RITA MASCIALINO: ON THE ROAD AGAIN dei CANNED HEAT-ALAN WILSON

RITA MASCIALINO: ON THE ROAD AGAIN dei CANNED HEAT-ALAN WILSON

Category: Miscellanea Musicale,

Rita MASCIALINO: ON THE ROAD AGAIN dei CANNED HEAT-ALAN WILSON 

La canzone On The Road Again è un successo del 1968 del gruppo CANNED HEAT, Calore in scatola, con vari sensi metaforici inerenti al sostantivo heat, fondato nel 1965 a Los Angeles. Leader del gruppo fu Alan Christie Wilson (Boston 1943 – Topanga Canyon 1970), compositore, poeta, cantante, chitarrista e armonicista della Band, detto Blind Owl, Gufo Cieco, per via della sua quasi completa cecità. La Band rappresentò il genere musicale del blues rock e del boogie rock che si diffusero in tutto il mondo. Il testo della canzone si incentra sull’essere di nuovo e ancora in strada quasi questa sia la più vera casa del protagonista, aperta e percorribile in piena libertà, senza altra meta che viaggiare continuamente, senza qualcuno da cui ritornare, senza una madre cui riferirsi come legame affettivo simbolo del focolare domestico. La voce di Wilson, pur riconoscendosi come voce maschile in alcune frasi pronunciate normalmente, è artificialmente prodotta in alta frequenza. Ciò, accanto all’influsso moderatore del blues, toglie a sua volta al rock di Wilson ogni possibile machismo alleggerendo in aggiunta l’effetto emozionale destabilizzante intrinseco al vagabondare senza più alcuna meta. Il canto così alterato è quasi associabile ad un’aria cantata mentalmente e contribuisce a fare del cammino un viaggio interiore che, pur ritmato da un passo veloce e sicuro, lascia affiorare nel protagonista brandelli di ricordi del passato, di una madre che lo ha abbandonato, dell’assenza di una casa sostituita ormai dalla strada come può accadere per coloro che non hanno nessuno cui fare riferimento nella loro esistenza, neppure la madre che in genere è l'ultimo baluardo che regge nella vita delle persone e di cui il protagonista della canzone, proiezione di Alan - nel testo c'è sempre il pronome personale Iio - , fa a meno volentieri. Come accennato, non da arrogante o da prepotente o da malvagio o da pioniere che va alla conquista del mondo, ma da persona che si muove con leggerezza, come fosse finalmente scevra da legami che, come appare nel testo, siano stati solo un peso, una coercizione, non frutto di affetto, di amore. Un pezzo dall’impatto emotivo senz’altro malinconico. Dunque poprio Alan Wilson, cieco e quindi in difficoltà per muoversi liberamente in strada, sogna nella sua canzone di poter essere libero e di viaggiare con la levità di uno spirito solitario ad un poderoso ritmo musicale sottostante capace di sostenere il protagonista nel suo specialissimo viaggio   e davvero nella sua canzone Alan Wilson  ha potuto viaggiare libero in tutto il mondo. Può essere poderoso il ritmo sognato da un ragazzo quasi del tutto cieco? Certo, si tratta di un ritmo frutto dell'arte di Wilson e l'arte vera, provenendo dal buio del più profondo inconscio, è buia essa stessa, non ha bisogno dei riflettori che anzi potrebbero cancellarla. È il ritmo dell'immaginazione di Wilson  e senz'altro della sua forza sognata, tuttavia prodotto della sua personalità in ogni caso.

Molto diverso il remake, di altrettanto grande successo, a dieci anni di distanza da parte dei Rockets, una Band francese che trasforma il blues rock dell’originale On the Road Again di Alan Wilson in un ritorno ai suoni più accesi del ritmo rock enfatizzato dall’uso dei sintetizzatori, reso ancora più macho dal travestimento alieno e straniante dei musicisti che paiono giungere da qualche astro disperso nelle Galassie. Anche la voce resa metallica dal vocoder contribuisce a rappresentare una scarsa interiorità come in possibili marziani fantascientifici, come in automi umani tendenti alla disumanizzazione e lontani da ogni malinconico approccio alla vita. Un modello che vuole cancellare ogni sentimento smarrito durante il lungo cammino in strada, quel sentimento che in una eco sottile ancora esisteva nella interpretazione di Alan Wilson accompagnata in sottofondo dal suono nostalgico dell’armonica a bocca.

Così due interpretazioni dello stesso pezzo a distanza di un decennio l’una dall’altra mostrano differenze non da poco, segno dei tempi in cambiamento.

Rita Mascialino

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