Emily Dickinson

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Emily Dickinson

Mascialino, R., (2001) “She sweeps with many-colored Brooms” di Emily Dickinson: l'analisi, traduzione e interpretazione. N. 2, pp.45-76. (Rivista di Analisi del Testo Letterario e Figurativo MeQRiMa).

pp. 55-56

“(…) Per quanto riguarda “Ravelling” nel primo verso della seconda strofa, si tratta anche qui di un doppio significato che emerge alla pronuncia del termine e non nella sua forma scritta, contesto a parte.
La pronuncia di tale termine equivale quasi del tutto, tranne che per il suono -ng che si trasforma in -n, a quella di un altro termine, ravelin, dalla grafia diversa. “Ravelling” significa, tra l’altro e pressappoco, “filaccio” o “garbuglio”. Ravelin ha come referente la “parte a due facce angolari della fortificazione” staccata dalla fortificazione stessa e posta a difesa della porta di questa, in italiano “rivellino” o “revellino”, che però non significa anche “filaccio”.
Ora il termine ravelin non è d’uso comune e quindi non è conosciuto da chiunque, per cui è un significato presente in “Ravelling” per così dire quasi in sordina, come in un’eco che indebolisce il suono di “Ravelling” e che non tutti sono in grado di sentire, ma che comunque c’è come sembrerebbe anche confermare la ripetizione della sillaba finale, tipica appunto dell’eco, nella preposizione “in”, che, grammaticalmente parlando, completa l’azione di penetrazione introdotta dal verbo to drop, ma che sarebbe potuta anche mancare senza che cambiasse nulla di rilevante nella semantica del pezzo, come per altro manca nel verso successivo dello stesso tipo (…).”

p.69

“(…) In tale atto proiettivo in ambito cosmico, frutto di un’ipersensibilità che non sa stare nei ranghi del piccolo mondo umano, come evidenzia il piano iperbolico, la donna al suolo si riflette nella sua duplice natura femminile-maschile, nella quale si può vedere sia come splendida donna capace di portare il suo contributo di armonia al cosmo e all’esistere, sia come energia d'assalto di stampo maschile tanto nell’ambito della concreta generazione – vedi visualizzazione del raggio in sé e fenditura delle nubi da parte del vento – che in quello metaforico delle idee, in ogni caso come persona creativa capace di sentire la potenza squassante delle passioni, di resistere sotto la loro stimolazione e capace di trattenerle per un poco presso di sé, prima di spegnerle, pur con duro lavoro e sofferenza, nel buio più fondo di una notte che sta per l’inconscio più nero, nel quale le passioni fanno sì ancora sentire la loro presenza, ma ormai a tinte sbiadite, come pallide luci e lumini cimiteriali che stanno per la memoria di ciò che ha avuto i colori della vita (…).”

pp. 66-67

“(…) Essa guarda i colori simboli delle stimolazioni della vita reale e la spazialità dinamica (Mascialino 1997-2002) di impronta maschile intrinseca allo scenario e ne gode il lato di desiderabilità, di preziosità e di bellezza estetica – vedi porpora e ambra, nonché smeraldo, inoltre l’eleganza dei raggi solari e la potenza del vento – , senza poter vivere tuttavia le situazioni concrete corrispondenti, dal momento che ammira i colori quando stanno tramontando, quando la diffusione dei raggi luminosi esalta la loro bellezza, ma accompagna anche il loro svanire e manca quindi il tempo perché tali stimolazioni della vita possano realizzarsi – per altro la notte non è in genere il momento più adatto per le attività, bensì lo è per eccellenza per l’inattività, per le riflessioni interiori e per il sogno, privi appunto della spinta alla realizzazione, all’azione. Lo stagno e la natura dai quali essa vorrebbe veder sparire tutti i colori che pure ammira e che sono tanto preziosi associano una paura di vivere tali stimolazioni e tale paura può sussistere eminentemente quando queste risultino troppo forti da sopportare (...).”

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