Il mostro di Düsseldorf Peter Kürten e i suoi genitori

di

Rita Mascialino

Va qui subito chiarito che non si tratta di giustificare in nessuna misura un feroce assassino seriale perfettamente capace di intendere ed anche di volere, tutt’altro, la capacità di intendere e di volere aggravano ancora maggiormente la sua reale situazione psicologica e la scelta di uccidere per il piacere di fare del male, di eccitarsi sessualmente ammazzando donne e bambine, anche maschi ed animali. Qui ci occuperemo brevemente delle opinioni di Peter Kürten relative alla personalità dei suoi genitori e all’influsso che essi esercitarono su di lui in età infantile, preadolescenziale ed adolescenziale opinioni che, proprio per la dimostrata presenza di normale ed anche buona intelligenza e capacità volitiva in Peter Kürten, sono da tenersi in qualche considerazione. Faccio precedere alle stesse un breve cenno sui comportamenti e usi di vita dei parenti più vicini a Kürten fino ai genitori stessi così da delineare il quadro generale dell’ambiente molto misero in tutti i sensi, in cui si formò la personalità di Peter. I riferimenti documentali sono tratti dal volume Der Sadist – Der Fall Peter Kürten (stampato nel 2004 a Monaco: belleville Verlag Michael Farin), libro che pubblica dati biografici e processuali, relazioni e interviste nonché studi effettuati dallo psichiatra e medico legale Karl Berg nel 1931, dal criminologo capo dell’Investigazione Centrale per gli Omicidi con sede a Berlino Ernst Gennat nel 1930 e 1931, dal difensore di Peter Kürten avvocato Alex Wehner nel 1931.

Cominciamo dal padre di Peter. Questi era un alcolizzato dal carattere irascibile e collerico, grazie al quale spaccava finestre, porte, distruggeva oggetti e picchiava moglie e figli, così che Peter fuggiva di casa e vagava in strada, abbandonato a se stesso, commettendo presto furti per sopravvivere. Tale padre molto violento era ovviamente incurante di qualsiasi regola morale, prepotente ed incapace di accettare qualsiasi critica relativa ai suoi comportamenti, alla sua persona, qualsiasi contrapposizione alla sua volontà, sessualmente privo di controllo con incesto con una figlia, per questo carcerato. Due suoi fratelli erano pure alcolizzati. Di mestiere era modellatore in una fonderia, un lavoro che tale persona eseguiva con precisione, mostrando così di sapere sottostare ad una disciplina per quanto solo relativa a quella richiesta da un lavoro tecnico. Era in famiglia e comunque fuori dalle incombenze lavorative che il padre di Peter Kürten manifestava in pieno la sua personalità per quello che era.

Il nonno di Peter proveniva da una famiglia di contadini, di mestiere era responsabile del carico alla ferrovia; beveva molto e si scatenava anch’egli terrificantemente all’occorrenza, era un disturbatore della quiete pubblica, fu licenziato per furto e finì anche in carcere.

La nonna paterna di Peter era irascibile e litigiosa, violenta, anche una bevitrice accanita di grappa, alcuni suoi figli bevevano pure ed erano violenti. Zie e zii del padre di Peter Kürten erano anche alcolizzati e violenti, avvezzi al carcere.

La madre di Peter proveniva da una famiglia per così dire rispettabile, suo padre era trasportatore; si separò dal marito per via dell’incesto con la figlia, si risposò e anche il padre di Peter si risposò salvo poi a separarsi di nuovo anche dalla seconda moglie. Essa non denunciò mai il marito per le violenze su di sé e sui figli denunciandolo solo per l’incesto con la figlia. Accettò di esibire i rapporti sessuali in forma di stupri continuati con violenza fisica inaudita davanti ai figli senza ribellarsi e certo non era facile ribellarsi ad un tale uomo che altro non faceva che picchiarla ferocemente in ogni momento e sempre durante gli accoppiamenti. Tuttavia per l’incesto trovò la forza appunto di denunciarlo – il fatto che il marito si trovasse in carcere facilitò la separazione. In ogni caso nell’evoluzione della personalità di Peter Kürten la donna fu una madre inesistente sul piano positivo, ossia nulla fece per evitare che divenisse il mostro di Düsseldorf ed anzi funse da modello assieme al marito per una relazione sessuale fuori da ogni buon senso, da ogni presenza di sentimenti. Per altro la madre tentò di uccidere il neonato Peter ed anche altri suoi figli neonati. Ciò nonostante Peter la ricordava non malevolmente. In realtà la donna fu preda della propria sessualità sfrenata e priva di qualità morali. Il legame di Peter per la madre, per quanto precario, si ritrova proiettato ad oltranza nella moglie di Peter, donna anch’essa poco per la quale, ma onesta, di cui Kürten apprezzava la personalità – aveva sparato al suo uomo perché non la sposava ottenendo cinque anni di carcere e questo dovette essere quanto attrasse particolarmente Peter che avrebbe probabilmente desiderato, consciamente o inconsciamente, che sua madre avesse tentato di salvare i figli uccidendo il marito. Ormai sicuro alla fine di essere arrestato perché riconosciuto da una vittima lasciata andare senza che fosse uccisa, costrinse la moglie a denunciarlo perché incassasse la cospicua taglia che pendeva su di lui e perché avesse così di che vivere per il suo futuro.

