I tratti chiave della grafia e della personalità di Jeffrey Dahmer

Analizzo qui di seguito alcuni tratti della grafia di Jeffrey Lionel Dahmer, quelli che compongono una sindrome capace di connotare oggettivamente la pericolosità del soggetto. Tali tratti possono essere analizzati separatamente dagli altri di cui consta la scrittura nel suo insieme, in quanto possono costituire, associati e collegati, una caratteristica strutturata e precisamente identificabile come tale della personalità, inoltre perché tale sindrome in termini neuro-grafologici è così solida nel contesto degli altri segni da essere dominante nel connotare e determinare il comportamento.

Lo stralcio di grafia di Jeffrey Dahmer, ingrandita da circa mezzo millimetro a un millimetro rispetto all’originale, è estrapolato da:

http://www.annakoren.com/handwriting-analysis-of-serial-killers.html

Un breve accenno di associazione tra alcuni segni della grafia di Jeffrey Dahmer si trova anche in http://www.graphicinsight.co.za

N.B. I segni grafici sia in fotocopia sia riportati on line o comunque al computer possono mostrare discrepanze con la grafia originale quanto a spessore del tratto.

 

Elenco dei sei tratti principali che insieme sono sufficienti a formare la sindrome pericolosa in questione:

  1. gli occhielli delle a, talora anche della d ad esempio, sono spesso aperti  dalla loro parte inferiore sul rigo, ossia comunicano direttamente verso lo spazio sotto il rigo in basso, mentre dovrebbero essere chiusi sul rigo; vi sono occhielli anche aperti sul lato  destro;
  2. il tratto grafico relativo a diverse lettere, ad esempio la m e la s nel campione, ma anche in qualche altro caso, è spesso spezzato in modo anomalo, ossia mostra il breve tratto discendente o ascendente sul rigo che si interrompe e spezzetta contrariamente a quanto accade scrivendo comunemente, ossia si interrompe straordinariamente nel tratto breve fornito dai lati della lettera che nella norma devono essere tracciati per intero e senza interruzioni del movimento, senza sollevare la penna e riabbassarla per portare a termine il tracciamento;
  3. negli allunghi, ossia nelle parti delle lettere che procedono in alto dal rigo o scendono in basso sotto il rigo, si evidenzia che:

-         l’allungo inferiore della y è sempre tracciato senza esitazione né interruzioni di nessun tipo, con forte energia e velocità, con determinazione, ed ha un suo pendant nell’allungo superiore della l e della k, pure sempre tracciato senza esitazione e con energia, entrambi i segni come due stanghe connotate dal moto continuato e deciso del tracciamento;

-         l’allungo inferiore della g è sempre mancante del filetto ascendente relativo all’asola che lo fa terminare sul rigo e staziona del tutto nella parte inferiore dello spazio grafico, sotto il rigo; mostra una dualità di tracciamento: talora come stanga similmente agli allunghi della y, della l e della k, spesso come tratto discendente lievemente incurvato e con un tratto finale orizzontale girato in misura considerevole verso sinistra, come riccio del nascondimento corto secondo il termine tecnico della grafologia;

  1. la grafia mostra tutte le parole formate da lettere scritte separate le une dalle altre, anche quelle che a prima vista possono sembrare tracciate con continuità del movimento evidenziano, se osservate con la lente di ingrandimento, che il soggetto ha sollevato la penna e ha ripreso a scrivere collegando a posteriori, dopo lo stacco, il tracciamento alla lettera precedente; spesso le lettere hanno distanze reciproche piuttosto marcate, mentre la distanza tra le parole è in genere scarsa;
  2. la scrittura ha un calibro molto piccolo;
  3. la scrittura è statica, priva di fluidità, di movimento dinamico.

