RITA MASCIALINO: DU RIECHST SO GUT dei RAMMSTEIN

RITA MASCIALINO: DU RIECHST SO GUT dei RAMMSTEIN

Category: Miscellanea Musicale,

Rita MASCIALINO:  DU RIECHST SO GUT dei RAMMSTEIN

 

La canzone Du riechst so gut, Odori così di buono, risale al Gruppo industrial metal denominatosi RAMMSTEIN, Pietra d’urto, inquadrabile nel movimento Neue Deutsche Härte, Nuova Durezza Tedesca, formatosi a Berlino nei primi anni Novanta. Il Gruppo fu fondato nel 1993 pure a Berlino da Richard Kruspe. Il titolo si riferisce alla Ramstein Air Base in Germania dove si verificò un tragico incidente aereo nel 1988 con morti e distruzioni, mentre il raddoppio della m sottolinea, secondo il verbo rammen, urtare con violenza, il concetto di distruzione come connotazione centrale del Gruppo stesso (https://it.wikipedia.org/wiki/Rammstein), distruzione metaforica di pregiudizi, di vecchie credenze ormai ritenute false, dai Rammstein ovviamente. Le canzoni del Gruppo si rifanno spesso ad antiche mitologie soprattutto germaniche e sono cantate  solo in lingua tedesca. Particolare è la pronuncia alveolare relativa alla r, ossia non gutturale come è contrassegno di tale idioma, da parte del cantante del Gruppo Till Lindemann, una pronuncia all’incirca come quella italiana, solo più enfatizzata. Per vari motivi, anche proprio per la pronuncia della r spesso molto simile alla pronuncia di Hitler nei suoi discorsi pieni di pathos al popolo tedesco, il gruppo è stato oggetto di polemiche e denunce per via di sospetto neonazismo, accuse di cui è stata sempre dimostrata la totale falsità e calunniosità. Per altro la pronuncia della r come quella italiana, intensificata, è presente anche in altri cantanti tedeschi e talora nel canto lirico dove  agevola un più corretto suono: pronunciare ad esempio mir con la fonetica che caratterizza il tedesco, con la r gutturale appena accennata e sfociante in un suono vocalico misto, renderebbe la r in contesti di suono prolungato come suono puramente vocalico, ciò che non toglie comunque che in molti casi sia anche cantata normalmente alla tedesca.

Si tratta di una canzone suggestiva come testo, suoni, ritmi, video compreso, senz’altro un pezzo d’arte al di là dei significati che non sono del tutto edificanti né per gli uomini né per le donne, ma che in ogni caso pongono il problema della difficile relazione fra i sessi.

L’interpretazione qui esposta, pur basata  sull’intero testo lirico e musicale, nonché sul contesto storico-culturale, riguarda uno solo dei temi presenti nel composito messaggio dell’opera, appunto quello testé citato e di fatto un baricentro importante delle canzoni dei Rammstein. La canzone (1995), tratta dal primo album dei Rammstein intitolato Herzeleid, un po’ come Herzeleide, Mal di cuore, nome della madre di Parsifal morta di crepacuore per la partenza del figlio, è cantata da Till Lindemann, cantante del Gruppo e autore anche della maggior parte dei testi poetici delle canzoni. I ritmi sono cupi e pesanti, martellanti, tipici del rock heavy metal con contributo, tra gli altri, di suoni elettronici della musica sperimentale sopra citata industrial metal. Il testo della canzone prende spunto, elaborandolo, dal romanzo di Patrick Süskind Das Parfum – Die Geschichte eines Mörders (1985), Profumo – Storia di un assassino, dove – senza andare in profondità nell’analisi del romanzo – si narra di un omicida che uccideva le donne per appropriarsi del loro odore e fare così diversi profumi che inebriavano tutti coloro che li percepivano.