Per finire a grandissime linee il breve quadretto familiare tutt’altro che edificante, due fratelli di Peter finirono più volte in carcere, una sorella si sposò giovane e, unica della famiglia, condusse una normale esistenza, altri fratelli morirono giovani, uno cadde in guerra, due sorelle sposate pare non fossero donne cosiddette oneste.

Qursto l’ambiente familiare dunque relativo a Peter Kürten, denominato “der Mörder von Düsseldorf”, l’assassino di Düsseldorf, anche “der Vampir von Düsseldorf”, il vampiro di Düsseldorf per il fatto che soleva bere il sangue delle sue vittime. Nel film di Fritz Lang venne denominato semplicemente “assassino” come dal titolo dello stesso M - eine Stadt such eine Mörder, M - una città cerca un assassino (mostro), trasformato in italiano come M - Il mostro di Düsseldorf per la coincidenza dell’iniziale tedesca di M-örder, assassino, con la m di m-ostro.

Si dice che Peter Kürten imparò ad associare la violenza fisica estrema ai rapporti sessuali da un accalappiacani che gli insegnò a masturbarsi e a torturare i cani. In realtà, come anticipato, Peter Kürten era stato già da sempre abituato ad associare la violenza più estrema ai rapporti sessuali come i genitori esibivano davanti ai loro figli, per cui la vicenda dell’accalappiacani e del suo esempio trovò terreno già arato e seminato in precedenza nonché pronto a fruttificare secondo la pianta seminata. Il fatto che Kürten eiaculasse solo alla vista del sangue delle vittime e all’ascolto del suo fluire riporta alla vista del sangue nella violenza usata dal padre sulla madre durante l’accoppiamento o stupro continuato di cui fu vittima la donna ed inoltre al sangue degli animali uccisi. Lì sta la matrice della rovina di Peter Kürten, nella casa genitoriale, nella mancanza di qualsiasi insegnamento positivo da parte dei genitori, madre compresa ed in primo luogo, nell’esempio dato dai due irresponsabili il quale ebbe tempo e modo di imprimersi indelebilmente nei meccanismi cerebrali del figlio Peter. Lì sta il più antico esempio di quanto doveva diventare la prerogativa di Peter nell’atto sessuale, il quale senza il fluire del sangue non portava a nessuna eiaculazione.

Il breve cenno sulla famiglia di Peter Kürten per sottolineare quanto i genitori possono, indisturbatamente, rovinare la vita dei figli che mettono al mondo. Nessuna autorità intervenne a salvare i malcapitati in tempi in cui nessuno poteva inserirsi nella gestione familiare per quanto nota a tutti come non consona. Sembrerebbe che oggi invece gli interventi possano essere possibili, ma non è così. Ancora troppi bambini vengono picchiati selvaggiamente dai genitori ed anche uccisi dagli stessi o rovinati nella personalità per sempre da genitori che nulla sanno di genitorialità, tutto ciò senza che nessuno faccia qualcosa per prevenire, per evitare, senza che nessuno imponga ai genitori una formazione genitoriale consona, un controllo di quanto facciano con i loro figli e dei loro figli, dei quali credono di essere i padroni mentre non lo sono affatto – lo schiavismo, i servi della gleba sono tutte realtà non ci sono più da di verso tempo ormai. Credo di poter affermare che i genitori siano gli unici sovrani assoluti rimasti nel mondo senza che nessuno si preoccupi di spodestarli e di inserirli in un regime democratico e responsabile, senza che nessuno proponga di togliere loro l’assurdo diritto di vita e di morte, di rovina sui figli, anzi, senza che nessuno neppure si preoccupi del problema della genitorialità. Nessuna rivoluzione francese o non francese si è mai fatta né si fa contro i genitori indegni del loro ruolo fondamentale per i figli e per la società intera, così che questi continuano la loro opera distruttiva per i figli e per tutta la società, come più sopra accennato: indisturbatamente.

Veniamo adesso, ancora del tutto brevemente, alle opinioni che Peter Kürten ha espresso a proposito dei suoi genitori. Secondo Kürten la sua famiglia fu pesantemente responsabile della sua rovina dall’infanzia all’adolescenza, durante il suo sviluppo. Questo detto non per scaricare le proprie colpe su altri, ciò che Kürten mai fece nella sua vita, ma per eclatante evidenza dei fatti. Spesso osservava altre famiglie normali standone fuori, in silenzio come ebbe a dire, guardando e rimpiangendo di non avere lui stesso genitori capaci di educare i figli, tenendo la nostalgia di una vita migliore nello scomparto più segreto della sua personalità. Credo che sia giunto il momento di prendere atto del fatto che addirittura i delinquenti capiscono quanto sia fondamentale avere genitori capaci di essere tali, ossia associno la loro rovina all’educazione o più precisamente alla diseducazione impartita loro da genitori irresponsabili e incapaci di essere genitori consapevoli del loro ruolo fondamentale, imprescindibile per la formazione di base dei figli, buona o cattiva che essa sia.

RM