Analisi dei singoli tratti elencati secondo quanto ad essi corrisponde in termini di personalità secondo le regole grafologiche:

  1. in base a quanto si impara a scuola, gli occhielli, ossia le lettere o le parti di lettere che constano di una forma circolare o ovale appoggiata sul rigo, in primo luogo le o, le a, ma anche gli occhielli delle g e delle d,  devono tracciati senza interruzioni, ossia hanno forma chiusa; succede che a seconda della personalità degli scriventi gli occhielli possano essere perfettamente chiusi in sintonia con quanto appreso a scuola e con un tipo di personalità corrispondente su cui qui non ci soffermiamo, oppure aperti in alto, a destra o a sinistra, ciò sempre con particolari significati in termini di personalità o comportamenti. Più rara, molto più rara è l’apertura degli occhielli verso il basso sul rigo, dove dovrebbe poggiare l’arco inferiore della circonferenza dell’occhiello. In ogni caso l’apertura degli occhielli verso il basso, oltre a significare una interruzione indebita nella lettera, più indebita di altre aperture e raramente riscontrabile, indica la presenza di una breccia indebita verso l’istintualità che grafologicamente si pone, tra l’altro e per eccellenza, nelle parti delle lettere tracciate sotto il rigo, gli allunghi inferiori; l’apertura spalanca l’occhiello verso il basso dove dovrebbe essere chiuso a controllo dell’istintualità che in tal modo ha invece una comunicazione particolarmente diretta con la sfera dell’azione del soggetto, senza che intervenga la mediazione della razionalità, dell’osservanza delle regole sociali, con le conseguenze del caso secondo quanto rivelano gli altri tratti grafici. Se tuttavia tale apertura resta un segno che, pur in qualche misura pericoloso in sé, tuttavia è isolato, ossia non si associa ad altri segni che ne rafforzino eventualmente il valore psicologico di pericolosità, può anche essere poco significativa nel complesso generale dei tratti grafici del soggetto. Quanto alla parte restante dell’occhiello, essa viene dal soggetto tracciata similmente ad una copertura, ad un nascondimento dalla spazialità simile a quella di una caverna che si apre su una gola, su un abisso; in qualche caso essa è tracciata con la dinamica oltremodo violenta della stretta di un cappio attorno al collo. Gli occhielli aperti verso il lato destro della lettera denotano una propensione erotica senza molti freni verso l’altro, ma nella rigidità che contrassegna la scrittura acquistano talora la forma di un’aggressione a forte componente erotica: le aperture sono a tenaglia, quasi una fauce spalancata;
  2. le lettere che vengono tracciate con frammentazioni indebite del tratto ad esse relativo implicano di per sé una carente fluidità dei circuiti cerebrali, un carente senso di sintesi e di logica, un’emotività ed un’incertezza molto intense relative all’azione, alle decisioni da prendere, nonché una spiccata propensione all’analisi attuata tuttavia, vista l’insensatezza a monte della frammentazione, senza un metodo razionale: il soggetto spezzetta, analizza senza una benché minima visione d’insieme, ossia frammenta insensatamente, come se i meccanismi cerebrali più che analizzare si inceppassero frequentemente e non riuscissero ad analizzare propriamente che pezzetti isolati di realtà, non collegati altro che a se stessi, avulsi da un contesto logico;
