi nel ripristino dell'atmosfera dell'inizio del film, annunciata nei titoli di testa. Si tratta di un'aria triste, lentissima che, performata  da Jack Nitzsche tra l'altro per mezzo di bicchieri d'acqua, ricorda il tremulo del theremin, un tremulo che quasi pare non abbia forza di sussistere tanto è debole. Dopo il suo riapparire alla fine del film  seguono titoli di coda nel silenzio di ogni suono e su sfondo nero, senza nessun segno di vita, nello specifico contesto filmico: come uno scorrere luttuoso di nomi, niente che riprenda il tema eroico e maestoso che accompagna la rottura dell'inferriata. Sul piano simbolico, Bromden fugge dirigendosi verso la boscaglia, non verso una città o visibili case, gruppi di umani inquadrati nelle comuni strutture architettoniche sociali – case e automobili che si vedono dalla finestra dell'ufficio del medico capo del manicomio mentre riceve McMurphy appena arrivato dal penitenziario e verso le quali potrebbe dirigersi nel finale non preferendo lo scomparire nella boscaglia. Fugge invece rientrando nella natura selvaggia simbolo del Canada di cui ha un ricordo intensamente nostalgico. Unica salvezza quindi dal manicomio emblema della società cosiddetta civile è in Forman il ritorno e il rifugio nella natura e nelle sue leggi, ciò che è un rifiuto della civilizzazione per come è stata conseguita dall’umanità e si rivela comunque come irrealizzabile - la figura di Bromden pare dissolversi man mano che si avvicina alla boscaglia. In altri termini: in collegamento alla solo apparente umanizzazione di Miss Ratched nel film di Forman la ricomparsa, per quanto breve, dell'immagine e della stessa colonna sonora dei titoli di testa anche alla fine del film, dopo il crescendo orchestrale eroico, è segno di come nulla sia cambiato al di là di qualche illusione suscitata dalla presenza di McMurphy, ossia da un lato Forman dà qualche speranza, dall’altro inizio e finale del film indicano la permanenza dello status quo, di un nulla di fatto possibile per cambiare la situazione e dà ragione della prima immagine simbolo dell’umanità che popola l’Ospedale: un  disegno che raffigura una persona senza identità. Tuttavia, mentre nel finale del romanzo vi è un cenno al fatto che tutto l’Ospedale stia dormendo e si disinteressi di una eventuale fuga visto che questa nulla potrebbe cambiare nell’ordine costituito - Kesey è coerente nella sua posizione ideologica radicalmente anarchico-pessimistica -, nel film il finale è diverso, visibilmente meno coerente. Certo, sia all’inizio che alla fine sta l’immagine dei pazienti che dormono, ma nel finale di Forman il paziente Taber – il cui nome pronunciato diviene simile a tabor, piccolo tamburo – accompagna la fuga e la trasgressione di Bromden, che è riuscito a sollevare il blocco di pietra, con un’esplosione di gioia nelle sue urla che termina in un espressione di seria autoconsapevolezza di poter ancora fare qualcosa contro l’autorità del manicomio, del sistema, come l’interpretazione straordinaria di Christopher Lloyd evidenzia. Sembrerebbe quindi che vi possa essere un nuovo inizio nel manicomio stesso, più estesamente nel governo della società in senso più democratico, ma la ripetizione della medesima melodia dell'inizio del film toglie questa possibilità vanificando l'urlo di Taber e ripristinando essa la medesima atmosfera precedente alla venuta di McMurphy nel manicomio, quasi questo nel film sia stato solo una parentesi di poco conto. Nel romanzo si legge che un messicano dà un passaggio a Bromden e che dopo di ciò Bromden farà l'autostop per raggiungere il Canada, per vedere che cosa ne sia stato del suo gruppo di pellerossa, mentre nel film Bromden solo scompare nella boscaglia, simbolo di un ritorno alla natura che, ribadendo, è come un rifiuto della civiltà dei bianchi, scomparsa che è una sparizione dalla scena, una evanescenza del personaggio, una sua perdita di corpo, una sua cancellazione. Un finale questo in Forman double face per così dire: dà una speranza in una specie di umanizzazione di Miss Ratched che è tuttavia solo apparente; dà ancora una speranza nel grido di gioia  di Taber, che resta  comunque nel suo letto senza seguire Bromden; dà una speranza quando si destano altri pazienti al grido di Taber, ma questi non si muovono dai loro letti e restano sonnacchiosi, nonché sorridono o sono lievemente sorpresi, come tra gli altri il Martini interpretato dallo splendido Danny De Vito, quasi ignari di quanto stia succedendo, si destano sì, ma in un semi dormiveglia quasi inconsapevole, ossia non sono più nel sonno profondo con cui sono presentati all’inizio del film, tuttavia non si muovono appunto neppure essi dal letto dove stavano dormendo tranquilli, di nuovo nello stile double face di Forman, come se desse un colpo alla botte e uno al cerchio, ciò con cui il suo messaggio sociopolitico, si deve riconoscere, si fa meno incisivo, meno coerente di quanto sia quello del romanzo di Kesey, che si rivela più deciso nell'espressione delle proprie idee, condivisibili o meno non è rilevante, e che si può capire come non approvasse l'impostazione ideologica realizzata nel film - la stessa musica maestosa che accompagna lo sforzo di Bromden non è foriera di alcunché di maestoso o di importante come potrebbe sembrare e risulta anch'essa incoerente e solo di effetto sentimentale, ossia nulla cambia, solo si verifica una fuga che lascia le cose come stavano nel sistema, anzi, come anticipato: la maestosità dell'accompagnamento musicale - anche se suggestivo - si rivela risibile  a fronte di ciò cui prelude, il nulla di ogni possibilità di cambiamento nello stato delle cose. Prima di terminare l'analisi, una doverosa parola ancora sull'interpretazione di Jack Nicholson che, oltre a rappresentare il personaggio assegnatogli, soprattutto lo rivive andando in una notevole profondità interiore, penetrando a più riprese nella vicenda e nella personalità di McMurphy, improvvisando anche spesso, come per altro Nicholson era abituato a fare nelle sue interpretazioni appunto capaci di oltrepassare il livello dato dalla competenza professionale.

Per concludere: abbiamo cercato di dare ragione della complessa semantica di questo film e dei temi presenti nel romanzo a monte di esso, mettendo in evidenza la triplice denuncia che emerge dalle opere stesse, inoltre sono stati enucleati ulteriori temi rilevanti, le uguaglianze e le somiglianze, le differenze più fondamentali fra le due opere, tutto ciò non considerando soverchiamente le opinioni degli autori sulle stesse, bensì attenendoci al testo narrativo e filmico da essi prodotto, questo per comprenderne il significato oggettivo che al di là di ogni soggettività dell’interpretazione conta in primis in qualsiasi opera artistica.

Rita Mascialino

Bibliografia
Kesey, K., Qualcuno volò sul nido del cuculo. Milano: bestBUR: Trad. di Bruno Oddera: 2017.