Leonardo Da Vinci

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Leonardo Da Vinci

MASCIALINO, R., La donna e la madre nella Madonna del Fiore o Benua (1478-82) di Leonardo da Vinci: analisi e interpretazione. A. III, N. 5, 29-47 [Rivista di Analisi del Testo Letterario e Figurativo (MeQRiMa)]

p. 33

"Venendo ora specificamente alle donne di Leonardo, esse si riconoscono, tra l'altro, per un insieme molto evidente di tratti che le accomuna in generale: l'aspetto sensibile, intelligente, la consapevolezza della responsabilità intrinseca al loro ruolo, una responsabilita' che va ben al di là dallessere esse natura passiva come voluto dal penoso cliché prodotto in tutti i tempi per la donna, nonché al di là del semplice atto procreativo subito e dall'essere compagne di piacere dell'uomo e a questo sottomesse. Le donne di Leonardo non appaiono sulla tela come passivi strumenti di procreazione, né tanto meno come muta o inerte natura, né ancora meno come persone a metà, ma sono rappresentate come persone dotate non solo di soma leggiadro, ma di intelligenza e di personalità (...) - vedi tra l'altro la Madonna Benua in atteggiamento didattico assunto per far conoscere il nuovo, ma anche per fare imparare il piacere collegato all'esperienza del conoscere e alla vita intesa come opportunità di conoscenza (...)"

Mascialino, R. (1999) Leonardo da Vinci ed il concetto del piacere: pensieri di filosofia morale. N. 3, pp. 21-30. (Interpretare IRIATFEL).

pp. 21-22

"(...) Il pensiero in questione si trova a conclusione di un'argomentazione incentrata sulla vicenda relativa al monumento equestre di Francesco Sforza commissionato a Leonardo e rimasto per vari motivi incompiuto, nonché andato distrutto, la quale si riferisce all'impossibilità, per quanto varie potessero anche essere le soluzioni prospettate, di eseguire il monumento in modo tale che fosse impossibile asportarlo o demolirlo.
Le difficoltà insorte al proposito inducono Leonardo a produrre il pensiero in questione riferito all'inutilità di tutti gli sforzi ed all'amarezza a ciò conseguente, tali da associare la sua visione del mondo o dando a questa la propria contingente colorazione o assumendo la colorazione di fondo di questa, come si chiarirà ad analisi avvenuta ed a compimento dell'interpretazione.
Eccone il testo:
"Fa come ti piace, che ogni cosa ha la sua morte." (De Micheli 1984: 12)
(...)."

p. 26-27

(...) All'uopo si sono scelti due altri pensieri che paiono associarsi a questo come più esplicita specificazione dei valori e delle consuetudini morali in cui l'altro si pone. Il primo e' il seguente:
"Ogni impedimento e' distrutto dal rigore" (De Micheli 1964: 118)
(...) L'altro pensiero scelto, che pare specificare ulteriormente il tipo di gioia che fa parte della Weltanschauung di Leonardo, e' il seguente:
"Siccome una giornata bene spesa dà lieto dormire, così una vita bene usata dà lieto morire (De Micheli 1964: 21)
(...)."

p. 29

"(...) Dal concetto al centro di questa analisi e dal contesto formato dagli altri due concetti analizzati risulta un quadro dei principi morali in possesso di Leonardo adatto a connotare l'uomo di una perfetta democrazia: libero, ossia non sottomesso al giudizio di alcuna autorità, come si evince dal fatto che non citi mai un nome famoso o l'altro, ma solo la sua propria ragione collaudata dal riscontro nei fatti, cui allude la distruzione degli ostacoli; privo di credenze non fondate sulla ragione e sull'esperienza, come si evince dal fatto che non vi sia attesa di giudizi dopo la morte; a favore del diritto dell'uomo alla gioia su questa Terra intesa come legittimo ed indispensabile sostegno al vivere, cui allude l'invito ad agire secondo quanto piace; privo di ogni illusione di grandezza, ossia poggiante solo ed esclusivamente sulle proprie forze, prime di tutte quelle prestate dalla propria ragione, come si evince dal fatto che non vanta rappresentanze o alleanze divine o di potenti; dotato di freni morali superiori alla norma, come si evince dal possesso del rigore e dell'autodisciplina, dal fatto che giudica le proprie azioni quotidianamente onde dormire il sonno dei giusti e a livello dell'intera esistenza onde essere in grado di morire in qualsiasi momento con la coscienza a posto e con la conseguente certezza di avere vissuto una vita nella dignità e nel buon uso della stessa, infine dal fatto che la gioia proveniente dal verbo "piacere" è vissuta in linea di principio nella moderazione, nella pacatezza, come letizia e come conseguenza dell'applicazione di rigore e di autodisciplina (...)."

Mascialino, R., (2003) Sulla rivalutazione dei segni grafici della grafologia tradizionale: la spazialità del segno "onfusa-arruffata" (Leonardo da Vinci).