  3. gli allunghi inferiori riguardano sempre, per gran parte, la vita istintuale, la vitalità, la potenza o meno dell’istintualità, il senso di radicazione nel reale; l’allungo della y spicca per il suo taglio sicuro e ininterrotto, più grosso di altri tracciamenti, e per la velocità con cui è tracciato in una grafia che al contrario è lenta e mostra spesso addirittura frammentazione all’interno delle singole lettere, gli inceppi di cui al n. 2 che incrementano la lentezza del tracciamento, dei percorsi cerebrale deputati alla scrittura; tale lettera y è composta di due movimenti attuati separatamente anche quando apparentemente sembrano tracciati da un unico movimento: il tratto del lato sinistro della lettera che si risolve sul rigo, breve, e il tratto a stanga che si allunga con decisione sotto il rigo; la decisione dell’allungo della y è, nel contesto della grafia lenta e spesso inceppata, segno non di destrezza mentale, bensì segno di capacità di uso di violenza fisica, l’unico momento in cui il soggetto non ha indecisioni; il segno discendente della g relativo pure all’istintualità, come tutti gli allunghi sotto il rigo, manca del filetto ascendente dell’asola terminante sul rigo, ciò che indica come il soggetto permanga nell’istintualità, specialmente relativa alla sessualità e, come rivela la presenza del moto arretrato verso sinistra del riccio corto del nascondimento, nasconda qualcosa della e nella sua istintualità, qualcosa che appartiene alla zona più nascosta e intima della propria personalità cui nessuno altro abbia accesso, come un mondo personale, intimo, sottratto al prossimo;
  4. le lettere separate le une dalle altre indicano coesione logica e capacità di sintesi a raggio limitato, tendenza all’analisi di singoli aspetti del reale, caratteristica in sé positiva, ma che viene inserita nel negativo attraverso la presenza della frammentazione insensata di cui al n. 2; inoltre  propensione alla solitudine, a scarsa socialità; le lettere separate le une dalle altre denotano anche scarsa propensione ai legami affettivi, scarsa forza dei sentimenti; anche la distanza fra le parole lascia a desiderare, denunciando anch’essa e specialmente nel contesto degli altri segni la scarsa visione panoramica in cui si situano i problemi da risolvere, la scarsa comprensione di quanto oltrepassa per così dire lo strettissimo raggio a portata della propria mano, la scarsa capacità di ideare soluzioni, la scarsa capacità dicambiamento;
  5. il calibro molto piccolo denota ottima capacità di osservazione dei particolari tanto più che il tratto è presente in una scrittura nel complesso chiara; diviene fonte di negatività in quanto, collegato alla separazione delle singole lettere fra di loro, alla frammentazione di singole parti di lettera, alla scarsa distanza fra le parole denota propensione ad un approfondimento di quanto fa parte dell’errore, quindi un rinforzo dell’area facente parte del corollario della devianza;
  6. la staticità della grafia è un tratto sempre negativo; essa denota in primo luogo e al di là di ogni possibile apparenza nella personalità del soggetto scarsa fiducia nei propri mezzi mentali e la scarsa fiducia nei propri mezzi mentali si ha quando questi mezzi mentali hanno fallito tante volte la comprensione del reale, le richieste del reale, della realtà sociale; la staticità denuncia la presenza di scarsa capacità di affrontare e risolvere i problemi che si presentano e pertanto, in sindrome con altri segni come sopra, evidenzia che il soggetto in caso di problemi più o meno complessi da risolvere sceglierà la via meno elaborata a livello di valutazione razionale, la via più diretta e meno ragionata secondo le caratteristiche generali della personalità, positive o negative che esse siano.