Vi è molto evidente in superficie anche l’influsso di due fiabe dei Fratelli Grimm che vengono anch’esse elaborate diversamente: Rotkäppchen, Cappuccetto RossoAschenputtel, Cenerentola; inoltre l’influsso del pure rivisitato romanzo gotico Dracula (1897) di Bram Stoker, opere note a tutta l’umanità. Vi è in aggiunta anche un influsso meno noto del film Ladyhawke (1985) del regista Richard Donner (New York 1930), statunitense di derivazione tedesca. Lo spunto da questo film sta nel fatto che il protagonista interpretato dall’attore olandese Rutger Hauer (Breukelen 1944-Beetsterzwaag 2019) si trasformi di notte, per una maledizione lanciata dal vescovo di Aquila, Italia, in  lupo e non possa così amare la sua donna interpretata da Michelle Pfeiffer (Santa Ana 1958), che di giorno, quando l’altro è di nuovo un uomo, si trasforma in falco o poiana codarossa, comunque un rapace, sempre per la medesima maledizione. Maledizione che risulta emblema della diversa affettività del maschio e della femmina, di fatto i protagonisti potranno amarsi più umanamente quando riacquisteranno la forma umana insieme, non più restando con una loro natura separata – la donna trasformata in poiana si ricollega a sua volta alla figura della Dea Madre quando vigeva il preistorico matriarcato, dea che mostrava nell’aspetto dell’avvoltoio la sua figura più sinistra, di morte e non solo. Non è qui il caso di dare approfondimenti che, molto interessanti per il significato del film, porterebbero lontano dal significato centrale della canzone che qui si vuole evidenziare. Dunque, nel video del 1998 di Du riechst so gut escono dal petto del protagonista nella persona di Till Lindemann dei lupi famelici per un rapporto sessuale violento con la donna – nel testo della canzone non è nominato un lupo, ma solo ein Raubtier, un predatore famelico per come si sente colui che insegue la fanciulla. Ricapitolando, una bellissima fanciulla bruna dal mantello rosso con cappuccio rosso cavalca attraverso un bosco fuggendo da chi la insegue. Tuttavia, nel video, lascia cadere un suo fazzolettino bianco con una rosa rossa ricamata. Se Cenerentola perde la pantofola dorata che resta appiccicata alle scale cosparse di pece, mettendo così a disposizione del principe, metaforicamente, la sua sessualità cui allude la pantofola vuota, la fanciulla del video perde un fazzoletto con una rosetta simile ad una macchia di sangue, fazzoletto che viene raccolto dall’uomo che la insegue fiutandone l’odore, l’odore del sangue come simbolicamente appare. Nel testo della canzone, all’inizio, viene citato un esile ponte a divisione della razionalità dall’istintualità onde evitare l’irruzione della follia intesa come supremazia dell’istinto sulla ragione, un ponte che non potrà verosimilmente, visto che è esile, reggere alla lunga alla pressione dell’istinto maschile.. Ciò che è interessante qui osservare, è che la fanciulla, che dapprima fugge, si lasci successivamente persuadere dalla serenata dell’uomo il quale si inginocchia davanti a lei e molto enfaticamente le esprime il suo amore. Dunque la fanciulla non è più spaventata  e crede alle profferte amorose, alle parole dell’uomo. La paura è sparita per le parole dell’uomo. Ma quando essa sta per concedersi ormai vinta dalla bella serenata, dal petto dell’uomo escono fauci di lupi affamati che la spaventano, ma non al punto da farle rifiutare un tale amore così lontano dal concetto di amore per come si è venuto sviluppando negli umani, così che accetta comunque l’uomo che si dimostra tanto aggressivo sotto il travestimento dell’amore. Se in Ladyhawke il lupo, tale con gli umani, si rende domestico con la donna e non le fa del male – pur rimanendo un lupo –, nel video di Du riechst so gut il lupo manifesta la più profonda natura dell’uomo che insegue la donna. Ciò nonostante questa alla fine accetta la violenza maschile affascinata da una tale istintualità  che la eccita perché si sente desiderata o crede di esserlo e si assoggetta all’uomo che ha un predominio su di lei con aggressività, con violenza, né ciò cambia in tutto il corso della canzone. Per altro l’uomo insegue la sua preda secondo l’odore che da essa emana, come negli animali non umani, nei lupi appunto, quindi non attratto neppure dalla bellezza in sé in primo luogo, bensì appunto dall’odore di femmina. Nel testo egli dice “Ich sehe dich nicht/Ich rieche dich nur/”, Io non ti vedo, sento solo il tuo odore. Molto diversamente in Scent of a Woman (1992), Odore di donna o Profumo di donna,  del regista Martin Brest, l’odore di donna è quello di un tipo di profumo o l’altro, qualcosa quindi di elaborato, non più istintuale, non più animalesco, qualcosa di più fine, di più raffinato, di più adatto a un’umanità evoluta. Tornando al video e alla suggestiva aria musicale dai ritmi così pressanti, ad un certo punto l’uomo, dopo avere conquistato la fanciulla, che si arrende a lui accondiscendendo come contagiata dalla sua violenza, si mostra vestito dell’abito rosso della donna e sporco di sangue come dopo avere consumato un pasto feroce. Non si tratta di un’uccisione della donna – il testo della canzone lo esclude – e potrebbe sembrare una femminilizzazione dell’uomo pure in un eros tanto aggressivo, una dolcezza che coinvolgerebbe anche l’uomo che sarebbe capace quindi di amore – non interessa qui il tema di una possibile doppia natura sessuale dell’uomo. Ma non è neppure questo. Subito dopo l’uomo sprofonda sotto il suolo, ripiomba dunque nell’istintualità più cupa e dalla botola escono successivamente tanti lupi dagli occhi rossi come quelli del protagonista che metaforicamente è di nuovo a caccia e si vede alla fine la donna nel talamo del tutto doma e resa incapace di reazione, una donna neutralizzata dall’energia erotica maschile del genere più violento.

La canzone termina con la frase “Jetzt hab ich dich”, Ora ti ho, ossia sei mia, ciò che il video realizza appunto con immagini. Nella canzone e nel video dunque la donna crede alla bella serenata dell’uomo, ma è nel profondo attratta eroticamente dalla sua violenza, così che la sua vita si risolve nell’essere preda, vittima consenziente cui piace la violenza maschile. Così nel video e nel testo della canzone in cui il protagonista Till Lindemann dice alla fanciulla come il ponte stia ormai bruciando e come presto, quando sarà più buio, ossia quando nessuna luce della razionalità sarà più visibile, la possiederà.

Un tema molto interessante questo della donna che appare vittima della violenza maschile ma che, secondo quanto sta nella canzone, è attratta da essa nel profondo, come se la natura della donna sia alla fine quella della vittima del desiderio maschile più violento e non sappia liberarsi da questo destino che pare appagarla, piacerle.

                                                                                                            Rita Mascialino

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