(Rivista di Analisi del Testo Filosofico, Letterario e Figurativo. Padova: Cleup Editrice: A. IV, N. 6)

p. 126

"(...) Questo studio dà una diversa valutazione del segno grafico "confusa-arruffata", così detto rispettivamente secondo le due più importanti scuole grafologiche italiane, quella di Urbino facente capo a Moretti quella di Milano facente capo a Marchesan. Il segno si riferisce all’agganciamento tra le aste inferiori delle lettere scritte su un rigo e le aste superiori o anche il corpo di quanto è scritto sul rigo sottostante o dell’agganciamento tra le aste superiori delle lettere scritte su un rigo alle aste inferiori o con il corpo di lettere scritte sul rigo soprastante. Il campione grafico adoperato per l’esemplificazione è preso dalla scrittura di Leonardo da Vinci, dove si può agevolmente osservare come le due “effe” che si individuano all’inizio del secondo rigo aggancino il corpo delle lettere nel rigo successivo, inoltre come gli allunghi inferiori in genere tocchino lettere che si trovano in altri righi o comunque invadano campi propri di altri righi (...)."

Mascialino, R., (2003) Il concetto di sovrainterpretazione di Umberto Eco e la sua contestazione da parte di Jonathan Culler

(Rivista di Analisi del Testo Filosofico, Letterario e Figurativo. Padova: CleuP Editrice: A. IV, N. 6)

p. 77

"(...) Questo studio presenta il concetto di "sovrainterpretazione" riferito alla comprensione dei testi nell’interpretazione di due contrapposte correnti di pensiero di cui Eco e Culler sono due esponenti: Eco di quella negativa e limitante l’esplorazione del testo, Culler di quella positiva e promovente l’esplorazione del testo (...)".

p. 85

"(...) Quanto al tono della replica di Eco alla contestazione di Culler, esso risulta, almeno per buona parte, piuttosto stizzoso ed in essa lo studioso se la prende addirittura con Leonardo da Vinci, secondo lui un "visionario" (Collini 1995: 173) che pensava irrealisticamente (Collini 1995: 173) per la sua epoca, dal momento che ha ipotizzato una macchina per il volo senza pensare ad un propellente che non fosse l’energia sviluppata dalle gambe umane, ossia, se l’esempio di Eco deve essere pertinente al suo discorso sulla "sovrainterpretazione", Leonardo avrebbe, come già detto più sopra, sovrainterpretato indebitamente, sarebbe andato oltre il lecito con le sue anticipazioni secondo Eco inutili, motivo per il quale Eco paragona Leonardo, poco originalmente sulla scia dei pensatori vittoriani, ad Icaro, mentre Huygens – venuto un po’ dopo, è il caso di ricordare – avrebbe prodotto le ipotesi vincenti. Eco (...) disconosce addirittura (...) il concetto di storia del pensiero tecnico-scientifico in quanto non coglie l’importanza dei precursori, degli anticipatori in ambito scientifico, di coloro che aprono strade alla scienza (...)."

p. 85

"(...) A proposito della collocazione da sempre detenuta e oggi sempre più consolidata di Leonardo nella storia del pensiero scientifico, è il caso qui di citare almeno un paio di esempi tra i numerosissimi a disposizione relativi al valore dell’opera di Leonardo nella storia della scienza ed in particolare dei conseguimenti sul volo, questo per mostrare come l’opinione di Eco su Leonardo scienziato non mostri particolare lungimiranza e profondità (..)."

p. 86

"(...) Di particolarissima importanza è la concezione [di Leonardo] del sapere scientifico e del metodo che occorre seguire per conquistarlo. Dal punto dei vista metodologico, egli può venir considerato un precursore di Galileo, per l’importanza essenziale attribuita sia all’esperienza che alla matematica; anzi, non si può escludere che Galileo, nell’elaborazione del suo metodo matematico-sperimentale, abbia proprio subito, sia pure indirettamente, l’influenza di Leonardo. Ma per comprendere meglio la concezione leonardesca della scienza , sarà bene riassumere brevemente alcuni dei maggiori contributi scientifici da lui lasciati (...) La cosa veramente meravigliosa è che le [sue] intuizioni non restano, in lui, su di un piano esclusivamente teorico, ma si traducono in tentativi di realizzazione o per lo meno di progettazione tecnica. Sono progetti che egli illustra con accuratissimi disegni, sui quali tenta di variare ora un particolare ora un altro, traendone motivo per nuove riflessioni scientifiche. È la prima volta nella storia dell’umanità che la dialettica tecnica-scienza viene attuata con tanta consapevolezza (Geymonat-Tisano 1970/79: 47-48). Ecco il secondo esempio, che esprime una concezione del lavoro di Leonardo sia come scienziato sia come precursore dell’aereo di nuovo opposta all’opinione di Eco: "(...) questa è una bella dimostrazione di come Leonardo non fosse affatto un Icaro che si limitava ad attaccarsi un paio d’ali sul dorso e a tuffarsi dall’edificio più alto. Egli si accostò al regno dell’aria – un concetto che per il suo tempo doveva essere estremamente avventuroso, e richiedere una grande lungimiranza – con lo stesso rigore empirico e la stessa attenzione al dettaglio che metteva in tutto le sue imprese di inventore, scienziato, ingegnere o artista (...) (White 2000: 308)".

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