Tratti fondamentali della personalità secondo i segni sopra elencati e descritti:

Abbiamo visto che si tratta di una grafia statica in alto grado, denotante intelligenza altrettanto scarsa, questo perché l’intelligenza ha bisogno di una sufficiente dinamicità cerebrale riflessa tra l’altro nella fluidità del tratto grafico per poter venire ad essere.

Abbiamo visto che prevale sulla capacità di sintesi, pressoché inesistente, la capacità di analisi minuta del reale fino alla frantumazione tale che non si ha più neppure la visione dell’oggetto così frantumato, con grave perdita di discernimento relativamente al giudizio di valore sulle proprie azioni. Abbiamo visto che il soggetto ha forte capacità di osservazione dei particolari la quale capacità, unita alla staticità mentale, alla scarsa visione panoramica, all’orizzonte strettissimo in cui gli oggetti vengono osservati e alla frantumazione degli oggetti stessi in parti che ne compromettono la forma globale, non fa altro che aiutare il soggetto a realizzare lo sfascio del reale in cui si trova, la rovina della sua visione del mondo la quale è paragonabile ad un cumulo di macerie.

In questo quadro di spezzettamenti e frantumazioni del reale e delle idee in componenti che si possono equiparare a cocci che rendono impossibile una ricostruzione positiva della rappresentazione del mondo, si inseriscono gli allunghi sotto il rigo soprattutto delle y e delle g, tracciate con notevole pressione, totale sicurezza e senza frantumazioni, anche i tratti discendenti della l e della k condividono la medesima qualità. In una grafia così statica la quale corrisponde anche ad un cervello dal funzionamento pure statico al massimo, ossia con poche risorse a disposizione, tali stanghe disinvolte e pesanti indicano che la soluzione più ovvia alle frustrazioni del soggetto, ai suoi problemi, è la violenza fisica e cieca contro cose e persone. Abbiamo visto che non vi è nel soggetto una visione panoramica del reale tale da poter scegliere tra una strategia o l’altra secondo la maggiore convenienza sociale e personale. In unione agli occhielli aperti verso il basso, verso l’istintualità non controllata dalla valutazione razionale, e agli allunghi della y, della k e della l, ma anche della g, la staticità evidenzia come la via di uso più immediato e vincente per l’ottenimento di quanto si desideri e per la soluzione delle problematiche relative all’imposizione di sé, al superamento delle frustrazioni sia quella della violenza fisica senza indecisioni. Una volta giunto il soggetto a sentire bisogni che richiedono capacità di elaborazione razionale, astratta, inoltre attitudini e sentimenti positivi secondo quanto si vuole ottenere, esso si trova con uno strumento psichico, il suo cervello, non funzionale agli scopi, del tutto statico, che non gli dà altra via di uscita che l’uso della violenza che ha appreso ad esercitare e di cui è capace come rivelano le stanghe decise in unione alle aperture degli occhielli verso il basso, verso un’istintualità non regolata dalle regole sociali, umane, un po’ come se il soggetto avesse la scorciatoia o una via preferenziale per gli strumenti più terrificanti che si trovano nello scantinato della sua personalità, per usare una metafora appropriata a rendere l’idea, privi di controllo superiore. Una volta scaricata la violenza con decisione e con eventuale strangolamento attuato con un laccio – vedi occhiello dalla a – e aver creduto di risolvere così l’urgenza relativa ai propri bisogni quali che siano, si inseriscono gli altri tratti della personalità del soggetto ed allora la distruzione operata dalla violenza si continua in frantumazione, non come analisi intellettuale e astratta di cui il cervello del soggetto non è all’altezza in quanto è mancata l’educazione perché essa e ne potesse instaurare l’abilità, bensì come frantumazione fisica, frantumazione o di oggetti concreti o di persone in pezzi a seconda di ciò che il soggetto è intento a compiere – gli occhielli delle o talora aperti a fauce lasciano propendere per un erotismo verso l’altro che sfocia nell’aggressione fisica, nella forma di fauci aperte nella performance del morso, forma in cui il soggetto ha proiettato una sua tendenza abnorme sentita molto acutamente nella sua personalità, tanto da scaricarsi nel tracciamento delle lettere. Nel campione mostrato più sopra la scrittura ha qualche tartto dello stampatello, la grafia che in genere, quando è abituale o frequente e quando comunque non deriva da necessità di particolare chiarezza relativa a titoli o ad altro, indica anche una tendenza al nascondimento della propria personalità.

In ogni caso, le esperienze intense rimangono più facilmente nella memoria e favoriscono l’apprendimento. Una volta usata la violenza in modo fuori dalla norma come può essere la distruzione di persone, il cervello del soggetto ha appreso l’insegnamento in modo poco propenso alla dimenticanza, ad essere rimosso, per cui tale comportamento diventa un tratto stabile che solo un trattamento fitto individuale e perdurante per qualche anno potrebbe, certo non cancellare in quanto nulla si può mai cancellare dal cervello, ma forse neutralizzare sufficientemente con la creazione di nuovi riflessi condizionati capaci di contrapporsi agli altri precedenti e per così dire di tenerli a bada, di subentrare nelle reazioni in luogo degli stessi.

Conclusione

Il meccanismo testé illustrato per quanto in sintesi, non è sorto in Jeffrey Dahmer alla nascita con le caratteristiche enunciate, ossia Jeffrey Dahmer non è stato, per usare l’assurdo e puerile concetto di Lombroso, un criminale nato, ossia criminale senza via di scampo per questioni genetiche ed ereditarie. Alla nascita, a parte lesioni e malfunzionamenti cerebrali identificabili, tutti gli umani hanno un enorme e simile potenziale di capacità positive e negative la cui espressione va appunto sollecitata ed inquadrata attraverso l’educazione familiare in primo luogo e della società in secondo luogo, rappresentata questa, oggi per almeno un ventennio, come Scuola, a seconda di ciò che richieda la civile convivenza e le abilità richieste in seno alle varie comunità umane. Jeffrey Dahmer è un esempio emblematico di come un soggetto potenzialmente più intelligente di quanto offra la norma – era vivacissimo, forte e pieno di vita, desideroso di impiegare la sua energia nell’esplorazione dell’ambiente, della vita attorno a lui –, ossia interessato a tutto quanto lo attorniava, debba essere seguito con attenzione e consapevolezza molto maggiori di quanto ne serva per un soggetto che, pur vivace, si mantiene con più facilità nei limiti del vivere normale. La scarsa risposta del padre e della madre alla curiosità di un tale soggetto maschio per come si presentavano nella più tenera infanzia e nella fanciullezza nonché preadolescenza e loscarso addestramento alla vita positiva e agli impegni costruttivi offerto dai genitori al figlio non poteva  che portare alla degenerazione nel negativo. Jeffrey Dahmer fu in parte contento di essere stato finalmente arrestato in quanto voleva sapere dall’indagine giudiziaria che cosa mai lo portasse a comportarsi così tremendamente, indagine che mai i genitori intrapresero con il loro figlio. Il fatto che non sapesse che cosa lo spingesse a tanto, significa, tra l’altro, che egli era come spinto inevitabilmente a quel comportamento, una prova di come i meccanismi cerebrali, una volta formati tanto incisivamente a livello inconscio come può essere incisivo il comportamento omicida, diventino cogenti, producano comportamenti cui il soggetto poi può sottrarsi consapevolmente in modo molto dpiù dfficile con le sue sole forze.

Jeffrey Dahmer, come si apprende dal contenuto della lettera la cui grafia è stata analizzata in qualche sua componente, ha scritto al Giudice Gardner per chiedere una sentenza diversa che gli permettesse di riabilitarsi e divenire un membro positivo della società umana. Allo scopo promette di non compiere mai più l’orrore che ha compiuto. Purtroppo, mentre promette e assicura di essere diverso in quanto ha compreso il male che ha fatto, adopera una scrittura che mostra come egli in realtà sia sempre lo stesso, malgrado appunto tutte le promesse. Se fosse uscito, avrebbe reiterato gli omicidi in quanto il suo cervello era rimasto il medesimo malgrado le promesse, i buoni propositi anche molto sinceri che Dahmer aveva fatto. Le promesse, i buoni propositi, la comprensione del male operato verso il prossimo, tutto ciò può avere effetto  quando si tratta di trasgressioni che avvengono entro il quadro di una personalità più o meno nella norma, tipo “non rubare la marmellata”. Quando si tratta di omicidi, specialmente seriali, il cervello non manda in obsolescenza i comportamenti così importanti e così profondamente appresi e inseriti  nel suo funzionamento, per cui o vi è un trattamento individuale, psichiatrico e culturale, molto intenso e protratto nel tempo perché si possa almeno sperare in qualche risultato da mantenersi con richiami periodici di controllo per tutta la vita, o i propositi lasciano il tempo che trovano, ossia non possono essere attuati in quanto il cervello non ne ha i mezzi, ed i propositi non sono di per sé mezzi a nessun livello in tali circostanze.